CODICE ANTIMAFIA vigente: 159/2011

(testo vigente, aggiornato ad oggi, tratto dalla banca dati Normattiva, gratuito e non ufficiale)


DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 159

Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201)
 
 Vigente al: 20-10-2019  
 

LIBRO I Le misure di prevenzione Titolo I LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI Capo I Le misure di prevenzione personali applicate dal questore

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione; 
  Visti gli articoli 1 e 2  della  legge  13  agosto  2010,  n.  136,
recante piano  straordinario  contro  le  mafie,  nonche'  delega  al
Governo in materia di normativa antimafia; 
  Ritenuto di procedere all'esercizio di entrambe le deleghe  con  un
unico decreto legislativo; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 9 giugno 2011; 
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 3 agosto 2011; 
  Sulla  proposta  del  Ministro  della  giustizia  e  del   Ministro
dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze  e  con  il  Ministro  per  la  pubblica  amministrazione   e
l'innovazione; 
 
                              E m a n a 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
                        Soggetti destinatari 
 
  1. I provvedimenti previsti dal presente capo si applicano a: 
    a) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto,
abitualmente dediti a traffici delittuosi; 
    b) coloro che  per  la  condotta  ed  il  tenore  di  vita  debba
ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono  abitualmente,
anche in parte, con i proventi di attivita' delittuose; 
    c) coloro che per il loro comportamento  debba  ritenersi,  sulla
base di elementi di fatto ((, comprese le  reiterate  violazioni  del
foglio di via obbligatorio di cui all'articolo 2, nonche' dei divieti
di  frequentazione  di  determinati  luoghi  previsti  dalla  vigente
normativa)), che sono dediti alla commissione di reati che  offendono
o mettono in pericolo l'integrita' fisica o morale dei minorenni,  la
sanita', la sicurezza o la tranquillita' pubblica. 
                               Art. 2 
 
 
                     Foglio di via obbligatorio 
 
  1. Qualora le persone indicate nell'articolo 1 siano pericolose per
la sicurezza pubblica e si trovino fuori dei luoghi di residenza,  il
questore puo' rimandarvele con provvedimento motivato e con foglio di
via  obbligatorio,  inibendo  loro  di  ritornare,  senza  preventiva
autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a  tre  anni,  nel
comune dal quale sono allontanate. 
                               Art. 3 
 
 
                            Avviso orale 
 
  1. Il questore nella cui provincia la persona dimora puo'  avvisare
oralmente i soggetti di cui all'articolo 1 che esistono indizi a loro
carico, indicando i motivi che li giustificano. 
  2. Il questore invita la persona a  tenere  una  condotta  conforme
alla legge e redige il processo verbale dell'avviso al solo  fine  di
dare allo stesso data certa. 
  3. La persona alla quale e' stato fatto l'avviso puo' in  qualsiasi
momento chiederne la revoca al questore  che  provvede  nei  sessanta
giorni successivi. Decorso detto termine senza che il questore  abbia
provveduto, la richiesta si intende accettata. Entro sessanta  giorni
dalla comunicazione del provvedimento di rigetto e'  ammesso  ricorso
gerarchico al prefetto. 
  4. Con l'avviso orale il questore, quando ricorrono  le  condizioni
di  cui  al  comma  3,  puo'  imporre  alle  persone  che   risultino
definitivamente condannate per delitti  non  colposi  il  divieto  di
possedere o utilizzare, in tutto o in parte,  qualsiasi  apparato  di
comunicazione radiotrasmittente, radar e visori notturni, indumenti e
accessori per la protezione balistica individuale, mezzi di trasporto
blindati o modificati al fine di aumentarne la potenza o la capacita'
offensiva, ovvero  comunque  predisposti  al  fine  di  sottrarsi  ai
controlli  di  polizia,   armi   a   modesta   capacita'   offensiva,
riproduzioni  di  armi  di  qualsiasi  tipo,  compresi  i  giocattoli
riproducenti armi, altre armi o  strumenti,  in  libera  vendita,  in
grado di nebulizzare  liquidi  o  miscele  irritanti  non  idonei  ad
arrecare offesa alle persone, prodotti pirotecnici di qualsiasi tipo,
nonche'  sostanze  infiammabili  e  altri  mezzi  comunque  idonei  a
provocare lo sprigionarsi delle fiamme, nonche' programmi informatici
ed altri strumenti di cifratura  o  crittazione  di  conversazioni  e
messaggi. 
  5. Il questore puo', altresi', imporre il divieto di cui al comma 4
ai soggetti  sottoposti  alla  misura  della  sorveglianza  speciale,
quando la persona risulti definitivamente condannata per delitto  non
colposo. 
  6. Il divieto di cui ai commi  4  e  5  e'  opponibile  davanti  al
tribunale in composizione monocratica. 

Capo II Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita' giudiziaria Sezione I Il procedimento applicativo

                               Art. 4 
 
 
                        Soggetti destinatari 
 
  1. I provvedimenti previsti dal presente capo si applicano: 
    a)  agli  indiziati  di  appartenere  alle  associazioni  di  cui
all'articolo 416-bis c.p.; 
    b) ai soggetti indiziati di uno dei reati previsti  dall'articolo
51, comma 3-bis, del codice di procedura penale ovvero del delitto di
cui all'articolo 12-quinquies, comma 1, del  decreto-legge  8  giugno
1992, n. 306, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  7  agosto
1992, n. 356, o del  delitto  di  cui  all'articolo  418  del  codice
penale; (20) 
    c) ai soggetti di cui all'articolo 1; (26) 
    d) agli indiziati di uno dei  reati  previsti  dall'articolo  51,
comma 3-quater, del codice  di  procedura  penale  e  a  coloro  che,
operanti  in  gruppi  o  isolatamente,   pongano   in   essere   atti
preparatori, obiettivamente rilevanti,  ovvero  esecutivi  diretti  a
sovvertire l'ordinamento dello Stato, con la commissione di  uno  dei
reati previsti dal capo I del titolo  VI  del  libro  II  del  codice
penale o dagli articoli 284, 285, 286, 306, 438, 439, 605 e 630 dello
stesso codice, nonche' alla commissione dei reati  con  finalita'  di
terrorismo  anche  internazionale  ovvero  a  prendere  parte  ad  un
conflitto in territorio estero a sostegno  di  un'organizzazione  che
persegue le finalita' terroristiche di  cui  all'articolo  270-sexies
del codice penale; (20) 
    e) a coloro che abbiano fatto  parte  di  associazioni  politiche
disciolte ai sensi  della  legge  20  giugno  1952,  n.  645,  e  nei
confronti dei quali debba ritenersi, per il comportamento successivo,
che continuino a svolgere una attivita' analoga a quella precedente; 
    f)  a  coloro  che  compiano  atti  preparatori,   obiettivamente
rilevanti, ovvero esecutivi diretti alla ricostituzione  del  partito
fascista ai sensi dell'articolo 1 della legge n.  645  del  1952,  in
particolare con l'esaltazione o la pratica della violenza; (20) 
    g) fuori dei casi indicati nelle lettere  d),  e)  ed  f),  siano
stati condannati per uno dei delitti previsti nella legge  2  ottobre
1967, n. 895, e negli articoli 8 e seguenti della  legge  14  ottobre
1974, n. 497, e successive modificazioni, quando debba ritenersi, per
il loro comportamento successivo, che siano proclivi a commettere  un
reato della stessa specie col fine indicato alla lettera d); 
    h) agli istigatori, ai  mandanti  e  ai  finanziatori  dei  reati
indicati nelle lettere precedenti. E'  finanziatore  colui  il  quale
fornisce somme di denaro o altri beni, conoscendo lo scopo  cui  sono
destinati; 
    i) alle persone indiziate di avere agevolato gruppi o persone che
hanno preso parte attiva, in piu' occasioni, alle  manifestazioni  di
violenza di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n.  401,
nonche' alle persone che, per il loro comportamento, debba ritenersi,
anche sulla base della partecipazione in piu' occasioni alle medesime
manifestazioni,  ovvero  della  reiterata   applicazione   nei   loro
confronti del divieto previsto dallo stesso articolo, che sono dediti
alla commissione di reati che  mettono  in  pericolo  l'ordine  e  la
sicurezza pubblica, ovvero l'incolumita' delle persone in occasione o
a causa dello svolgimento di manifestazioni sportive. 
    i-bis) ai soggetti indiziati  del  delitto  di  cui  all'articolo
640-bis o del delitto di cui  all'articolo  416  del  codice  penale,
finalizzato alla commissione  di  taluno  dei  delitti  di  cui  agli
articoli 314, primo comma, 316,  316-bis,  316-ter,  317,  318,  319,
319-ter, 319-quater, 320, 321, 322 e  322-bis  del  medesimo  codice;
(20) 
    i-ter) ai soggetti indiziati ((dei delitti di cui  agli  articoli
572 e 612-bis)) del codice penale. (20) 
 
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AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  3)
che "Le modifiche agli articoli 4, comma 1, 7, comma 2, 24, comma  2,
per la parte in cui prevede un termine piu' breve  per  la  pronuncia
della confisca senza che si determini l'inefficacia del sequestro,  e
25 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, non si applicano
ai procedimenti nei quali, alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, sia gia' stata  formulata  proposta  di  applicazione
della misura di prevenzione". 
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AGGIORNAMENTO (26) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza  24  gennaio  -  27  febbraio
2019, n. 24  (in  G.U.  1ª  s.s.  6/3/2019,  n.  10),  ha  dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 4, comma  1,  lettera  c),
del d.lgs. n. 159 del 2011, nella  parte  in  cui  stabilisce  che  i
provvedimenti previsti dal capo II si applichino  anche  ai  soggetti
indicati nell'art. 1, lettera a)". 
                               Art. 5 
 
 
               Titolarita' della proposta. Competenza 
 
  1. Nei confronti delle  persone  indicate  all'articolo  4  possono
essere proposte dal questore, dal  procuratore  nazionale  antimafia,
dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di
distretto ove dimora la  persona  e  dal  direttore  della  Direzione
investigativa antimafia le misure di prevenzione  della  sorveglianza
speciale di pubblica sicurezza e dell'obbligo di soggiorno nel comune
di residenza o di dimora abituale. 
  2. Nei casi previsti dall'articolo 4,  comma  1,  lettere  c),  i),
i-bis) e i-ter), le funzioni e le competenze spettanti al procuratore
della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto sono
attribuite anche al procuratore della Repubblica presso il  tribunale
nel cui circondario dimora la persona  previo  coordinamento  con  il
procuratore della Repubblica presso il tribunale  del  capoluogo  del
distretto; nei medesimi casi, nelle udienze relative ai  procedimenti
per  l'applicazione  delle  misure  di  prevenzione  le  funzioni  di
pubblico ministero possono essere esercitate  anche  dal  procuratore
della Repubblica presso il tribunale competente. 
  3. Salvo quanto previsto al comma  2,  nelle  udienze  relative  ai
procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione richieste
ai sensi del presente decreto, le funzioni di pubblico ministero sono
esercitate dal procuratore della Repubblica di cui al comma 1. 
  4. La proposta di cui al comma 1 deve essere depositata  presso  la
cancelleria delle sezioni o dei collegi del tribunale  del  capoluogo
del distretto, nel territorio del quale la persona  dimora,  previsti
dal comma 2-sexies dell'articolo 7-bis dell'ordinamento  giudiziario,
di cui al regio decreto 30 gennaio  1941,  n.  12.  Limitatamente  ai
tribunali di Trapani e Santa Maria Capua Vetere, la proposta  di  cui
al comma 1 e' depositata presso la cancelleria delle  sezioni  o  dei
collegi  specializzati  in  materia  di  misure  di  prevenzione  ivi
istituiti ai sensi del citato comma 2-sexies, ove la  persona  dimori
((nel territorio, rispettivamente, delle province  di  Trapani  e  di
Caserta)). 
                               Art. 6 
 
 
              Tipologia delle misure e loro presupposti 
 
  1. Alle persone indicate nell'articolo 4, quando  siano  pericolose
per la sicurezza pubblica, puo' essere applicata, nei modi  stabiliti
negli articoli seguenti, la misura di prevenzione della  sorveglianza
speciale di pubblica sicurezza. 
  ((2. Salvi i casi di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e  b),
alla sorveglianza speciale puo' essere aggiunto, ove  le  circostanze
del caso lo richiedano, il divieto di soggiorno in uno o piu' comuni,
diversi da quelli di residenza o di dimora abituale, o in una o  piu'
regioni)). 
  3. Nei casi in cui le altre misure di prevenzione non sono ritenute
idonee alla tutela  della  sicurezza  pubblica  puo'  essere  imposto
l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. 
  3-bis. Ai fini della tutela della sicurezza pubblica, gli  obblighi
e le prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale possono  essere
disposti,  con  il  consenso   dell'interessato   ed   accertata   la
disponibilita' dei relativi dispositivi, anche con  le  modalita'  di
controllo previste  all'articolo  275-bis  del  codice  di  procedura
penale. 
                               Art. 7 
 
 
                      Procedimento applicativo 
 
  1. Il tribunale provvede, con decreto motivato, entro trenta giorni
dal deposito della proposta. L'udienza si svolge  senza  la  presenza
del pubblico. Il presidente dispone che il procedimento si svolga  in
pubblica udienza quando l'interessato ne faccia richiesta. 
  2. Il presidente fissa la data dell'udienza e  ne  fa  dare  avviso
alle parti, alle altre persone interessate e ai  difensori.  L'avviso
e' comunicato o notificato  almeno  dieci  giorni  prima  della  data
predetta e  contiene  la  concisa  esposizione  dei  contenuti  della
proposta. Se l'interessato e' privo di difensore, l'avviso e' dato  a
quello di ufficio. (20) 
  3.  Fino  a  cinque  giorni  prima  dell'udienza   possono   essere
presentate memorie in cancelleria. 
  4.  L'udienza  si  svolge  con  la  partecipazione  necessaria  del
difensore e del pubblico ministero. Gli altri destinatari dell'avviso
sono sentiti se compaiono. Se l'interessato e' detenuto  o  internato
in luogo posto  fuori  della  circoscrizione  del  giudice  e  ne  fa
tempestiva richiesta, la partecipazione all'udienza e'  assicurata  a
distanza mediante collegamento  audiovisivo  ai  sensi  dell'articolo
146-bis, commi 3, 4,  5,  6  e  7,  delle  norme  di  attuazione,  di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al
decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271,  salvo  che  il  collegio
ritenga necessaria la presenza della  parte.  Il  presidente  dispone
altresi' la traduzione dell'interessato detenuto o internato in  caso
di indisponibilita' di mezzi tecnici idonei. 
  4-bis.   Il   tribunale,   dopo   l'accertamento   della   regolare
costituzione delle parti,  ammette  le  prove  rilevanti,  escludendo
quelle vietate dalla legge o superflue. 
  5. L'udienza e'  rinviata  se  sussiste  un  legittimo  impedimento
dell'interessato che ha chiesto di essere sentito personalmente e che
non sia detenuto o internato in luogo diverso da  quello  in  cui  ha
sede il giudice. L'udienza e' rinviata anche se sussiste un legittimo
impedimento del difensore. 
  6. Ove l'interessato non intervenga e occorra la sua  presenza  per
essere sentito, il presidente lo invita a comparire, avvisandolo  che
avra' la facolta' di non rispondere. 
  7. Le disposizioni dei commi 2, 4, primo, secondo e terzo  periodo,
e 5, sono previste a pena di nullita'. 
  8. Qualora il tribunale debba sentire soggetti informati  su  fatti
rilevanti per  il  procedimento,  il  presidente  del  collegio  puo'
disporre l'esame a distanza nei casi e nei modi indicati all'articolo
147-bis, comma 2, delle  norme  di  attuazione,  di  coordinamento  e
transitorie del  codice  di  procedura  penale,  di  cui  al  decreto
legislativo 28 luglio 1989, n. 271. ((24)) 
  9. Per quanto non espressamente previsto dal presente  decreto,  si
applicano,  in  quanto   compatibili,   le   disposizioni   contenute
nell'articolo 666 del codice di procedura penale. 
  10. Le comunicazioni di  cui  al  presente  titolo  possono  essere
effettuate con le modalita' previste dal decreto legislativo 7  marzo
2005, n. 82. 
  10-bis. Le  questioni  concernenti  la  competenza  per  territorio
devono essere rilevate o eccepite, a pena di  decadenza,  alla  prima
udienza  e  comunque  subito  dopo  l'accertamento   della   regolare
costituzione delle parti e il  tribunale  le  decide  immediatamente.
(20) 
  10-ter. Il  tribunale,  se  ritiene  la  propria  incompetenza,  la
dichiara  con  decreto  e  ordina  la  trasmissione  degli  atti   al
procuratore della  Repubblica  presso  il  tribunale  competente;  la
declaratoria di incompetenza non produce l'inefficacia degli elementi
gia' acquisiti. Le disposizioni del comma 10-bis si  applicano  anche
qualora la proposta sia stata avanzata da soggetti non legittimati ai
sensi dell'articolo 5. 
  10-quater. Quando il tribunale dispone ai sensi del  comma  10-ter,
il sequestro perde efficacia se, entro venti giorni dal deposito  del
provvedimento che pronuncia l'incompetenza, il  tribunale  competente
non  provvede  ai  sensi  dell'articolo  20.  Il   termine   previsto
dall'articolo 24, comma 2, decorre nuovamente dalla data del  decreto
di sequestro emesso dal tribunale competente. (20) 
  10-quinquies. Il decreto di  accoglimento,  anche  parziale,  della
proposta  pone  a  carico  del  proposto  il  pagamento  delle  spese
processuali. 
  10-sexies. Il decreto del tribunale e'  depositato  in  cancelleria
entro quindici giorni dalla conclusione dell'udienza. 
  10-septies. Quando la stesura della motivazione e'  particolarmente
complessa, il tribunale,  se  ritiene  di  non  poter  depositare  il
decreto nel termine previsto dal comma 10-sexies, dopo le conclusioni
delle parti, puo'  indicare  un  termine  piu'  lungo,  comunque  non
superiore a novanta giorni. 
  10-octies. Al decreto del tribunale si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 154 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e
transitorie del  codice  di  procedura  penale,  di  cui  al  decreto
legislativo 28 luglio 1989, n. 271. 
 
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AGGIORNAMENTO (19) 
  La L. 23 giugno 2017, n. 103, ha disposto (con l'art. 1, comma  81)
che "Le disposizioni di cui ai commi  77,  78,  79  e  80  acquistano
efficacia decorso un anno dalla pubblicazione  della  presente  legge
nella Gazzetta Ufficiale, fatta eccezione per le disposizioni di  cui
al comma 77, relativamente alle persone che si trovano  in  stato  di
detenzione per i delitti di cui agli articoli 270-bis, primo comma, e
416-bis,  secondo  comma,  del  codice   penale,   nonche'   di   cui
all'articolo 74, comma 1, del testo  unico  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 9 ottobre  1990,  n.  309,  e  successive
modificazioni". 
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AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  2)
che "Le modifiche all'articolo  7,  commi  10-bis  e  10-quater,  del
decreto legislativo  6  settembre  2011,  n.  159,  si  applicano  ai
procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore della presente
legge, sia gia' stata formulata proposta di applicazione della misura
di prevenzione. Nei procedimenti che, alla data di entrata in  vigore
della presente legge,  si  trovino  in  fase  successiva  alla  prima
udienza,  l'eccezione  di  incompetenza   per   territorio   di   cui
all'articolo 7, comma 10-bis, del  decreto  legislativo  6  settembre
2011, n. 159, puo' essere proposta alla prima udienza successiva alla
data di entrata in vigore della presente legge". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 3) che "Le modifiche agli
articoli 4, comma 1, 7, comma 2, 24, comma 2, per  la  parte  in  cui
prevede un termine piu' breve per la pronuncia della  confisca  senza
che si determini  l'inefficacia  del  sequestro,  e  25  del  decreto
legislativo  6  settembre  2011,  n.  159,  non   si   applicano   ai
procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore della presente
legge, sia gia' stata formulata proposta di applicazione della misura
di prevenzione". 
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AGGIORNAMENTO (24) 
  Il D.L. 25 luglio 2018, n. 91, convertito con  modificazioni  dalla
L. 21 settembre 2018, n. 108, nel  modificare  l'art.  1,  comma  80,
della L. 23 giugno 2017, n. 103, ha  conseguentemente  disposto  (con
l'art. 2,  comma  2)  che  "L'efficacia  delle  disposizioni  di  cui
all'articolo 1, commi 77, 78, 79 e 80, della legge 23 giugno 2017, n.
103, fatta salva l'eccezione di cui al comma 81 dello stesso articolo
1 per le persone che si trovano in stato di detenzione per i  delitti
ivi indicati, e' sospesa dalla data di entrata in vigore del presente
decreto fino al 15 febbraio 2019". 
                               Art. 8 
 
 
                              Decisione 
 
  1. Il provvedimento del tribunale stabilisce la durata della misura
di prevenzione che non puo' essere inferiore ad un anno ne' superiore
a cinque. 
  2. Qualora il tribunale disponga l'applicazione di una delle misure
di  prevenzione  di  cui  all'articolo  6,  nel  provvedimento   sono
determinate le prescrizioni che la persona sottoposta a  tale  misura
deve osservare. 
  3. A tale scopo, qualora  la  misura  applicata  sia  quella  della
sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e si  tratti  di  persona
indiziata di vivere con il provento di reati, il tribunale  prescrive
di darsi, entro un congruo termine, alla ricerca  di  un  lavoro,  di
fissare la propria dimora, di  farla  conoscere  nel  termine  stesso
all'autorita' di pubblica sicurezza e  di  non  allontanarsene  senza
preventivo avviso all'autorita' medesima. 
  4. In ogni caso, prescrive di vivere onestamente, di rispettare  le
leggi, e di non allontanarsi dalla  dimora  senza  preventivo  avviso
all'autorita' locale di pubblica sicurezza; prescrive,  altresi',  di
non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne  e
sono sottoposte a misure  di  prevenzione  o  di  sicurezza,  di  non
accedere  agli  esercizi   pubblici   e   ai   locali   di   pubblico
trattenimento, anche in determinate fasce orarie, di non rincasare la
sera piu' tardi e di non uscire la mattina piu' presto  di  una  data
ora e senza comprovata necessita'  e,  comunque,  senza  averne  data
tempestiva notizia all'autorita' locale di pubblica sicurezza, di non
detenere e non portare armi, di non partecipare a pubbliche riunioni. 
  5.  Inoltre,  puo'  imporre  tutte  le  prescrizioni  che   ravvisi
necessarie, avuto riguardo alle esigenze di  difesa  sociale,  e,  in
particolare, il divieto di soggiorno in uno o piu' comuni o in una  o
piu' regioni, ovvero, con  riferimento  ai  soggetti  ((di  cui  agli
articoli 1, comma 1, lettera c), e 4, comma  1,  lettera  i-ter),  il
divieto di avvicinarsi a determinati luoghi, frequentati abitualmente
dalle persone cui occorre prestare protezione o da minori)). 
  6. Qualora sia applicata la misura dell'obbligo  di  soggiorno  nel
comune di residenza o di dimora abituale o del divieto di  soggiorno,
puo' essere inoltre prescritto: 
    1) di non andare lontano dall'abitazione scelta senza  preventivo
avviso all'autorita' preposta alla sorveglianza; 
    2) di presentarsi all'autorita' di  pubblica  sicurezza  preposta
alla sorveglianza nei giorni indicati ed a ogni chiamata di essa. 
  7. Alle persone di cui al  comma  6  e'  consegnata  una  carta  di
permanenza da portare con se' e da esibire ad  ogni  richiesta  degli
ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza. 
  8. Il provvedimento e' comunicato al procuratore della  Repubblica,
al procuratore generale presso la Corte di appello ed all'interessato
e al suo difensore. 
                               Art. 9 
 
 
                       Provvedimenti d'urgenza 
 
  1. Se la proposta riguarda la misura  della  sorveglianza  speciale
con l'obbligo o il divieto di soggiorno, il presidente del tribunale,
con decreto, nella pendenza del procedimento di cui  all'articolo  7,
puo' disporre il temporaneo ritiro del passaporto  e  la  sospensione
della  validita'  ai  fini  dell'espatrio  di  ogni  altro  documento
equipollente. 
  2. Nel caso in cui sussistano motivi di particolare gravita',  puo'
altresi' disporre che alla persona denunciata  sia  imposto,  in  via
provvisoria, l'obbligo o il divieto di soggiorno fino  a  quando  non
sia divenuta esecutiva la misura di prevenzione. 
  ((2-bis. Nei casi di necessita' e urgenza,  il  Questore,  all'atto
della presentazione della proposta di applicazione  delle  misure  di
prevenzione della sorveglianza speciale e dell'obbligo  di  soggiorno
nel comune di residenza o di  dimora  abituale  nei  confronti  delle
persone di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), puo' disporre  il
temporaneo ritiro del passaporto e la sospensione della validita'  ai
fini  dell'espatrio  di  ogni  altro   documento   equipollente.   Il
temporaneo ritiro del passaporto e la sospensione della validita'  ai
fini  dell'espatrio  di  ogni  altro  documento   equipollente   sono
comunicati immediatamente al procuratore della Repubblica  presso  il
tribunale del capoluogo del  distretto  ove  dimora  la  persona,  il
quale, se non ritiene di  disporne  la  cessazione,  ne  richiede  la
convalida, entro quarantotto ore, al  presidente  del  tribunale  del
capoluogo della provincia in cui la persona dimora che provvede nelle
successive quarantotto ore con le modalita' di cui  al  comma  1.  Il
ritiro del passaporto  e  la  sospensione  della  validita'  ai  fini
dell'espatrio di ogni altro documento equipollente cessano  di  avere
effetto  se  la  convalida  non  interviene  nelle   novantasei   ore
successive alla loro adozione.)) 

Sezione II Le impugnazioni

                               Art. 10 
 
 
                            Impugnazioni 
 
  1. Il procuratore della Repubblica, il procuratore generale  presso
la corte di appello e l'interessato e il suo difensore hanno facolta'
di proporre ricorso alla corte d'appello, anche per il merito. 
  1-bis. Il procuratore della Repubblica, senza ritardo, trasmette il
proprio fascicolo al procuratore generale presso la corte di  appello
competente  per  il  giudizio  di  secondo  grado.  Al  termine   del
procedimento di primo grado, il procuratore della Repubblica forma un
fascicolo nel quale vengono raccolti tutti gli elementi investigativi
e  probatori  eventualmente  sopravvenuti  dopo  la   decisione   del
tribunale. Gli atti inseriti  nel  predetto  fascicolo  sono  portati
immediatamente a conoscenza  delle  parti,  mediante  deposito  nella
segreteria del procuratore generale. 
  2. Il ricorso non ha effetto  sospensivo  e  deve  essere  proposto
entro dieci giorni dalla comunicazione del  provvedimento.  La  corte
d'appello provvede, con decreto motivato, entro trenta  giorni  dalla
proposizione del ricorso. L'udienza si svolge senza la  presenza  del
pubblico. Il presidente dispone che  il  procedimento  si  svolga  in
pubblica udienza quando l'interessato ne faccia richiesta. 
  2-bis. La corte di  appello  annulla  il  decreto  di  primo  grado
qualora riconosca che il tribunale era incompetente  territorialmente
e l'incompetenza sia stata riproposta nei motivi  di  impugnazione  e
ordina la trasmissione degli atti  al  procuratore  della  Repubblica
competente; la declaratoria di incompetenza non produce l'inefficacia
degli  elementi  gia'  acquisiti.  Si  applica  l'articolo  7,  comma
10-quater, primo periodo. 
  2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis si applicano  anche  qualora
la proposta sia stata avanzata da soggetti non legittimati  ai  sensi
dell'articolo 5 e l'eccezione sia  stata  riproposta  nei  motivi  di
impugnazione. 
  ((2-quater. In caso di conferma del decreto impugnato, la corte  di
appello  pone  a  carico  della  parte  privata   che   ha   proposto
l'impugnazione il pagamento delle spese processuali.)) 
  3. Avverso il decreto della corte d'appello, e' ammesso ricorso  in
cassazione per violazione di legge, da parte del pubblico ministero e
dell'interessato e del suo difensore, entro dieci giorni. La Corte di
cassazione provvede, in camera di consiglio, entro trenta giorni  dal
ricorso. Il ricorso non ha effetto sospensivo. 
  3-bis.  In  caso  di  ricorso  per  cassazione  si   applicano   le
disposizioni dei commi 2-bis e 2-ter, ove ricorrano  le  ipotesi  ivi
previste. 
  4.  Salvo  quando  e'  stabilito  nel  presente  decreto,  per   la
proposizione e la decisione  dei  ricorsi,  si  osservano  in  quanto
applicabili, le norme del codice di procedura penale  riguardanti  la
proposizione e la decisione  dei  ricorsi  relativi  all'applicazione
delle misure di sicurezza. 

Sezione III L'esecuzione

                               Art. 11 
 
 
                             Esecuzione 
 
  1. Il provvedimento di applicazione delle misure di prevenzione  e'
comunicato al questore per l'esecuzione. 
  2. Il provvedimento stesso, su istanza dell'interessato  e  sentita
l'autorita'  di  pubblica  sicurezza  che  lo  propose,  puo'  essere
revocato o modificato dall'organo dal quale fu  emanato,  quando  sia
cessata o mutata la causa che lo  ha  determinato.  Il  provvedimento
puo' essere altresi' modificato, anche per l'applicazione del divieto
o dell'obbligo di soggiorno, su richiesta dell'autorita'  proponente,
quando ricorrono gravi esigenze di  ordine  e  sicurezza  pubblica  o
quando  la  persona  sottoposta  alla  sorveglianza  speciale   abbia
ripetutamente violato gli obblighi inerenti alla misura. 
  3. Il ricorso contro il provvedimento di revoca o di  modifica  non
ha effetto sospensivo. 
  4. Nel caso di modificazione del provvedimento o  di  taluna  delle
prescrizioni per gravi  esigenze  di  ordine  e  sicurezza  pubblica,
ovvero per  violazione  degli  obblighi  inerenti  alla  sorveglianza
speciale, il  presidente  del  tribunale  puo',  nella  pendenza  del
procedimento, disporre con decreto l'applicazione  provvisoria  della
misura,  delle  prescrizioni  o  degli  obblighi  richiesti  con   la
proposta. 
                               Art. 12 
 
 
              Autorizzazione ad allontanarsi dal comune 
                   di residenza o dimora abituale 
 
  1. Quando ricorrono gravi e comprovati motivi di salute, le persone
sottoposte all'obbligo di  soggiorno  possono  essere  autorizzate  a
recarsi in un luogo determinato fuori del comune di  residenza  o  di
dimora abituale, ai fini degli accertamenti  sanitari  e  delle  cure
indispensabili, allontanandosi per un periodo non superiore ai  dieci
giorni, oltre al tempo necessario per  il  viaggio.  L'autorizzazione
puo' essere concessa, nel medesimo  limite  temporale,  anche  quando
ricorrono  gravi  e  comprovati  motivi  di  famiglia   che   rendano
assolutamente necessario ed urgente  l'allontanamento  dal  luogo  di
soggiorno coatto. 
  2. La domanda dell'interessato deve essere proposta  al  presidente
del tribunale competente ai sensi dell'articolo 5. 
  3.  Il  tribunale,  dopo  aver  accertato  la   veridicita'   delle
circostanze  allegate  dall'interessato,  provvede   in   camera   di
consiglio con decreto motivato. 
  4. Nei casi di assoluta urgenza la richiesta puo' essere presentata
al presidente del tribunale competente ai sensi dell'articolo  5,  il
quale puo' autorizzare il richiedente ad allontanarsi per un  periodo
non superiore a tre giorni, oltre al tempo necessario per il viaggio. 
  5. Il decreto previsto dai commi 3 e 4 e' comunicato al procuratore
della Repubblica ed all'interessato che possono proporre ricorso  per
cassazione per  violazione  di  legge.  Il  ricorso  non  ha  effetto
sospensivo. 
  6. Del decreto e' altresi' data notizia all'autorita'  di  pubblica
sicurezza che esercita la vigilanza sul  soggiornante  obbligato,  la
quale provvede ad informare quella del luogo dove l'interessato  deve
recarsi e a disporre le modalita' e l'itinerario del viaggio. 
                               Art. 13 
 
 
         Rapporti della sorveglianza speciale con le misure 
                 di sicurezza e la liberta' vigilata 
 
  1. Quando sia stata applicata una misura di sicurezza  detentiva  o
la liberta' vigilata, durante la loro  esecuzione  non  si  puo'  far
luogo alla sorveglianza speciale; se questa sia stata pronunciata, ne
cessano gli effetti. 
                               Art. 14 
 
 
         Decorrenza e cessazione della sorveglianza speciale 
 
  1. La sorveglianza speciale comincia a decorrere dal giorno in  cui
il decreto e' comunicato all'interessato  e  cessa  di  diritto  allo
scadere del termine nel decreto stesso stabilito, se  il  sorvegliato
speciale non abbia, nel frattempo, commesso un reato. 
  2. Se nel corso del termine stabilito il  sorvegliato  commette  un
reato per il quale riporti successivamente condanna e la sorveglianza
speciale non debba cessare, il tribunale  verifica  d'ufficio  se  la
commissione di tale reato possa costituire indice  della  persistente
pericolosita' dell'agente; in  tale  caso  il  termine  ricomincia  a
decorrere dal giorno nel quale e' scontata la pena. 
  ((2-bis. L'esecuzione della  sorveglianza  speciale  resta  sospesa
durante il tempo in cui l'interessato e' sottoposto alla misura della
custodia cautelare. In tal caso, salvo quanto stabilito dal comma  2,
il termine di durata della misura di prevenzione continua a decorrere
dal giorno nel quale e' cessata la misura cautelare, con redazione di
verbale di sottoposizione agli obblighi. 
  2-ter.  L'esecuzione  della  sorveglianza  speciale  resta  sospesa
durante il tempo in cui l'interessato e' sottoposto a detenzione  per
espiazione di pena. Dopo la cessazione dello stato di detenzione,  se
esso si e' protratto per almeno  due  anni,  il  tribunale  verifica,
anche d'ufficio, sentito il pubblico ministero che ha  esercitato  le
relative  funzioni  nel  corso   della   trattazione   camerale,   la
persistenza della pericolosita' sociale  dell'interessato,  assumendo
le necessarie informazioni presso l'amministrazione  penitenziaria  e
l'autorita' di pubblica  sicurezza,  nonche'  presso  gli  organi  di
polizia giudiziaria. Al relativo procedimento si applica,  in  quanto
compatibile,  il   disposto   dell'articolo   7.   Se   persiste   la
pericolosita' sociale, il tribunale emette  decreto  con  cui  ordina
l'esecuzione della misura di prevenzione, il cui  termine  di  durata
continua  a  decorrere  dal  giorno  in  cui  il  decreto  stesso  e'
comunicato all'interessato, salvo quanto stabilito dal  comma  2  del
presente articolo. Se invece la pericolosita' sociale e' cessata,  il
tribunale  emette  decreto  con  cui  revoca  il   provvedimento   di
applicazione della misura di prevenzione)). 
                               Art. 15 
 
 
Rapporti dell'obbligo di soggiorno con la detenzione,  le  misure  di
                  sicurezza e la liberta' vigilata 
 
  1. Il tempo trascorso in custodia cautelare seguita da  condanna  o
in espiazione di pena detentiva, anche se per effetto di  conversione
di pena pecuniaria, non e' computato nella  durata  dell'obbligo  del
soggiorno. 
  2. L'obbligo del soggiorno cessa di diritto se la persona obbligata
e' sottoposta a  misura  di  sicurezza  detentiva.  Se  alla  persona
obbligata a soggiornare e' applicata la liberta' vigilata, la persona
stessa  vi  e'  sottoposta  dopo  la  cessazione   dell'obbligo   del
soggiorno. 
                                                                ((9)) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (9) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 2 - 6 dicembre 2013,  n.  291
(in G.U. 1a s.s. 11/12/2013, n. 50), ha dichiarato  "in  applicazione
dell'art. 27 della legge  11  marzo  1953,  n.  87,  l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 15 del decreto legislativo 6 settembre 2011,
n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure  di  prevenzione,
nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia,  a
norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), nella
parte in cui non prevede che, nel caso in  cui  l'esecuzione  di  una
misura di prevenzione personale resti sospesa a causa dello stato  di
detenzione per espiazione di pena della persona ad  essa  sottoposta,
l'organo che ha  adottato  il  provvedimento  di  applicazione  debba
valutare, anche d'ufficio, la persistenza della pericolosita' sociale
dell'interessato nel momento dell'esecuzione della misura". 

