Rapporto Inps: tagli alle pensioni ricche e reddito minimo di 500 euro

nuova circolare dall'inps in tema di pensionamenti anticipati a seguito della legge di stabilità 2015

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E’ stato pubblicato sul sito dell’INPS, un rapporto sulle pensioni dal titolo “Non per Cassa ma per equità”, inviato dall’Istituto di previdenza qualche mese fa al Governo.

Il rapporto, che propone un disegno di legge al Governo,  si basa su due punti cardine che 1)  abbattere la povertà, riducendola almeno del 50%, fra chi ha più di 55 anni di età e 2) garantire una transizione più flessibile dal lavoro al non lavoro e viceversa.

Gli articoli da 1 a 8 del disegno di legge vogliono offrire una rete di protezione sociale almeno dai 55 anni in su. E’ la fascia di età in cui la povertà è aumentata proporzionalmente di più rispetto alle altre classi di età durante la Grande Recessione e la crisi del debito nell’area Euro. Le persone povere disoccupate con più di 55 anni sono infatti più che triplicate nell’arco di sei anni.

La proposta normativa consiste nell’istituire un reddito minimo garantito pari a euro 500€ (400€ nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente ultracinquantacinquenne. Il trasferimento, che prende il nome di Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultracinquantacinquenni (SIA55), prende come riferimento la famiglia, intesa come nucleo che condivide la stessa abitazione. Nel caso in cui nel nucleo familiare vi siano altri soggetti oltre all’ultra55enne, l’ammontare della prestazione è pari all’importo per un single (500€) moltiplicato per la scala di equivalenza OCSE Modificata, che tiene conto delle economie di scala che si raggiungono condividendo la stessa abitazione. La famiglia di riferimento è il nucleo allargato così come definito ai fini ISEE (articolo 3, D.P.C.M. n. 159 2013). Questo significa che non solo l’ultra55enne, ma anche eventuali figli disoccupati beneficiano del trattamento.

L’accesso alla prestazione è tuttavia condizionato al soddisfacimento di tre vincoli sul patrimonio.

1) Il valore catastale della casa adibita ad abitazione principale, rivalutato ai fini IMU e al netto degli interessi passivi residui sull’eventuale mutuo, non deve essere superiore a 150.000€.

2) La famiglia non deve essere titolare di altri diritti reali di godimento oltre l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

3) Il valore del patrimonio mobiliare del nucleo familiare, così come definito all’articolo 5 comma 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, non deve essere superiore all’ammontare massimo equivalente del SIA55 per un totale di tre mensilità. Ad esempio, per una famiglia di 2 componenti adulti, il valore soglia del patrimonio mobiliare non può essere superiore a 3x500x1.5=2.250€.

In base al rapporto, Le risorse per questa operazione si ottengono migliorando le proprietà distributive della spesa assistenziale al di sopra dei 65 anni di età. Questa oggi va a dismisura a vantaggio del 30% della popolazione che ha i redditi più elevati.

L’articolo 12 del dispositivo procede proprio nella direzione di armonizzare i trattamenti in essere tra e fra generazioni, attraverso un ricalcolo delle pensioni. Ai titolari di vitalizi elevati viene chiesto di convergere al trattamento che avrebbero avuto applicando le regole del sistema contributivo ai versamenti per i loro vitalizi. In particolare a chi ha redditi pensionistici elevati (superiori ai 5.000 euro lordi al mese), in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, viene richiesto un contributo equo dal punto di vista attuariale, ricalcolando le loro pensioni in base al rapporto fra i coefficienti di trasformazione vigenti per il sistema contributivo (ricalcolati all’indietro per ogni anno di decorrenza) per la loro età alla decorrenza della pensione e quelli all’età normale di pensionamento ottenuta applicando all’indietro negli anni gli aggiustamenti automatici all’aspettativa di vita previsti dalla normativa vigente. Ai pensionati con importi medio-alti (tra i 3500 e i 5000 euro al mese) e attuarialmente non in linea con i contributi versati, viene richiesto un contributo più dilazionato nel tempo, limitandosi a mantenere costanti in termini nominali (cristallizzando gli importi) le loro pensioni fino a quando queste raggiungeranno la pensione ricalcolata come sopra, senza riduzioni nominali negli importi delle loro pensioni. Nel caso dei vitalizi per cariche elettive (comma 10 articolo 12), data l’assenza di requisiti anagrafici per ricevere questi trattamenti, si procede a un vero e proprio ricalcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo oggi applicato a tutti i nuovi lavoratori.

I risparmi legati al ricalcolo delle pensioni servono a coprire anche nel breve periodo la flessibilità sostenibile nell’uscita verso il sistema previdenziale, che è l’altro punto cardine del rapporto, prevedendo uscite anticipate a partire dai 63 anni con perdite non oltre il 10%.

Il Governo però non ha accolto le proposte del rapporto Inps ritenendole non attuabili.

Clicca qui per visionare il rapporto Inps

 


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