Concorso Banca d’Italia 2020: la parola ai giudici amministrativi

E' stata contestata la legittimità del bando in questione, e in particolare del criterio di preselezione basato sul tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio.

Come è noto, lo scorso 19 febbraio, la Banca d’Italia ha pubblicato un bando relativo alla copertura di 105 posti di personale dell’Area operativa.

Tra i criteri di preselezione per titoli, non è passato inosservato quello basato sul tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio, che attribuisce un punteggio maggiore a coloro i quali abbiano conseguito il titolo di studio più recentemente.

E per tale ragione,  la legittimità del suindicato criterio è stata contestata da un gruppo di candidati  che, impossibilitati ad accedere alle prove scritte per il mancato raggiungimento delle “soglie di sbarramento” (diverse a seconda del profilo A,B,C,D e E), hanno deciso di proporre ricorso.

In particolare, sono stati avviati due separati giudizi: il primo (r.g. n. 6535/2020) relativo ai concorsi di cui alle lettere A, B, C, e D; il secondo (r.g. n. 6540/2020) relativo al concorso di cui alla lettera E.

Incardinati i giudizi presso la sezione II bis le T.A.R. Roma, il giudice amministrativo ha disposto, con due ordinanze, l’integrazione del contraddittorio nei confronti di coloro che, attualmente ammessi alla prova scritta all’esito della preselezione, ne risulterebbero esclusi per effetto dell’eventuale annullamento del criterio in questione
e del conseguente ricalcolo del punteggio ai fini di una nuova graduatoria preliminare.

Alla luce di ciò, al fine di valutare la propria posizione, ciascun candidato già ammesso alla prova scritta dovrà tenere in considerazione il punteggio ottenuto complessivamente ai fini della preselezione e sottrarre, da esso, il punteggio relativo al criterio legato al tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio. I soggetti il cui punteggio così ricalcolato sarà inferiore ai “nuovi” punteggi soglia, assumono la qualifica di controinteressati e potranno costituirsi in giudizio al fine di sostenere le proprie ragioni.

Si ricorda che la prossima udienza in camera di consiglio è stata fissata, per entrambi i giudizi, al 20 novembre 2020.

Ora, l’impugnazione di un bando è, ormai, storia di tutti i giorni, ma in questo caso siamo sicuri che l’annullamento dei suddetti criteri, decantati come contrari al principio di uguaglianza sancito nell’art. 3 Cost., sia davvero la strada giusta per reclutare ricorse che abbiamo  quelle “fresche e necessarie” competenze  per l’apparato amministrativo? In altre parole, tra due candidati che hanno conseguito in tempi diversi il titolo di studio, chi avrebbe quella freschezza e lucidità di memoria, o quella dimestichezza ad applicare concretamente ciò che si è studiato? Il candidato che  si è laureato\diplomato recentemente, anche se con qualche anno di età in più,  o quello che ha conseguito il titolo, ormai, diversi anni fa ?

E’ eretico credere che  i titoli di studio, al pari di una certificazione di lingua, scadano?