Titolo II LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI Capo I Il procedimento applicativo

                               Art. 16 
 
 
                        Soggetti destinatari 
 
  1. Le disposizioni contenute nel presente titolo si applicano: 
    a) ai soggetti di cui all'articolo 4; 
    b) alle persone fisiche e giuridiche segnalate al Comitato per le
sanzioni delle Nazioni Unite, o  ad  altro  organismo  internazionale
competente per  disporre  il  congelamento  di  fondi  o  di  risorse
economiche, quando vi sono fondati elementi per ritenere che i  fondi
o le risorse possano essere dispersi, occultati o utilizzati  per  il
finanziamento di  organizzazioni  o  attivita'  terroristiche,  anche
internazionali. 
  2. Nei confronti dei soggetti  di  cui  all'articolo  4,  comma  1,
lettera i), la misura di prevenzione patrimoniale della confisca puo'
essere applicata relativamente  ai  beni,  nella  disponibilita'  dei
medesimi soggetti, che  possono  agevolare,  in  qualsiasi  modo,  le
attivita' di chi prende parte attiva a fatti di violenza in occasione
o a causa di manifestazioni sportive.  Il  sequestro  effettuato  nel
corso  di  operazioni  di  polizia  dirette  alla  prevenzione  delle
predette  manifestazioni  di  violenza   e'   convalidato   a   norma
dell'articolo 22, comma 2. 
                                                               ((26)) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (26) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza  24  gennaio  -  27  febbraio
2019, n. 24  (in  G.U.  1ª  s.s.  6/3/2019,  n.  10),  ha  dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 16 del d.lgs. n.  159  del
2011, nella parte in cui stabilisce che le misure di prevenzione  del
sequestro e della confisca, disciplinate dagli articoli 20 e  24,  si
applichino anche ai soggetti indicati nell'art. 1, comma  1,  lettera
a)". 
                               Art. 17 
 
 
                     Titolarita' della proposta 
 
  1. Nei confronti delle persone  indicate  all'articolo  16  possono
essere proposte dal procuratore della Repubblica presso il  tribunale
del capoluogo del distretto ove dimora la  persona,  dal  procuratore
nazionale antimafia e antiterrorismo, dal questore  o  dal  direttore
della Direzione investigativa  antimafia  le  misure  di  prevenzione
patrimoniali di cui al presente titolo. 
  2. Nei casi previsti dall'articolo 4,  comma  1,  lettere  c),  i),
i-bis) e i-ter), le funzioni e le competenze spettanti al procuratore
della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto sono
attribuite anche al procuratore della Repubblica presso il  tribunale
nel cui circondario dimora la persona, previo  coordinamento  con  il
procuratore della Repubblica presso il tribunale  del  capoluogo  del
distretto. Nei medesimi casi, nelle udienze relative ai  procedimenti
per l'applicazione  delle  misure  di  prevenzione,  le  funzioni  di
pubblico ministero possono essere esercitate  anche  dal  procuratore
della Repubblica presso il tribunale competente. 
  3. Salvo quanto previsto al comma  2,  nelle  udienze  relative  ai
procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione richieste
ai sensi del presente decreto, le funzioni di pubblico ministero sono
esercitate dal procuratore della Repubblica di cui al comma 1. 
  3-bis. Il procuratore della  Repubblica  presso  il  tribunale  del
capoluogo del distretto, attraverso il raccordo  informativo  con  il
questore e con il direttore della Direzione  investigativa  antimafia
relativamente alle misure di prevenzione di cui al  presente  titolo,
cura che non  si  arrechi  pregiudizio  alle  attivita'  di  indagine
condotte anche  in  altri  procedimenti.  A  tal  fine,  il  questore
territorialmente  competente   e   il   direttore   della   Direzione
investigativa antimafia sono tenuti a: 
    a) dare immediata  comunicazione  dei  nominativi  delle  persone
fisiche e giuridiche nei cui confronti sono disposti gli accertamenti
personali o patrimoniali previsti dall'articolo 19; 
    b) tenere costantemente aggiornato  e  informato  il  procuratore
della Repubblica presso il  tribunale  del  capoluogo  del  distretto
sullo svolgimento delle indagini; 
    c) dare comunicazione ((sintetica)) per iscritto  della  proposta
al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del
distretto almeno  dieci  giorni  prima  della  sua  presentazione  al
tribunale. ((Il procuratore  nei  dieci  giorni  successivi  comunica
all'autorita' proponente l'eventuale sussistenza di pregiudizi per le
indagini preliminari in corso. In tali casi, il procuratore  concorda
con l'autorita' proponente modalita' per la  presentazione  congiunta
della proposta.)); 
    d)((LETTERA ABROGATA DAL D.L. 4 OTTOBRE 2018, N. 113,  CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 1 DICEMBRE 2018, N. 132)). 
                               Art. 18 
 
 
Applicazione delle misure  di  prevenzione  patrimoniali.  Morte  del
                              proposto 
 
  1. Le misure di prevenzione personali e patrimoniali possono essere
richieste e applicate disgiuntamente e, per le misure di  prevenzione
patrimoniali,  indipendentemente  dalla  pericolosita'  sociale   del
soggetto proposto per la loro applicazione al momento della richiesta
della misura di prevenzione. 
  2. Le misure di prevenzione patrimoniali  possono  essere  disposte
anche  in  caso  di  morte  del  soggetto  proposto   per   la   loro
applicazione. In tal caso  il  procedimento  prosegue  nei  confronti
degli eredi o comunque degli aventi causa. 
  3. Il procedimento di prevenzione patrimoniale puo' essere iniziato
anche in caso di morte del soggetto nei confronti del quale  potrebbe
essere disposta la confisca; in tal caso la richiesta di applicazione
della misura di prevenzione puo' essere  proposta  nei  riguardi  dei
successori a titolo universale o  particolare  entro  il  termine  di
cinque anni dal decesso. 
  4. Il procedimento di prevenzione patrimoniale puo' essere iniziato
o proseguito anche in caso di assenza, residenza o dimora  all'estero
della  persona  alla  quale  potrebbe   applicarsi   la   misura   di
prevenzione,  su  proposta  dei  soggetti  di  cui  all'articolo   17
competenti  per  il  luogo   di   ultima   dimora   dell'interessato,
relativamente ai beni che si ha  motivo  di  ritenere  che  siano  il
frutto di attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. 
  5.  Agli  stessi  fini  il  procedimento  puo'  essere  iniziato  o
proseguito allorche' la  persona  e'  sottoposta  ad  una  misura  di
sicurezza detentiva o alla liberta' vigilata. 
                               Art. 19 
 
 
                        Indagini patrimoniali 
 
  1. I soggetti di cui all'articolo 17, commi 1 e 2, procedono, anche
a mezzo della guardia di finanza  o  della  polizia  giudiziaria,  ad
indagini sul tenore di vita, sulle disponibilita' finanziarie  e  sul
patrimonio dei soggetti indicati all'articolo 16  nei  cui  confronti
possa essere proposta la misura  di  prevenzione  della  sorveglianza
speciale della pubblica sicurezza con o senza divieto od  obbligo  di
soggiorno, nonche', avvalendosi della  guardia  di  finanza  o  della
polizia giudiziaria, ad  indagini  sull'attivita'  economica  facente
capo agli stessi soggetti allo scopo anche di individuare le fonti di
reddito. 
  2. I soggetti di cui al comma 1 accertano, in particolare, se dette
persone siano titolari di licenze, di autorizzazioni, di  concessioni
o  di  abilitazioni  all'esercizio  di  attivita'  imprenditoriali  e
commerciali, comprese le iscrizioni ad albi professionali e  pubblici
registri,  se  beneficiano  di  contributi,  finanziamenti  o   mutui
agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate,
concesse o erogate da  parte  dello  Stato,  degli  enti  pubblici  o
dell'Unione europea. 
  3. Le indagini sono effettuate anche nei confronti del coniuge, dei
figli e di coloro che nell'ultimo quinquennio hanno convissuto con  i
soggetti indicati al comma 1  nonche'  nei  confronti  delle  persone
fisiche o giuridiche, societa', consorzi  od  associazioni,  del  cui
patrimonio i soggetti medesimi risultano poter disporre in tutto o in
parte, direttamente o indirettamente. 
  4. I soggetti  di  cui  all'articolo  17,  commi  1  e  2,  possono
richiedere, direttamente o a mezzo di ufficiali o agenti  di  polizia
giudiziaria, ad ogni ufficio della pubblica amministrazione, ad  ogni
ente creditizio nonche' alle imprese, societa' ed enti di  ogni  tipo
informazioni e copia della  documentazione  ritenuta  utile  ai  fini
delle indagini nei confronti dei soggetti di cui ai commi 1, 2  e  3.
Possono altresi' accedere, senza nuovi o maggiori oneri,  al  Sistema
per l'interscambio di flussi dati (SID) dell'Agenzia delle entrate  e
richiedere quanto ritenuto  utile  ai  fini  delle  indagini.  Previa
autorizzazione  del  procuratore  della  Repubblica  o  del   giudice
procedente, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere al
sequestro della documentazione ((di cui al  primo  periodo))  con  le
modalita' di cui  agli  articoli  253,  254,  e  255  del  codice  di
procedura penale. 
  5. Nel corso del  procedimento  per  l'applicazione  di  una  delle
misure di prevenzione iniziato nei confronti delle  persone  indicate
nell'articolo 16, il tribunale, ove  necessario,  puo'  procedere  ad
ulteriori indagini oltre quelle gia' compiute a norma dei  commi  che
precedono. 
                               Art. 20 
 
 
                         (( (Sequestro). )) 
 
  ((1. Il tribunale, anche d'ufficio, con decreto motivato, ordina il
sequestro dei beni dei quali la persona nei cui  confronti  e'  stata
presentata  la  proposta  risulta  poter  disporre,  direttamente   o
indirettamente, quando  il  loro  valore  risulta  sproporzionato  al
reddito dichiarato o all'attivita' economica  svolta  ovvero  quando,
sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di  ritenere  che  gli
stessi siano il frutto di attivita' illecite o  ne  costituiscano  il
reimpiego, ovvero dispone le misure di cui agli articoli 34 e  34-bis
ove ricorrano  i  presupposti  ivi  previsti.  Il  tribunale,  quando
dispone il sequestro di partecipazioni sociali totalitarie, ordina il
sequestro dei relativi beni costituiti  in  azienda  ai  sensi  degli
articoli 2555  e  seguenti  del  codice  civile,  anche  al  fine  di
consentire gli adempimenti previsti dall'articolo 104 delle norme  di
attuazione, di coordinamento e transitorie del  codice  di  procedura
penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. In ogni
caso  il  sequestro  avente   ad   oggetto   partecipazioni   sociali
totalitarie si estende di  diritto  a  tutti  i  beni  costituiti  in
azienda ai sensi degli articoli 2555 e seguenti  del  codice  civile.
Nel decreto di sequestro avente ad oggetto partecipazioni sociali  il
tribunale indica  in  modo  specifico  i  conti  correnti  e  i  beni
costituiti in azienda ai sensi degli articoli  2555  e  seguenti  del
codice civile ai quali si estende il sequestro. 
  2. Prima di ordinare il sequestro o disporre le misure di cui  agli
articoli 34 e 34-bis e di fissare l'udienza, il tribunale restituisce
gli atti all'organo proponente quando ritiene  che  le  indagini  non
siano complete  e  indica  gli  ulteriori  accertamenti  patrimoniali
indispensabili per valutare la sussistenza dei presupposti di cui  al
comma 1 per l'applicazione del sequestro o delle misure di  cui  agli
articoli 34 e 34-bis. 
  3. Il sequestro e' revocato dal tribunale quando risulta  che  esso
ha per oggetto beni di legittima provenienza o dei quali  l'indiziato
non poteva disporre direttamente o indirettamente  o  in  ogni  altro
caso in cui e' respinta la proposta di applicazione della  misura  di
prevenzione patrimoniale. Il tribunale ordina le  trascrizioni  e  le
annotazioni consequenziali nei pubblici registri, nei libri sociali e
nel registro delle imprese. 
  4.   L'eventuale   revoca   del    provvedimento    non    preclude
l'utilizzazione ai fini fiscali degli elementi  acquisiti  nel  corso
degli accertamenti svolti ai sensi dell'articolo 19. 
  5. Il decreto di sequestro e  il  provvedimento  di  revoca,  anche
parziale, del sequestro sono comunicati,  anche  in  via  telematica,
all'Agenzia di cui all'articolo 110 subito dopo la loro esecuzione)). 
                               Art. 21 
 
 
                      Esecuzione del sequestro 
 
  1. Il sequestro e' eseguito con le modalita' previste dall'articolo
104 del decreto legislativo 28 luglio  1989,  n.  271.  ((La  polizia
giudiziaria)),  eseguite  le   formalita'   ivi   previste,   procede
all'apprensione    materiale    dei     beni     e     all'immissione
dell'amministratore giudiziario nel possesso degli stessi,  anche  se
gravati da diritti reali o personali di godimento,  con  l'assistenza
((, ove ritenuto opportuno, dell'ufficiale giudiziario)). 
  ((2. Il giudice delegato alla procedura ai sensi dell'articolo  35,
comma  1,   sentito   l'amministratore   giudiziario,   valutate   le
circostanze, ordina lo sgombero degli immobili occupati senza  titolo
ovvero sulla scorta di  titolo  privo  di  data  certa  anteriore  al
sequestro, mediante l'ausilio della forza pubblica)). 
  3. Il rimborso delle spese postali e dell'indennita'  di  trasferta
spettante  all'ufficiale  giudiziario  e'  regolato  dalla  legge   7
febbraio 1979, n. 59. 
                               Art. 22 
 
 
                       Provvedimenti d'urgenza 
 
  1. Quando vi sia concreto pericolo che i beni  di  cui  si  prevede
debba essere disposta la  confisca  vengano  dispersi,  sottratti  od
alienati, i soggetti di cui all'articolo 17, commi  1  e  2  possono,
unitamente alla proposta,  richiedere  al  presidente  del  tribunale
competente per l'applicazione della misura di prevenzione di disporre
anticipatamente  il  sequestro  dei  beni  prima   della   fissazione
dell'udienza.  Il  presidente  del  tribunale  provvede  con  decreto
motivato  entro  cinque  giorni   dalla   richiesta.   Il   sequestro
eventualmente  disposto  perde  efficacia  se  non  convalidato   dal
tribunale entro trenta giorni dalla proposta. 
  2. Nel corso del procedimento, a richiesta dei soggetti di  cui  al
comma 1 o degli organi incaricati di svolgere  ulteriori  indagini  a
norma dell'articolo 19, comma 5, nei casi di particolare  urgenza  il
sequestro e'  disposto  dal  presidente  del  tribunale  con  decreto
motivato e perde efficacia se non e' convalidato  dal  tribunale  nei
((trenta giorni)) successivi. Analogamente si procede se,  nel  corso
del   procedimento,   anche   su   segnalazione   dell'amministratore
giudiziario, emerge l'esistenza di altri beni che potrebbero  formare
oggetto di confisca. 
  ((2-bis. Ai fini del computo del termine per la convalida si  tiene
conto delle cause di sospensione  previste  dall'articolo  24,  comma
2)). 
                               Art. 23 
 
 
                      Procedimento applicativo 
 
  1.  Salvo  che  sia  diversamente  disposto,  al  procedimento  per
l'applicazione  di  una  misura  di   prevenzione   patrimoniale   si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dettate dal  titolo
I, capo II, sezione I. 
  2. I terzi che risultino  proprietari  o  comproprietari  dei  beni
sequestrati,  nei  trenta  giorni   successivi   all'esecuzione   del
sequestro,  sono  chiamati   dal   tribunale   ad   intervenire   nel
procedimento  con  decreto  motivato  che  contiene   la   fissazione
dell'udienza in camera di consiglio. 
  3. All'udienza gli interessati possono svolgere le  loro  deduzioni
con l'assistenza di un difensore, nonche' chiedere l'acquisizione  di
ogni elemento utile ai fini della decisione sulla  confisca.  Se  non
ricorre l'ipotesi di cui  all'articolo  24  il  tribunale  ordina  la
restituzione dei beni ai proprietari. 
  ((4. Il comma 2 si  applica  anche  nei  confronti  dei  terzi  che
vantano diritti reali o personali di godimento nonche' diritti  reali
di garanzia sui beni in sequestro. Se non ricorre  l'ipotesi  di  cui
all'articolo  26,  per  la  liquidazione  dei  relativi  diritti   si
applicano le disposizioni di cui al titolo IV del presente libro)). 
                               Art. 24 
                              Confisca 
 
  ((1. Il tribunale dispone la confisca dei beni sequestrati  di  cui
la persona nei cui confronti e' instaurato il procedimento non  possa
giustificare la legittima provenienza e di cui, anche per  interposta
persona fisica o  giuridica,  risulti  essere  titolare  o  avere  la
disponibilita' a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio
reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria
attivita' economica, nonche' dei beni che risultino essere frutto  di
attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. In ogni  caso  il
proposto non puo' giustificare  la  legittima  provenienza  dei  beni
adducendo che il denaro utilizzato per  acquistarli  sia  provento  o
reimpiego dell'evasione fiscale.  Se  il  tribunale  non  dispone  la
confisca, puo' applicare  anche  d'ufficio  le  misure  di  cui  agli
articoli 34 e 34-bis ove ricorrano i presupposti ivi previsti. 
  1-bis. Il tribunale, quando dispone la confisca  di  partecipazioni
sociali totalitarie, ordina  la  confisca  anche  dei  relativi  beni
costituiti in azienda ai sensi degli articoli  2555  e  seguenti  del
codice  civile.  Nel  decreto   di   confisca   avente   ad   oggetto
partecipazioni sociali il tribunale indica in modo specifico i  conti
correnti e i beni costituiti in azienda ai sensi degli articoli  2555
e seguenti del codice civile ai quali si estende la confisca)). 
  ((2. Il provvedimento di sequestro perde efficacia se il  tribunale
non deposita il decreto che pronuncia la confisca entro un anno e sei
mesi  dalla  data  di  immissione  in  possesso  dei  beni  da  parte
dell'amministratore giudiziario. Nel caso  di  indagini  complesse  o
compendi patrimoniali rilevanti, il termine di cui al  primo  periodo
puo' essere prorogato con decreto  motivato  del  tribunale  per  sei
mesi. Ai fini del computo dei termini suddetti, si tiene conto  delle
cause di sospensione dei termini di durata della custodia  cautelare,
previste dal codice di procedura penale, in  quanto  compatibili;  il
termine resta sospeso per un tempo non superiore a novanta giorni ove
sia necessario procedere all'espletamento  di  accertamenti  peritali
sui beni dei quali la  persona  nei  cui  confronti  e'  iniziato  il
procedimento risulta poter disporre, direttamente  o  indirettamente.
Il termine resta altresi' sospeso per  il  tempo  necessario  per  la
decisione  definitiva  sull'istanza  di  ricusazione  presentata  dal
difensore e  per  il  tempo  decorrente  dalla  morte  del  proposto,
intervenuta durante il procedimento, fino all'identificazione e  alla
citazione dei soggetti previsti dall'articolo 18,  comma  2,  nonche'
durante  la  pendenza  dei  termini  previsti  dai  commi  10-sexies,
10-septies e 10-octies dell'articolo 7.)) ((20)) 
  ((2-bis.  Con  il  provvedimento  di  revoca  o   di   annullamento
definitivi del decreto di confisca e' ordinata  la  cancellazione  di
tutte le trascrizioni e le annotazioni)). 
  3. Il sequestro e la confisca possono essere adottati, su richiesta
dei soggetti di cui all'articolo 17, commi 1 e 2, quando ne ricorrano
le condizioni, anche dopo l'applicazione di una misura di prevenzione
personale. Sulla  richiesta  provvede  lo  stesso  tribunale  che  ha
disposto la misura di prevenzione personale, con  le  forme  previste
per il  relativo  procedimento  e  rispettando  le  disposizioni  del
presente titolo. 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  3)
che "Le modifiche agli articoli 4, comma 1, 7, comma 2, 24, comma  2,
per la parte in cui prevede un termine piu' breve  per  la  pronuncia
della confisca senza che si determini l'inefficacia del sequestro,  e
25 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, non si applicano
ai procedimenti nei quali, alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, sia gia' stata  formulata  proposta  di  applicazione
della misura di prevenzione". 
                               Art. 25 
 
 
            (( (Sequestro e confisca per equivalente). )) 
 
  ((1. Dopo la presentazione della  proposta,  se  non  e'  possibile
procedere al sequestro dei beni di  cui  all'articolo  20,  comma  1,
perche' il proposto non ne ha la disponibilita', diretta o indiretta,
anche ove trasferiti legittimamente in qualunque  epoca  a  terzi  in
buona fede, il sequestro e la confisca hanno ad oggetto altri beni di
valore equivalente e di legittima provenienza dei quali  il  proposto
ha la disponibilita', anche per interposta persona. 
  2. Nei casi di cui all'articolo 18, commi 2 e 3, si procede con  le
modalita' di cui al comma 1 del presente articolo  nei  riguardi  dei
soggetti nei cui confronti prosegue  o  inizia  il  procedimento  con
riferimento a  beni  di  legittima  provenienza  loro  pervenuti  dal
proposto)). 
                                                               ((20)) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  3)
che "Le modifiche agli articoli 4, comma 1, 7, comma 2, 24, comma  2,
per la parte in cui prevede un termine piu' breve  per  la  pronuncia
della confisca senza che si determini l'inefficacia del sequestro,  e
25 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, non si applicano
ai procedimenti nei quali, alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, sia gia' stata  formulata  proposta  di  applicazione
della misura di prevenzione". 
                               Art. 26 
 
 
                        Intestazione fittizia 
 
  1.  Quando  accerta  che  taluni  beni  sono  stati   fittiziamente
intestati o trasferiti  a  terzi,  con  il  decreto  che  dispone  la
confisca il  giudice  dichiara  la  nullita'  dei  relativi  atti  di
disposizione. 
  2. Ai fini di cui al comma 1, fino a prova contraria  si  presumono
fittizi: 
    a) i trasferimenti e le intestazioni,  anche  a  titolo  oneroso,
effettuati nei due anni  antecedenti  la  proposta  della  misura  di
prevenzione  nei  confronti  dell'ascendente,  del  discendente,  del
coniuge o della persona stabilmente convivente, nonche'  dei  parenti
entro il sesto grado e degli affini entro il quarto grado; 
    b) i  trasferimenti  e  le  intestazioni,  a  titolo  gratuito  o
fiduciario, effettuati nei due anni  antecedenti  la  proposta  della
misura di prevenzione. 

Capo II Le impugnazioni

                               Art. 27 
 
 
                    Comunicazioni e impugnazioni 
 
  ((1. I provvedimenti con i quali il tribunale dispone  la  confisca
dei beni sequestrati, l'applicazione, il  diniego  o  la  revoca  del
sequestro, il rigetto della richiesta di confisca anche  qualora  non
sia  stato  precedentemente   disposto   il   sequestro   ovvero   la
restituzione della cauzione o la  liberazione  delle  garanzie  o  la
confisca  della  cauzione  o  l'esecuzione  sui  beni  costituiti  in
garanzia sono comunicati senza indugio al procuratore generale presso
la  corte  di  appello,  al  procuratore  della  Repubblica  e   agli
interessati)). 
  2. Per le impugnazioni contro detti provvedimenti si  applicano  le
disposizioni  previste  dall'articolo   10.   I   provvedimenti   che
dispongono la  confisca  dei  beni  sequestrati,  la  confisca  della
cauzione o l'esecuzione sui beni  costituiti  in  garanzia  diventano
esecutivi con la definitivita' delle relative pronunce. 
  3. I provvedimenti del  tribunale  che  dispongono  la  revoca  del
sequestro divengono esecutivi dieci giorni dopo la comunicazione alle
parti, salvo che il pubblico ministero, entro tale termine, ne chieda
la sospensione alla corte di appello. In tal caso, se la corte  entro
dieci giorni dalla sua presentazione non accoglie  la  richiesta,  il
provvedimento diventa esecutivo;  altrimenti  la  esecutivita'  resta
sospesa fino a quando nel procedimento di prevenzione sia intervenuta
pronuncia definitiva in ordine al sequestro.  Il  provvedimento  che,
accogliendo   la   richiesta   del   pubblico   ministero,   sospende
l'esecutivita' puo' essere in ogni momento revocato dal  giudice  che
procede. 
  ((3-bis. I provvedimenti della corte di appello che, in riforma del
decreto di confisca emesso dal tribunale, dispongono  la  revoca  del
sequestro divengono esecutivi dieci giorni dopo la comunicazione alle
parti, salvo che il procuratore  generale,  entro  tale  termine,  ne
chieda la sospensione alla medesima corte di appello. In tal caso, se
la corte entro dieci giorni dalla sua presentazione non  accoglie  la
richiesta,   il   provvedimento   diventa    esecutivo;    altrimenti
l'esecutivita' resta  sospesa  fino  a  quando  nel  procedimento  di
prevenzione sia intervenuta pronuncia definitiva)). 
  4. In caso  di  impugnazione,  il  cancelliere  presso  il  giudice
investito del gravame da'  immediata  notizia  al  tribunale  che  ha
emesso il provvedimento della definitivita' della pronuncia. 
  5. Dopo l'esercizio dell'azione di prevenzione, e  comunque  quando
il  pubblico  ministero  lo  autorizza,  gli  esiti  delle   indagini
patrimoniali  sono  trasmessi  al  competente   nucleo   di   polizia
tributaria della Guardia di Finanza a fini fiscali. 
  6. In caso di appello, il provvedimento di confisca perde efficacia
se la corte d'appello non si pronuncia entro un anno e sei  mesi  dal
deposito del ricorso. Si applica l'articolo 24, comma 2. 
  ((6-bis. Nel caso di  annullamento  del  decreto  di  confisca  con
rinvio al tribunale, anche ove disposto ai sensi dei  commi  2-bis  e
3-bis dell'articolo 10, il termine previsto dal comma 2 dell'articolo
24  decorre  nuovamente  dalla  ricezione  degli   atti   presso   la
cancelleria del tribunale stesso)). 

Capo III La revocazione della confisca

                               Art. 28 
 
 
                     Revocazione della confisca 
 
  1. ((La revocazione della decisione definitiva  sulla  confisca  di
prevenzione  puo'  essere  richiesta,  nelle  forme  previste   dagli
articoli 630 e seguenti del codice di  procedura  penale,  in  quanto
compatibili, alla corte di appello individuata secondo i  criteri  di
cui all'articolo 11 dello stesso codice:)) 
    a) in caso di scoperta di prove nuove decisive, sopravvenute alla
conclusione del procedimento; 
    b) quando i  fatti  accertati  con  sentenze  penali  definitive,
sopravvenute o conosciute in epoca successiva  alla  conclusione  del
procedimento di prevenzione, escludano in modo  assoluto  l'esistenza
dei presupposti di applicazione della confisca; 
    c)  quando  la  decisione  sulla  confisca  sia  stata  motivata,
unicamente o in modo determinante, sulla base  di  atti  riconosciuti
falsi, di falsita' nel giudizio ovvero di  un  fatto  previsto  dalla
legge come reato. 
  2. In ogni caso, la revocazione puo' essere richiesta solo al  fine
di   dimostrare   il   difetto   originario   dei   presupposti   per
l'applicazione della misura. 
  3.  La  richiesta  di  revocazione   e'   proposta,   a   pena   di
inammissibilita', entro sei mesi dalla data in cui  si  verifica  uno
dei casi di cui al comma 1, salvo che l'interessato dimostri  di  non
averne avuto conoscenza per causa a lui non imputabile. 
  ((4. Quando accoglie la  richiesta  di  revocazione,  la  corte  di
appello provvede, ove del caso, ai sensi dell'articolo 46)). 

Capo IV Rapporti con i procedimenti penali

                               Art. 29 
 
 
           Indipendenza dall'esercizio dell'azione penale 
 
  1.  L'azione  di   prevenzione   puo'   essere   esercitata   anche
indipendentemente dall'esercizio dell'azione penale. 
                               Art. 30 
 
 
Rapporti con sequestro e confisca disposti  in  seno  a  procedimenti
                               penali 
 
  1. Il  sequestro  e  la  confisca  di  prevenzione  possono  essere
disposti anche in relazione a beni gia' sottoposti a sequestro in  un
procedimento penale. In tal caso  la  custodia  giudiziale  dei  beni
sequestrati nel processo  penale  viene  affidata  all'amministratore
giudiziario, il quale provvede alla gestione dei beni stessi ai sensi
del titolo III. Questi comunica al giudice del  procedimento  penale,
previa autorizzazione del tribunale che  ha  disposto  la  misura  di
prevenzione, copia delle relazioni periodiche. In caso di revoca  del
sequestro  o  della  confisca  di   prevenzione,   il   giudice   del
procedimento penale provvede alla nomina  di  un  nuovo  custode  ((,
salvo che ritenga di confermare quello gia' nominato nel procedimento
di prevenzione)). Nel caso previsto dall'articolo 104-bis disp.  att.
c.p.p., l'amministratore giudiziario nominato nel procedimento penale
prosegue la propria attivita' nel procedimento di prevenzione,  salvo
che il tribunale, con decreto motivato e sentita l'Agenzia  nazionale
per l'amministrazione  e  la  destinazione  dei  beni  sequestrati  e
confiscati  alla  criminalita'  organizzata,  di  seguito  denominata
«Agenzia», non provveda alla sua revoca e sostituzione. 
  2. Nel caso previsto dal comma 1, primo  periodo,  se  la  confisca
definitiva   di   prevenzione   interviene   prima   della   sentenza
irrevocabile di condanna che dispone la confisca dei medesimi beni in
sede  penale,  si  procede  in  ogni  caso  alla  gestione,  vendita,
assegnazione o destinazione ai sensi del titolo III. Il giudice,  ove
successivamente disponga la confisca  in  sede  penale,  dichiara  la
stessa gia' eseguita in sede di prevenzione. 
  3. Se la sentenza irrevocabile di condanna che dispone la  confisca
interviene prima  della  confisca  definitiva  di  prevenzione,  ((il
tribunale, ove abbia disposto il sequestro e sia ancora in  corso  il
procedimento di prevenzione, dichiara, con decreto, che la stessa  e'
stata gia' eseguita in sede penale)). 
  4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, in ogni  caso  la  successiva
confisca viene trascritta, iscritta o annotata ai sensi dell'articolo
21. 
  5. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2  si  applicano  anche  nel
caso in cui il sequestro disposto nel corso  di  un  giudizio  penale
sopravvenga al sequestro o alla confisca di prevenzione. 

