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Contributo unificato sulle spese di giustizia: per la Corte Costituzionale, tutto legittimo

Legittima la destinazione all'Erario del maggior gettito derivante dall'aumento del contributo unificato per le spese di giustizia

La Consulta con sentenza n. 42 del 15 marzo 2013 – Presidente Gallo, Estensore Carosi – ha escluso l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 comma 4 del DL n.1/2012, conv. con modif. in L. 27/2012, che prevede la destinazione all’Erario del maggior gettito derivante dall’aumento del contributo unificato dovuto per le spese di giustizia.

Due le censure prospettate dalla ricorrente Regione Sicilia: in primis è stata lamentata la violazione del combinato disposto dell’art. 36 dello Statuto regionale con l’art. 2 del DPR n. 1074/1965, in forza del quale può dirsi sussistente la regola generale per cui tutte le entrate tributarie riscosse nel territorio siciliano sono di pertinenza della Regione stessa (cd. principio devolutivo), salvo che si tratti di entrata tributaria nuova il cui gettito sia destinato a particolari finalità specificate nella stessa legge istitutiva; mentre in secondo luogo si è prospettata la violazione del principio di leale cooperazione tra Stato e Regione, nella parte in cui la norma impugnata riserva allo Stato l’intero maggior gettito senza prevedere alcuna forma di partecipazione al riparto della Regione siciliana.

La Corte, preso atto che le modifiche intervenute per effetto della legge di stabilità per il 2013 (L. n. 228/2012), pur riformulando parzialmente le finalità e le modalità di impiego dei proventi, lasciano impregiudicata la questione, ha respinto le censure prospettate dalla ricorrente perchè ha ritenuto sussistenti proprio quelle due condizioni tassative e cumulative che consentono di derogare al suesposto principio devolutivo (novità del tributo e specificità dello scopo), sottolineando come “l’incremento del contributo unificato è legittimamente attribuito allo Stato perché, nel rispetto degli evocati parametri statutari, esso è interamente vincolato alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato stesso, specificate nella legge” (interventi urgenti in materia di giustizia civile; assunzione di personale di magistratura ordinaria; per il solo anno 2013, completamento dei percorsi formativi dei lavoratori cassintegrati, in mobilità, socialmente utili, disoccupati ed inoccupati e, a partire dal 2014, incentivazione del personale amministrativo appartenente a quegli uffici giudiziari).

Quanto alla seconda censura la Consulta si è limitata a richiamarsi al principio di diritto di cui alla sentenza n. 143/2012, resa in analoga fattispecie a tenore della quale “quando il legislatore riserva all’erario “nuove entrate tributarie”, il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni impone la previsione di un procedimento che contempli la partecipazione della Regione siciliana (la quale deve essere posta in grado di interloquire sulle scelte tecniche e sulle stime da effettuare e di rappresentare il proprio punto di vista), solamente se la determinazione in concreto del gettito derivante dalle nuove norme sia complessa”, circostanza non sussistente nel caso di specie atteso che la norma impugnata destina tutto il maggior gettito, prodotto dall’aumento del contributo unificato, allo Stato.

L’unico spiraglio per le pretese della ricorrente, fermo restando la legittimità costituzionale dell’impugnata norma, si aprirebbe nel solo caso in cui le somme in questione “non dovessero essere integralmente o parzialmente impiegate per il suddetto scopo”, e dunque“la Regione siciliana potrà legittimamente rivendicare l’attribuzione del maggior gettito o del residuo non impiegato, eventualmente esperendo le azioni consentite”.

Per agevolare la consultazione si allega il testo integrale della pronuncia in commento.


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