Requisiti moralità art. 38 Codice Contratti: l’ultima parola spetta alla CGUE

Con ordinanza n. 123 del 15 gennaio scorso, il Tar Milano ha rinviato in via pregiudiziale alla Corte di giustizia europea la questione relativa ai requisiti di moralità professionale per gli appalti, al centro di un forte contrasto fra i giudici amministrativi italiani. In particolare, si chiede se è possibile escludere dalla procedura di evidenza pubblica l’impresa che riesce a dimostrare che i suoi dirigenti non hanno riportato le condanne né subito i procedimenti di cui parla il codice contratti, anche se la dichiarazione prevista dal bando non risulta pervenuta, magari per un puro sbaglio.

Tar Milano, sì alle varianti ma no all’affidamento a terzi dei lavori già aggiudicati

Per il Tar Milano “mentre negli appalti privati le varianti sono sempre ammesse in quanto tutelano l’interesse dell’appaltatore a non eseguire prestazioni notevolmente diverse da quelle per le quali si era obbligato così come è riservato al committente la possibilità di recedere in qualsiasi momento dal contratto d’appalto, negli appalti pubblici invece, in caso di varianti, agli interessi sopra illustrati se ne aggiungono altri relativi ad esigenze di contenimento della spesa pubblica e ad esigenze di tutela della concorrenza”.

Estate milanese, il Tar boccia il Comune

I giudici amministrativi accolgono il ricorso sulla gara d’appalto. Si contestavano le modalità di valutazione, l’assegnazione e le tempistiche per lo svolgimento del lavoro della commissione giudicante. Risultato: procedura di gara annullata e concerti estivi congelati.