Capo V Le misure di prevenzione patrimoniali diverse dalla confisca

                               Art. 31 
 
 
                      Cauzione. Garanzie reali 
 
  1. Il tribunale, con l'applicazione della  misura  di  prevenzione,
dispone che la persona sottoposta a tale misura versi presso la cassa
delle ammende una somma, a titolo di cauzione, di entita' che, tenuto
conto anche delle  sue  condizioni  economiche  e  dei  provvedimenti
adottati a norma dell'articolo  22,  costituisca  un'efficace  remora
alla violazione delle prescrizioni imposte. 
  2. Fuori dei casi  previsti  dall'articolo  9,  il  tribunale  puo'
imporre alla persona denunciata, in  via  provvisoria  e  qualora  ne
ravvisi l'opportunita', le  prescrizioni  previste  dall'articolo  8,
commi 3 e 4. Con il  provvedimento,  il  tribunale  puo'  imporre  la
cauzione di cui al comma 1. 
  3. Il deposito puo' essere sostituito, su istanza dell'interessato,
dalla presentazione di idonee garanzie reali. Il  tribunale  provvede
circa i modi di custodia dei beni dati in pegno e  dispone,  riguardo
ai beni immobili, che il decreto con il quale  accogliendo  l'istanza
dell'interessato e' disposta l'ipoteca legale sia  trascritto  presso
l'ufficio delle conservatorie dei registri immobiliari del  luogo  in
cui i beni medesimi si trovano. Le spese relative alle garanzie reali
previste  dal  presente  comma   sono   anticipate   dall'interessato
((secondo le modalita' stabilite dal  tribunale.  Il  tribunale  puo'
disporre, in  relazione  alle  condizioni  economiche  della  persona
sottoposta alla misura di prevenzione, che la cauzione sia pagata  in
rate mensili)). 
  4. Quando sia cessata l'esecuzione della misura  di  prevenzione  o
sia rigettata la  proposta,  il  tribunale  dispone  con  decreto  la
restituzione del deposito o la liberazione della garanzia. 
  5. Le misure patrimoniali cautelari previste dal presente  articolo
mantengono la loro efficacia per tutta  la  durata  della  misura  di
prevenzione e non possono essere revocate, neppure in parte,  se  non
per comprovate gravi necessita' personali o familiari. 
                               Art. 32 
 
 
                       Confisca della cauzione 
 
  1. In caso di violazione degli obblighi  o  dei  divieti  derivanti
dall'applicazione della misura di prevenzione, il  tribunale  dispone
la confisca della cauzione oppure che si proceda  ad  esecuzione  sui
beni costituiti in garanzia, sino a concorrenza dell'ammontare  della
cauzione. Per l'esecuzione, a cura del cancelliere, si  osservano  le
disposizioni dei primi due titoli  del  libro  terzo  del  codice  di
procedura civile in quanto applicabili, ed escluse, riguardo ai  beni
costituiti in garanzia, le formalita' del pignoramento. 
  2. Qualora, emesso il provvedimento di cui al comma  1,  permangano
le condizioni  che  giustificarono  la  cauzione,  il  tribunale,  su
richiesta del procuratore della Repubblica o del questore  e  con  le
forme previste per il procedimento di  prevenzione,  dispone  che  la
cauzione  sia  rinnovata,  anche  per  somma   superiore   a   quella
originaria. 
  3. Le spese relative  all'esecuzione  prevista  dal  comma  1  sono
anticipate dallo Stato. 
                               Art. 33 
 
 
          L'amministrazione giudiziaria dei beni personali 
 
  1. Nei confronti dei soggetti indicati nell'articolo  4,  comma  1,
lettere c), d), e), f), g) ed h) il tribunale puo' aggiungere ad  una
delle  misure  di  prevenzione  previste  dall'articolo   6,   quella
dell'amministrazione giudiziaria dei beni personali,  esclusi  quelli
destinati all'attivita' professionale o produttiva, quando  ricorrono
sufficienti indizi che la libera disponibilita' dei medesimi  agevoli
comunque la condotta,  il  comportamento  o  l'attivita'  socialmente
pericolosa. 
  2.  Il  tribunale   puo'   applicare   soltanto   l'amministrazione
giudiziaria se ritiene che essa sia sufficiente ai fini della  tutela
della collettivita'. 
  3. L'amministrazione giudiziaria puo' essere imposta per un periodo
non eccedente i 5  anni.  Alla  scadenza  puo'  essere  rinnovata  se
permangono le condizioni in base alle quali e' stata applicata. 
  4.  Con  il  provvedimento  con   cui   applica   l'amministrazione
giudiziaria dei beni il giudice nomina  l'amministratore  giudiziario
di cui all'articolo 35. 
                               Art. 34 
 
 
(( (L'amministrazione giudiziaria  dei  beni  connessi  ad  attivita'
                   economiche e delle aziende).)) 
 
  ((1. Quando, a seguito degli accertamenti di cui all'articolo 19  o
di  quelli  compiuti  per  verificare  i  pericoli  di  infiltrazione
mafiosa, previsti dall'articolo 92,  ovvero  di  quelli  compiuti  ai
sensi dell'articolo 213 del codice dei contratti pubblici, di cui  al
decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50,  dall'Autorita'  nazionale
anticorruzione, sussistono sufficienti indizi  per  ritenere  che  il
libero esercizio di determinate attivita' economiche, comprese quelle
di  carattere  imprenditoriale,  sia  direttamente  o  indirettamente
sottoposto alle condizioni  di  intimidazione  o  di  assoggettamento
previste dall'articolo 416-bis del codice  penale  o  possa  comunque
agevolare l'attivita' di persone nei confronti delle quali  e'  stata
proposta o applicata una delle  misure  di  prevenzione  personale  o
patrimoniale previste dagli articoli 6 e  24  del  presente  decreto,
ovvero di persone sottoposte a procedimento  penale  per  taluno  dei
delitti di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a), b) e i-bis),  del
presente decreto, ovvero per i delitti di cui agli articoli  603-bis,
629, 644, 648-bis e 648-ter del codice  penale,  e  non  ricorrono  i
presupposti  per   l'applicazione   delle   misure   di   prevenzione
patrimoniali di cui al capo  I  del  presente  titolo,  il  tribunale
competente  per  l'applicazione  delle  misure  di  prevenzione   nei
confronti  delle  persone  sopraindicate  dispone   l'amministrazione
giudiziaria delle aziende o dei  beni  utilizzabili,  direttamente  o
indirettamente,  per  lo   svolgimento   delle   predette   attivita'
economiche, su proposta dei soggetti di cui al comma 1  dell'articolo
17 del presente decreto. 
  2. L'amministrazione  giudiziaria  dei  beni  e'  adottata  per  un
periodo non superiore a un anno e puo' essere prorogata di  ulteriori
sei mesi per un periodo comunque non superiore complessivamente a due
anni, a richiesta del pubblico ministero o d'ufficio,  a  seguito  di
relazione dell'amministratore giudiziario che evidenzi la  necessita'
di completare il programma  di  sostegno  e  di  aiuto  alle  imprese
amministrate e la rimozione delle situazioni di fatto  e  di  diritto
che avevano determinato la misura. 
  3. Con il provvedimento di cui al comma 1, il tribunale  nomina  il
giudice delegato e l'amministratore giudiziario,  il  quale  esercita
tutte le facolta' spettanti ai titolari dei diritti sui beni e  sulle
aziende oggetto della misura. Nel caso di imprese esercitate in forma
societaria, l'amministratore giudiziario  puo'  esercitare  i  poteri
spettanti agli organi di amministrazione e agli altri organi  sociali
secondo le modalita' stabilite  dal  tribunale,  tenuto  conto  delle
esigenze di prosecuzione dell'attivita'  d'impresa,  senza  percepire
ulteriori emolumenti. 
  4. Il provvedimento  di  cui  al  comma  1  e'  eseguito  sui  beni
aziendali con l'immissione dell'amministratore  nel  possesso  e  con
l'iscrizione  nel  registro  tenuto  dalla   camera   di   commercio,
industria, artigianato e agricoltura nel quale e' iscritta l'impresa.
Qualora oggetto  della  misura  siano  beni  immobili  o  altri  beni
soggetti a iscrizione in pubblici registri, il provvedimento  di  cui
al comma 1 deve essere trascritto nei medesimi pubblici registri. 
  5. L'amministratore giudiziario adempie agli obblighi di  relazione
e segnalazione di cui all'articolo 36, comma 2, anche  nei  confronti
del pubblico ministero.  Si  applicano,  in  quanto  compatibili,  le
disposizioni di cui ai capi I e II del titolo III del presente libro. 
  6. Entro la data di scadenza dell'amministrazione  giudiziaria  dei
beni o del sequestro di cui al comma 7,  il  tribunale,  qualora  non
disponga  il  rinnovo  del  provvedimento,  delibera  in  camera   di
consiglio  la  revoca  della  misura  disposta  ed  eventualmente  la
contestuale   applicazione   del   controllo   giudiziario   di   cui
all'articolo 34-bis, ovvero la confisca dei beni che si ha motivo  di
ritenere che siano il frutto di attivita' illecite o ne costituiscano
il  reimpiego.  Alla  camera  di  consiglio  partecipano  il  giudice
delegato e il pubblico ministero. Al procedimento  si  applicano,  in
quanto compatibili, le disposizioni previste dal titolo I,  capo  II,
sezione  I,  del  presente  libro.  Per  le  impugnazioni  contro   i
provvedimenti di revoca con controllo giudiziario e  di  confisca  si
applicano le disposizioni previste dall'articolo 27. 
  7. Quando vi  sia  concreto  pericolo  che  i  beni  sottoposti  al
provvedimento di  cui  al  comma  1  vengano  dispersi,  sottratti  o
alienati, nei casi in cui si ha motivo di ritenere che i  beni  siano
frutto di attivita' illecite o ne costituiscano l'impiego, i soggetti
di cui all'articolo 17 possono richiedere al tribunale di disporne il
sequestro, osservate, in quanto applicabili, le disposizioni previste
dal presente titolo. Il sequestro e' disposto sino alla scadenza  del
termine stabilito a norma del comma 2)). 
                             Art. 34-bis 
 
             (( (Controllo giudiziario delle aziende).)) 
 
  ((1. Quando l'agevolazione prevista dal comma  1  dell'articolo  34
risulta  occasionale,  il  tribunale  dispone,  anche  d'ufficio,  il
controllo giudiziario delle attivita' economiche e delle  aziende  di
cui al medesimo comma 1, se sussistono circostanze di fatto da cui si
possa desumere il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose idonee a
condizionarne l'attivita'. 
  2. Il controllo  giudiziario  e'  adottato  dal  tribunale  per  un
periodo non inferiore a un anno e non superiore a tre  anni.  Con  il
provvedimento che lo dispone, il tribunale puo': 
    a) imporre nei  confronti  di  chi  ha  la  proprieta',  l'uso  o
l'amministrazione dei  beni  e  delle  aziende  di  cui  al  comma  1
l'obbligo di comunicare al questore e al nucleo di polizia tributaria
del luogo di dimora abituale, ovvero del luogo in cui  si  trovano  i
beni se si tratta di residenti all'estero, ovvero della  sede  legale
se si tratta di un'impresa, gli atti di disposizione, di  acquisto  o
di  pagamento  effettuati,  gli  atti  di  pagamento  ricevuti,   gli
incarichi professionali, di amministrazione o di gestione  fiduciaria
ricevuti e gli altri atti o  contratti  indicati  dal  tribunale,  di
valore non inferiore a euro 7.000 o del  valore  superiore  stabilito
dal tribunale in relazione al reddito della persona o al patrimonio e
al volume d'affari dell'impresa. Tale  obbligo  deve  essere  assolto
entro dieci giorni dal compimento dell'atto e comunque  entro  il  31
gennaio  di  ogni  anno  per  gli  atti  posti  in  essere  nell'anno
precedente; 
    b) nominare un giudice delegato e un amministratore  giudiziario,
il quale riferisce periodicamente, almeno bimestralmente,  gli  esiti
dell'attivita'  di  controllo  al  giudice  delegato  e  al  pubblico
ministero. 
  3. Con il provvedimento di cui alla lettera  b)  del  comma  2,  il
tribunale  stabilisce  i  compiti   dell'amministratore   giudiziario
finalizzati alle attivita' di controllo e puo' imporre l'obbligo: 
    a) di non  cambiare  la  sede,  la  denominazione  e  la  ragione
sociale,  l'oggetto  sociale  e  la  composizione  degli  organi   di
amministrazione, direzione e vigilanza e di non  compiere  fusioni  o
altre trasformazioni, senza l'autorizzazione  da  parte  del  giudice
delegato; 
    b) di adempiere ai doveri informativi di cui alla lettera a)  del
comma 2 nei confronti dell'amministratore giudiziario; 
    c)  di  informare  preventivamente  l'amministratore  giudiziario
circa eventuali forme di finanziamento della societa'  da  parte  dei
soci o di terzi; 
    d) di adottare ed  efficacemente  attuare  misure  organizzative,
anche ai sensi degli articoli 6, 7 e 24-ter del decreto legislativo 8
giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni; 
    e) di assumere qualsiasi altra iniziativa finalizzata a prevenire
specificamente  il  rischio   di   tentativi   di   infiltrazione   o
condizionamento mafiosi. 
  4. Per verificare il corretto adempimento degli obblighi di cui  al
comma 3, il tribunale puo' autorizzare gli ufficiali e gli agenti  di
polizia  giudiziaria  ad  accedere  presso  gli  uffici  dell'impresa
nonche' presso uffici pubblici, studi professionali, societa', banche
e intermediari mobiliari al fine di acquisire  informazioni  e  copia
della documentazione ritenute utili. Nel caso in cui venga  accertata
la  violazione  di  una  o  piu'  prescrizioni  ovvero  ricorrano   i
presupposti di cui al comma 1 dell'articolo  34,  il  tribunale  puo'
disporre l'amministrazione giudiziaria dell'impresa. 
  5. Il titolare dell'attivita'  economica  sottoposta  al  controllo
giudiziario puo' proporre istanza di revoca. In tal caso il tribunale
fissa l'udienza  entro  dieci  giorni  dal  deposito  dell'istanza  e
provvede nelle forme di cui all'articolo 127 del codice di  procedura
penale. All'udienza partecipano  il  giudice  delegato,  il  pubblico
ministero e, ove nominato, l'amministratore giudiziario. 
  6. Le imprese destinatarie di informazione  antimafia  interdittiva
ai  sensi  dell'articolo  84,   comma   4,   che   abbiano   proposto
l'impugnazione  del  relativo  provvedimento  del  prefetto,  possono
richiedere al tribunale  competente  per  le  misure  di  prevenzione
l'applicazione del controllo giudiziario di cui alla lettera  b)  del
comma 2 del presente articolo. Il tribunale, sentiti  il  procuratore
distrettuale competente e gli altri soggetti interessati, nelle forme
di cui all'articolo 127 del codice di procedura penale,  accoglie  la
richiesta, ove ne ricorrano  i  presupposti;  successivamente,  anche
sulla base  della  relazione  dell'amministratore  giudiziario,  puo'
revocare il controllo giudiziario e, ove ne ricorrano i  presupposti,
disporre altre misure di prevenzione patrimoniali. 
  7.  Il  provvedimento  che  dispone  l'amministrazione  giudiziaria
prevista dall'articolo 34 o il controllo  giudiziario  ai  sensi  del
comma  6  del  presente  articolo  sospende  gli   effetti   di   cui
all'articolo 94)). 

((Capo V-bis Trattazione prioritaria del procedimento))

                             Art. 34-ter 
 
((  (Trattazione  prioritaria   dei   procedimenti   di   prevenzione
                          patrimoniale).)) 
 
  ((1. E' assicurata la  priorita'  assoluta  nella  trattazione  dei
procedimenti previsti dagli  articoli  16  e  seguenti  del  presente
decreto. 
  2. I dirigenti degli uffici  giudicanti  e  requirenti  adottano  i
provvedimenti organizzativi necessari per assicurare la trattazione e
la definizione prioritaria dei procedimenti di cui al comma  1  e  il
rispetto dei termini previsti. I provvedimenti  sono  tempestivamente
comunicati al consiglio giudiziario e al  Consiglio  superiore  della
magistratura. Il dirigente dell'ufficio comunica,  sulla  base  delle
indicazioni del Consiglio superiore della magistratura,  con  cadenza
annuale, a tale organo e al Ministero della giustizia  i  dati  sulla
durata  dei  relativi  procedimenti.  Il  Consiglio  superiore  della
magistratura e il Ministero della giustizia valutano gli effetti  dei
provvedimenti adottati dai dirigenti degli uffici  sulla  trattazione
prioritaria, sulla durata e sul rispetto dei termini dei procedimenti
indicati al comma 1. In sede  di  comunicazioni  sull'amministrazione
della  giustizia,  ai   sensi   dell'articolo   86   dell'ordinamento
giudiziario, di cui al regio  decreto  30  gennaio  1941,  n.  12,  e
successive modificazioni, il Ministro della giustizia riferisce  alle
Camere in merito alla trattazione dei procedimenti di cui al comma  1
del presente articolo)). 

Titolo III L'AMMINISTRAZIONE, LA GESTIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI Capo I L'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

                               Art. 35 
 
 
           Nomina e revoca dell'amministratore giudiziario 
 
  1. Con il provvedimento con il quale dispone il sequestro  previsto
dal capo I del titolo II del presente libro il  tribunale  nomina  il
giudice delegato alla  procedura  e  un  amministratore  giudiziario.
Qualora  la  gestione  dei   beni   in   stato   di   sequestro   sia
particolarmente complessa, anche avuto riguardo al numero dei  comuni
ove sono situati i beni immobili  o  i  complessi  aziendali  o  alla
natura dell'attivita' aziendale da proseguire o al valore ingente del
patrimonio,  il   tribunale   puo'   nominare   piu'   amministratori
giudiziari. In tal caso  il  tribunale  stabilisce  se  essi  possano
operare disgiuntamente. 
  2.  L'amministratore  giudiziario  e'  scelto  tra   gli   iscritti
nell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari  secondo  criteri
di trasparenza che assicurano la rotazione degli  incarichi  tra  gli
amministratori, tenuto conto della natura e dell'entita' dei beni  in
stato di sequestro, delle caratteristiche dell'attivita' aziendale da
proseguire e delle specifiche competenze connesse alla gestione.  Con
decreto del Ministro della giustizia, di  concerto  con  il  Ministro
dell'interno  e  con  il  Ministro  dello  sviluppo  economico,  sono
individuati criteri di nomina degli amministratori giudiziari  e  dei
coadiutori che tengano conto del numero degli incarichi aziendali  in
corso, comunque non superiore a tre, ((con esclusione degli incarichi
gia'  in  corso  quale  coadiutore,))  della  natura  monocratica   o
collegiale dell'incarico, della tipologia e del valore  dei  compendi
da amministrare, avuto riguardo anche al numero dei lavoratori, della
natura diretta o indiretta della gestione, dell'ubicazione  dei  beni
sul territorio, delle pregresse esperienze professionali  specifiche.
Con  lo  stesso  decreto  sono  altresi'  stabiliti  i  criteri   per
l'individuazione  degli  incarichi  per  i   quali   la   particolare
complessita' dell'amministrazione o l'eccezionalita' del  valore  del
patrimonio  da  amministrare  determinano  il  divieto   di   cumulo.
L'amministratore  giudiziario  e'  nominato  con  decreto   motivato.
All'atto  della  nomina  l'amministratore  giudiziario  comunica   al
tribunale se e quali incarichi analoghi egli abbia in corso, anche se
conferiti da altra autorita' giudiziaria o dall'Agenzia. 
  2-bis.  L'amministratore  giudiziario  di  aziende  sequestrate  e'
scelto  tra  gli  iscritti  nella  sezione  di  esperti  in  gestione
aziendale dell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari. 
  2-ter. Fermo restando quanto previsto dall'articolo  41-bis,  comma
7, l'amministratore giudiziario di  cui  ai  commi  2  e  2-bis  puo'
altresi' essere nominato tra il personale dipendente dell'Agenzia, di
cui all'articolo 113-bis. In tal  caso  l'amministratore  giudiziario
dipendente dell'Agenzia, per lo  svolgimento  dell'incarico,  non  ha
diritto ad emolumenti aggiuntivi rispetto al trattamento economico in
godimento, ad eccezione del rimborso delle spese di cui al comma 9. 
  3. Non possono essere nominate le  persone  nei  cui  confronti  il
provvedimento e' stato disposto, il coniuge, i parenti, gli affini  e
le persone con esse conviventi, ne' le persone condannate a una  pena
che importi l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici  uffici  o
le pene accessorie previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n.  267,
o coloro cui sia stata irrogata  una  misura  di  prevenzione  o  nei
confronti dei quali sia stato disposto il rinvio  a  giudizio  per  i
reati di cui all'articolo 4 del presente decreto o per uno dei  reati
previsti dal libro II, titolo II, capo I, e titolo III, capo  I,  del
codice penale. Non possono altresi' essere nominate  le  persone  che
abbiano svolto attivita' lavorativa o  professionale  in  favore  del
proposto o delle imprese a lui riconducibili. Le stesse  persone  non
possono, altresi', svolgere le funzioni di coadiutore  o  di  diretto
collaboratore  dell'amministratore  giudiziario   nell'attivita'   di
gestione.  Non   possono   assumere   l'ufficio   di   amministratore
giudiziario,  ne'  quelli  di  coadiutore  o  diretto   collaboratore
dell'amministratore giudiziario, il coniuge, i parenti fino al quarto
grado, gli affini entro il secondo grado, i conviventi  o  commensali
abituali  del  magistrato  che  conferisce  l'incarico.  Non  possono
altresi' assumere l'ufficio di amministratore giudiziario, ne' quelli
di   coadiutore   o   diretto    collaboratore    dell'amministratore
giudiziario, i creditori o debitori  del  magistrato  che  conferisce
l'incarico, del suo coniuge o dei suoi figli, ne' le  persone  legate
da uno  stabile  rapporto  di  collaborazione  professionale  con  il
coniuge o i figli dello stesso magistrato, ne' i prossimi  congiunti,
i conviventi, i creditori o debitori del dirigente di cancelleria che
assiste lo stesso magistrato. 
  4. L'amministratore  giudiziario  chiede  al  giudice  delegato  di
essere autorizzato, ove necessario, a farsi coadiuvare, sotto la  sua
responsabilita', da tecnici o da altri soggetti qualificati.  Ove  la
complessita' della gestione lo  richieda,  anche  successivamente  al
sequestro,  l'amministratore  giudiziario  organizza,  sotto  la  sua
responsabilita',  un  proprio  ufficio   di   coadiuzione,   la   cui
composizione e il cui assetto interno  devono  essere  comunicati  al
giudice delegato indicando altresi' se  e  quali  incarichi  analoghi
abbiano in corso i coadiutori, assicurando la presenza, nel  caso  in
cui si tratti dei beni di cui all'articolo 10  del  codice  dei  beni
culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo  22  gennaio
2004, n. 42, di uno dei soggetti  indicati  nell'articolo  9-bis  del
medesimo codice.  Il  giudice  delegato  ne  autorizza  l'istituzione
tenuto conto della natura dei  beni  e  delle  aziende  in  stato  di
sequestro e degli oneri che ne conseguono. 
  4-bis.   Non   possono   assumere   l'ufficio   di   amministratore
giudiziario, ne' quello di suo coadiutore, coloro i quali sono legati
da rapporto di coniugio, unione civile o convivenza di fatto ai sensi
della legge 20 maggio 2016, n. 76, parentela entro il terzo  grado  o
affinita' entro il secondo grado con magistrati  addetti  all'ufficio
giudiziario  al  quale  appartiene  il  magistrato   che   conferisce
l'incarico, nonche' coloro i  quali  hanno  con  tali  magistrati  un
rapporto di assidua frequentazione.  Si  intende  per  frequentazione
assidua quella derivante  da  una  relazione  sentimentale  o  da  un
rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo e connotato da
reciproca confidenza,  nonche'  il  rapporto  di  frequentazione  tra
commensali abituali. 
  5. L'amministratore giudiziario riveste la  qualifica  di  pubblico
ufficiale e deve adempiere  con  diligenza  ai  compiti  del  proprio
ufficio. Egli  ha  il  compito  di  provvedere  alla  gestione,  alla
custodia e alla conservazione dei beni sequestrati  anche  nel  corso
degli eventuali giudizi  di  impugnazione,  sotto  la  direzione  del
giudice  delegato,  al  fine  di  incrementare,  se   possibile,   la
redditivita' dei beni medesimi. 
  6. L'amministratore giudiziario deve segnalare al giudice  delegato
l'esistenza di altri beni che potrebbero formare oggetto di sequestro
di cui sia venuto a conoscenza nel corso della sua gestione. 
  7. In caso di grave irregolarita' o di incapacita' il tribunale, su
proposta  del  giudice  delegato,  dell'Agenzia  o  d'ufficio,   puo'
disporre in ogni tempo  la  revoca  dell'amministratore  giudiziario,
previa  audizione  dello  stesso.  Nei   confronti   dei   coadiutori
dell'Agenzia la revoca e' disposta dalla medesima Agenzia. 
  8.  L'amministratore  giudiziario  che,  anche  nel   corso   della
procedura, cessa dal  suo  incarico,  deve  rendere  il  conto  della
gestione ai sensi dell'articolo 43. 
  9.   Nel   caso   di   trasferimento   fuori    della    residenza,
all'amministratore giudiziario spetta il trattamento  previsto  dalle
disposizioni vigenti per i dirigenti di seconda fascia dello Stato. 
                              Art. 35.1 
 
 
             (( (Dichiarazione di incompatibilita'). )) 
 
  ((1. L'amministratore  giudiziario,  al  momento  dell'accettazione
dell'incarico e comunque entro due giorni dalla  comunicazione  della
nomina,  deposita  presso  la  cancelleria  dell'ufficio  giudiziario
conferente l'incarico una  dichiarazione  attestante  l'insussistenza
delle cause di incompatibilita' di cui all'articolo 35, comma  4-bis.
In caso di violazione della disposizione di cui al periodo precedente
il  tribunale  provvede  d'urgenza  alla  sostituzione  del  soggetto
nominato. Il tribunale provvede allo stesso modo  nel  caso  in  cui,
dalla dichiarazione depositata, emerga la sussistenza di una causa di
incompatibilita'.  In  caso  di  dichiarazione  di  circostanze   non
corrispondenti al vero effettuata da un soggetto iscritto ad un  albo
professionale,  il  tribunale  lo   segnala   all'organo   competente
dell'ordine o del collegio professionale ai fini della valutazione di
competenza in ordine  all'esercizio  dell'azione  disciplinare  e  al
presidente  della  Corte  di  appello  affinche'  dia  notizia  della
segnalazione a tutti i magistrati del distretto. 
  2.  Nella  dichiarazione  il  soggetto  incaricato  deve   comunque
indicare, ai fini di cui all'articolo 35.2, l'esistenza  di  rapporti
di coniugio, unione civile o convivenza di fatto ai sensi della legge
20 maggio 2016, n. 76, parentela entro il  terzo  grado  o  affinita'
entro il secondo  grado  o  frequentazione  assidua  con  magistrati,
giudicanti o requirenti, del distretto di Corte di appello nel  quale
ha  sede  l'ufficio  giudiziario  presso  il  quale  e'  pendente  il
procedimento. 
  3. Il coadiutore nominato dall'amministratore giudiziario  a  norma
dell'articolo 35, comma 4, redige la  dichiarazione  disciplinata  ai
commi 1 e 2 e la consegna all'amministratore  giudiziario  entro  due
giorni dal momento in cui ha avuto conoscenza della nomina e, in ogni
caso, prima di  dare  inizio  alla  sua  attivita'.  L'amministratore
giudiziario entro i due giorni successivi provvede  a  depositare  in
cancelleria la dichiarazione del coadiutore.  Se  il  coadiutore  non
consegna  la  dichiarazione  o  se  dalla  dichiarazione  emerge   la
sussistenza  di  una  causa  di  incompatibilita',   l'amministratore
giudiziario non puo' avvalersi del coadiutore nominato. 
  4. A decorrere dal trentesimo giorno successivo alla  pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento con  cui  il  responsabile
dei sistemi informativi automatizzati del Ministero  della  giustizia
attesta la piena funzionalita' dei  sistemi  in  relazione  a  quanto
previsto dai commi 1, 2 e 3, il deposito della dichiarazione prevista
dai predetti commi ha luogo esclusivamente con modalita' telematiche,
nel rispetto della normativa,  anche  regolamentare,  concernente  la
sottoscrizione,  la  trasmissione  e  la  ricezione   dei   documenti
informatici.)) 
                              Art. 35.2 
 
 
                         (( (Vigilanza). )) 
 
  ((1.  I  sistemi  informativi  automatizzati  del  Ministero  della
giustizia  assicurano  al  presidente  della  Corte  di  appello   la
possibilita' di estrarre, anche in forma  massiva,  le  dichiarazioni
depositate a  norma  dell'articolo  35.1,  dalle  quali  deve  essere
possibile rilevare almeno i seguenti dati: 
    a) il nome del giudice che ha assegnato l'incarico e  la  sezione
di appartenenza; 
    b)  il  nome  dell'ausiliario  e   la   tipologia   dell'incarico
conferitogli; 
    c) la data di conferimento dell'incarico; 
    d)  il  nome  del  magistrato  del  distretto  con  il  quale  il
professionista incaricato ha dichiarato di essere legato da  uno  dei
rapporti indicati all'articolo 35.1, comma 2; 
    e) la natura di tale rapporto.)) ((23)) 
  ((2. Il  presidente  della  Corte  di  appello  tiene  conto  delle
risultanze delle dichiarazioni ai fini dell'esercizio, su  tutti  gli
incarichi conferiti, del potere  di  sorveglianza  di  cui  al  regio
decreto 31 maggio 1946, n. 511.)) 
 
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AGGIORNAMENTO (23) 
  Il D.Lgs. 18 maggio 2018, n. 54 ha disposto (con l'art. 5, comma 2)
che "La disposizione di cui all'articolo 35.2, comma 1,  del  decreto
legislativo 6 settembre 2011, n.  159,  introdotto  dall'articolo  1,
comma 1, lettera b), acquista efficacia a  decorrere  dal  trentesimo
giorno successivo alla pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  del
provvedimento del responsabile dei sistemi informativi  automatizzati
del  Ministero  della  giustizia,  da   adottarsi   entro   un   anno
dall'entrata in vigore del  presente  decreto,  attestante  la  piena
funzionalita' dei sistemi di estrazione, con  modalita'  informatiche
ed in forma massiva, dei dati necessari all'esercizio della  funzione
di sorveglianza". 
                             Art. 35-bis 
 
 
(Responsabilita'  nella   gestione   e   controlli   della   pubblica
                          amministrazione). 
 
