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Civit: il termine del 31 marzo per il Piano anticorruzione non è perentorio

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La Civit concede più tempo ad Amministrazioni centrali, enti nazionali, Regioni ed enti locali per l'adozione dei Piani triennali anticorruzione

La Civit (Commissione per la valutazione, trasparenza e integrità delle PA), in veste di Autorità nazionale anticorruzione, rispondendo alle richieste pervenutele in ordine alla natura delle scadenze previste dalla legge Severino n. 190/2012 per l’adozione dei Piani triennali anticorruzione, concede più tempo ad Amministrazioni centrali, enti nazionali, Regioni ed enti locali. E se lo dice la Civit che è titolare dei poteri ispettivi e sanzionatori nei confronti delle amministrazioni che incorrano in violazioni della normativa anticorruzione, si può tranquillamente ritenere che il loro mancato rispetto non esporrà gli enti ad alcuna responsabilità.

In particolare è stato chiarito che “il termine del 31 marzo 2013 non può essere considerato perentorio (nel senso che il Piano adottato dopo la scadenza del termine è comunque valido), con la conseguenza che, per quanto riguarda le amministrazioni centrali e gli enti nazionali, il Piano triennale dovrà essere adottato entro il tempo strettamente necessario e secondo le linee indicate nel Piano nazionale anticorruzione, dopo l’approvazione dello stesso da parte della Commissione”. Analoghe considerazioni valgono anche per gli Enti territoriali, che invece sono ancora in attesa delle indicazioni della Conferenza Unificata su adempimenti e termini per una piena e sollecita attuazione delle disposizioni di legge, Conferenza che avrebbero dovuto esprimersi entro il 28 Marzo 2013 (il termine previsto all’art. 1 comma 60 L. 190/2012 è infatti di 120 giorni a decorrere dal 28 novembre 2012).

La natura meramente ordinatoria del termine del 31 marzo viene agevolmente desunta dalla circostanza che la sua eventuale violazione non comporterebbe in ogni caso la decadenza delle pubbliche amministrazioni dal potere/dovere di adottare il Piano anticorruzione, come invece accadrebbe se il termine fosse perentorio.

Nelle more dell’adozione del Piano nazionale anticorruzione e delle determinazioni della Conferenza unificata le PA sono comunque sollecitate a provvedere alla nomina del responsabile anticorruzione e, su suo impulso, a provvedere alla valutazione del livello di esposizione egli uffici al rischio di corruzione, alla previsione di procedure di selezione e formazione dei dipendenti, a introdurre opportune forme di rotazione nonché, volendo, ad adottare il Piano triennale di prevenzione della corruzione, facendo salve le successive integrazioni e modifiche per adeguarlo ai contenuti del Piano nazionale o delle istruzioni della Conferenza unificata.

Si rende disponibile il testo integrale della comunicazione Civit in commento.


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