  1. Fatti salvi i casi  di  dolo  o  colpa  grave,  sono  esenti  da
responsabilita' civile l'amministratore  giudiziario,  il  coadiutore
nominato ai sensi  dell'articolo  35,  comma  4,  e  l'amministratore
nominato ai sensi dell'articolo 41, comma 6, per gli atti di gestione
compiuti nel periodo di efficacia del provvedimento di sequestro. 
  2. Dalla data del sequestro e sino all'approvazione  del  programma
di cui all'articolo 41, comma  1,  lettera  c),  gli  accertamenti  a
qualsiasi titolo disposti sull'azienda  sequestrata  dalle  pubbliche
amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive  modificazioni,  sono
notificati all'amministratore giudiziario. Per un periodo di sei mesi
dalla notificazione dell'accertamento e' sospesa l'irrogazione  delle
sanzioni ed entro  lo  stesso  termine  l'amministratore  giudiziario
procede alla sanatoria delle  violazioni  eventualmente  riscontrate,
presentando   apposita   istanza   alla   pubblica    amministrazione
interessata, sentito il giudice delegato. Per la durata indicata  nel
periodo  precedente  rimangono  sospesi   i   relativi   termini   di
prescrizione. 
  ((3.  Al  fine  di  consentire   la   prosecuzione   dell'attivita'
dell'impresa  sequestrata  o  confiscata,  dalla   data   di   nomina
dell'amministratore giudiziario e fino all'eventuale provvedimento di
dissequestro dell'azienda o di revoca della confisca della stessa,  o
fino alla  data  di  destinazione  dell'azienda,  disposta  ai  sensi
dell'articolo  48,  sono  sospesi   gli   effetti   della   pregressa
documentazione antimafia interdittiva, nonche' le procedure  pendenti
preordinate al conseguimento dei medesimi effetti)). 
                               Art. 36 
 
 
              Relazione dell'amministratore giudiziario 
 
  1. L'amministratore giudiziario presenta al giudice delegato, entro
trenta giorni dalla nomina, una relazione particolareggiata dei  beni
sequestrati. La relazione contiene: 
  ((a) l'indicazione, lo stato e  la  consistenza  dei  singoli  beni
ovvero delle singole aziende, nonche' i provvedimenti da adottare per
la liberazione dei beni sequestrati)); 
  b)  il  presumibile  valore  di  mercato  dei  beni  quale  stimato
dall'amministratore stesso; 
  c) gli eventuali diritti di terzi sui beni sequestrati; 
  d)  in  caso  di  sequestro  di  beni   organizzati   in   azienda,
l'indicazione  della   documentazione   reperita   e   le   eventuali
difformita' tra gli elementi dell'inventario e quelli delle scritture
contabili; 
  ((e) l'indicazione delle forme di gestione piu' idonee e redditizie
dei beni, anche ai fini delle determinazioni che saranno assunte  dal
tribunale ai sensi dell'articolo 41)). 
  2. La relazione di  cui  al  comma  1  indica  anche  le  eventuali
difformita' tra quanto oggetto della misura e quanto appreso, nonche'
l'esistenza di altri beni che potrebbero essere oggetto di sequestro,
di cui l'amministratore giudiziario sia venuto a conoscenza. 
  3. Ove ricorrano giustificati motivi, il termine  per  il  deposito
della relazione puo' essere prorogato dal giudice  delegato  per  non
piu' di novanta giorni. Successivamente l'amministratore  giudiziario
redige,  con  la  frequenza  stabilita  dal  giudice,  una  relazione
periodica  sull'amministrazione,  che  trasmette  anche  all'Agenzia,
esibendo, ove richiesto, i relativi documenti giustificativi. 
  ((4. La cancelleria  da'  avviso  alle  parti  del  deposito  della
relazione dell'amministratore giudiziario ed esse  possono  prenderne
visione ed estrarne copia limitatamente  ai  contenuti  di  cui  alla
lettera b) del comma 1. Ove siano  formulate  contestazioni  motivate
sulla stima dei beni entro venti giorni dalla ricezione  dell'avviso,
il tribunale, se non le  ritiene  inammissibili,  sentite  le  parti,
procede all'accertamento del presumibile valore di mercato  dei  beni
medesimi nelle forme della perizia ai  sensi  degli  articoli  220  e
seguenti del codice di procedura penale. Fino alla conclusione  della
perizia, la gestione prosegue con le modalita' stabilite dal  giudice
delegato)). 
                               Art. 37 
 
 
               Compiti dell'amministratore giudiziario 
 
  1. L'amministratore giudiziario,  fermo  restando  quanto  previsto
dagli articoli 2214 e seguenti del codice civile, tiene un  registro,
preventivamente vidimato dal giudice  delegato  alla  procedura,  sul
quale  annota  tempestivamente  le  operazioni  relative   alla   sua
amministrazione secondo i criteri stabiliti al comma 6.  Con  decreto
emanato dal Ministro della giustizia, di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze, sono stabilite le norme per la  tenuta
del registro. 
  2. Nel caso di sequestro  di  azienda  l'amministratore  prende  in
consegna le scritture contabili e i libri sociali, sui  quali  devono
essere annotati gli estremi del provvedimento di sequestro. 
  3. Le  somme  apprese,  riscosse  o  ricevute  a  qualsiasi  titolo
dall'amministratore giudiziario  in  tale  qualita',  escluse  quelle
derivanti dalla gestione  di  aziende,  affluiscono  al  Fondo  unico
giustizia di cui all'articolo 61,  comma  23,  del  decreto-legge  25
giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6
agosto 2008, n. 133. ((Con decreto emanato dal Ministro dell'economia
e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia e con il
Ministro dell'interno, sono stabilite le norme per  la  gestione  dei
ricavi derivanti dall'amministrazione dei beni immobili.)) 
  4. Le somme di cui al comma 3 sono intestate  alla  procedura  e  i
relativi prelievi possono essere  effettuati  nei  limiti  e  con  le
modalita' stabilite dal giudice delegato. 
  5. L'amministratore  giudiziario  tiene  contabilita'  separata  in
relazione  ai  vari  soggetti  o   enti   proposti;   tiene   inoltre
contabilita' separata della gestione e delle  eventuali  vendite  dei
singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale ed ipoteca e dei
singoli beni mobili o gruppo di mobili oggetto di pegno e  privilegio
speciale. Egli annota analiticamente in ciascun conto le entrate e le
uscite di carattere specifico e  la  quota  di  quelle  di  carattere
generale imputabili a ciascun  bene  o  gruppo  di  beni  secondo  un
criterio proporzionale. Conserva altresi' i documenti comprovanti  le
operazioni effettuate e riporta analiticamente le operazioni medesime
nelle relazioni periodiche presentate ai sensi dell'articolo 36. 
                               Art. 38 
 
 
                        Compiti dell'Agenzia 
 
  1. Fino al decreto di confisca di secondo grado emesso dalla  corte
di  appello  nei  procedimenti  di  prevenzione,   l'Agenzia   svolge
attivita' di ausilio e di supporto all'autorita' giudiziaria, con  le
modalita' previste dagli articoli 110, 111 e 112, proponendo altresi'
al tribunale l'adozione di tutti i  provvedimenti  necessari  per  la
migliore utilizzazione del bene in vista  della  sua  destinazione  o
assegnazione. 
  2. All'Agenzia sono comunicati per via telematica  i  provvedimenti
di modifica o revoca del ((sequestro,)) quelli di  autorizzazione  al
compimento di atti  di  amministrazione  straordinaria  ((e  i  dati,
individuati dal regolamento di attuazione previsto dall'articolo 113,
comma 1, lettera c), indispensabili per  lo  svolgimento  dei  propri
compiti  istituzionali)).   L'Agenzia   effettua   le   comunicazioni
telematiche con l'autorita' giudiziaria attraverso il proprio sistema
informativo, ((aggiornando dalla data del provvedimento  di  confisca
di secondo grado)) i dati necessari per  consentire  quanto  previsto
dagli  articoli  40,  comma  3-ter,  e  41,  comma  2-ter.  ((PERIODO
SOPPRESSO  DAL  D.L.  4  OTTOBRE  2018,  N.   113,   CONVERTITO   CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 1 DICEMBRE 2018, N. 132)). 
  3. Con il provvedimento di confisca emesso in giudizio  di  appello
l'amministrazione dei beni e' conferita all'Agenzia, che ne  cura  la
gestione  fino  all'emissione  del  provvedimento  di   destinazione.
L'Agenzia si avvale, per la gestione, di  un  coadiutore  ((che  puo'
essere)) individuato  nell'amministratore  giudiziario  nominato  dal
tribunale, salvo che ricorrano le ipotesi  di  cui  all'articolo  35,
comma 7, o che sussistano altri giusti motivi. ((Qualora sia  diverso
dall'amministratore giudiziario, il coadiutore nominato  dall'Agenzia
deve essere scelto  tra  gli  iscritti,  rispettivamente,  agli  albi
richiamati all'articolo 35, commi 2 e 2-bis.)) L'Agenzia comunica  al
tribunale il provvedimento di conferimento dell'incarico.  L'incarico
ha durata fino alla  destinazione  del  bene,  salvo  che  intervenga
revoca espressa. ((All'attuazione del presente comma, si provvede con
le risorse umane e finanziarie disponibili a legislazione vigente.)) 
  4. L'amministratore giudiziario, dopo il  decreto  di  confisca  di
secondo  grado  emesso  dalla  corte  di   appello,   provvede   agli
adempimenti di cui all'articolo 42 e all'approvazione del  rendiconto
della  gestione  giudiziale  dinanzi   al   giudice   delegato.   Per
l'attivita'  di   amministrazione   condotta   sotto   la   direzione
dell'Agenzia il coadiutore predispone  separato  conto  di  gestione.
L'Agenzia  provvede  all'approvazione  del  nuovo  rendiconto   della
gestione. 
  5. L'Agenzia, entro un mese dalla comunicazione  del  deposito  del
provvedimento di confisca di secondo grado, pubblica nel proprio sito
internet l'elenco dei beni immobili oggetto di confisca  al  fine  di
facilitare la richiesta di utilizzo da parte degli aventi diritto. 
  6. L'Agenzia promuove le intese  con  l'autorita'  giudiziaria  per
assicurare, attraverso criteri di  trasparenza,  la  rotazione  degli
incarichi degli  amministratori,  la  corrispondenza  tra  i  profili
professionali e  i  beni  sequestrati,  nonche'  la  pubblicita'  dei
compensi percepiti, secondo modalita' stabilite con  decreto  emanato
dal Ministro dell'interno e dal Ministro della giustizia. 
  7. Salvo  che  sia  diversamente  stabilito,  le  disposizioni  del
presente decreto relative all'amministratore giudiziario si applicano
anche all'Agenzia, nei limiti delle competenze alla stessa attribuite
ai sensi del comma 3. 
                               Art. 39 
 
 
                  Assistenza legale alla procedura 
 
  1. L'Avvocatura dello Stato assume la rappresentanza  e  la  difesa
dell'amministratore giudiziario nelle controversie, anche  in  corso,
concernenti rapporti relativi a beni sequestrati, qualora  l'Avvocato
generale dello Stato ne riconosca l'opportunita'. 
  ((1-bis. A tal fine, dopo che il giudice delegato lo ha autorizzato
a stare in giudizio, l'amministratore giudiziario  inoltra  richiesta
per  via  telematica  all'Avvocatura  dello  Stato.  Ove   l'Avvocato
generale dello Stato non si esprima entro cinque giorni,  il  giudice
delegato puo' autorizzare la nomina di un libero professionista)). 

Capo II La gestione dei beni sequestrati e confiscati

                               Art. 40 
                    Gestione dei beni sequestrati 
 
  ((1. Il giudice delegato impartisce  le  direttive  generali  della
gestione dei beni sequestrati, anche  avvalendosi  dell'attivita'  di
ausilio e supporto dell'Agenzia ai sensi degli articoli  110,  111  e
112.)) 
  ((2. Il giudice delegato puo' adottare, nei confronti della persona
sottoposta alla procedura  e  della  sua  famiglia,  i  provvedimenti
indicati nell'articolo 47, primo comma, del regio  decreto  16  marzo
1942,  n.  267,  e  successive  modificazioni,  quando  ricorrano  le
condizioni ivi previste.)) 
  ((2-bis. Nel caso previsto dal secondo comma dell'articolo  47  del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e, comunque, nei  casi  previsti
dal comma 3-ter, primo periodo, del presente articolo, il  tribunale,
con decreto revocabile  in  ogni  momento,  dispone  il  differimento
dell'esecuzione dello sgombero  non  oltre  il  decreto  di  confisca
definitivo. Il beneficiario, pena la  revoca  del  provvedimento,  e'
tenuto a corrispondere  l'indennita'  eventualmente  determinata  dal
tribunale e a provvedere a sue cure alle spese e agli oneri  inerenti
all'unita' immobiliare;  e'  esclusa  ogni  azione  di  regresso.  Il
tribunale, con il provvedimento con cui rigetta la richiesta, dispone
l'esecuzione dello sgombero se precedentemente differito.)) 
  ((3. L'amministratore giudiziario non puo' stare  in  giudizio  ne'
contrarre mutui, stipulare  transazioni,  compromessi,  fideiussioni,
concedere ipoteche,  alienare  immobili  e  compiere  altri  atti  di
straordinaria amministrazione, anche a tutela dei diritti dei  terzi,
senza autorizzazione scritta del giudice delegato.)) 
  ((3-bis. L'amministratore giudiziario, con l'autorizzazione scritta
del giudice delegato, puo' locare o  concedere  in  comodato  i  beni
immobili, prevedendo la cessazione nei casi previsti dal comma  3-ter
e comunque in data  non  successiva  alla  pronuncia  della  confisca
definitiva.)) 
  ((3-ter.  L'amministratore   giudiziario,   previa   autorizzazione
scritta del giudice delegato, anche su proposta  dell'Agenzia,  puo',
in via prioritaria, concedere in comodato i beni immobili ai soggetti
indicati nell'articolo 48, comma 3, lettera c), con  cessazione  alla
data della confisca definitiva. Il tribunale, su proposta del giudice
delegato, qualora non si sia gia'  provveduto,  dispone  l'esecuzione
immediata dello sgombero, revocando, se necessario,  i  provvedimenti
emessi ai sensi del comma 2-bis del presente articolo.)) 
  ((3-quater. In caso di beni immobili concessi  in  locazione  o  in
comodato sulla scorta di titolo di data certa anteriore al sequestro,
l'amministratore  giudiziario,  previa  autorizzazione  del   giudice
delegato,  pone  in  essere  gli  atti  necessari  per  ottenere   la
cessazione del contratto alla scadenza naturale.)) 
  ((4. Avverso gli atti dell'amministratore giudiziario  compiuti  in
assenza di autorizzazione scritta del giudice delegato,  il  pubblico
ministero, il proposto e  ogni  altro  interessato  possono  avanzare
reclamo, nel termine perentorio di quindici giorni dalla data in  cui
ne hanno avuto effettiva conoscenza, al giudice delegato, che,  entro
i dieci giorni successivi, provvede ai sensi  dell'articolo  127  del
codice di procedura penale)) 
  5.  In  caso  di  sequestro  di   beni   in   comunione   indivisa,
l'amministratore  giudiziario,  previa  autorizzazione  del   giudice
delegato,  puo'  chiedere  al  giudice  civile  di  essere   nominato
amministratore della comunione. 
  5-bis. I  beni  mobili  sequestrati,  anche  iscritti  in  pubblici
registri,  possono  essere  affidati  dal   tribunale   in   custodia
giudiziale agli organi di polizia e del Corpo  nazionale  dei  vigili
del fuoco che ne facciano richiesta  per  l'impiego  nelle  attivita'
istituzionali o per esigenze di polizia giudiziaria,  ovvero  possono
essere affidati all'Agenzia, ad altri organi  dello  Stato,  ad  enti
pubblici  non  economici  e  enti  territoriali  per   finalita'   di
giustizia, di soccorso pubblico, di protezione  civile  o  di  tutela
ambientale (( nonche' ai soggetti previsti dall'articolo 48, comma 3,
lettera c) )). 
  ((5-ter. Il tribunale, se  non  deve  provvedere  alla  revoca  del
sequestro   e   alle   conseguenti   restituzioni,    su    richiesta
dell'amministratore giudiziario o dell'Agenzia, decorsi trenta giorni
dal deposito della relazione di cui  all'articolo  36,  destina  alla
vendita i beni mobili  sottoposti  a  sequestro  se  gli  stessi  non
possono essere amministrati senza pericolo  di  deterioramento  o  di
rilevanti diseconomie. Se i beni mobili sottoposti a  sequestro  sono
privi di valore, improduttivi, oggettivamente  inutilizzabili  e  non
alienabili, il tribunale dispone la loro distruzione o demolizione)). 
  5-quater. I proventi derivanti dalla vendita dei  beni  di  cui  al
comma 5-ter affluiscono, al netto delle  spese  sostenute,  al  Fondo
unico giustizia per essere versati all'apposito capitolo  di  entrata
del bilancio dello Stato e riassegnati, nei limiti e con le modalita'
di cui all'articolo 2, comma 7, del decreto legge 16 settembre  2008,
n. 143, convertito dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, nella misura
del 50 per  cento  secondo  le  destinazioni  previste  dal  predetto
articolo 2, comma 7, e per il restante 50 per  cento  allo  stato  di
previsione della spesa del Ministero  dell'interno  per  le  esigenze
dell'Agenzia che li destina prioritariamente alle finalita' sociali e
produttive. 
  5-quinquies. Se il tribunale non provvede alla confisca dei beni di
cui al comma 5-ter, dispone la restituzione  all'avente  diritto  dei
proventi versati al Fondo unico giustizia in relazione  alla  vendita
dei  medesimi  beni,  oltre  agli  interessi  maturati  sui  medesimi
proventi computati secondo quanto stabilito dal decreto  ministeriale
30 luglio 2009, n. 127. 
                               Art. 41 
 
 
                 Gestione delle aziende sequestrate 
 
  ((1. Nel caso in cui il sequestro abbia ad oggetto aziende  di  cui
agli articoli 2555 e seguenti del codice civile,  anche  per  effetto
del   sequestro   avente   a   oggetto   partecipazioni   societarie,
l'amministratore giudiziario e' scelto nella sezione  di  esperti  in
gestione   aziendale   dell'Albo   nazionale   degli   amministratori
giudiziari. Dopo la  relazione  di  cui  all'articolo  36,  comma  1,
l'amministratore  giudiziario,  entro  tre  mesi  dalla  sua  nomina,
prorogabili a sei mesi per giustificati motivi dal giudice  delegato,
presenta una relazione, che trasmette anche all'Agenzia, contenente: 
  a) gli ulteriori dati acquisiti, integrativi di quelli gia' esposti
nella relazione di cui all'articolo 36, comma 1; 
  b)  l'esposizione  della  situazione  patrimoniale,   economica   e
finanziaria, con lo stato analitico ed estimativo delle attivita'; 
  c)  una  dettagliata  analisi   sulla   sussistenza   di   concrete
possibilita' di prosecuzione  o  di  ripresa  dell'attivita',  tenuto
conto del grado di caratterizzazione della stessa con il proposto e i
suoi  familiari,  della  natura  dell'attivita'   esercitata,   delle
modalita' e dell'ambiente  in  cui  e'  svolta,  della  forza  lavoro
occupata  e  di  quella  necessaria   per   il   regolare   esercizio
dell'impresa, della capacita' produttiva e del mercato di riferimento
nonche'  degli  oneri  correlati  al   processo   di   legalizzazione
dell'azienda. Nel caso di  proposta  di  prosecuzione  o  di  ripresa
dell'attivita' e' allegato un  programma  contenente  la  descrizione
analitica delle modalita' e dei tempi di adempimento della  proposta,
che  deve  essere  corredato,  previa  autorizzazione   del   giudice
delegato, della  relazione  di  un  professionista  in  possesso  dei
requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), del  regio
decreto 16 marzo  1942,  n.  267,  e  successive  modificazioni,  che
attesti la veridicita' dei  dati  aziendali  e  la  fattibilita'  del
programma medesimo, considerata la possibilita'  di  avvalersi  delle
agevolazioni  e  delle  misure  previste  dall'articolo  41-bis   del
presente decreto; 
  d) la stima del valore di mercato dell'azienda, tenuto conto  degli
oneri correlati al processo di legalizzazione della stessa; 
  e)   l'indicazione   delle   attivita'   esercitabili   solo    con
autorizzazioni, concessioni e titoli abilitativi)). 
  ((1-bis. Le disposizioni del comma 4 dell'articolo 36 si  applicano
anche con riferimento a quanto previsto dalla lettera d) del comma  1
del presente articolo.)) 
  ((1-ter. Alla proposta di prosecuzione o di ripresa  dell'attivita'
l'amministratore giudiziario allega l'elenco nominativo dei creditori
e di coloro che vantano diritti reali o personali, di godimento o  di
garanzia, sui beni ai sensi dell'articolo 57, comma 1, specificando i
crediti che originano dai rapporti di cui all'articolo 56, quelli che
sono collegati a rapporti commerciali essenziali per la  prosecuzione
dell'attivita' e quelli che riguardano rapporti esauriti, non provati
o   non   funzionali   all'attivita'   d'impresa.    L'amministratore
giudiziario allega altresi' l'elenco  nominativo  delle  persone  che
risultano prestare o avere prestato attivita'  lavorativa  in  favore
dell'impresa, specificando la natura dei rapporti di lavoro esistenti
nonche'  quelli  necessari  per   la   prosecuzione   dell'attivita';
riferisce  in  ordine  alla  presenza  di  organizzazioni   sindacali
all'interno dell'azienda  alla  data  del  sequestro  e  provvede  ad
acquisire loro eventuali proposte sul programma di prosecuzione o  di
ripresa dell'attivita', che trasmette,  con  il  proprio  parere,  al
giudice delegato. Qualora il sequestro abbia a oggetto partecipazioni
societarie che assicurino le maggioranze previste dall'articolo  2359
del   codice   civile,   il   tribunale   impartisce   le   direttive
sull'eventuale revoca dell'amministratore della  societa',  che  puo'
essere nominato, nelle forme previste  dal  comma  6,  nella  persona
dell'amministratore   giudiziario;   qualora   non    sia    prevista
l'assunzione della qualita'  di  amministratore  della  societa',  il
tribunale determina le modalita' di  controllo  e  di  esercizio  dei
poteri da parte dell'amministratore giudiziario.)) 
  ((1-quater. L'amministratore giudiziario, previa autorizzazione del
giudice delegato, nell'attivita' di gestione  degli  immobili  e  dei
beni aziendali, conferisce la manutenzione ordinaria o  straordinaria
di preferenza alle imprese fornitrici di lavoro, beni e servizi  gia'
sequestrate ovvero confiscate.)) 
  ((1-quinquies. In ogni caso, entro trenta giorni dall'immissione in
possesso, l'amministratore giudiziario  e'  autorizzato  dal  giudice
delegato a proseguire l'attivita' dell'impresa o a  sospenderla,  con
riserva di rivalutare tali  determinazioni  dopo  il  deposito  della
relazione  semestrale.  Se  il  giudice  autorizza  la  prosecuzione,
conservano efficacia, fino all'approvazione del  programma  ai  sensi
del comma 1-sexies, le autorizzazioni,  le  concessioni  e  i  titoli
abilitativi   necessari   allo   svolgimento   dell'attivita',   gia'
rilasciati ai  titolari  delle  aziende  in  stato  di  sequestro  in
relazione ai compendi sequestrati.)) 
  ((1-sexies. Il tribunale esamina la relazione di cui  al  comma  1,
depositata dall'amministratore giudiziario, in camera di consiglio ai
sensi dell'articolo  127  del  codice  di  procedura  penale  con  la
partecipazione del pubblico ministero,  dei  difensori  delle  parti,
dell'Agenzia e dell'amministratore giudiziario, che  vengono  sentiti
se compaiono. Ove rilevi concrete prospettive di  prosecuzione  o  di
ripresa  dell'attivita'  dell'impresa,  il   tribunale   approva   il
programma con decreto motivato  e  impartisce  le  direttive  per  la
gestione dell'impresa.)) 
  ((1-septies. Qualora il sequestro abbia ad  oggetto  partecipazioni
societarie che non assicurino le maggioranze  previste  dall'articolo
2359  del  codice  civile,  il  tribunale  impartisce  le   opportune
direttive all'amministratore giudiziario.)) 
  ((1-octies. Per le societa' sottoposte a  sequestro  ai  sensi  del
presente decreto, le cause di scioglimento per  riduzione  o  perdita
del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo  comma,  numero
4), e 2545-duodecies del codice civile  non  operano  dalla  data  di
immissione  in  possesso  sino  all'approvazione  del  programma   di
prosecuzione o ripresa dell'attivita' e, per lo stesso  periodo,  non
si  applicano  gli  articoli  2446,  commi  secondo  e  terzo,  2447,
2482-bis, commi  quarto,  quinto  e  sesto,  e  2482-ter  del  codice
civile)). 
  2. L'amministratore giudiziario provvede  agli  atti  di  ordinaria
amministrazione funzionali all'attivita' economica  dell'azienda.  Il
giudice  delegato,  tenuto  conto  dell'attivita'  economica   svolta
dall'azienda,  della  forza  lavoro  da  essa  occupata,  della   sua
capacita' produttiva e del  suo  mercato  di  riferimento,  puo'  con
decreto motivato indicare il limite di valore entro il quale gli atti
si   ritengono   di   ordinaria   amministrazione.   L'amministratore
giudiziario non puo' frazionare artatamente le operazioni  economiche
al fine di evitare il superamento di detta soglia. 
  ((2-bis.  L'amministratore   giudiziario,   previa   autorizzazione
scritta del giudice delegato, puo' affittare l'azienda o un  ramo  di
azienda, con cessazione di diritto nei casi previsti dal comma 2-ter,
primo periodo, del presente articolo  in  data  non  successiva  alla
pronuncia della confisca definitiva.)) 
  ((2-ter.  L'amministratore   giudiziario,   previa   autorizzazione
scritta del giudice delegato, anche su proposta  dell'Agenzia,  puo',
in data non successiva alla pronuncia della confisca  definitiva,  in
via  prioritaria,  affittare  l'azienda  o  un  ramo  di  azienda   o
concederla in comodato  agli  enti,  associazioni  e  altri  soggetti
indicati all'articolo 48,  comma  3,  lettera  c),  alle  cooperative
previste dall'articolo 48, comma 8, lettera a), o  agli  imprenditori
attivi nel medesimo settore o  settori  affini  di  cui  all'articolo
41-quater.  Nel  caso   in   cui   sia   prevedibile   l'applicazione
dell'articolo 48, comma 8-ter, l'azienda puo' essere  anche  concessa
in comodato con cessazione di diritto nei  casi  di  cui  al  periodo
precedente e, in deroga al disposto  dell'articolo  1808  del  codice
civile, il  comodatario  non  ha  diritto  al  rimborso  delle  spese
straordinarie, necessarie e urgenti, sostenute per  la  conservazione
della cosa)). 
  3. Si osservano per la gestione dell'azienda le disposizioni di cui
all'articolo 42, in quanto applicabili. 
  4. I rapporti giuridici connessi  all'amministrazione  dell'azienda
sono regolati dalle norme del codice civile,  ove  non  espressamente
altrimenti disposto. 
  5. Se mancano concrete possibilita' di prosecuzione  o  di  ripresa
dell'attivita',  il  tribunale,  acquisito  il  parere  del  pubblico
ministero ((,  dei  difensori  delle  parti))  e  dell'amministratore
giudiziario, dispone la messa in liquidazione dell'impresa.  In  caso
di insolvenza, si applica l'articolo 63, comma 1. 
  ((6.  Nel  caso  di   sequestro   di   partecipazioni   societarie,
l'amministratore giudiziario esercita i poteri che spettano al  socio
nei limiti della quota sequestrata; provvede, ove necessario e previa
autorizzazione del giudice delegato, a convocare l'assemblea  per  la
sostituzione  degli  amministratori,   ad   impugnare   le   delibere
societarie di trasferimento della sede sociale e  di  trasformazione,
fusione, incorporazione  o  estinzione  della  societa',  nonche'  ad
approvare ogni altra modifica dello statuto  utile  al  perseguimento
degli scopi dell'impresa in stato di sequestro.)) 
  ((6-bis. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto  con
il Ministro dello sviluppo economico,  sono  stabilite  le  modalita'
semplificate  di  liquidazione  o  di  cessazione  dell'impresa,   in
particolare qualora sia priva di beni aziendali)). 
                             Art. 41-bis 
 
 
(( (Strumenti finanziari per la gestione e  la  valorizzazione  delle
                aziende sequestrate e confiscate). )) 
 
  ((1. L'accesso alle risorse delle sezioni di cui alle lettere a)  e
b) del comma 196 dell'articolo 1 della legge  28  dicembre  2015,  n.
208,   e'   richiesto   dall'amministratore    giudiziario,    previa
autorizzazione del giudice delegato, o dall'Agenzia, dopo  l'adozione
dei  provvedimenti  di  prosecuzione  o  di  ripresa   dell'attivita'
dell'impresa previsti dall'articolo 41, comma 1-sexies. 
  2. I crediti derivanti dai finanziamenti erogati dalla  sezione  di
cui alla lettera b) del comma 196  dell'articolo  1  della  legge  28
dicembre  2015,  n.  208,  hanno  privilegio  sugli  immobili,  sugli
impianti e su ogni loro pertinenza, sui macchinari e  sugli  utensili
dell'impresa, comunque destinati al suo funzionamento ed esercizio. 
  3. Il privilegio puo' essere esercitato  anche  nei  confronti  dei
terzi che abbiano  acquistato  diritti  sugli  stessi  beni  in  data
successiva alle annotazioni di cui al comma 5.  Nell'ipotesi  in  cui
non sia possibile far valere il privilegio nei  confronti  del  terzo
acquirente, il privilegio si trasferisce sul corrispettivo. 
  4. Il privilegio di cui al presente articolo e' preferito  ad  ogni
altro titolo di prelazione da qualsiasi  causa  derivante,  anche  se
preesistente alle annotazioni di cui al comma 5, fatta eccezione  per
i privilegi per spese di giustizia e per quelli di  cui  all'articolo
2751-bis del codice civile. 
  5. Il  privilegio  e'  annotato  presso  gli  uffici  dei  registri
immobiliari e gli uffici tavolari competenti in relazione al luogo in
cui si trovano i beni e nel registro di  cui  all'articolo  1524  del
codice civile presso il tribunale competente in  relazione  al  luogo
ove ha sede l'impresa finanziata. 
  6. Il tribunale, con il  procedimento  previsto  dall'articolo  41,
comma 1-sexies, anche su proposta dell'Agenzia, ove  rilevi  concrete
prospettive di prosecuzione dell'attivita' dell'azienda sequestrata o
confiscata, puo' impartire le direttive per la  sua  ammissione  alla
procedura  di  amministrazione  straordinaria  nelle  forme  e   alle
condizioni  previste  dall'articolo  2,  comma  1-bis,  del   decreto
legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Dopo il provvedimento di  confisca
emesso dalla corte di appello provvede l'Agenzia. 
  7. Qualora  il  sequestro  o  la  confisca  riguardino  aziende  di
straordinario   interesse   socio-economico,   tenuto   conto   della
consistenza patrimoniale e  del  numero  degli  occupati,  o  aziende
concessionarie  pubbliche  o   che   gestiscono   pubblici   servizi,
l'amministratore giudiziario puo' essere nominato  tra  gli  iscritti
nella sezione di esperti in gestione  aziendale  dell'Albo  nazionale
degli amministratori giudiziari, indicati  dalla  societa'  INVITALIA
Spa tra i suoi dipendenti. In tal caso l'amministratore  giudiziario,
dipendente  della  societa'  INVITALIA  Spa,   per   lo   svolgimento
dell'incarico non ha diritto ad  emolumenti  aggiuntivi  rispetto  al
trattamento economico in godimento, ad eccezione del  rimborso  delle
spese di cui all'articolo 35, comma 9. I  dipendenti  della  societa'
INVITALIA Spa che abbiano svolto, nei tre anni antecedenti alla  data
di entrata  in  vigore  della  presente  disposizione,  attivita'  di
gestione diretta  di  aziende  in  crisi  possono  iscriversi,  entro
sessanta giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  presente
disposizione, alla sezione dell'Albo di cui all'articolo 3, comma  2,
del decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14. Il  dipendente  della
societa' INVITALIA Spa, nominato amministratore  giudiziario,  svolge
le  proprie  funzioni  sotto  la  direzione  del  giudice   delegato,
avvalendosi dell'organizzazione della societa' INVITALIA Spa. 
  8. Entro trenta giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente  disposizione,  l'Agenzia,  con   delibera   del   Consiglio
direttivo, adotta, ai sensi dell'articolo 112, comma 4, lettera d), i
criteri per l'individuazione delle aziende sequestrate  e  confiscate
di straordinario interesse socio-economico e per la  definizione  dei
piani di valorizzazione)). 
                             Art. 41-ter 
 
(Istituzione  dei  tavoli  provinciali   permanenti   sulle   aziende
sequestrate e confiscate, presso  le  prefetture-uffici  territoriali
                            del Governo). 
 
  1. Al fine di favorire il  coordinamento  tra  le  istituzioni,  le
associazioni indicate nell'articolo  48,  comma  3,  lettera  c),  le
organizzazioni sindacali e le associazioni dei datori di lavoro  piu'
rappresentative a livello nazionale, ((il  prefetto  puo'  istituire,
presso la prefettura-ufficio  territoriale  del  Governo,  un  tavolo
provinciale sulle aziende sequestrate e confiscate, avente il compito
di)): 
    a)  favorire  la  continuazione   dell'attivita'   produttiva   e
salvaguardare i livelli occupazionali; 
    b) dare ausilio all'amministratore giudiziario, sulla base  delle
direttive impartite dal giudice delegato, e  all'Agenzia  nella  fase
dell'amministrazione,  della  gestione  e  della  destinazione  delle
aziende; 
    c) favorire  la  collaborazione  degli  operatori  economici  del
territorio con le aziende sequestrate e confiscate  nel  percorso  di
emersione alla legalita'; 
    d) promuovere lo scambio di informazioni con  gli  amministratori
giudiziari coinvolti  nella  gestione  delle  aziende  sequestrate  e
confiscate, tenendo conto delle disposizioni  impartite  dal  giudice
delegato anche al fine di salvaguardare le esigenze del  procedimento
di confisca; 
    e) esprimere un parere non vincolante  sulle  proposte  formulate
dall'amministratore giudiziario e dall'Agenzia. 
  2. Il tavolo provinciale permanente,  coordinato  e  convocato  dal
prefetto o da un suo delegato, e' composto da: 
    a)  un  rappresentante  dell'Agenzia  designato   dal   Consiglio
direttivo e individuato, di regola, nel  dirigente  della  prefettura
componente del nucleo di supporto di cui all'articolo 112, comma 3; 
    b) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; 
    c) un rappresentante  della  regione,  designato  dal  presidente
della Giunta regionale; 
    d)    un    rappresentante    delle    associazioni     sindacali
comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale,  designato
dalle medesime secondo criteri di rotazione; 
    e) un rappresentante delle organizzazioni dei  datori  di  lavoro
piu' rappresentative a  livello  nazionale  designato,  ogni  quattro
mesi, dalle medesime secondo criteri di rotazione; 
    f)  un  rappresentante  della  sede  territorialmente  competente
dell'Ispettorato nazionale del lavoro; 
    g) un rappresentante delle associazioni individuate dall'articolo
48, comma 3, lettera c), designato dalle medesime secondo criteri  di
rotazione; 
    h)  un  rappresentante  della  camera  di  commercio,  industria,
artigianato e agricoltura. 
  3. Il prefetto, ove ne ravvisi l'opportunita',  puo'  estendere  ai
rappresentanti degli enti locali la partecipazione al tavolo. 
  4. Il prefetto, su richiesta di una delle associazioni  dei  datori
di lavoro  o  delle  organizzazioni  sindacali  dei  lavoratori  piu'
rappresentative  sul  piano  nazionale  interessate,  puo'  convocare
apposite riunioni  tra  le  medesime  associazioni  e  organizzazioni
sindacali e l'amministratore. Le parti  sono  tenute  a  operare  nel
rispetto delle norme in materia di diritto del lavoro e di  relazioni
sindacali. 
  5.  Le  amministrazioni  provvedono  all'attuazione  del   presente
articolo con le risorse umane, finanziarie e strumentali  disponibili
a legislazione vigente. Ai  componenti  non  spetta  alcun  compenso,
indennita',  gettone  di  presenza  o  rimborso  di  spese   per   la
partecipazione ai lavori. 
                           Art. 41-quater 
 
       (( (Supporto delle aziende sequestrate o confiscate).)) 
 
  ((1.  Nella  gestione  dell'azienda  l'amministratore  giudiziario,
sentito  il  competente  tavolo   provinciale   permanente   di   cui
all'articolo 41-ter, previa autorizzazione del  giudice  delegato,  e
l'Agenzia possono avvalersi del supporto tecnico, a titolo  gratuito,
di imprenditori attivi nel medesimo settore o  in  settori  affini  a
quelli in cui  opera  l'azienda  sequestrata  o  non  definitivamente
confiscata, in possesso dei requisiti  previsti  dal  regolamento  di
attuazione dell'articolo 5-ter del decreto-legge 24 gennaio 2012,  n.
1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012,  n.  27,
prescindendo dai limiti di fatturato, individuati  nel  rispetto  dei
criteri  di  economicita',  efficacia,  imparzialita',   parita'   di
trattamento, trasparenza, proporzionalita', attraverso  procedure  ad
evidenza pubblica indette  dall'amministratore  giudiziario,  tenendo
conto  dei  progetti  di  affiancamento  dagli  stessi  presentati  e
dell'idoneita' a fornire il necessario sostegno all'azienda. 
  2. L'effettivo  e  utile  svolgimento  dell'attivita'  di  supporto
tecnico   di   cui   al   comma   1,   risultante   dalla   relazione
dell'amministratore giudiziario,  per  un  periodo  non  inferiore  a
dodici mesi determina l'attribuzione agli imprenditori del diritto di
prelazione da esercitare, a parita' di condizioni, al  momento  della
vendita  o  dell'affitto  dell'azienda,  nonche'  l'applicazione   ai
medesimi, in quanto compatibili, dei  benefici  di  cui  all'articolo
41-bis. 
  3. Nella gestione dell'azienda l'amministratore giudiziario, previa
autorizzazione scritta del  giudice  delegato,  e  l'Agenzia  possono
altresi' avvalersi del supporto tecnico delle  camere  di  commercio,
industria, artigianato e agricoltura  per  favorire  il  collegamento
dell'azienda sequestrata o confiscata in  raggruppamenti  e  in  reti
d'impresa)). 
                               Art. 42 
 
 
         Disciplina delle spese, dei compensi e dei rimborsi 
 
  1.  Le  spese  necessarie  o   utili   per   la   conservazione   e
l'amministrazione  dei  beni   sono   sostenute   dall'amministratore
giudiziario mediante prelevamento dalle somme  riscosse  a  qualunque
titolo ovvero sequestrate, confiscate o comunque nella disponibilita'
del procedimento. 
  2. Se dalla gestione dei  beni  sequestrati  o  confiscati  non  e'
ricavabile denaro sufficiente per il pagamento delle spese di cui  al
comma 1, le stesse  sono  anticipate  dallo  Stato,  con  diritto  al
recupero nei confronti del titolare del bene in caso  di  revoca  del
sequestro o della confisca. 
  3. Nel caso sia disposta la confisca dei  beni,  le  somme  per  il
pagamento dei compensi spettanti all'amministratore giudiziario,  per
il rimborso delle spese sostenute per i coadiutori e  quelle  di  cui
all'articolo 35, comma 9, sono inserite  nel  conto  della  gestione;
qualora la confisca non venga disposta, ovvero le disponibilita'  del
predetto conto non siano  sufficienti  per  provvedere  al  pagamento
delle anzidette spese, le somme occorrenti sono anticipate, in  tutto
o in parte, dallo Stato, senza diritto al recupero. Se il sequestro o
la confisca sono revocati, le somme  suddette  sono  poste  a  carico
dello Stato. 
  4. La determinazione dell'ammontare del compenso,  la  liquidazione
dello stesso e del trattamento  di  cui  all'articolo  35,  comma  8,
nonche' il rimborso delle spese  sostenute  per  i  coadiutori,  sono
disposti con decreto motivato del tribunale, su relazione del giudice
delegato. Il compenso degli amministratori  giudiziari  e'  liquidato
sulla base delle tabelle allegate al decreto di  cui  all'articolo  8
del decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14. 
  5. Le liquidazioni e i rimborsi di cui al comma 4 sono fatti  prima
della  redazione  del  conto  finale.  In   relazione   alla   durata
dell'amministrazione e per gli altri giustificati motivi il tribunale
concede, su richiesta dell'amministratore giudiziario  e  sentito  il
giudice delegato, acconti sul compenso finale. Il  tribunale  dispone
in  merito  agli  adempimenti  richiesti  entro  cinque  giorni   dal
ricevimento della richiesta. 
  6. I provvedimenti di liquidazione o di  rimborso  sono  comunicati
all'amministratore  giudiziario  mediante  avviso  di  deposito   del
decreto in cancelleria e all'Agenzia per via telematica. 
  7.   Entro   venti   giorni   dalla   comunicazione    dell'avviso,
l'amministratore  giudiziario  puo'  proporre  ricorso   avverso   il
provvedimento che ha disposto la liquidazione o il rimborso. La corte
d'appello decide sul ricorso in camera di consiglio, previa audizione
del ricorrente, entro quindici giorni dal deposito del ricorso. Se il
provvedimento impugnato e' stato emesso dalla  corte  d'appello,  sul
ricorso decide la medesima corte in diversa composizione. 
                               Art. 43 
 
 
                       Rendiconto di gestione 
 
  1. All'esito della procedura, e comunque dopo ((i provvedimenti  di
confisca di primo e di  secondo  grado,  entro  sessanta  giorni  dal
deposito di ciascuno dei medesimi  provvedimenti)),  l'amministratore
giudiziario presenta al giudice delegato  il  conto  della  gestione,
tenuto conto dei criteri fissati dall'articolo 37, comma 5. 
  2. Il conto della gestione espone in modo completo e  analitico  le
modalita' e i risultati  della  gestione  e  contiene,  tra  l'altro,
l'indicazione delle somme pagate e riscosse, la descrizione analitica
dei cespiti e il saldo  finale.  Al  conto  sono  essere  allegati  i
documenti      giustificativi,      le      relazioni      periodiche
sull'amministrazione e il registro delle  operazioni  effettuate.  In
caso di irregolarita' o di incompletezza, il giudice delegato  invita
l'amministratore  giudiziario  ad  effettuare,   entro   il   termine
indicato, le opportune integrazioni o modifiche. 
  3. Verificata la regolarita' del  conto,  il  giudice  delegato  ne
ordina il deposito in cancelleria, unitamente ai documenti  allegati,
assegnando in calce allo  stesso  termine  per  la  presentazione  di
eventuali  osservazioni  e  contestazioni.  Del  deposito   e'   data
immediata comunicazione agli interessati,  al  pubblico  ministero  e
all'Agenzia. 
  4. Se non sorgono o non permangono  contestazioni,  che  debbono  a
pena di inammissibilita' essere specifiche e riferite a singole  voci
contabili e non possono in ogni caso avere ad oggetto i criteri  e  i
risultati di gestione, il giudice  delegato  lo  approva;  altrimenti
fissa l'udienza di comparizione dinanzi al collegio, che in  esito  a
procedimento in  camera  di  consiglio  approva  il  conto  o  invita
l'amministratore giudiziario a sanarne le irregolarita' con ordinanza
esecutiva,  notificata  all'interessato  e  comunicata  al   pubblico
ministero. 
  5. Avverso l'ordinanza di cui al comma 4  e'  ammesso  ricorso  per
cassazione entro i dieci giorni dalla notificazione o comunicazione. 
  ((5-bis. Dopo il conferimento di  cui  all'articolo  38,  comma  3,
l'Agenzia provvede  al  rendiconto  ai  sensi  dei  commi  precedenti
qualora la confisca venga revocata. In caso  di  confisca  definitiva
l'Agenzia   trasmette   al    giudice    delegato    una    relazione
sull'amministrazione dei beni, esponendo le somme pagate e  riscosse,
le spese sostenute e il saldo finale, con  l'indicazione  dei  limiti
previsti dall'articolo 53. In tale ultimo caso, il giudice  delegato,
all'esito degli eventuali chiarimenti richiesti,  prende  atto  della
relazione)). 
                               Art. 44 
 
 
                    Gestione dei beni confiscati 
 
  1. L'Agenzia gestisce i beni confiscati anche in via non definitiva
dal  decreto  di  confisca  della  corte   di   appello,   ai   sensi
dell'articolo 20 della legge 23 dicembre 1993, n. 559, e,  in  quanto
applicabile, dell'articolo 40 del  presente  decreto,  nonche'  sulla
base degli indirizzi e  delle  linee  guida  adottati  dal  Consiglio
direttivo dell'Agenzia medesima ai sensi dell'articolo 112, comma  4,
lettera d). Essa provvede  al  rimborso  ed  all'anticipazione  delle
spese,  nonche'  alla  liquidazione  dei  compensi  che  non  trovino
copertura nelle risorse della gestione, anche avvalendosi di apposite
aperture di credito disposte,  a  proprio  favore,  sui  fondi  dello
specifico capitolo istituito nello stato di  previsione  della  spesa
del Ministero dell'economia e delle finanze,  salva,  in  ogni  caso,
l'applicazione della normativa di contabilita' generale dello Stato e
del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367. 
  2.  L'Agenzia  richiede  al  giudice  delegato  il  nulla  osta  al
compimento degli atti di cui all'articolo 40, comma 3. 
  ((2-bis. Per il recupero e la custodia dei veicoli a motore  e  dei
natanti confiscati, l'Agenzia applica le  tariffe  stabilite  con  il
decreto del Ministro della giustizia, di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze, emanato ai sensi dell'articolo 59  del
testo unico di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  30
maggio 2002, n. 115. Ferme restando le tariffe stabilite dal  periodo
precedente, l'Agenzia puo' avvalersi di aziende da essa  amministrate
operanti nello specifico settore)). 

Capo III La destinazione dei beni confiscati

                               Art. 45 
 
 
             Confisca definitiva. Devoluzione allo Stato 
 
  1. A seguito della confisca definitiva di prevenzione i  beni  sono
acquisiti al patrimonio dello Stato liberi da oneri e pesi. La tutela
dei diritti dei terzi e' garantita entro i limiti e  nelle  forme  di
cui al titolo IV. 
  2. Il provvedimento definitivo di  confisca  e'  comunicato,  dalla
cancelleria dell'ufficio giudiziario che ha emesso il  provvedimento,
all'Agenzia, nonche'  al  prefetto  e  all'ufficio  dell'Agenzia  del
demanio competenti per  territorio  in  relazione  al  luogo  ove  si
trovano i beni o ha sede l'azienda confiscata. 
                             Art. 45-bis 
 
 
         (( (Liberazione degli immobili e delle aziende).)) 
 
  ((1.  L'Agenzia,  ricevuta  la  comunicazione   del   provvedimento
definitivo di confisca, qualora l'immobile risulti  ancora  occupato,
con  provvedimento  revocabile  in  ogni  momento,   puo'   differire
l'esecuzione dello sgombero o dell'allontanamento nel  caso  previsto
dall'articolo 40, comma 3-ter, ovvero qualora lo ritenga opportuno in
vista dei provvedimenti di destinazione da adottare)). 
                                                               ((20)) 
 
------------ 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  4)
che "Le disposizioni dell'articolo 45-bis del decreto  legislativo  6
settembre 2011, n. 159, si applicano ai procedimenti  in  corso  alla
data di entrata in vigore della presente legge, sempre che  sia  gia'
intervenuto  il  provvedimento  di  confisca  non  piu'  soggetto  ad
impugnazione". 
                               Art. 46 
 
 
                    Restituzione per equivalente 
 
  ((1. La restituzione dei beni confiscati,  ad  eccezione  dei  beni
culturali di cui all'articolo  10,  comma  3,  del  codice  dei  beni
culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo  22  gennaio
2004, n. 42, e successive modificazioni, e  degli  immobili  e  delle
aree  dichiarati  di  notevole  interesse  pubblico  ai  sensi  degli
articoli  136  e  seguenti  del   medesimo   codice,   e   successive
modificazioni, nell'ambito delle risorse disponibili  a  legislazione
vigente,  puo'  avvenire  anche  per  equivalente,  al  netto   delle
migliorie, quando i beni medesimi sono stati assegnati per  finalita'
istituzionali o sociali, per fini di giustizia o di ordine pubblico o
di protezione civile di cui alle lettere a), b)  e  c)  dell'articolo
48,  comma  3,  del  presente  decreto  e   la   restituzione   possa
pregiudicare l'interesse pubblico. In tal caso l'interessato nei  cui
confronti  venga  a  qualunque  titolo  dichiarato  il  diritto  alla
restituzione del bene ha  diritto  alla  restituzione  di  una  somma
equivalente  al  valore  del  bene  confiscato  come  risultante  dal
rendiconto di gestione, al netto delle  migliorie,  rivalutato  sulla
base del tasso di inflazione annua. In  caso  di  beni  immobili,  si
tiene conto dell'eventuale rivalutazione delle rendite catastali. 
  2. Il comma  1  si  applica  altresi'  quando  il  bene  sia  stato
venduto)). 
  3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, il tribunale determina il valore
del bene e ordina il pagamento della somma, ponendola a carico: 
  a) del Fondo Unico Giustizia, nel caso in cui  il  bene  sia  stato
venduto; 
  b) dell'amministrazione assegnataria, in tutti gli altri casi. 
                               Art. 47 
 
 
                    Procedimento di destinazione 
 
  1. La destinazione dei  beni  immobili  e  dei  beni  aziendali  e'
effettuata con delibera del Consiglio direttivo  dell'Agenzia,  sulla
base della  stima  del  valore  risultante  dalla  relazione  di  cui
all'articolo 36, e da altri atti giudiziari, salvo che  sia  ritenuta
necessaria dall'Agenzia una nuova stima. 
  ((2.  L'Agenzia  provvede   all'adozione   del   provvedimento   di
destinazione entro novanta giorni dal ricevimento della comunicazione
di cui all'articolo 45, comma 2,  prorogabili  di  ulteriori  novanta
giorni in caso di operazioni particolarmente complesse. Nel  caso  di
applicazione delle disposizioni di cui al titolo IV, il provvedimento
di destinazione e' adottato entro trenta giorni  dalla  comunicazione
del progetto di pagamento effettuata ai sensi dell'articolo 61, comma
4. Anche prima dell'adozione del provvedimento di  destinazione,  per
la  tutela  dei  beni  confiscati  si  applica   il   secondo   comma
dell'articolo 823 del codice civile)). 
                               Art. 48 
                 Destinazione dei beni e delle somme 
 
  1. L'Agenzia versa al Fondo unico giustizia: 
  a) le somme di denaro confiscate che non debbano essere  utilizzate
per la gestione di altri beni confiscati o  che  non  debbano  essere
utilizzate per il  risarcimento  delle  vittime  dei  reati  di  tipo
mafioso; 
  b) le somme  ricavate  dalla  vendita,  anche  mediante  trattativa
privata, dei beni mobili, anche registrati,  confiscati,  compresi  i
titoli e le partecipazioni societarie, al netto  del  ricavato  della
vendita dei beni finalizzata al risarcimento delle vittime dei  reati
di tipo mafioso. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 24 DICEMBRE 2012, N. 228.
La  vendita   delle   partecipazioni   societarie   maggioritarie   o
totalitarie e' consentita esclusivamente se la societa' e'  priva  di
beni costituiti in azienda ai sensi degli articoli  2555  e  seguenti
del codice civile o di beni immobili e, comunque, dopo  aver  assunto
le determinazioni previste  dai  commi  seguenti.  In  ogni  caso  la
vendita  delle  partecipazioni  societarie   viene   effettuata   con
modalita' tali da  garantire  la  tutela  dei  livelli  occupazionali
preesistenti; 
  c) le somme derivanti dal recupero dei  crediti  personali.  Se  la
procedura di recupero e'  antieconomica,  ovvero,  dopo  accertamenti
sulla solvibilita' del debitore svolti anche attraverso gli organi di
polizia, il debitore risulti insolvibile, il credito e' annullato con
provvedimento del direttore dell'Agenzia. 
  1-bis. L'Agenzia versa il 3 per cento del totale delle somme di cui
al comma 1 al fondo integrativo statale per la concessione  di  borse
di studio, di cui all'articolo 18 del decreto  legislativo  29  marzo
2012, n. 68. 
  2. La disposizione del comma 1 non si applica alle somme di  denaro
e ai  proventi  derivanti  o  comunque  connessi  ai  beni  aziendali
confiscati. 
  3. I beni immobili sono: 
  a) mantenuti al patrimonio dello Stato per finalita' di  giustizia,
di ordine pubblico e di protezione civile e, ove  idonei,  anche  per
altri usi governativi o  pubblici  connessi  allo  svolgimento  delle
attivita' istituzionali di amministrazioni statali, agenzie  fiscali,
universita'  statali,  enti  pubblici  e  istituzioni  culturali   di
rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita  degli
stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei  reati  di  tipo
mafioso; 
  b) mantenuti nel patrimonio dello Stato  e,  previa  autorizzazione
del ((Ministro dell'interno)), utilizzati dall'Agenzia per  finalita'
economiche; 
  c)  trasferiti  per  finalita'  istituzionali  o   sociali   ovvero
economiche, con vincolo  di  reimpiego  dei  proventi  per  finalita'
sociali, in via prioritaria, ((al patrimonio indisponibile del comune
ove l'immobile e' sito,  ovvero  al  patrimonio  indisponibile  della
provincia, della citta' metropolitana o  della  regione)).  Gli  enti
territoriali  provvedono  a  formare  un  apposito  elenco  dei  beni
confiscati ad essi trasferiti, che  viene  periodicamente  aggiornato
con cadenza  mensile.  L'elenco,  reso  pubblico  nel  sito  internet
istituzionale  dell'ente,  deve  contenere  i  dati  concernenti   la
consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni  nonche',  in
caso  di  assegnazione   a   terzi,   i   dati   identificativi   del
concessionario e gli estremi, l'oggetto  e  la  durata  dell'atto  di
concessione.  La  mancata  pubblicazione   comporta   responsabilita'
dirigenziale ai sensi dell'articolo 46  del  decreto  legislativo  14
marzo 2013, n. 33. Gli  enti  territoriali,  anche  consorziandosi  o
attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o,
sulla base di apposita  convenzione,  assegnarlo  in  concessione,  a
titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza,  adeguata
pubblicita' e parita' di trattamento, a comunita',  anche  giovanili,
ad enti, ad  associazioni  maggiormente  rappresentative  degli  enti
locali, ad organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto
1991, n. 266, a cooperative sociali di  cui  alla  legge  8  novembre
1991, n. 381, o a comunita' terapeutiche e centri di recupero e  cura
di tossicodipendenti di cui al testo unico delle leggi in materia  di
disciplina degli stupefacenti  e  sostanze  psicotrope,  prevenzione,
cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre  1990,  n.  309,
nonche' alle associazioni di protezione  ambientale  riconosciute  ai
sensi  dell'articolo  13  della  legge  8  luglio  1986,  n.  349,  e
successive modificazioni , ad altre tipologie di cooperative  purche'
a mutualita' prevalente, fermo restando il requisito  della  mancanza
dello scopo di  lucro,  e  agli  operatori  dell'agricoltura  sociale
riconosciuti ai sensi delle disposizioni vigenti  nonche'  agli  Enti
parco nazionali e regionali. La  convenzione  disciplina  la  durata,
l'uso del bene, le modalita' di controllo sulla sua utilizzazione, le
cause di risoluzione del rapporto e le modalita' del rinnovo. I  beni
non assegnati a seguito di procedure  di  evidenza  pubblica  possono
essere utilizzati dagli enti territoriali per finalita' di lucro e  i
relativi  proventi  devono  essere  reimpiegati  esclusivamente   per
finalita' sociali. ((Se entro due anni)) l'ente territoriale  non  ha
provveduto all'assegnazione o all'utilizzazione del  bene,  l'Agenzia
dispone  la  revoca  del  trasferimento  ovvero  la  nomina   di   un
commissario con poteri sostitutivi. ((Alla scadenza di un  anno))  il
sindaco invia al Direttore dell'Agenzia  una  relazione  sullo  stato
della procedura.La destinazione, l'assegnazione e l'utilizzazione dei
beni,  nonche'  il  reimpiego  per  finalita'  sociali  dei  proventi
derivanti dall'utilizzazione per finalita' economiche, sono  soggetti
a pubblicita' nei siti internet dell'Agenzia e dell'ente utilizzatore
o assegnatario, ai sensi del decreto legislativo 14  marzo  2013,  n.
33.  L'Agenzia  revoca  la  destinazione  del  bene  qualora   l'ente
destinatario ovvero il soggetto assegnatario non trasmettano  i  dati
nel termine richiesto; 
  c-bis) assegnati, a titolo gratuito, direttamente dall'Agenzia agli
enti o alle associazioni indicati alla lettera c), in deroga a quanto
previsto dall'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191,  sulla
base  di  apposita  convenzione  nel   rispetto   dei   principi   di
trasparenza, adeguata  pubblicita'  e  parita'  di  trattamento,  ove
risulti  evidente  la  loro  destinazione  sociale  secondo   criteri
stabiliti dal Consiglio direttivo dell'Agenzia; 
  ((d)  trasferiti  prioritariamente  al   patrimonio   indisponibile
dell'ente  locale  o  della  regione  ove  l'immobile  e'  sito,   se
confiscati per il reato di cui all'articolo 74 del citato testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,
n. 309, qualora richiesti per le finalita' di  cui  all'articolo  129
dello stesso decreto del Presidente della Repubblica.  Se  entro  due
anni  l'ente  territoriale  destinatario  non  ha   provveduto   alla
destinazione del bene, l'Agenzia dispone la revoca del  trasferimento
ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi.)) 
  4. I proventi derivanti dall'utilizzo dei beni di cui al  comma  3,
lettera b), affluiscono, al netto delle  spese  di  conservazione  ed
amministrazione,  al  Fondo  unico  giustizia,  per  essere   versati
all'apposito  capitolo  di  entrata  del  bilancio  dello   Stato   e
riassegnati allo stato di previsione del  Ministero  dell'interno  al
fine di assicurare il potenziamento dell'Agenzia ((, nonche', per una
quota non superiore al 30 per cento, per incrementare i fondi per  la
contrattazione integrativa anche allo scopo di valorizzare  l'apporto
del  personale  dirigenziale  e  non  dirigenziale  al  potenziamento
dell'efficacia ed  efficienza  dell'azione  dell'Agenzia.  La  misura
della  quota  annua  destinata  all'incremento  dei  fondi   per   la
contrattazione integrativa viene definita con  decreto  del  Ministro
dell'interno di  concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze su proposta  dell'Agenzia  e  l'incremento  non  puo'  essere
superiore  al  15  per  cento  della   componente   variabile   della
retribuzione  accessoria  in  godimento   da   parte   del   predetto
personale)). 
  ((4-bis. Fermi restando i vincoli  connessi  al  trasferimento  nel
patrimonio indisponibile dell'ente  destinatario,  nell'ambito  delle
finalita' istituzionali di  cui  al  comma  3,  lettera  c),  rientra
l'impiego degli immobili, tramite procedure ad evidenza pubblica, per
incrementare l'offerta di alloggi da cedere in locazione  a  soggetti
in particolare  condizione  di  disagio  economico  e  sociale  anche
qualora l'ente territoriale ne affidi la gestione all'ente pubblico a
cio' preposto.)) 
  ((5. I beni di cui al comma 3, di cui non sia possibile  effettuare
la destinazione o il  trasferimento  per  le  finalita'  di  pubblico
interesse  ivi  contemplate,   sono   destinati   con   provvedimento
dell'Agenzia alla  vendita,  osservate,  in  quanto  compatibili,  le
disposizioni del codice di procedura civile.  Qualora  l'immobile  si
trovi nelle condizioni previste  per  il  rilascio  del  permesso  di
costruire in sanatoria, l'acquirente dovra'  presentare  la  relativa
domanda entro centoventi  giorni  dal  perfezionamento  dell'atto  di
vendita.  L'avviso  di  vendita  e'  pubblicato  nel  sito   internet
dell'Agenzia e dell'avvenuta pubblicazione e' data notizia  nel  sito
internet dell'Agenzia del demanio. La vendita e'  effettuata  per  un
corrispettivo  non  inferiore  a  quello  determinato   dalla   stima
formulata ai sensi dell'articolo 47. Qualora,  entro  novanta  giorni
dalla data di pubblicazione dell'avviso di  vendita,  non  pervengano
proposte di acquisto per  il  corrispettivo  indicato  al  precedente
periodo, il prezzo minimo della vendita non  puo',  comunque,  essere
determinato in misura inferiore all'80 per  cento  del  valore  della
suddetta stima. Fatto salvo il disposto dei commi 6 e 7 del  presente
articolo,  la  vendita  e'  effettuata  al  miglior  offerente,   con
esclusione  del  proposto  o  di  colui  che  risultava  proprietario
all'atto dell'adozione della  misura  penale  o  di  prevenzione,  se
diverso dal proposto, di soggetti condannati, anche in primo grado, o
sottoposti ad indagini connesse o pertinenti al reato di associazione
mafiosa o a quello di cui all'articolo 416-bis.1 del  codice  penale,
nonche' dei relativi coniugi o parti dell'unione  civile,  parenti  e
affini entro il terzo grado, nonche'  persone  con  essi  conviventi.
L'Agenzia acquisisce, con le modalita' di  cui  agli  articoli  90  e
seguenti, l'informazione antimafia, riferita  all'acquirente  e  agli
altri soggetti allo stesso riconducibili, indicati al presente comma,
affinche' i beni non siano acquistati, anche per interposta  persona,
da soggetti esclusi ai sensi del  periodo  che  precede,  o  comunque
riconducibili  alla  criminalita'  organizzata,  ovvero   utilizzando
proventi di natura illecita. Si applica, in  quanto  compatibile,  il
comma 15. I beni immobili acquistati  non  possono  essere  alienati,
nemmeno parzialmente, per cinque anni dalla data di trascrizione  del
contratto  di  vendita  e  quelli   diversi   dai   fabbricati   sono
assoggettati  alla  stessa  disciplina  prevista  per  questi  ultimi
dall'articolo 12 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59,  convertito,
con modificazioni, dalla  legge  18  maggio  1978,  n.  191.  I  beni
immobili di valore superiore a 400.000 euro sono alienati secondo  le
procedure previste dalle norme di contabilita' dello Stato. 
  6. Possono esercitare la prelazione all'acquisto: 
    a) cooperative  edilizie  costituite  da  personale  delle  Forze
armate o delle Forze di polizia; 
    b)  gli  enti   pubblici   aventi,   tra   le   altre   finalita'
istituzionali,   anche   quella   dell'investimento    nel    settore
immobiliare; 
    c) le associazioni di categoria che assicurano,  nello  specifico
progetto,  maggiori  garanzie  e  utilita'   per   il   perseguimento
dell'interesse pubblico; 
    d) le fondazioni bancarie; 
    e) gli enti territoriali. 
  7. La prelazione deve essere esercitata, a pena di  decadenza,  nei
termini stabiliti dall'avviso pubblico  di  cui  al  comma  5,  salvo
recesso qualora la migliore offerta pervenuta  non  sia  ritenuta  di
interesse.)) 
  7-bis.  Nell'ambito  delle  risorse  disponibili   a   legislazione
vigente, i beni mobili di terzi  rinvenuti  in  immobili  confiscati,
qualora non vengano ritirati dal proprietario nel termine  di  trenta
giorni  dalla  notificazione   dell'invito   al   ritiro   da   parte
dell'Agenzia, sono alienati a cura della stessa Agenzia anche a mezzo
dell'istituto vendite  giudiziarie,  previa  delibera  del  Consiglio
direttivo, mediante pubblicazione per quindici giorni consecutivi del
relativo avviso di vendita nel proprio sito internet. Ai  fini  della
destinazione dei proventi derivanti dalla vendita dei beni mobili, si
applicano le disposizioni di cui al comma  9.  Non  si  procede  alla
vendita dei beni che, entro dieci giorni dalla  diffusione  nel  sito
informatico, siano richiesti dalle amministrazioni  statali  o  dagli
enti territoriali come individuati dal  presente  articolo.  In  tale
caso, l'Agenzia provvede alla loro assegnazione a titolo gratuito  ed
alla    consegna    all'amministrazione     richiedente,     mediante
sottoscrizione di apposito verbale. Al secondo  esperimento  negativo
della procedura di vendita, l'Agenzia puo' procedere all'assegnazione
dei beni a titolo gratuito ai soggetti previsti dal comma 3,  lettera
c), o in via residuale alla loro distruzione. 
  ((7-ter. Per  la  destinazione  ai  sensi  del  comma  3  dei  beni
indivisi, oggetto  di  provvedimento  di  confisca,  l'Agenzia  o  il
partecipante alla comunione promuove incidente di esecuzione ai sensi
dell'articolo 666 del  codice  di  procedura  penale.  Il  tribunale,
disposti i  necessari  accertamenti  tecnici,  adotta  gli  opportuni
provvedimenti per ottenere la divisione del  bene.  Qualora  il  bene
risulti indivisibile, i partecipanti in buona fede  possono  chiedere
l'assegnazione   dell'immobile   oggetto   di    divisione,    previa
corresponsione del conguaglio dovuto in favore degli aventi  diritto,
in  conformita'  al  valore  determinato  dal  perito  nominato   dal
tribunale. Quando l'assegnazione e' richiesta  da  piu'  partecipanti
alla comunione, si fa luogo alla stessa in  favore  del  partecipante
titolare della quota maggiore o anche in favore di piu' partecipanti,
se  questi  la   chiedono   congiuntamente.   Se   non   e'   chiesta
l'assegnazione, si fa luogo  alla  vendita,  a  cura  dell'Agenzia  e
osservate, in quanto  compatibili,  le  disposizioni  del  codice  di
procedura civile o, in alternativa,  all'acquisizione  del  bene  per
intero al patrimonio dello Stato per le destinazioni di cui al  comma
3, e  gli  altri  partecipanti  alla  comunione  hanno  diritto  alla
corresponsione di una somma equivalente  al  valore  determinato  dal
perito nominato dal tribunale, con salvezza dei diritti dei creditori
iscritti e dei cessionari.  In  caso  di  acquisizione  del  bene  al
patrimonio dello Stato, il tribunale ordina il pagamento delle somme,
ponendole a carico del Fondo Unico Giustizia. Qualora il partecipante
alla comunione non dimostri la propria buona fede, la relativa  quota
viene acquisita a titolo gratuito al patrimonio dello Stato ai  sensi
del primo comma dell'articolo 45.)) 
  ((7-quater. Le modalita' di attuazione della disposizione di cui al
comma 7-ter, ai sensi della quale, in caso di acquisizione  del  bene
al patrimonio dello Stato, il tribunale  ordina  il  pagamento  delle
somme, ponendole a carico del Fondo unico giustizia,  sono  stabilite
con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze,  di  concerto
con il Ministro della giustizia)). 
  8. I beni aziendali sono mantenuti  al  patrimonio  dello  Stato  e
destinati,  con  provvedimento  dell'Agenzia  che  ne  disciplina  le
modalita' operative: 
  a)  all'affitto,   quando   vi   siano   fondate   prospettive   di
continuazione  o  di  ripresa  dell'attivita'  produttiva,  a  titolo
oneroso, a societa' e ad  imprese  pubbliche  o  private,  ovvero  in
comodato,  senza  oneri  a  carico  dello  Stato,  a  cooperative  di
lavoratori   dipendenti   dell'impresa   confiscata.   Nella   scelta
dell'affittuario o del comodatario sono privilegiate le soluzioni che
garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali.  I  beni  non
possono essere destinati all'affitto e al comodato  alle  cooperative
di  lavoratori  dipendenti  dell'impresa  confiscata  se  taluno  dei
relativi soci  e'  parente,  coniuge,  affine  o  convivente  con  il
destinatario  della  confisca,  ovvero  nel  caso  in  cui  nei  suoi
confronti  sia  stato  adottato  taluno  dei  provvedimenti  indicati
nell'articolo 15, commi 1 e 2, della legge 19 marzo 1990, n. 55; 
  b) alla vendita,  per  un  corrispettivo  non  inferiore  a  quello
determinato dalla stima eseguita  dall'Agenzia,  a  soggetti  che  ne
abbiano fatto richiesta, qualora vi sia  una  maggiore  utilita'  per
l'interesse pubblico o qualora la vendita medesima sia finalizzata al
risarcimento delle vittime dei reati di tipo  mafioso.  Nel  caso  di
vendita disposta alla scadenza del contratto  di  affitto  dei  beni,
l'affittuario puo' esercitare il diritto di prelazione  entro  trenta
giorni  dalla  comunicazione  della  vendita  del   bene   da   parte
dell'Agenzia; 
  c) alla liquidazione, qualora vi  sia  una  maggiore  utilita'  per
l'interesse  pubblico  o  qualora  la   liquidazione   medesima   sia
finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo  mafioso,
con le medesime modalita' di cui alla lettera b). 
  8-bis. I beni aziendali di  cui  al  comma  8,  ove  si  tratti  di
immobili facenti capo a societa' immobiliari, possono essere altresi'
trasferiti, per le finalita' istituzionali o sociali di cui al  comma
3, lettere c) e d), in via prioritaria al patrimonio del  comune  ove
il bene e'  sito,  ovvero  al  patrimonio  della  provincia  o  della
regione, qualora tale destinazione non  pregiudichi  la  prosecuzione
dell'attivita' d'impresa  o  i  diritti  dei  creditori  dell'impresa
stessa. Con decreto del Ministro dell'economia e  delle  finanze,  di
concerto  con  i  Ministri  dell'interno  e  della  giustizia,   sono
determinate le modalita'  attuative  della  disposizione  di  cui  al
precedente periodo in modo da assicurare un utilizzo  efficiente  dei
suddetti beni senza pregiudizio per le finalita' cui sono destinati i
relativi proventi e senza nuovi  o  maggiori  oneri  per  la  finanza
pubblica. Il trasferimento di  cui  al  primo  periodo  e'  disposto,
conformemente al decreto di cui  al  secondo  periodo,  con  apposita
delibera dell'Agenzia. 
  8-ter. Le aziende  sono  mantenute  al  patrimonio  dello  Stato  e
destinate, senza che ne  derivino  nuovi  o  maggiori  oneri  per  la
finanza pubblica, con provvedimento dell'Agenzia che ne disciplina le
modalita' operative, al  trasferimento  per  finalita'  istituzionali
agli enti o  alle  associazioni  individuati,  quali  assegnatari  in
concessione, dal comma 3, lettera c), con le modalita' ivi  previste,
qualora si  ravvisi  un  prevalente  interesse  pubblico,  anche  con
riferimento all'opportunita'  della  prosecuzione  dell'attivita'  da
parte dei soggetti indicati. 
  9.  I  proventi  derivanti  dall'affitto,  dalla  vendita  o  dalla
liquidazione dei beni di cui al comma 8 affluiscono, al  netto  delle
spese  sostenute,  al  Fondo  unico  giustizia  per  essere   versati
all'apposito  capitolo  di  entrata  del  bilancio  dello   Stato   e
riassegnati per le finalita' previste dall'articolo 2, comma  7,  del
decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito  dalla  legge  13
novembre 2008, n. 181. 
  ((10. Il 90 per cento delle somme ricavate dalla vendita di cui  al
comma 5, al netto delle spese per la  gestione  e  la  vendita  degli
stessi, affluiscono al Fondo Unico Giustizia per essere  riassegnate,
previo versamento all'entrata del bilancio dello Stato, nella  misura
del quaranta per cento al Ministero dell'interno, per la tutela della
sicurezza pubblica e per  il  soccorso  pubblico,  nella  misura  del
quaranta per cento al Ministero della giustizia,  per  assicurare  il
funzionamento ed il potenziamento degli  uffici  giudiziari  e  degli
altri servizi istituzionali, e, nella  misura  del  venti  per  cento
all'Agenzia, per  assicurare  lo  sviluppo  delle  proprie  attivita'
istituzionali, in coerenza con  gli  obiettivi  di  stabilita'  della
finanza pubblica.)) 
  (( 10-bis. Il 10 per cento delle somme ricavate  dalla  vendita  di
cui al comma 5 confluisce in un fondo, istituito presso il  Ministero
dell'interno, per le spese di manutenzione ordinaria e  straordinaria
dei beni di cui al comma 3, lettera c) )). 
  11. Nella  scelta  del  cessionario  o  dell'affittuario  dei  beni
aziendali l'Agenzia  procede  mediante  licitazione  privata  ovvero,
qualora ragioni di  necessita'  o  di  convenienza,  specificatamente
indicate e motivate, lo richiedano, mediante trattativa privata.  Sui
relativi contratti e' richiesto il parere di organi  consultivi  solo
per importi eccedenti  euro  1.032.913,80  nel  caso  di  licitazione
privata euro 516.456,90 nel caso di trattativa privata. 
  12. I beni mobili, anche iscritti  in  pubblici  registri,  possono
essere   utilizzati   dall'Agenzia   per   l'impiego   in   attivita'
istituzionali ovvero destinati ad altri organi dello Stato, agli enti
territoriali o ai soggetti previsti dal comma 3, lettera c). 
  12-bis. Sono destinati in via prioritaria al  Corpo  nazionale  dei
vigili del  fuoco  autocarri,  mezzi  d'opera,  macchine  operatrici,
carrelli elevatori e ogni altro mezzo per  uso  speciale,  funzionali
alle esigenze del soccorso pubblico. 
  ((12-ter. I beni mobili, anche iscritti in pubblici  registri,  non
destinati ai sensi dei commi 12 e 12-bis,  possono  essere  destinati
alla vendita, con divieto di ulteriore cessione per  un  periodo  non
inferiore a un anno, nel rispetto di quanto  previsto  dal  comma  5,
sesto periodo, ovvero distrutti.)) 
  13. I provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 47 e dei commi 3
e 8 del presente articolo sono immediatamente esecutivi. 
  14. I trasferimenti e le cessioni  di  cui  al  presente  articolo,
disposti a titolo gratuito, sono esenti da qualsiasi imposta. 
  15. Quando risulti che i beni confiscati dopo l'assegnazione  o  la
destinazione sono rientrati,  anche  per  interposta  persona,  nella
disponibilita' o  sotto  il  controllo  del  soggetto  sottoposto  al
provvedimento   di   confisca,   si   puo'   disporre    la    revoca
dell'assegnazione o della destinazione da parte dello  stesso  organo
che ha disposto il relativo provvedimento. 
  15-bis. L'Agenzia, con delibera del Consiglio direttivo  e  sentito
il Comitato  consultivo  di  indirizzo,  puo'  altresi'  disporre  il
trasferimento dei medesimi beni al patrimonio degli enti territoriali
che ne facciano richiesta, qualora si tratti di  beni  che  gli  enti
territoriali  medesimi  gia'  utilizzano  a  qualsiasi   titolo   per
finalita' istituzionali.  La  delibera  del  Consiglio  direttivo  e'
adottata fatti salvi i diritti dei creditori dell'azienda confiscata. 
  15-ter. Per la  destinazione  dei  beni  immobili  confiscati  gia'
facenti  parte  del  patrimonio  aziendale   di   societa'   le   cui
partecipazioni sociali siano state confiscate in  via  totalitaria  o
siano comunque tali da assicurare il  controllo  della  societa',  si
applicano le disposizioni di cui al comma 3. L'Agenzia, con  delibera
del  Consiglio  direttivo,  puo'  dichiarare,  tuttavia,  la   natura
aziendale  dei  predetti  immobili,  ordinando  al  conservatore  dei
registri  immobiliari  la  cancellazione  di  tutte  le  trascrizioni
pregiudizievoli al fine di assicurare l'intestazione del bene in capo
alla medesima societa'. In caso di  vendita  di  beni  aziendali,  si
applicano le disposizioni di cui al comma 5. 
  ((15-quater. I beni di cui al  comma  5  che  rimangono  invenduti,
decorsi tre anni dall'avvio della relativa procedura, sono  mantenuti
al patrimonio dello Stato con provvedimento dell'Agenzia. La relativa
gestione e' affidata all'Agenzia del demanio.)) 
                               Art. 49 
 
 
                             Regolamento 
 
  1. Con decreto del Ministro della  giustizia,  di  concerto  con  i
Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e della  difesa,
e' adottato, ai sensi dell'articolo  17,  comma  3,  della  legge  23
agosto 1988, n. 400, un regolamento per disciplinare la raccolta  dei
dati relativi ai beni sequestrati o confiscati, dei dati  concernenti
lo stato del procedimento per il sequestro o la confisca e  dei  dati
concernenti la consistenza, la destinazione e  la  utilizzazione  dei
beni sequestrati e confiscati, nonche' la trasmissione  dei  medesimi
dati all'Agenzia. Il Governo trasmette ogni sei  mesi  al  Parlamento
una relazione concernente i dati suddetti. 
  2. Il Consiglio di Stato esprime il proprio parere sullo schema  di
regolamento di cui al comma 1 entro trenta  giorni  dalla  richiesta,
decorsi i quali il regolamento puo' comunque essere adottato. 
  3. Le disposizioni di cui agli articoli 45, 47, 48, nonche' di  cui
al presente articolo si applicano anche ai beni per i quali non siano
state esaurite le procedure di liquidazione o non sia  stato  emanato
il provvedimento di cui al comma 1 del citato articolo 47. 

Capo IV Regime fiscale dei beni sequestrati o confiscati

                               Art. 50 
 
 
                Procedure esecutive dei concessionari 
                       di riscossione pubblica 
 
  1.  Le  procedure  esecutive,  gli  atti  di   pignoramento   e   i
provvedimenti cautelari in corso da parte  della  societa'  Equitalia
Spa o di altri concessionari di  riscossione  pubblica  sono  sospesi
nelle ipotesi di sequestro di  aziende  o  partecipazioni  societarie
disposto ai sensi del presente decreto. E'  conseguentemente  sospeso
il decorso dei relativi termini di prescrizione. 
  2. Nelle ipotesi di confisca dei  beni,  aziende  o  partecipazioni
societarie  sequestrati,  i  crediti  erariali  si   estinguono   per
confusione ai sensi dell'articolo 1253 del  codice  civile.  Entro  i
limiti degli importi dei debiti che si estinguono per confusione, non
si applicano le disposizioni di cui all'articolo  31,  comma  1,  del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. 
                               Art. 51 
              (Regime-fiscale e degli oneri economici) 
 
  1. I redditi derivanti dai beni sequestrati  continuano  ad  essere
assoggettati a tassazione con riferimento alle categorie  di  reddito
previste dall'articolo 6 del testo unico delle  Imposte  sui  Redditi
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
1986, n. 917 con le medesime modalita' applicate prima del sequestro. 
  2. Se il sequestro si protrae oltre il periodo d'imposta in cui  ha
avuto inizio, il reddito derivante dai beni sequestrati relativo alla
residua frazione di tale  periodo  e  a  ciascun  successivo  periodo
intermedio  e'  determinato  ai  fini  fiscali  in  via   provvisoria
dall'amministratore giudiziario, che e' tenuto, nei termini ordinari,
al  versamento  delle  relative  imposte,  nonche'  agli  adempimenti
dichiarativi e, ove ricorrano, agli obblighi  contabili  e  a  quelli
previsti a carico del sostituto  d'imposta  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. 
  3. In caso di confisca la tassazione operata in via provvisoria  si
considera definitiva. In caso di revoca del sequestro l'Agenzia delle
Entrate effettua la liquidazione definitiva delle imposte sui redditi
calcolate in via provvisoria nei confronti  del  soggetto  sottoposto
alla misura cautelare. 
  3-bis. Durante la vigenza dei provvedimenti di sequestro e confisca
e, comunque, fino alla assegnazione o destinazione dei beni a cui  si
riferiscono, e' sospeso il versamento di  imposte,  tasse  e  tributi
dovuti con riferimento agli immobili  oggetto  di  sequestro  il  cui
presupposto impositivo consista  nella  titolarita'  del  diritto  di
proprieta' o nel possesso  degli  stessi.  Gli  atti  e  i  contratti
relativi agli immobili di  cui  al  precedente  periodo  sono  esenti
dall'imposta di registro di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 26  aprile  1986,  n.  131,  dalle  imposte  ipotecarie  e
catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990,  n.  347,  e
dall'imposta  di  bollo  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  26  ottobre  1972,  n.  642.  Durante  la   vigenza   dei
provvedimenti di sequestro e confisca  e,  comunque  fino  alla  loro
assegnazione  o   destinazione,   non   rilevano,   ai   fini   della
determinazione delle imposte sui redditi, i redditi prodotti dai beni
immobili oggetto di sequestro situati nel territorio  dello  Stato  e
dai  beni  immobili  situati  all'estero,  anche  se  locati,  quando
determinati secondo le disposizioni  del  capo  II  del  titolo  I  e
dell'articolo 70 del testo unico delle imposte sui redditi di cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917.  I
medesimi  redditi  non  rilevano,  altresi',  nell'ipotesi   di   cui
all'articolo 90, comma 1, quarto e quinto periodo, del medesimo testo
unico. Se la confisca e' revocata,  l'amministratore  giudiziario  ne
da'  comunicazione  all'Agenzia  delle  entrate  e  agli  altri  enti
competenti che provvedono alla liquidazione delle  imposte,  tasse  e
tributi,  dovuti  per  il  periodo  di  durata   dell'amministrazione
giudiziaria, in capo al soggetto cui i beni  sono  stati  restituiti.
(13) 
  3-ter.  ((Ai  fini  del  perseguimento  delle   proprie   finalita'
istituzionali)),  l'Agenzia   puo'   richiedere,   senza   oneri,   i
provvedimenti di sanatoria, consentiti dalle vigenti disposizioni  di
legge delle opere  realizzate  sui  beni  immobili  che  siano  stati
oggetto di confisca definitiva. 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (13) 
  Il D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175  ha  disposto  (con  l'art.  32,
comma 1) che la presente  modifica  ha  effetto  a  decorrere  dal  1
gennaio 2014. 
                             Art. 51-bis 
   (( (Iscrizione di provvedimenti al registro delle imprese). )) 
 
  ((1. Il decreto di sequestro di cui all'articolo 20, il decreto  di
confisca di cui all'articolo 24, i provvedimenti di cui agli articoli
34 e 34-bis,  la  nomina  dell'amministratore  giudiziario  ai  sensi
dell'articolo 41, il provvedimento di cui  all'articolo  45,  nonche'
tutti i provvedimenti giudiziari di cui al presente decreto  comunque
denominati, relativi ad imprese, a societa' o a quote  delle  stesse,
sono  iscritti  al  registro  delle   imprese,   su   istanza   della
cancelleria, entro il giorno successivo al deposito  in  cancelleria,
con  le  modalita'  individuate  dal  regolamento  emanato  ai  sensi
dell'articolo 8, comma 6-bis, della legge 29 dicembre 1993,  n.  580.
Nelle  more  dell'emanazione  del  regolamento  di  cui  al   periodo
precedente si applica l'articolo 8, comma 6-ter, della  citata  legge
n. 580 del 1993)). 

Titolo IV LA TUTELA DEI TERZI E I RAPPORTI CON LE PROCEDURE CONCORSUALI Capo I Disposizioni generali

                               Art. 52 
 
                          Diritti dei terzi 
 
  1. La confisca non pregiudica i diritti di credito  dei  terzi  che
risultano da atti aventi data certa anteriore al sequestro, nonche' i
diritti reali di garanzia costituiti in epoca anteriore al sequestro,
ove ricorrano le seguenti condizioni: 
  a) che il proposto non disponga di altri beni sui quali  esercitare
la garanzia patrimoniale idonea al soddisfacimento del credito, salvo
che per i crediti assistiti da cause legittime di prelazione su  beni
sequestrati; 
  b) che il credito non sia strumentale all'attivita'  illecita  o  a
quella che ne costituisce il frutto o il  reimpiego,  sempre  che  il
creditore dimostri la buona fede e l'inconsapevole affidamento; 
  c) nel caso di promessa di pagamento o di ricognizione  di  debito,
che sia provato il rapporto fondamentale; 
  d) nel caso di  titoli  di  credito,  che  il  portatore  provi  il
rapporto fondamentale e quello che ne legittima il possesso. 
  2. I crediti di cui al comma 1 devono essere accertati  secondo  le
disposizioni contenute negli articoli 57, 58 e  59  e  concorrono  al
riparto sul valore dei beni o dei  compendi  aziendali  ai  quali  si
riferiscono in base alle risultanze della  contabilita'  separata  di
cui all'articolo 37, comma 5. 
  2-bis. Gli interessi convenzionali, moratori e  a  qualunque  altro
titolo dovuti sui crediti di cui al comma 1  sono  riconosciuti,  nel
loro complesso, nella misura massima comunque non superiore al  tasso
calcolato e pubblicato dalla Banca d'Italia sulla base di un  paniere
composto  dai  buoni  del  tesoro  poliennali  quotati  sul   mercato
obbligazionario telematico (RENDISTATO). 
  3. Nella valutazione della buona fede,  il  tribunale  tiene  conto
delle condizioni delle parti, dei rapporti personali  e  patrimoniali
tra le stesse e del tipo di attivita' svolta dal creditore, anche con
riferimento al ramo di attivita',  alla  sussistenza  di  particolari
obblighi di diligenza nella fase precontrattuale nonche', in caso  di
enti, alle dimensioni degli stessi. 
  3-bis. Il decreto con cui sia stata  rigettata  definitivamente  la
domanda di ammissione del credito, presentata ai sensi  dell'articolo
58, comma 2, in ragione del mancato riconoscimento della  buona  fede
nella concessione del credito, proposta da soggetto  sottoposto  alla
vigilanza della Banca d'Italia, e' comunicato a quest'ultima ai sensi
dell'articolo 9 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.  231,  e
successive modificazioni. 
  4. La confisca definitiva di un bene determina lo scioglimento  dei
contratti aventi ad oggetto un diritto personale di  godimento  o  un
diritto reale di garanzia, nonche' l'estinzione dei diritti reali  di
godimento sui beni stessi. 
  5.  Ai  titolari  dei  diritti  di  cui  al  comma  4,  spetta   in
prededuzione un equo indennizzo commisurato alla durata  residua  del
contratto o alla durata del diritto reale. Se  il  diritto  reale  si
estingue con la morte del titolare, la durata residua del diritto  e'
calcolata alla stregua della  durata  media  della  vita  determinata
sulla  base  di  parametri  statistici.  Le  modalita'   di   calcolo
dell'indennizzo sono stabilite con decreto da emanarsi  dal  Ministro
dell'economia e delle finanze e del Ministro  della  giustizia  entro
centoottanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto. 
  6. Se sono confiscati beni di cui viene dichiarata l'intestazione o
il trasferimento fittizio, i creditori del proposto sono preferiti ai
creditori chirografari in buona fede dell'intestatario  fittizio,  se
il loro credito e' anteriore all'atto di intestazione fittizia. 
  7. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 4 OTTOBRE 2018,  N.  113,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 1 DICEMBRE 2018, N. 132)). 
  8. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 4 OTTOBRE 2018,  N.  113,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 1 DICEMBRE 2018, N. 132)). 
  9. Per i beni appartenenti al demanio  culturale,  ai  sensi  degli
articoli 53 e seguenti del decreto legislativo 22  gennaio  2004,  n.
42, la vendita non puo' essere disposta senza  previa  autorizzazione
del Ministero per i beni e le attivita' culturali. 
                               Art. 53 
 
             (( (Limite della garanzia patrimoniale).)) 
 
  ((1. I crediti per titolo anteriore  al  sequestro,  verificati  ai
sensi delle disposizioni di cui al capo II,  sono  soddisfatti  dallo
Stato nel limite del 60 per cento del valore dei beni  sequestrati  o
confiscati, risultante dal  valore  di  stima  o  dalla  minor  somma
eventualmente ricavata dalla vendita degli  stessi,  al  netto  delle
spese del procedimento di confisca  nonche'  di  amministrazione  dei
beni sequestrati e di quelle sostenute nel procedimento di  cui  agli
articoli da 57 a 61)). 
                               Art. 54 
 
 
                 Pagamento di crediti prededucibili 
 
  1. I crediti prededucibili sorti  nel  corso  del  procedimento  di
prevenzione che sono liquidi, esigibili e non contestati, non debbono
essere accertati secondo le modalita' previste dagli articoli 57,  58
e 59, e possono essere soddisfatti, in tutto o in parte, al di  fuori
del piano di riparto, previa autorizzazione del giudice delegato. 
  2. Se l'attivo e' sufficiente e il  pagamento  non  compromette  la
gestione, al pagamento di cui al comma  1  provvede  l'amministratore
giudiziario  mediante  prelievo  dalle  somme  disponibili.  In  caso
contrario, il pagamento e' anticipato dallo Stato.  Tuttavia,  se  la
confisca ha ad oggetto beni organizzati in azienda e il tribunale  ha
autorizzato la prosecuzione dell'attivita', la distribuzione  avviene
mediante  prelievo  delle  somme  disponibili  secondo   criteri   di
graduazione e proporzionalita',  conformemente  all'ordine  assegnato
dalla legge. 
  3. Il giudice delegato, con il decreto di autorizzazione di cui  al
comma  1,  indica  il  soggetto  tenuto  al  pagamento  del   credito
prededucibile. 
                             Art. 54-bis 
 
         (( (Pagamento di debiti anteriori al sequestro).)) 
 
  ((1. L'amministratore giudiziario puo' chiedere al giudice delegato
di essere autorizzato al pagamento, anche  parziale  o  rateale,  dei
crediti per prestazioni di beni o  servizi,  sorti  anteriormente  al
provvedimento di sequestro, nei casi in cui  tali  prestazioni  siano
collegate a  rapporti  commerciali  essenziali  per  la  prosecuzione
dell'attivita'. 
  2. Nel programma di prosecuzione o ripresa  dell'attivita'  di  cui
all'articolo  41,  il  tribunale  puo'  autorizzare  l'amministratore
giudiziario a rinegoziare le esposizioni debitorie dell'impresa  e  a
provvedere ai conseguenti pagamenti)). 
                               Art. 55 
 
 
                          Azioni esecutive 
 
  1. A seguito del sequestro non possono essere iniziate o proseguite
azioni esecutive. I beni gia' oggetto di  esecuzione  sono  presi  in
consegna dall'amministratore giudiziario. 
  ((2. Le procedure esecutive gia' pendenti sono  sospese  sino  alla
conclusione del procedimento di prevenzione. Le  procedure  esecutive
si estinguono  in  relazione  ai  beni  per  i  quali  interviene  un
provvedimento definitivo di confisca. In  caso  di  dissequestro,  la
procedura esecutiva deve essere iniziata o riassunta entro il termine
di un anno dall'irrevocabilita' del provvedimento che ha disposto  la
restituzione del bene. 
  3. Se il sequestro riguarda  beni  oggetto  di  domande  giudiziali
precedentemente  trascritte,  aventi  ad  oggetto   il   diritto   di
proprieta' ovvero  diritti  reali  o  personali  di  godimento  o  di
garanzia sul bene, il terzo, che sia parte del giudizio, e'  chiamato
ad  intervenire  nel  procedimento  di  prevenzione  ai  sensi  degli
articoli 23 e 57; il giudizio civile e' sospeso sino alla conclusione
del procedimento di prevenzione)). 
  4. In caso di revoca definitiva del sequestro o della confisca  per
motivi diversi dalla pretesa originariamente  fatta  valere  in  sede
civile dal terzo chiamato ad intervenire,  il  giudizio  civile  deve
essere riassunto entro un anno dalla revoca. 
                               Art. 56 
 
 
                          Rapporti pendenti 
 
  ((1. Se al  momento  dell'esecuzione  del  sequestro  un  contratto
relativo  all'azienda  sequestrata  o  stipulato  dal   proposto   in
relazione al bene in stato di sequestro deve essere  in  tutto  o  in
parte ancora eseguito, l'esecuzione del contratto rimane sospesa fino
a quando  l'amministratore  giudiziario,  previa  autorizzazione  del
giudice delegato, dichiara di subentrare nel contratto in  luogo  del
proposto, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di risolvere il
contratto, salvo che,  nei  contratti  ad  effetti  reali,  sia  gia'
avvenuto   il   trasferimento   del   diritto.    La    dichiarazione
dell'amministratore giudiziario deve essere resa nei termini e  nelle
forme di cui all'articolo 41, commi 1-bis e 1-ter, e, in  ogni  caso,
entro sei mesi dall'immissione nel possesso)). 
  2. Il contraente puo' mettere in mora l'amministratore giudiziario,
facendosi assegnare dal giudice delegato un termine non  superiore  a
sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende risolto. 
  3. Se dalla sospensione di cui al comma 1 puo'  derivare  un  danno
grave al bene o all'azienda, il  giudice  delegato  autorizza,  entro
trenta  giorni  dall'esecuzione   del   sequestro,   la   provvisoria
esecuzione dei rapporti pendenti. L'autorizzazione perde efficacia  a
seguito della dichiarazione prevista dal comma 1. 
  ((4. La risoluzione del contratto in  forza  di  provvedimento  del
giudice delegato fa salvo il diritto al risarcimento  del  danno  nei
soli confronti del proposto e il contraente ha diritto di far  valere
nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento secondo  le
disposizioni previste al capo II del presente titolo)). 
  5. In caso di scioglimento del  contratto  preliminare  di  vendita
immobiliare, trascritto ai sensi dell'articolo  2645-bis  del  codice
civile, l'acquirente ha diritto di  far  valere  il  proprio  credito
secondo le disposizioni del capo II del presente titolo  e  gode  del
privilegio  previsto  nell'articolo  2775-bis  del  codice  civile  a
condizione  che  gli  effetti  della   trascrizione   del   contratto
preliminare non siano cessati anteriormente alla data del  sequestro.
Al  promissario  acquirente  non  e'  dovuto  alcun  risarcimento   o
indennizzo. 

Capo II Accertamento dei diritti dei terzi

                               Art. 57 
 
 
                         Elenco dei crediti. 
           Fissazione dell'udienza di verifica dei crediti 
 
  ((1.  L'amministratore  giudiziario  allega   alle   relazioni   da
presentare  al  giudice  delegato  l'elenco  nominativo  di  tutti  i
creditori  anteriori  al  sequestro,  ivi  compresi  quelli  di   cui
all'articolo 54-bis, l'indicazione dei  crediti  e  delle  rispettive
scadenze e l'elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali di
godimento o garanzia o diritti personali sui beni, con  l'indicazione
delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto. 
  2. Il giudice delegato, dopo il deposito del decreto di confisca di
primo  grado,  assegna  ai  creditori  un  termine  perentorio,   non
superiore a  sessanta  giorni,  per  il  deposito  delle  istanze  di
accertamento dei rispettivi diritti e fissa la data  dell'udienza  di
verifica dei crediti entro i sessanta giorni successivi.  Il  decreto
e'   immediatamente   notificato    agli    interessati,    a    cura
dell'amministratore giudiziario)). 
  3. Il giudice delegato fissa per l'esame delle domande  tardive  di
cui all'articolo 58, comma 6, un'udienza ogni  sei  mesi,  salvo  che
sussistano motivi d'urgenza. 
                               Art. 58 
 
 
                        Domanda del creditore 
 
  1. I creditori di cui all'articolo 52 presentano al giudice domanda
di ammissione del credito. 
  2. La domanda di cui al comma 1 contiene: 
  a) le generalita' del creditore; 
  b) la determinazione del credito di cui si chiede l'ammissione allo
stato passivo ovvero la  descrizione  del  bene  su  cui  si  vantano
diritti; 
  c)  l'esposizione  dei  fatti  e  degli  elementi  di  diritto  che
costituiscono la ragione della  domanda,  con  i  relativi  documenti
giustificativi; 
  d) l'eventuale indicazione del titolo  di  prelazione,  nonche'  la
descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita,  se  questa
ha carattere speciale. 
  3. Il creditore elegge domicilio nel  comune  in  cui  ha  sede  il
tribunale procedente.  E'  facolta'  del  creditore  indicare,  quale
modalita' di notificazione e di comunicazione,  la  trasmissione  per
posta elettronica o per telefax ed e' onere dello  stesso  comunicare
alla  procedura  ogni  variazione  del  domicilio  o  delle  predette
modalita'; in difetto, tutte le notificazioni e le comunicazioni sono
eseguite mediante deposito in cancelleria. 
  4. La domanda non  interrompe  la  prescrizione  ne'  impedisce  la
maturazione di termini di decadenza nei rapporti tra il  creditore  e
l'indiziato o il terzo intestatario dei beni. 
  ((5. La domanda e'  depositata,  a  pena  di  decadenza,  entro  il
termine di cui all'articolo 57, comma 2. Successivamente, e  comunque
non oltre  il  termine  di  un  anno  dal  deposito  del  decreto  di
esecutivita' dello stato passivo, le domande  relative  ad  ulteriori
crediti  sono  ammesse  solo  ove  il  creditore  provi,  a  pena  di
inammissibilita' della richiesta, di non aver  potuto  presentare  la
domanda  tempestivamente  per  causa  a  lui   non   imputabile.   Al
procedimento si applica l'articolo 59. 
  5-bis. L'amministratore giudiziario esamina le domande e redige  un
progetto di stato passivo rassegnando le proprie motivate conclusioni
sull'ammissione o sull'esclusione di ciascuna domanda. 
  5-ter. L'amministratore giudiziario deposita il progetto  di  stato
passivo  almeno  venti  giorni  prima  dell'udienza  fissata  per  la
verifica dei crediti. I creditori e i titolari dei diritti  sui  beni
oggetto  di  confisca  possono  presentare  osservazioni  scritte   e
depositare documentazioni aggiuntive, a pena  di  decadenza,  fino  a
cinque giorni prima dell'udienza)). 
                               Art. 59 
 
 
                        Verifica dei crediti. 
                  Composizione dello stato passivo 
 
  ((1. All'udienza fissata per la verifica  dei  crediti  il  giudice
delegato, con l'assistenza dell'amministratore giudiziario e  con  la
partecipazione facoltativa  del  pubblico  ministero,  assunte  anche
d'ufficio le opportune informazioni, verifica le  domande,  indicando
distintamente i crediti che ritiene  di  ammettere,  con  indicazione
delle eventuali cause di prelazione, e  quelli  che  ritiene  di  non
ammettere, in tutto o in  parte,  esponendo  succintamente  i  motivi
dell'esclusione)). 
  2. All'udienza di verifica gli interessati possono farsi  assistere
da un difensore. L'Agenzia puo' sempre partecipare per il tramite  di
un proprio rappresentante, nonche' depositare atti e documenti. 
  3. Terminato l'esame di tutte le domande, il giudice delegato forma
lo stato passivo e lo  rende  esecutivo  con  decreto  depositato  in
cancelleria e comunicato all'Agenzia. Del  deposito  l'amministratore
giudiziario da' notizia agli interessati  non  presenti  a  mezzo  di
raccomandata  con  avviso   di   ricevimento.   Nel   caso   previsto
dall'articolo 58, comma 3, secondo  periodo,  la  comunicazione  puo'
essere eseguita per posta elettronica o per telefax. 
  4. I provvedimenti  di  ammissione  e  di  esclusione  dei  crediti
producono effetti solo nei confronti dell'Erario. 
  5. Gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti
con decreto  del  giudice  delegato  su  istanza  dell'amministratore
giudiziario  o  del  creditore,  sentito   il   pubblico   ministero,
l'amministratore giudiziario e la parte interessata. 
  ((6. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma  3,  i
creditori esclusi possono proporre opposizione  mediante  ricorso  al
tribunale  che  ha  applicato  la  misura  di  prevenzione.   Ciascun
creditore puo'  impugnare  nello  stesso  termine  e  con  le  stesse
modalita' i crediti ammessi, ivi compresi quelli di cui  all'articolo
54-bis)). 
  7. Il tribunale tratta  in  modo  congiunto  le  opposizioni  e  le
impugnazioni fissando un'apposita udienza  in  camera  di  consiglio,
della  quale  l'amministratore  giudiziario  da'  comunicazione  agli
interessati. 
  ((8. All'udienza ciascuna parte puo' svolgere, con l'assistenza del
difensore, le proprie deduzioni e produrre documenti  nuovi  solo  se
prova di non esserne venuta in  possesso  tempestivamente  per  causa
alla parte stessa non imputabile. 
  9. All'esito  il  tribunale  decide  con  decreto  ricorribile  per
cassazione nel termine di trenta giorni dalla sua notificazione)). 
  10. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 17 OTTOBRE 2017, N. 161)). 
                               Art. 60 
 
 
                        Liquidazione dei beni 
 
  ((1.  Dopo  l'irrevocabilita'  del   provvedimento   di   confisca,
l'Agenzia procede al pagamento dei creditori ammessi  al  passivo  in
ragione delle distinte masse  nonche'  dell'ordine  dei  privilegi  e
delle cause legittime di prelazione sui beni trasferiti al patrimonio
dello Stato. L'Agenzia, ove le somme  apprese,  riscosse  o  comunque
ricevute non siano sufficienti a  soddisfare  i  creditori  utilmente
collocati al passivo, procede  alla  liquidazione  dei  beni  mobili,
delle aziende o rami d'azienda e  degli  immobili.  Ove  ritenga  che
dalla redditivita' dei beni si possano conseguire risorse  necessarie
al pagamento dei crediti, l'Agenzia puo' ritardare la  vendita  degli
stessi non oltre un anno dall'irrevocabilita'  del  provvedimento  di
confisca. 
  2.  Le  vendite  sono   effettuate   dall'Agenzia   con   procedure
competitive sulla base del valore di stima risultante dalle relazioni
di cui agli articoli 36 e 41, comma 1, o utilizzando stime effettuate
da parte di esperti)). 
  3.  Con   adeguate   forme   di   pubblicita',   sono   assicurate,
nell'individuazione  dell'acquirente,  la  massima   informazione   e
partecipazione degli  interessati.  La  vendita  e'  conclusa  previa
acquisizione  del  parere  ed  assunte   le   informazioni   di   cui
all'articolo 48, comma 5, ultimo periodo. 
  ((4. L'Agenzia puo' sospendere la vendita non ancora  conclusa  ove
pervenga offerta irrevocabile d'acquisto migliorativa per un  importo
non inferiore al 10 per cento del prezzo offerto)). 
  5. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 17 OTTOBRE 2017, N. 161)). 
                               Art. 61 
 
 
              Progetto e piano di pagamento dei crediti 
 
  ((1. Dopo l'irrevocabilita' del provvedimento di confisca l'Agenzia
redige il progetto di pagamento dei  crediti.  Il  progetto  contiene
l'elenco dei crediti utilmente collocati al passivo, con le  relative
cause  di  prelazione,  nonche'  l'indicazione   degli   importi   da
corrispondere a ciascun creditore)). 
  2.  I  crediti,  nei  limiti  previsti   dall'articolo   53,   sono
soddisfatti nel seguente ordine: 
  1) pagamento dei crediti prededucibili; 
  2)  pagamento  dei  crediti  ammessi  con   prelazione   sui   beni
confiscati, secondo l'ordine assegnato dalla legge; 
  3)   pagamento   dei   creditori   chirografari,   in   proporzione
dell'ammontare del credito per cui ciascuno di essi e' stato ammesso,
compresi i creditori indicati al n. 2), per la  parte  per  cui  sono
rimasti insoddisfatti sul valore dei beni oggetto della garanzia. 
  3. Sono considerati debiti prededucibili quelli  cosi'  qualificati
da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o
in  funzione  del  procedimento  di  prevenzione,  incluse  le  somme
anticipate dallo Stato ai sensi dell'articolo 42. 
  ((4. L'Agenzia, predisposto il progetto di pagamento, ne ordina  il
deposito disponendo che dello stesso sia data comunicazione a tutti i
creditori)). 
  5. Entro dieci giorni dalla comunicazione  di  cui  al  comma  4  i
creditori possono presentare osservazioni sulla graduazione  e  sulla
collocazione dei crediti, nonche' sul valore dei beni o delle aziende
confiscati. 
  ((6. L'Agenzia, decorso il termine di cui al comma 5, tenuto  conto
delle osservazioni ove pervenute, determina il piano di pagamento. 
  7. Entro dieci giorni dalla comunicazione del piano di pagamento, i
creditori possono proporre opposizione dinanzi  alla  sezione  civile
della corte di appello del distretto della  sezione  specializzata  o
del  giudice  penale  competente  ad  adottare  il  provvedimento  di
confisca. Si procede in  camera  di  consiglio  e  si  applicano  gli
articoli 702-bis e seguenti del codice di procedura civile. Le  somme
contestate  sono  accantonate.  Ove  non  sia   possibile   procedere
all'accantonamento, i pagamenti  sono  sospesi  fino  alla  decisione
sull'opposizione)). 
  ((8. Divenuto definitivo il piano di pagamento,  l'Agenzia  procede
ai pagamenti dovuti entro i limiti di cui all'articolo 53)). 
  9. I pagamenti effettuati in esecuzione dei piani di pagamento  non
possono essere ripetuti, salvo il caso dell'accoglimento  di  domande
di revocazione. 
  10. I creditori che hanno percepito pagamenti  non  dovuti,  devono
restituire le somme riscosse, oltre agli interessi legali dal momento
del  pagamento  effettuato  a  loro  favore.  In  caso   di   mancata
restituzione, le somme sono pignorate secondo le forme stabilite  per
i beni mobili dal codice di procedura civile. 
                               Art. 62 
 
 
                             Revocazione 
 
  1. Il pubblico ministero, l'amministratore giudiziario e  l'Agenzia
possono in ogni tempo chiedere la revocazione  del  provvedimento  di
ammissione del credito al passivo quando emerga  che  esso  e'  stato
determinato da falsita', dolo, errore essenziale  di  fatto  o  dalla
mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati  prodotti
tempestivamente  per  causa  non   imputabile   al   ricorrente.   La
revocazione e' proposta dinanzi al tribunale  della  prevenzione  nei
confronti del creditore la  cui  domanda  e'  stata  accolta.  Se  la
domanda e' accolta, si applica l'articolo 61, comma 10. 

Capo III Rapporti con le procedure concorsuali

                               Art. 63 
 
 
         Dichiarazione di fallimento successiva al sequestro 
 
  1. Salva l'iniziativa per la dichiarazione  di  fallimento  assunta
dal debitore o da uno o piu' creditori, il pubblico ministero,  anche
su segnalazione  dell'amministratore  giudiziario  che  ne  rilevi  i
presupposti, chiede al tribunale competente che venga  dichiarato  il
fallimento dell'imprenditore i cui beni aziendali siano sottoposti  a
sequestro o a confisca. 
  2. Nel caso in cui l'imprenditore di cui al comma  1  sia  soggetto
alla procedura di liquidazione coatta amministrativa  con  esclusione
del fallimento, il pubblico ministero chiede al tribunale  competente
l'emissione del provvedimento  di  cui  all'articolo  195  del  regio
decreto 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni. 
  3. Il pubblico ministero segnala alla Banca d'Italia la sussistenza
del procedimento di prevenzione  su  beni  appartenenti  ad  istituti
bancari o creditizi ai fini dell'adozione dei provvedimenti di cui al
titolo IV del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. 
  ((4. Quando viene dichiarato il fallimento, i beni  assoggettati  a
sequestro o confisca sono esclusi dalla massa attiva fallimentare. La
verifica dei crediti e dei diritti inerenti ai rapporti  relativi  ai
suddetti beni viene svolta dal  giudice  delegato  del  tribunale  di
prevenzione nell'ambito del procedimento di cui agli  articoli  52  e
seguenti)). 
  5. Nel caso di cui al comma 4, il giudice  delegato  al  fallimento
provvede all'accertamento del passivo e dei diritti dei  terzi  nelle
forme degli articoli 92 e seguenti del regio decreto 16  marzo  1942,
n. 267, verificando  altresi',  anche  con  riferimento  ai  rapporti
relativi  ai  beni  sottoposti  a  sequestro,  la  sussistenza  delle
condizioni di cui all'articolo 52, comma 1, lettere b),  c)  e  d)  e
comma 3 del presente decreto. 
  ((6.  Se  nella  massa  attiva  del  fallimento   sono   ricompresi
esclusivamente  beni  gia'  sottoposti  a  sequestro,  il  tribunale,
sentiti il curatore e il comitato dei creditori, dichiara  chiuso  il
fallimento con decreto ai sensi dell'articolo 119 del  regio  decreto
16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni. 
  7. In caso di revoca del sequestro o della  confisca,  il  curatore
procede all'apprensione dei beni ai sensi del capo IV del  titolo  II
del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive  modificazioni.
Il giudice delegato al fallimento procede alla verifica dei crediti e
dei diritti in relazione ai beni per i quali e' intervenuta la revoca
del sequestro o della confisca.  Se  la  revoca  interviene  dopo  la
chiusura del fallimento, il tribunale provvede ai sensi dell'articolo
121  del  regio  decreto  16  marzo  1942,  n.  267,   e   successive
modificazioni, anche su iniziativa del pubblico ministero,  ancorche'
sia  trascorso  il  termine  di  cinque  anni  dalla   chiusura   del
fallimento. Il curatore subentra nei rapporti  processuali  in  luogo
dell'amministratore giudiziario)). 
  8. L'amministratore  giudiziario  propone  le  azioni  disciplinate
dalla sezione III del capo III del titolo II  del  regio  decreto  16
marzo 1942, n. 267, con  gli  effetti  di  cui  all'articolo  70  del
medesimo decreto, ove siano relative ad atti,  pagamenti  o  garanzie
concernenti i beni oggetto di sequestro. Gli effetti del sequestro  e
della confisca si estendono  ai  beni  oggetto  dell'atto  dichiarato
inefficace. 
  ((8-bis. L'amministratore giudiziario, ove siano stati  sequestrati
complessi aziendali  e  produttivi  o  partecipazioni  societarie  di
maggioranza, prima  che  intervenga  la  confisca  definitiva,  puo',
previa  autorizzazione  del  tribunale  ai  sensi  dell'articolo  41,
presentare   al   tribunale   fallimentare   competente   ai    sensi
dell'articolo 9 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive
modificazioni, in quanto compatibile,  domanda  per  l'ammissione  al
concordato preventivo, di cui agli articoli 160 e seguenti del citato
regio decreto n. 267 del 1942, nonche'  accordo  di  ristrutturazione
dei debiti ai sensi dell'articolo 182-bis del regio  decreto  n.  267
del 1942, o predisporre un piano attestato ai sensi dell'articolo 67,
terzo comma, lettera d), del regio  decreto  n.  267  del  1942.  Ove
finalizzato a garantire la salvaguardia dell'unita' produttiva  e  il
mantenimento dei livelli occupazionali, il piano di  ristrutturazione
puo' prevedere l'alienazione dei beni  sequestrati  anche  fuori  dei
casi di cui all'articolo 48)). 
                               Art. 64 
 
 
        Sequestro successivo alla dichiarazione di fallimento 
 
  1. Ove sui beni compresi nel fallimento ai sensi  dell'articolo  42
del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 sia  disposto  sequestro,  il
giudice delegato al fallimento, sentito il curatore  ed  il  comitato
dei creditori, dispone con decreto non reclamabile la separazione  di
tali beni dalla massa  attiva  del  fallimento  e  la  loro  consegna
all'amministratore giudiziario. 
  ((2. Salvo quanto previsto dal comma  7,  i  crediti  e  i  diritti
inerenti  ai  rapporti  relativi  ai  beni  sottoposti  a  sequestro,
ancorche'  gia'  verificati  dal   giudice   del   fallimento,   sono
ulteriormente  verificati  dal  giudice  delegato  del  tribunale  di
prevenzione ai sensi degli articoli 52 e seguenti)). 
  3. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 17 OTTOBRE 2017, N. 161)). 
  ((4. Se sono pendenti, con riferimento  ai  crediti  e  ai  diritti
inerenti ai rapporti relativi per  cui  interviene  il  sequestro,  i
giudizi di impugnazione di cui all'articolo 98 del regio  decreto  16
marzo  1942,  n.  267,  e  successive  modificazioni,  il   tribunale
fallimentare sospende il giudizio sino all'esito del procedimento  di
prevenzione. Le parti interessate, in caso di revoca  del  sequestro,
dovranno riassumere il giudizio)). 
  5. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 17 OTTOBRE 2017, N. 161)). 
  ((6. I crediti di  cui  al  comma  2,  verificati  ai  sensi  degli
articoli  53  e  seguenti  dal  giudice  delegato  del  tribunale  di
prevenzione, sono soddisfatti sui beni oggetto di confisca secondo il
piano di pagamento di cui all'articolo 61. 
  7. Se il sequestro o la confisca di prevenzione hanno  per  oggetto
l'intera massa attiva fallimentare ovvero, nel caso  di  societa'  di
persone,  l'intero  patrimonio  personale  dei  soci  illimitatamente
responsabili, il tribunale, sentiti il curatore  e  il  comitato  dei
creditori, dichiara la chiusura del fallimento con decreto  ai  sensi
dell'articolo 119  del  regio  decreto  16  marzo  1942,  n.  267,  e
successive modificazioni)). 
  8. Se il sequestro o la confisca intervengono dopo la chiusura  del
fallimento, essi si eseguono su quanto  eventualmente  residua  dalla
liquidazione. 
  9. Si applica l'articolo 63, comma 8, ed ove le azioni siano  state
proposte dal curatore, l'amministratore lo sostituisce  nei  processi
in corso. 
  10. Se il  sequestro  o  la  confisca  sono  revocati  prima  della
chiusura del fallimento, i  beni  sono  nuovamente  ricompresi  nella
massa attiva. L'amministratore  giudiziario  provvede  alla  consegna
degli stessi al curatore, il quale prosegue i giudizi di cui al comma
9. 
  11. Se il sequestro o la confisca sono revocati  dopo  la  chiusura
del fallimento, si provvede ai sensi dell'articolo 63, comma 7. 
                               Art. 65 
 
 
                 Rapporti del controllo giudiziario 
        e dell'amministrazione giudiziaria con il fallimento 
 
  1. Il controllo e l'amministrazione giudiziaria non possono  essere
disposti su beni compresi nel fallimento. 
  2.  Quando   la   dichiarazione   di   fallimento   e'   successiva
all'applicazione delle misure di  prevenzione  del  controllo  ovvero
dell'amministrazione giudiziaria, la misura di prevenzione cessa  sui
beni  compresi  nel  fallimento.  La  cessazione  e'  dichiarata  dal
tribunale con ordinanza. 
  3. Nel caso previsto al comma 2, se alla  chiusura  del  fallimento
residuano beni gia' sottoposti alle anzidette misure di  prevenzione,
il tribunale della prevenzione  dispone  con  decreto  l'applicazione
della misura  sui  beni  medesimi,  ove  persistano  le  esigenze  di
prevenzione. 

Titolo V EFFETTI, SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI Capo I Effetti delle misure di prevenzione

                               Art. 66 
 
 
                          Principi generali 
 
  1. L'applicazione delle misure di prevenzione di cui  al  libro  I,
titolo I, importa gli effetti previsti dal presente capo, nonche' gli
effetti dalla legge espressamente indicati. 
  2. L'applicazione delle misure di prevenzione di cui  al  libro  I,
titolo II, importa gli effetti dalla legge espressamente indicati. 
                               Art. 67 
 
 
                 Effetti delle misure di prevenzione 
 
  1. Le persone alle quali  sia  stata  applicata  con  provvedimento
definitivo una delle misure di  prevenzione  previste  dal  libro  I,
titolo I, capo II non possono ottenere: 
  a) licenze o autorizzazioni di polizia e di commercio; 
  b) concessioni di  acque  pubbliche  e  diritti  ad  esse  inerenti
nonche' concessioni di beni demaniali allorche' siano  richieste  per
l'esercizio di attivita' imprenditoriali; 
  c) concessioni di costruzione e gestione di  opere  riguardanti  la
pubblica amministrazione e concessioni di servizi pubblici; 
  d) iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere,
beni e servizi riguardanti la pubblica amministrazione, nei  registri
della camera di commercio per l'esercizio del commercio  all'ingrosso
e nei registri di commissionari astatori presso  i  mercati  annonari
all'ingrosso; 
  e) attestazioni di qualificazione per eseguire lavori pubblici; 
  f) altre iscrizioni o  provvedimenti  a  contenuto  autorizzatorio,
concessorio,  o  abilitativo  per   lo   svolgimento   di   attivita'
imprenditoriali, comunque denominati; 
  g) contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre  erogazioni
dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati  da  parte
dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunita' europee, per lo
svolgimento di attivita' imprenditoriali; 
  h) licenze per detenzione e porto d'armi, fabbricazione,  deposito,
vendita e trasporto di materie esplodenti. 
  2. Il provvedimento definitivo  di  applicazione  della  misura  di
prevenzione  determina  la  decadenza  di  diritto   dalle   licenze,
autorizzazioni, concessioni, iscrizioni,  attestazioni,  abilitazioni
ed erogazioni di cui al comma 1, nonche'  il  divieto  di  concludere
contratti  pubblici  di  lavori,  servizi  e  forniture,  di  cottimo
fiduciario e relativi subappalti e subcontratti, compresi  i  cottimi
di qualsiasi tipo, i noli a caldo e le forniture con posa  in  opera.
Le licenze, le autorizzazioni e le concessioni  sono  ritirate  e  le
iscrizioni  sono  cancellate  ed  e'  disposta  la  decadenza   delle
attestazioni a cura degli organi competenti. 
  3. Nel corso del procedimento  di  prevenzione,  il  tribunale,  se
sussistono motivi di  particolare  gravita',  puo'  disporre  in  via
provvisoria i divieti di cui ai commi 1 e 2 e sospendere  l'efficacia
delle iscrizioni, delle erogazioni e  degli  altri  provvedimenti  ed
atti di cui ai medesimi commi. Il provvedimento  del  tribunale  puo'
essere in qualunque momento revocato dal giudice procedente  e  perde
efficacia se non e' confermato con il decreto che applica  la  misura
di prevenzione. 
  4. Il tribunale, salvo quanto previsto all'articolo 68, dispone che
i divieti e le decadenze previsti dai commi 1 e 2 operino  anche  nei
confronti di chiunque conviva con la persona sottoposta  alla  misura
di  prevenzione  nonche'  nei  confronti  di  imprese,  associazioni,
societa' e  consorzi  di  cui  la  persona  sottoposta  a  misura  di
prevenzione sia amministratore o determini in qualsiasi modo scelte e
indirizzi. In tal caso i divieti sono  efficaci  per  un  periodo  di
cinque anni. 
  5. Per le licenze ed autorizzazioni di  polizia,  ad  eccezione  di
quelle relative alle armi, munizioni ed esplosivi, e  per  gli  altri
provvedimenti di cui al comma 1 le decadenze e i divieti previsti dal
presente articolo possono essere esclusi dal giudice nel caso in  cui
per  effetto  degli  stessi  verrebbero  a   mancare   i   mezzi   di
sostentamento all'interessato e alla famiglia. 
  6. Salvo che si tratti di provvedimenti  di  rinnovo,  attuativi  o
comunque  conseguenti  a  provvedimenti  gia'  disposti,  ovvero   di
contratti  derivati  da   altri   gia'   stipulati   dalla   pubblica
amministrazione, le licenze, le autorizzazioni,  le  concessioni,  le
erogazioni, le abilitazioni e le iscrizioni indicate nel comma 1  non
possono essere rilasciate o consentite e la conclusione dei contratti
o subcontratti indicati nel comma 2  non  puo'  essere  consentita  a
favore di persone nei cui confronti e' in corso  il  procedimento  di
prevenzione senza che sia data preventiva  comunicazione  al  giudice
competente, il quale puo' disporre,  ricorrendone  i  presupposti,  i
divieti e le sospensioni previsti a norma del comma 3. A tal fine,  i
relativi procedimenti amministrativi restano sospesi fino a quando il
giudice non provvede e, comunque, per  un  periodo  non  superiore  a
venti giorni  dalla  data  in  cui  la  pubblica  amministrazione  ha
proceduto alla comunicazione. 
  7. Dal termine stabilito per la presentazione  delle  liste  e  dei
candidati e fino alla chiusura delle operazioni di voto, alle persone
sottoposte, in forza di provvedimenti definitivi, alla  misura  della
sorveglianza speciale di  pubblica  sicurezza  e'  fatto  divieto  di
svolgere le attivita' di propaganda elettorale previste dalla legge 4
aprile 1956,  n.  212,  in  favore  o  in  pregiudizio  di  candidati
partecipanti a qualsiasi tipo di competizione elettorale. 
  8. Le disposizioni dei commi 1,  2  e  4  si  applicano  anche  nei
confronti  delle  persone  condannate  con  sentenza  definitiva   o,
ancorche' non definitiva, confermata in grado di appello, per uno dei
delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di  procedura
penale ((nonche' per i reati di cui all'articolo 640, secondo  comma,
n. 1), del codice penale, commesso a danno dello Stato o di un  altro
ente pubblico, e all'articolo 640-bis del codice penale)). 
                               Art. 68 
 
 
          Divieti e decadenze nei confronti dei conviventi 
 
  1. Il tribunale, prima di adottare alcuno dei provvedimenti di  cui
al comma  4  dell'articolo  67,  chiama,  con  decreto  motivato,  ad
intervenire nel procedimento le parti interessate, le quali  possono,
anche con  l'assistenza  di  un  difensore,  svolgere  in  camera  di
consiglio  le  loro  deduzioni  e  chiedere  l'acquisizione  di  ogni
elemento  utile  ai  fini  della  decisione.  Ai  fini  dei  relativi
accertamenti si applicano le disposizioni dell'articolo 19. 
  2. I provvedimenti previsti dal comma 4  dell'articolo  67  possono
essere adottati, su richiesta del procuratore della Repubblica di cui
all'articolo  17,  commi  1  e  2,  del  direttore  della   Direzione
investigativa antimafia, o  del  questore,  quando  ne  ricorrano  le
condizioni, anche dopo l'applicazione della  misura  di  prevenzione.
Sulla richiesta provvede lo  stesso  tribunale  che  ha  disposto  la
misura  di  prevenzione,  con  le  forme  previste  per  il  relativo
procedimento e rispettando  la  disposizione  di  cui  al  precedente
comma. 
  3. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 27, commi  1  e
2. 
                               Art. 69 
 
 
         Elenco generale degli enti e delle amministrazioni 
 
  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,  d'intesa
con tutti i Ministri interessati, e' costituito  un  elenco  generale
degli enti e delle amministrazioni legittimati a disporre le licenze,
le  concessioni  e  le  iscrizioni  e  le  attestazioni,  nonche'  le
autorizzazioni,   le   abilitazioni   e   le   erogazioni    indicate
nell'articolo 67, comma 1. Con le stesse modalita' saranno effettuati
gli aggiornamenti eventualmente necessari. 
  2. Le cancellerie dei tribunali,  delle  corti  d'appello  e  della
Corte di  cassazione  debbono  comunicare  alla  questura  nella  cui
circoscrizione hanno sede, non oltre i cinque giorni dal deposito  o,
nel caso di  atto  impugnabile,  non  oltre  i  cinque  giorni  dalla
scadenza del termine  per  l'impugnazione,  copia  dei  provvedimenti
emanati ai sensi degli articoli 7 e 10, nonche' dei provvedimenti  di
cui ai commi 3, 4, 5 e 7 dell'articolo 67, e all'articolo  68,  comma
2. Nella comunicazione deve essere specificato  se  il  provvedimento
sia divenuto definitivo. 
  3. I procuratori della Repubblica, nel presentare al  tribunale  le
proposte per l'applicazione  di  una  delle  misure  di  prevenzione,
provvedono a darne contestuale comunicazione, in copia, alla questura
nella cui circoscrizione ha sede il tribunale stesso. 
  4.  I  questori  dispongono  l'immediata  immissione   nel   centro
elaborazione dati di cui all'articolo 8 della legge 1°  aprile  1981,
n. 121, sia delle comunicazioni previste nei commi 2 e 3,  sia  delle
proposte che essi stessi abbiano presentato per l'applicazione di una
delle misure di prevenzione indicate nel capoverso  che  precede.  Le
informazioni predette sono contestualmente trasmesse alle  prefetture
attraverso   i   terminali   installati   nei    rispettivi    centri
telecomunicazione. 
  5. Le prefetture comunicano tempestivamente  agli  organi  ed  enti
indicati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui
al comma 1 e dai successivi decreti  di  aggiornamento,  che  abbiano
sede nelle rispettive province, i provvedimenti esecutivi concernenti
i divieti, le decadenze e le sospensioni previste  nell'articolo  67.
Per  i  provvedimenti  di  cui  al  comma  5  dell'articolo   67   la
comunicazione, su motivata richiesta  dell'interessato,  puo'  essere
inviata  anche  ad  organi  o  enti  specificamente  indicati   nella
medesima. 
  6.  Ai  fini  dell'applicazione   delle   norme   in   materia   di
qualificazione degli esecutori dei lavori pubblici, la  comunicazione
va, comunque, fatta dalla  prefettura  di  Roma  al  Ministero  delle
infrastrutture e dei trasporti e all'Autorita' per la  vigilanza  sui
contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, entro e non  oltre
cinque giorni dalla  ricezione  del  dato;  dell'informativa  debbono
costituire oggetto anche le proposte indicate nei commi 3 e 4. 

Capo II La riabilitazione

                               Art. 70 
 
 
                           Riabilitazione 
 
  1. Dopo tre anni  dalla  cessazione  della  misura  di  prevenzione
personale,  l'interessato  puo'  chiedere   la   riabilitazione.   La
riabilitazione e' concessa, se il soggetto ha dato prova costante  ed
effettiva di buona condotta, dalla corte di appello nel cui distretto
ha sede l'autorita'  giudiziaria  che  dispone  l'applicazione  della
misura di prevenzione o dell'ultima misura di prevenzione. 
  2. La riabilitazione comporta la cessazione di  tutti  gli  effetti
pregiudizievoli riconnessi allo stato di persona sottoposta a  misure
di  prevenzione  nonche'   la   cessazione   dei   divieti   previsti
dall'articolo 67. 
  3. Si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni del  codice
di procedura penale riguardanti la riabilitazione. 
  4. Quando e' stata applicata una misura  di  prevenzione  personale
nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a)
e b), la riabilitazione puo' essere richiesta dopo cinque anni  dalla
cessazione della misura di prevenzione personale. 

Capo III Le sanzioni

                               Art. 71 
 
 
                       Circostanza aggravante 
 
  1. Le pene stabilite per i delitti previsti dagli articoli 270-bis,
270-ter,  270-quater,  270-quater.1,   270-quinquies,   ((314,   316,
316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321,  322,
322-bis,)) 336, 338, 353, 377, terzo comma, 378, 379,  416,  416-bis,
((416-ter, 418,)) 424, 435, 513-bis, 575, 600, 601,  602,  605,  610,
611, 612, 628, 629, 630, 632, 633, 634, 635, 636, 637, 638,  640-bis,
648-bis, 648-ter, del codice penale, nonche' per i  delitti  commessi
con le finalita' di terrorismo di  cui  all'articolo  270-sexies  del
codice penale, sono  aumentate  da  un  terzo  alla  meta'  e  quelle
stabilite per le contravvenzioni di  cui  agli  articoli  695,  primo
comma, 696, 697, 698, 699 del  codice  penale  sono  aumentate  nella
misura di cui al secondo comma dell'articolo 99 del codice penale  se
il  fatto  e'  commesso  da  persona  sottoposta  con   provvedimento
definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il  periodo
previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui  ne  e'
cessata l'esecuzione. 
  2. In ogni caso si procede d'ufficio e quando i delitti di  cui  al
comma 1, per i quali  e'  consentito  l'arresto  in  flagranza,  sono
commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia
giudiziaria puo'  procedere  all'arresto  anche  fuori  dei  casi  di
flagranza. 
  3. Alla pena e' aggiunta una misura di sicurezza detentiva. 
                               Art. 72 
 
 
              Reati concernenti le armi e gli esplosivi 
 
  1. Le pene stabilite per  i  reati  concernenti  le  armi  alterate
nonche' le armi e le munizioni di cui all'articolo 1 della  legge  18
aprile 1975, n. 110, sono triplicate e quelle stabilite per  i  reati
concernenti le armi e le munizioni di cui all'articolo 2, commi primo
e secondo, della stessa legge sono aumentate nella misura in  cui  al
terzo comma dell'articolo 99 del  codice  penale,  se  i  fatti  sono
commessi da persona sottoposta con provvedimento  definitivo  ad  una
misura di  prevenzione  personale  durante  il  periodo  previsto  di
applicazione e sino a tre anni dal  momento  in  cui  ne  e'  cessata
l'esecuzione. 
                               Art. 73 
 
 
                  Violazioni al codice della strada 
 
  1. Nel caso  di  guida  di  un  autoveicolo  o  motoveicolo,  senza
patente, o dopo che la patente sia stata negata, sospesa o  revocata,
la pena e' dell'arresto da sei mesi a tre anni, qualora si tratti  di
persona gia' sottoposta, con provvedimento definitivo, a  una  misura
di prevenzione personale. 
                               Art. 74 
 
 
                    Reati del pubblico ufficiale 
 
  1. Il pubblico amministratore, il funzionario o il dipendente  che,
intervenuta la decadenza o la sospensione di cui all'articolo 67, non
dispone, entro trenta giorni dalla  comunicazione,  il  ritiro  delle
licenze,  autorizzazioni,  abilitazioni   o   la   cessazione   delle
erogazioni o concessioni ovvero la cancellazione  dagli  elenchi,  e'
punito con la reclusione da due a quattro anni. 
  2. Le stesse pene si applicano in  caso  di  rilascio  di  licenze,
concessioni, autorizzazioni o abilitazioni ovvero di iscrizioni e  di
attestazioni di qualificazione nonche' di concessione  di  erogazioni
in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 67. 
  3. Il pubblico amministratore, il funzionario o il dipendente dello
Stato o di altro ente pubblico ovvero il concessionario di opere e di
servizi pubblici nonche' il contraente  generale  che  consente  alla
conclusione di contratti o subcontratti  in  violazione  dei  divieti
previsti dall'articolo 67, e' punito  con  la  reclusione  da  due  a
quattro anni. 
  4. Se il fatto di cui ai commi 1, 2 e 3 e' commesso per  colpa,  la
pena e' della reclusione da tre mesi ad un anno. 
                               Art. 75 
 
 
    Violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale 
 
  1. Il  contravventore  agli  obblighi  inerenti  alla  sorveglianza
speciale e' punito con l'arresto da tre mesi ad un anno. ((27)) 
  2. Se  l'inosservanza  riguarda  gli  obblighi  e  le  prescrizioni
inerenti alla sorveglianza speciale con l'obbligo  o  il  divieto  di
soggiorno, si applica la pena della reclusione da uno a  cinque  anni
ed e' consentito l'arresto anche fuori dei casi di flagranza. ((27)) 
  3. Nell'ipotesi indicata nel comma 2 gli  ufficiali  ed  agenti  di
polizia giudiziaria possono procedere  all'arresto  anche  fuori  dei
casi di flagranza. 
  4. Salvo quanto e' prescritto da altre disposizioni  di  legge,  il
sorvegliato speciale che, per un reato commesso dopo  il  decreto  di
sorveglianza speciale, abbia riportato condanna a pena detentiva  non
inferiore a sei mesi, puo' essere sottoposto a liberta' vigilata  per
un tempo non inferiore a due anni. 
 
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AGGIORNAMENTO (27) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza  24  gennaio  -  27  febbraio
2019, n. 25  (in  G.U.  1ª  s.s.  6/3/2019,  n.  10),  ha  dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 75, comma 2,  del  decreto
legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia  e
delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di
documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13
agosto 2010, n. 136), nella parte in  cui  prevede  come  delitto  la
violazione degli obblighi e delle  prescrizioni  inerenti  la  misura
della sorveglianza speciale con obbligo o divieto  di  soggiorno  ove
consistente   nell'inosservanza   delle   prescrizioni   di   "vivere
onestamente" e di "rispettare le leggi"" e, in via consequenziale, ai
sensi  dell'art.   27   della   legge   11   marzo   1953,   n.   87,
"l'illegittimita'  costituzionale  dell'art.  75,   comma   1,   cod.
antimafia, nella parte in cui prevede come reato contravvenzionale la
violazione degli  obblighi  inerenti  la  misura  della  sorveglianza
speciale  senza  obbligo  o  divieto  di  soggiorno  ove  consistente
nell'inosservanza delle prescrizioni di  "vivere  onestamente"  e  di
"rispettare le leggi"". 
                             Art. 75-bis 
   ((Violazione delle misure imposte con provvedimenti d'urgenza)) 
 
  ((Il   contravventore   al   divieto   di   espatrio    conseguente
all'applicazione delle misure di cui ai commi 1 e 2-bis dell'articolo
9 e' punito con la reclusione da uno a cinque anni.)) 
                               Art. 76 
 
 
                        Altre sanzioni penali 
 
  1.  La  persona  che,  avendo  ottenuto  l'autorizzazione  di   cui
all'articolo 12, non rientri nel  termine  stabilito  nel  comune  di
soggiorno obbligato, o non osservi le  prescrizioni  fissate  per  il
viaggio, ovvero si allontani dal comune ove ha chiesto di recarsi, e'
punita con  la  reclusione  da  due  a  cinque  anni;  e'  consentito
l'arresto anche fuori dei casi di flagranza. 
  2. Chiunque violi il divieto di cui all'articolo 3, commi 4 e 5, e'
punito con la reclusione da uno a tre anni e con  la  multa  da  euro
1.549 a euro  5.164.  Gli  strumenti,  gli  apparati,  i  mezzi  e  i
programmi posseduti o utilizzati sono confiscati  ed  assegnati  alle
Forze di polizia, se ne fanno richiesta,  per  essere  impiegati  nei
compiti di istituto. 
  3. Il contravventore alle disposizioni di cui  all'articolo  2,  e'
punito con l'arresto da uno a sei mesi. Nella  sentenza  di  condanna
viene disposto che, scontata la pena, il contravventore sia  tradotto
al luogo del rimpatrio. 
  4. Chi non ottempera, nel termine fissato dal tribunale, all'ordine
di deposito della cauzione di cui all'articolo 31, ovvero  omette  di
offrire le garanzie sostitutive di cui  al  comma  3  della  medesima
disposizione, e' punito con la pena dell'arresto da sei  mesi  a  due
anni. 
  5.  La  persona  a  cui  e'   stata   applicata   l'amministrazione
giudiziaria dei beni personali, la quale con qualsiasi  mezzo,  anche
simulato, elude o tenta di eludere l'esecuzione del provvedimento  e'
punita con la reclusione da tre a cinque  anni.  La  stessa  pena  si
applica a chiunque anche fuori dei casi di concorso nel reato,  aiuta
la persona indicata a sottrarsi all'esecuzione del provvedimento. Per
il reato di cui al comma precedente  si  procede  in  ogni  caso  con
giudizio direttissimo. 
  ((6. Chi omette di adempiere ai  doveri  informativi  di  cui  alla
lettera  a)  del  comma  2   dell'articolo   34-bis   nei   confronti
dell'amministratore giudiziario e' punito con la reclusione da uno  a
quattro anni. Alla condanna consegue la confisca dei beni  acquistati
e  dei  pagamenti  ricevuti  per  i  quali   e'   stata   omessa   la
comunicazione)). 
  7. Chiunque, essendovi tenuto, omette di comunicare entro i termini
stabiliti   dalla   legge   le   variazioni   patrimoniali   indicate
nell'articolo 80 e' punito con la reclusione da due a sei anni e  con
la multa da euro  10.329  a  euro  20.658.  Alla  condanna  segue  la
confisca  dei  beni  a  qualunque  titolo  acquistati   nonche'   del
corrispettivo dei beni a qualunque titolo alienati. Nei casi  in  cui
non sia possibile procedere alla confisca dei beni acquistati  ovvero
del corrispettivo dei beni alienati, il giudice ordina  la  confisca,
per un valore equivalente, di somme di denaro, beni o altre  utilita'
dei quali i soggetti di  cui  all'articolo  80,  comma  1,  hanno  la
disponibilita'. 
  8.  Salvo  che  il  fatto  costituisca   piu'   grave   reato,   il
contravventore al divieto di cui all'articolo 67, comma 7  e'  punito
con la reclusione ((da uno a sei anni)). La stessa pena si applica al
candidato  che,  avendo  diretta  conoscenza  della   condizione   di
sottoposto in via definitiva alla misura della sorveglianza  speciale
di pubblica sicurezza, richiede al medesimo di svolgere le  attivita'
di propaganda elettorale previste all'articolo 67, comma 7  e  se  ne
avvale concretamente. L'esistenza del fatto deve risultare  anche  da
prove diverse dalle dichiarazioni del soggetto sottoposto alla misura
di prevenzione. 
  9. La condanna alla pena della  reclusione,  anche  se  conseguente
all'applicazione  della  pena  su  richiesta  delle  parti  a   norma
dell'articolo 444 del codice di  procedura  penale,  per  il  delitto
previsto dal comma 8, comporta l'interdizione dai pubblici uffici per
la durata della pena detentiva. A tal fine la cancelleria del giudice
che  ha  pronunciato  la  sentenza  trasmette   copia   dell'estratto
esecutivo, chiusa  in  piego  sigillato,  all'organo  o  all'ente  di
appartenenza per l'adozione degli atti di competenza. Nel caso in cui
il condannato sia un membro del Parlamento, la Camera di appartenenza
adotta le conseguenti determinazioni secondo  le  norme  del  proprio
regolamento.   Dall'interdizione   dai   pubblici   uffici   consegue
l'ineleggibilita' del condannato per  la  stessa  durata  della  pena
detentiva. La sospensione condizionale della pena non ha  effetto  ai
fini dell'interdizione dai pubblici uffici. 

Capo IV Disposizioni finali

                               Art. 77 
 
 
                    Fermo di indiziato di delitto 
 
  1. Nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 4 ((e  di  coloro
che  risultino  gravemente  indiziati  di  un  delitto  commesso   in
occasione  o  a  causa  di  manifestazioni  sportive))  il  fermo  di
indiziato di delitto e' consentito anche al di fuori  dei  limiti  di
cui all'articolo 384 del  codice  di  procedura  penale,  purche'  si
tratti di reato per il quale e' consentito l'arresto  facoltativo  in
flagranza ai sensi dell'articolo 381 del medesimo codice. 
                               Art. 78 
 
 
                     Intercettazioni telefoniche 
 
  1. Il procuratore della Repubblica del  luogo  dove  le  operazioni
debbono essere eseguite, puo' autorizzare gli  ufficiali  di  polizia
giudiziaria ad intercettare comunicazioni o conversazioni telefoniche
o telegrafiche o quelle indicate  nell'articolo  623-bis  del  codice
penale, quando lo ritenga necessario al fine  di  controllare  che  i
soggetti nei cui confronti sia stata applicata una  delle  misure  di
prevenzione di cui al libro I, titolo I, capo  II  non  continuino  a
porre in essere attivita' o comportamenti analoghi a quelli che hanno
dato luogo all'applicazione della misura di prevenzione. 
  2. Si osservano,  in  quanto  compatibili,  le  modalita'  previste
dall'articolo 268 del codice di procedura penale. 
  3. Gli elementi acquisiti  attraverso  le  intercettazioni  possono
essere utilizzati esclusivamente per la prosecuzione delle indagini e
sono privi di ogni valore ai fini processuali. 
  4. Le registrazioni debbono essere trasmesse al  procuratore  della
Repubblica che ha autorizzato le  operazioni,  il  quale  dispone  la
distruzione delle registrazioni stesse e di ogni  loro  trascrizione,
sia pure parziale. 
                               Art. 79 
 
 
            Verifiche fiscali, economiche e patrimoniali 
       a carico di soggetti sottoposti a misure di prevenzione 
 
  1. Salvo quanto previsto dagli articoli 25  e  26  della  legge  13
settembre 1982, n. 646, a carico delle persone nei cui confronti  sia
stata disposta, con provvedimento anche non definitivo, una misura di
prevenzione, il nucleo di polizia tributaria del Corpo della  guardia
di finanza, competente in relazione al luogo di dimora  abituale  del
soggetto, puo'  procedere  alla  verifica  della  relativa  posizione
fiscale,  economica  e  patrimoniale  ai  fini  dell'accertamento  di
illeciti valutari e societari  e  comunque  in  materia  economica  e
finanziaria,  anche  allo  scopo  di  verificare  l'osservanza  della
disciplina dei divieti autorizzatori, concessori o abilitativi di cui
all'articolo 67. 
  2. Le indagini  di  cui  al  comma  1  sono  effettuate  anche  nei
confronti  dei  soggetti  di  cui  all'articolo  19,   comma   3,   e
all'articolo 67, comma 4. Nei casi in cui il  domicilio  fiscale,  il
luogo di effettivo  esercizio  dell'attivita',  ovvero  il  luogo  di
dimora abituale dei soggetti da sottoporre a verifica sia diverso  da
quello delle persone  di  cui  al  comma  1,  il  nucleo  di  polizia
tributaria puo' delegare l'esecuzione degli accertamenti  di  cui  al
presente  comma  ai  reparti  del  Corpo  della  guardia  di  finanza
competenti per territorio. 
  3.  Copia  del  provvedimento  di  applicazione  della  misura   di
prevenzione e' trasmessa, a cura  della  cancelleria  competente,  al
nucleo di polizia tributaria indicato al comma 1. 
  4. Per l'espletamento delle indagini di cui al presente articolo, i
militari del Corpo della guardia di finanza, oltre ai poteri  e  alle
facolta' previsti dall'articolo 2 del decreto  legislativo  19  marzo
2001, n. 68, si avvalgono dei poteri di cui all'articolo 19, comma 4,
nonche' dei poteri attribuiti agli appartenenti al nucleo speciale di
polizia valutaria ai sensi del decreto legislativo 21 novembre  2007,
n. 231. 
  5. La revoca del provvedimento con il quale e' stata  disposta  una
misura di prevenzione non preclude l'utilizzazione  ai  fini  fiscali
degli elementi acquisiti nel corso degli accertamenti svolti ai sensi
del comma 1. 
  6.  Ai  fini  dell'accertamento  delle  imposte   sui   redditi   e
dell'imposta  sul  valore  aggiunto,  ai  dati,  alle  notizie  e  ai
documenti acquisiti ai sensi del comma 4 si applicano le disposizioni
di cui all'articolo 51, secondo comma, numero  2),  secondo  periodo,
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
e successive modificazioni, e all'articolo 32,  primo  comma,  numero
2), secondo periodo, del decreto del Presidente della  Repubblica  29
settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni. 
  7. Tutti gli elementi acquisiti in occasione delle indagini di  cui
al presente articolo, e comunque le variazioni patrimoniali superiori
a euro 10.329,14 intervenute negli ultimi tre anni, con riguardo  sia
ai conferenti sia ai beneficiari, devono essere comunicati  anche  ai
sensi dell'articolo 6 della legge 1° aprile 1981, n. 121. 
                               Art. 80 
 
 
                      Obbligo di comunicazione 
 
  1. Salvo quanto previsto dall'articolo 30 della legge 13  settembre
1982,  n.  646,  le  persone  gia'  sottoposte,   con   provvedimento
definitivo, ad una misura di prevenzione, sono  tenute  a  comunicare
per dieci anni, ed entro  trenta  giorni  dal  fatto,  al  nucleo  di
polizia tributaria del luogo di dimora abituale, tutte le  variazioni
nell'entita' e nella composizione del patrimonio concernenti elementi
di valore non inferiore ad euro 10.329,14. Entro  il  31  gennaio  di
ciascun anno, i soggetti di cui al periodo precedente  sono  altresi'
tenuti a comunicare le variazioni intervenute  nell'anno  precedente,
quando concernono complessivamente elementi di valore  non  inferiore
ad euro 10.329,14. Sono esclusi i beni destinati  al  soddisfacimento
dei bisogni quotidiani. 
  2. Il termine di dieci anni decorre dalla data del  decreto  ovvero
dalla data della sentenza definitiva di condanna. 
  3. Gli obblighi previsti nel comma 1 cessano quando  la  misura  di
prevenzione e' a qualunque titolo revocata. 
                               Art. 81 
 
 
                Registro delle misure di prevenzione 
 
  1. Presso le segreterie delle procure della Repubblica e presso  le
cancellerie dei tribunali sono  istituiti  appositi  registri,  anche
informatici,  per  le  annotazioni  relative   ai   procedimenti   di
prevenzione.  Nei  registri  viene  curata  l'immediata   annotazione
nominativa delle persone fisiche e giuridiche nei cui confronti  sono
disposti gli accertamenti  personali  o  patrimoniali  da  parte  dei
soggetti   titolari   del   potere   di   proposta.    Il    questore
territorialmente  competente   e   il   direttore   della   Direzione
investigativa antimafia provvedono  a  dare  immediata  comunicazione
alla  procura  della  Repubblica  competente  per  territorio   della
proposta  di  misura  personale  e  patrimoniale  da  presentare   al
tribunale competente. Le modalita' di tenuta, i tipi dei registri, le
annotazioni che vi devono essere operate, sono  fissati  con  decreto
del Ministro della giustizia. 
  2. Non possono essere rilasciate a privati certificazioni  relative
alle annotazioni operate nei registri. 
  3. I provvedimenti definitivi con i quali  l'autorita'  giudiziaria
applica misure di prevenzione o  concede  la  riabilitazione  di  cui
all'articolo 70, sono iscritti nel casellario giudiziale  secondo  le
modalita' e con le  forme  stabilite  per  le  condanne  penali.  Nei
certificati rilasciati a richiesta di privati non e'  fatta  menzione
delle suddette iscrizioni. I  provvedimenti  di  riabilitazione  sono
altresi' comunicati alla questura competente con  l'osservanza  delle
disposizioni di cui all'articolo 69. 
 

LIBRO II Nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia Capo I Disposizioni di carattere generale

                               Art. 82 
 
 
                               Oggetto 
 
  1. Il presente Libro disciplina la documentazione  antimafia  ed  i
suoi  effetti,  istituisce  la  banca  dati  nazionale  unica   della
documentazione  antimafia,  ((di  seguito  denominata   «banca   dati
nazionale unica»)),  e  introduce  disposizioni  relative  agli  enti
locali i cui organi sono stati sciolti ai sensi dell'articolo 143 del
testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 
                               Art. 83 
 
 
        Ambito di applicazione della documentazione antimafia 
 
  1.  Le  pubbliche  amministrazioni  e  gli  enti  pubblici,   anche
costituiti in stazioni uniche  appaltanti,  gli  enti  e  le  aziende
vigilati dallo Stato o da altro ente pubblico e le societa' o imprese
comunque controllate dallo Stato o da altro ente pubblico  nonche'  i
concessionari di lavori o di servizi pubblici,  devono  acquisire  la
documentazione antimafia di cui all'articolo 84 prima  di  stipulare,
approvare o autorizzare i contratti e subcontratti relativi a lavori,
servizi e forniture pubblici, ovvero prima di rilasciare o consentire
i provvedimenti indicati nell'articolo 67. 
  2. La disposizione di cui al  comma  1  si  applica  ai  contraenti
generali di cui all'articolo 176 del decreto  legislativo  12  aprile
2006, n. 163, di seguito denominati «contraente generale». 
  3. La documentazione di cui al comma 1 non e' comunque richiesta: 
  a) per i rapporti fra i soggetti pubblici di cui al comma 1; 
  b) per i rapporti fra i soggetti pubblici di cui alla lettera a) ed
altri soggetti, anche privati, i cui organi rappresentativi e  quelli
aventi funzioni di amministrazione e di  controllo  sono  sottoposti,
per  disposizione  di  legge  o  di  regolamento,  alla  verifica  di
particolari  requisiti  di  onorabilita'   tali   da   escludere   la
sussistenza di una delle cause di  sospensione,  di  decadenza  o  di
divieto di cui all'articolo 67; 
  c) per il rilascio o rinnovo  delle  autorizzazioni  o  licenze  di
polizia di competenza delle  autorita'  nazionali  e  provinciali  di
pubblica sicurezza; 
  d) per la  stipulazione  o  approvazione  di  contratti  e  per  la
concessione di erogazioni a favore di chi esercita attivita' agricole
o professionali, non organizzate  in  forma  di  impresa,  nonche'  a
favore di chi  esercita  attivita'  artigiana  in  forma  di  impresa
individuale e attivita' di lavoro  autonomo  anche  intellettuale  in
forma individuale; 
  e) per i provvedimenti, gli atti  ed  i  contratti  il  cui  valore
complessivo non supera i 150.000 euro. 
  3-bis. La documentazione di cui al comma 1 e' sempre prevista nelle
ipotesi di concessione di terreni agricoli e zootecnici demaniali che
ricadono nell'ambito dei regimi di sostegno previsti  dalla  politica
agricola comune, a prescindere dal loro valore  complessivo,  nonche'
su tutti i  terreni  agricoli,  a  qualunque  titolo  acquisiti,  che
usufruiscono di fondi  europei  per  un  importo  superiore  a  5.000
euro.(22) ((25)) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (22) 
  La L. 27 dicembre 2017, n. 205 ha disposto  (con  l'art.  1,  comma
1142) che "Le disposizioni degli articoli  83,  comma  3-bis,  e  91,
comma 1-bis, del codice delle  leggi  antimafia  e  delle  misure  di
prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n.  159,
in materia di acquisizione della documentazione  e  dell'informazione
antimafia peri terreni agricoli, non  si  applicano  alle  erogazioni
relative alle domande di fruizione di fondi europei presentate  prima
del 19 novembre 2017.  Le  predette  disposizioni,  limitatamente  ai
terreni agricoli che usufruiscono di fondi europei  per  importi  non
superiori a 25.000 euro, non si applicano fino al 31 dicembre 2018". 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (25) 
  Il D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni  dalla
L. 1 dicembre 2018, n. 132, ha disposto (con l'art. 24, comma  1-bis)
che "Le disposizioni degli articoli 83,  comma  3-bis,  e  91,  comma
1-bis,  del  decreto  legislativo   6   settembre   2011,   n.   159,
limitatamente ai terreni agricoli che usufruiscono di  fondi  europei
per importi non superiori a 25.000 euro, non si applicano fino al  31
dicembre 2019". 

Capo II Documentazione antimafia

                               Art. 84 
 
 
                             Definizioni 
 
  1. La documentazione antimafia e'  costituita  dalla  comunicazione
antimafia e dall'informazione antimafia. 
  2. La  comunicazione  antimafia  consiste  nell'attestazione  della
sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione  o
di divieto di cui all'articolo 67. 
  3.  L'informazione  antimafia  consiste   nell'attestazione   della
sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione  o
di divieto di  cui  all'articolo  67,  nonche',  fatto  salvo  quanto
previsto  dall'articolo  91,   comma   6,   nell'attestazione   della
sussistenza o meno di eventuali tentativi  di  infiltrazione  mafiosa
tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi  delle  societa'  o
imprese interessate indicati nel comma 4. 
  4. Le situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa che
danno luogo all'adozione dell'informazione antimafia interdittiva  di
cui al comma 3 sono desunte: 
    a) dai provvedimenti che dispongono una  misura  cautelare  o  il
giudizio, ovvero che recano una condanna  anche  non  definitiva  per
taluni dei delitti di cui agli articoli  353,  353-bis,  ((603-bis,))
629, 640-bis, 644, 648-bis, 648-ter del codice penale, dei delitti di
cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e di
cui all'articolo 12-quinquies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356; 
    b) dalla proposta o dal provvedimento di applicazione  di  taluna
delle misure di prevenzione; 
    c) salvo che ricorra l'esimente di cui all'articolo 4 della legge
24  novembre  1981,  n.  689,  dall'omessa   denuncia   all'autorita'
giudiziaria dei reati di cui agli  articoli  317  e  629  del  codice
penale, aggravati ai  sensi  dell'articolo  7  del  decreto-legge  13
maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  12
luglio 1991, n. 203, da parte dei soggetti indicati nella lettera  b)
dell'articolo 38 del decreto legislativo  12  aprile  2006,  n.  163,
anche  in  assenza  nei  loro  confronti  di  un   procedimento   per
l'applicazione di una misura di prevenzione o di una  causa  ostativa
ivi previste; 
    d) dagli accertamenti disposti dal prefetto anche avvalendosi dei
poteri  di  accesso  e  di   accertamento   delegati   dal   Ministro
dell'interno ai sensi del decreto-legge 6  settembre  1982,  n.  629,
convertito, con modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982,  n.  726,
ovvero di quelli di cui all'articolo 93 del presente decreto; 
    e) dagli accertamenti da effettuarsi in altra  provincia  a  cura
dei prefetti competenti su richiesta del prefetto procedente ai sensi
della lettera d); 
    f) dalle sostituzioni negli organi sociali, nella  rappresentanza
legale  della  societa'  nonche'  nella  titolarita'  delle   imprese
individuali ovvero delle quote  societarie,  effettuate  da  chiunque
conviva stabilmente con i soggetti destinatari dei  provvedimenti  di
cui alle lettere a) e b), con modalita'  che,  per  i  tempi  in  cui
vengono realizzati, il valore economico delle transazioni, il reddito
dei  soggetti  coinvolti  nonche'  le  qualita'   professionali   dei
subentranti,  denotino  l'intento  di  eludere  la  normativa   sulla
documentazione antimafia. 
  4-bis. La circostanza di cui al comma 4, lettera c), deve  emergere
dagli indizi a base della richiesta di rinvio  a  giudizio  formulata
nei confronti dell'imputato e deve essere comunicata, unitamente alle
generalita' del soggetto che ha  omesso  la  predetta  denuncia,  dal
procuratore  della  Repubblica  procedente  alla   prefettura   della
provincia in cui i soggetti richiedenti di cui all'articolo 83, commi
1 e 2, hanno sede ovvero in cui hanno residenza  o  sede  le  persone
fisiche, le imprese,  le  associazioni,  le  societa'  o  i  consorzi
interessati ai contratti e subcontratti di cui all'articolo 91, comma
1, lettere a) e c) o che siano destinatari degli atti di  concessione
o erogazione di cui alla lettera b) dello stesso comma 1. 
                               Art. 85 
 
 
             Soggetti sottoposti alla verifica antimafia 
 
  1.  La  documentazione  antimafia,  se   si   tratta   di   imprese
individuali, deve riferirsi al titolare ed al direttore tecnico,  ove
previsto. 
  2. La documentazione  antimafia,  se  si  tratta  di  associazioni,
imprese, societa', consorzi e raggruppamenti temporanei  di  imprese,
deve riferirsi, oltre che al direttore tecnico, ove previsto: 
    a) per le associazioni, a chi ne ha la legale rappresentanza; 
    ((b) per le societa'  di  capitali,  anche  consortili  ai  sensi
dell'articolo  2615-ter  del   codice   civile,   per   le   societa'
cooperative, per i consorzi di cooperative, per i consorzi di cui  al
libro quinto, titolo X, capo II, sezione II, del  codice  civile,  al
legale rappresentante e agli eventuali altri componenti  l'organo  di
amministrazione nonche' a ciascuno dei consorziati che nei consorzi e
nelle  societa'  consortili  detenga,   anche   indirettamente,   una
partecipazione pari almeno al 5 per cento)); 
    c) per le societa' di capitali, anche al socio di maggioranza  in
caso di societa' con un numero di soci pari o  inferiore  a  quattro,
ovvero al socio in caso di societa' con socio unico; 
    d) per i consorzi di cui all'articolo 2602 del  codice  civile  e
per i  gruppi  europei  di  interesse  economico,  a  chi  ne  ha  la
rappresentanza e agli imprenditori o societa' consorziate; 
    e) per le societa' semplice e in nome collettivo, a tutti i soci; 
    f)  per  le   societa'   in   accomandita   semplice,   ai   soci
accomandatari; 
    g) per le societa' di cui all'articolo 2508 del codice civile,  a
coloro che le rappresentano stabilmente nel territorio dello Stato; 
    h) per i  raggruppamenti  temporanei  di  imprese,  alle  imprese
costituenti  il  raggruppamento  anche  se  aventi  sede  all'estero,
secondo le modalita' indicate nelle lettere precedenti; 
    i) per le  societa'  personali  ai  soci  persone  fisiche  delle
societa' personali o di capitali che ne siano socie. 
  2-bis. Oltre a quanto previsto  dal  precedente  comma  2,  per  le
associazioni  e  societa'  di  qualunque   tipo,   anche   prive   di
personalita' giuridica, la documentazione antimafia e' riferita anche
ai soggetti membri del collegio sindacale  o,  nei  casi  contemplati
dall'articolo 2477 del codice civile, al sindaco, nonche' ai soggetti
che svolgono i compiti di vigilanza di cui all'articolo 6,  comma  1,
lettera b) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. 
  2-ter. Per le societa' costituite all'estero,  prive  di  una  sede
secondaria con rappresentanza stabile nel territorio dello Stato,  la
documentazione antimafia  deve  riferirsi  a  coloro  che  esercitano
poteri  di  amministrazione,  di  rappresentanza   o   di   direzione
dell'impresa. 
  2-quater. Per le societa' di capitali di cui alle lettere b)  e  c)
del comma 2, concessionarie nel settore dei giochi pubblici, oltre  a
quanto previsto nelle medesime lettere, la  documentazione  antimafia
deve riferirsi anche ai soci persone  fisiche  che  detengono,  anche
indirettamente,  una  partecipazione  al  capitale  o  al  patrimonio
superiore al 2 per cento, nonche' ai direttori generali e ai soggetti
responsabili delle sedi secondarie o delle stabili organizzazioni  in
Italia di soggetti non residenti. Nell'ipotesi in cui i soci  persone
fisiche detengano la partecipazione superiore  alla  predetta  soglia
mediante altre societa' di capitali, la documentazione deve riferirsi
anche  al  legale  rappresentante   e   agli   eventuali   componenti
dell'organo di amministrazione della  societa'  socia,  alle  persone
fisiche  che,  direttamente  o   indirettamente,   controllano   tale
societa', nonche' ai direttori generali e  ai  soggetti  responsabili
delle sedi secondarie o delle stabili  organizzazioni  in  Italia  di
soggetti  non  residenti.  La  documentazione  di  cui   al   periodo
precedente deve riferirsi anche al coniuge non separato. 
  3. L'informazione  antimafia  deve  riferirsi  anche  ai  familiari
conviventi di maggiore eta' dei soggetti di cui ai commi 1, 2, 2-bis,
2-ter e 2-quater. 
                               Art. 86 
 
 
              Validita' della documentazione antimafia 
 
  1. La  comunicazione  antimafia,  acquisita  dai  soggetti  di  cui
all'articolo 83, commi 1 e 2, con le modalita'  di  cui  all'articolo
88, ha una validita' di sei mesi dalla data dell'acquisizione. 
  2.  L'informazione  antimafia,  acquisita  dai  soggetti   di   cui
all'articolo 83, commi 1 e 2, con le modalita'  di  cui  all'articolo
92, ha una validita' di dodici  mesi  dalla  data  dell'acquisizione,
salvo che non ricorrano le modificazioni di cui al comma 3. 
  ((2-bis. Fino all'attivazione della banca dati nazionale unica,  la
documentazione antimafia, nei termini di validita' di cui ai commi  1
e 2, e'  utilizzabile  e  produce  i  suoi  effetti  anche  in  altri
procedimenti, diversi da quello per  il  quale  e'  stata  acquisita,
riguardanti i medesimi soggetti.)) 
  3. I legali rappresentanti degli organismi societari,  nel  termine
di  trenta   giorni   dall'intervenuta   modificazione   dell'assetto
societario o gestionale dell'impresa, hanno l'obbligo di  trasmettere
al prefetto, che ha rilasciato l'informazione antimafia, copia  degli
atti dai quali risulta l'intervenuta modificazione  relativamente  ai
soggetti destinatari di verifiche antimafia di cui all'articolo 85. 
  4. La violazione dell'obbligo di cui al comma 3 e'  punita  con  la
sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000 euro a 60.000 euro.  Per
il procedimento di accertamento e di  contestazione  dell'infrazione,
nonche' per  quello  di  applicazione  della  relativa  sanzione,  si
applicano, in quanto compatibili,  le  disposizioni  della  legge  24
novembre 1981, n. 689. La sanzione e' irrogata dal prefetto. 
  5. I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, che acquisiscono
la comunicazione antimafia, di data  non  anteriore  a  sei  mesi,  o
l'informazione antimafia,  di  data  non  anteriore  a  dodici  mesi,
adottano  il  provvedimento  richiesto  e  gli  atti  conseguenti   o
esecutivi, compresi i pagamenti, anche se il provvedimento o gli atti
sono perfezionati o eseguiti in  data  successiva  alla  scadenza  di
validita' della predetta documentazione antimafia. 

Capo III Comunicazioni antimafia

                               Art. 87 
 
 
        Competenza al rilascio della comunicazione antimafia 
 
  ((1. La comunicazione antimafia e' acquisita mediante consultazione
della banca dati  nazionale  unica  da  parte  dei  soggetti  di  cui
all'articolo 97, comma 1, debitamente autorizzati, salvo  i  casi  di
cui all'articolo 88, commi 2, 3 e 3-bis. 
  2. Nei casi di  cui  all'articolo  88,  commi  2,  3  e  3-bis,  la
comunicazione antimafia e' rilasciata: 
    a) dal prefetto della provincia in cui  le  persone  fisiche,  le
imprese, le associazioni o i  consorzi  risiedono  o  hanno  la  sede
legale ovvero dal prefetto della provincia in cui  e'  stabilita  una
sede secondaria con rappresentanza stabile nel territorio dello Stato
per le societa' di cui all'articolo 2508 del codice civile; 
    b) dal prefetto della provincia in cui i soggetti richiedenti  di
cui all'articolo 83,  commi  1  e  2,  hanno  sede  per  le  societa'
costituite   all'estero,   prive   di   una   sede   secondaria   con
rappresentanza stabile nel territorio dello Stato.)) 
  3. Ai fini del rilascio della comunicazione antimafia le prefetture
usufruiscono del collegamento alla ((banca dati nazionale unica))  di
cui al successivo capo V. 
                               Art. 88 
 
 
        Termini per il rilascio della comunicazione antimafia 
 
  1. Il rilascio  della  comunicazione  antimafia  e'  immediatamente
conseguente alla consultazione della ((banca dati  nazionale  unica))
quando non emerge, a carico dei soggetti ivi censiti, la  sussistenza
di  cause  di  decadenza,  di  sospensione  o  di  divieto   di   cui
all'articolo 67. In tali casi, la comunicazione antimafia liberatoria
attesta che la stessa e'  emessa  utilizzando  il  collegamento  alla
banca dati. 
  2. Quando dalla consultazione della ((banca dati nazionale  unica))
emerge la sussistenza di cause di  decadenza,  di  sospensione  o  di
divieto di cui all'articolo 67, il prefetto  effettua  le  necessarie
verifiche e accerta la  corrispondenza  dei  motivi  ostativi  emersi
dalla  consultazione  della  ((banca  dati  nazionale  unica))   alla
situazione aggiornata del soggetto sottoposto agli accertamenti. 
  3. Qualora le verifiche effettuate ai sensi del comma 2 diano esito
positivo,   il   prefetto   rilascia   la   comunicazione   antimafia
interdittiva ovvero, nel caso in  cui  le  verifiche  medesime  diano
esito negativo,  il  prefetto  rilascia  la  comunicazione  antimafia
liberatoria  attestando  che  la  stessa  e'  emessa  utilizzando  il
collegamento alla ((banca dati nazionale unica)). 
  3-bis.  Il  prefetto  procede  alle  stesse  verifiche  quando   la
consultazione della ((banca dati nazionale unica)) e' eseguita per un
soggetto che risulti non censito. 
  ((4. Nei casi previsti dai commi 2, 3 e 3-bis, il prefetto rilascia
la comunicazione antimafia  entro  trenta  giorni  dalla  data  della
consultazione di cui all'articolo 87, comma 1.)) 
  ((4-bis. Decorso il termine di cui al comma 4, i  soggetti  di  cui
all'articolo 83, commi 1  e  2,  procedono  anche  in  assenza  della
comunicazione antimafia, previa acquisizione  dell'autocertificazione
di cui all'articolo 89. In tale caso, i contributi, i  finanziamenti,
le agevolazioni e le altre erogazioni di  cui  all'articolo  67  sono
corrisposti  sotto  condizione  risolutiva  e  i  soggetti   di   cui
all'articolo 83, commi  1  e  2,  revocano  le  autorizzazioni  e  le
concessioni o recedono dai contratti, fatto salvo  il  pagamento  del
valore delle opere gia' eseguite e il rimborso delle spese  sostenute
per l'esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilita' conseguite. 
  4-ter. La revoca e il recesso di cui al comma  4-bis  si  applicano
anche quando la sussistenza delle cause di decadenza, di  sospensione
o di divieto di cui all'articolo 67 e' accertata successivamente alla
stipula   del   contratto,   alla    concessione    di    lavori    o
all'autorizzazione al subcontratto. 
  4-quater. Il versamento delle erogazioni di  cui  all'articolo  67,
comma 1, lettera g) puo'  essere  in  ogni  caso  sospeso  fino  alla
ricezione da parte dei soggetti richiedenti di cui  all'articolo  83,
commi 1 e 2, della comunicazione antimafia liberatoria. 
  4-quinquies. La comunicazione antimafia interdittiva e'  comunicata
dal prefetto, entro cinque giorni dalla  sua  adozione,  all'impresa,
societa' o associazione interessata, secondo  le  modalita'  previste
dall'articolo 79, comma 5-bis,  del  decreto  legislativo  12  aprile
2006, n. 163.)) 
                               Art. 89 
 
 
                         Autocertificazione 
 
  1. Fuori dei casi in cui e' richiesta l'informazione antimafia  ((e
salvo quanto previsto dall'articolo 88, comma 4-bis)), i contratti  e
subcontratti  relativi  a  lavori,  servizi  o  forniture  dichiarati
urgenti ed i provvedimenti di  rinnovo  conseguenti  a  provvedimenti
gia'  disposti,  sono  stipulati,  autorizzati  o   adottati   previa
acquisizione di apposita dichiarazione  con  la  quale  l'interessato
attesti che nei propri confronti non sussistono le cause di  divieto,
di  decadenza  o  di  sospensione  di   cui   all'articolo   67.   La
dichiarazione deve  essere  sottoscritta  con  le  modalita'  di  cui
all'articolo 38  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28
dicembre 2000, n. 445. 
  2. La predetta dichiarazione e' resa dall'interessato anche  quando
gli atti e i provvedimenti della pubblica amministrazione riguardano: 
  a) attivita'  private,  sottoposte  a  regime  autorizzatorio,  che
possono essere  intraprese  su  segnalazione  certificata  di  inizio
attivita'  da  parte  del  privato  alla   pubblica   amministrazione
competente; 
  b)   attivita'   private    sottoposte    alla    disciplina    del
silenzio-assenso, indicate nella tabella  C  annessa  al  regolamento
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1992,
n. 300, e successive modificazioni. 
                             Art. 89-bis 
(( (Accertamento di tentativi di infiltrazione mafiosa in esito  alla
              richiesta di comunicazione antimafia).)) 
 
  ((1.Quando in esito alle verifiche di cui all'articolo 88, comma 2,
venga accertata la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa,
il prefetto adotta comunque un'informazione antimafia interdittiva  e
ne da' comunicazione ai soggetti richiedenti di cui all'articolo  83,
commi 1 e 2, senza emettere la comunicazione antimafia. 
  2. L'informazione antimafia adottata ai sensi  del  comma  1  tiene
luogo della comunicazione antimafia richiesta.)) 

Capo IV Informazioni antimafia

                               Art. 90 
 
 
         Competenza al rilascio dell'informazione antimafia 
 
  ((1. L'informazione antimafia e' conseguita mediante  consultazione
della banca dati  nazionale  unica  da  parte  dei  soggetti  di  cui
all'articolo 97, comma 1, debitamente autorizzati, salvo  i  casi  di
cui all'articolo 92, commi 2 e 3. 
  2. Nei casi di cui all'articolo 92, commi  2  e  3,  l'informazione
antimafia e' rilasciata: 
    a) dal prefetto della provincia in cui  le  persone  fisiche,  le
imprese, le associazioni o i  consorzi  risiedono  o  hanno  la  sede
legale ovvero dal prefetto della provincia in cui  e'  stabilita  una
sede secondaria con rappresentanza stabile nel territorio dello Stato
per le societa' di cui all'articolo 2508 del codice civile; 
    b) dal prefetto della provincia in cui i soggetti richiedenti  di
cui all'articolo 83,  commi  1  e  2,  hanno  sede  per  le  societa'
costituite   all'estero,   prive   di   una   sede   secondaria   con
rappresentanza stabile nel territorio dello Stato.)) 
  3. Ai fini del rilascio dell'informazione antimafia  le  prefetture
usufruiscono del collegamento alla ((banca dati nazionale unica))  di
cui al capo V. 
                               Art. 91 
 
 
                       Informazione antimafia 
 
  1. I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, devono acquisire
l'informazione di cui all'articolo 84, comma 3, prima  di  stipulare,
approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero  prima  di
rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nell'articolo 67, il
cui valore sia: 
    a)  pari  o  superiore  a  quello  determinato  dalla  legge   in
attuazione delle direttive comunitarie in materia di opere  e  lavori
pubblici, servizi pubblici e pubbliche  forniture,  indipendentemente
dai casi di esclusione ivi indicati; 
    b) superiore a 150.000 euro per le concessioni di acque pubbliche
o di beni demaniali per lo svolgimento di attivita'  imprenditoriali,
ovvero per la concessione di contributi, finanziamenti e agevolazioni
su mutuo o altre erogazioni dello stesso tipo per lo  svolgimento  di
attivita' imprenditoriali; 
    c) superiore a 150.000 euro per l'autorizzazione di subcontratti,
cessioni, cottimi, concernenti la realizzazione  di  opere  o  lavori
pubblici o la prestazione di servizi o forniture pubbliche. 
  1-bis. L'informazione antimafia e' sempre richiesta  nelle  ipotesi
di concessione di terreni agricoli demaniali che ricadono nell'ambito
dei regimi di sostegno previsti dalla  politica  agricola  comune,  a
prescindere dal loro valore complessivo, nonche' su tutti  i  terreni
agricoli, a qualunque titolo acquisiti,  che  usufruiscono  di  fondi
europei per un importo superiore a 5.000 euro. (22) ((25)) 
  2. E' vietato, a pena di nullita', il frazionamento dei  contratti,
delle concessioni o delle erogazioni compiuto allo scopo  di  eludere
l'applicazione del presente articolo. 
  3. La richiesta dell'informazione antimafia deve essere  effettuata
attraverso   la   banca   dati    nazionale    unica    al    momento
dell'aggiudicazione del contratto ovvero trenta  giorni  prima  della
stipula del subcontratto. 
  4. L'informazione antimafia e' richiesta dai  soggetti  interessati
di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, che devono indicare: 
    a) la denominazione dell'amministrazione, ente, azienda, societa'
o impresa che procede all'appalto, concessione o erogazione o che  e'
tenuta ad autorizzare il subcontratto, la cessione o il cottimo; 
    b) l'oggetto e il valore del contratto, subcontratto, concessione
o erogazione; 
    c)  gli  estremi  della  deliberazione   dell'appalto   o   della
concessione ovvero del titolo che legittima l'erogazione; 
    d) le complete generalita' dell'interessato e, ove previsto,  del
direttore tecnico o, se trattasi di societa', impresa, associazione o
consorzio,  la  denominazione  e  la  sede,   nonche'   le   complete
generalita' degli altri soggetti di cui all'articolo 85; 
    e) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2012, N. 218. 
  5. Il prefetto competente estende gli accertamenti pure ai soggetti
che risultano poter determinare in qualsiasi modo  le  scelte  o  gli
indirizzi dell'impresa. Per le imprese costituite all'estero e  prive
di sede secondaria nel territorio dello  Stato,  il  prefetto  svolge
accertamenti nei riguardi delle persone fisiche che esercitano poteri
di amministrazione, di rappresentanza o di direzione. A tal fine,  il
prefetto verifica l'assenza delle cause di decadenza, di  sospensione
o di divieto, di cui all'articolo 67, e accerta se risultano elementi
dai quali sia possibile  desumere  la  sussistenza  di  tentativi  di
infiltrazione mafiosa, anche attraverso i collegamenti informatici di
cui all'articolo 98, comma 3. Il prefetto,  anche  sulla  documentata
richiesta dell'interessato,  aggiorna  l'esito  dell'informazione  al
venir meno delle circostanze rilevanti ai fini dell'accertamento  dei
tentativi di infiltrazione mafiosa. 
  6.  Il  prefetto  puo',  altresi',   desumere   il   tentativo   di
infiltrazione  mafiosa  da  provvedimenti  di  condanna   anche   non
definitiva per reati strumentali all'attivita'  delle  organizzazioni
criminali  unitamente  a  concreti  elementi  da  cui   risulti   che
l'attivita' d'impresa possa, anche in modo  indiretto,  agevolare  le
attivita' criminose o esserne in qualche modo  condizionata,  nonche'
dall'accertamento delle violazioni degli obblighi  di  tracciabilita'
dei flussi finanziari di cui all'articolo 3  della  legge  13  agosto
2010, n. 136, commesse con la condizione della reiterazione  prevista
dall'articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981,  n.  689.  In  tali
casi,  entro  il   termine   di   cui   all'articolo   92,   rilascia
l'informazione antimafia interdittiva. 
  7. Con regolamento, adottato con decreto del Ministro dell'interno,
di concerto con il Ministro della giustizia, con  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti  e  con  il  Ministro  dello  sviluppo
economico, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del
1988, sono individuate le diverse tipologie di attivita' suscettibili
di infiltrazione mafiosa nell'attivita' di impresa per le  quali,  in
relazione  allo  specifico  settore  d'impiego  e   alle   situazioni
ambientali che  determinano  un  maggiore  rischio  di  infiltrazione
mafiosa, e' sempre obbligatoria l'acquisizione  della  documentazione
indipendentemente   dal   valore   del    contratto,    subcontratto,
concessione, erogazione o provvedimento di cui all'articolo 67. 
  7-bis. Ai  fini  dell'adozione  degli  ulteriori  provvedimenti  di
competenza  di  altre   amministrazioni,   l'informazione   antimafia
interdittiva, anche emessa  in  esito  all'esercizio  dei  poteri  di
accesso, e' tempestivamente comunicata anche in via telematica: 
    a) alla Direzione nazionale antimafia e ai soggetti di  cui  agli
articoli 5, comma 1, e 17, comma 1; 
    b) al soggetto di cui all'articolo  83,  commi  1  e  2,  che  ha
richiesto il rilascio dell'informazione antimafia; 
    c) alla camera  di  commercio  del  luogo  dove  ha  sede  legale
l'impresa oggetto di accertamento; 
    d) al prefetto che ha disposto  l'accesso,  ove  sia  diverso  da
quello che ha adottato l'informativa antimafia interdittiva; 
    e)  all'osservatorio  centrale  appalti   pubblici,   presso   la
direzione investigativa antimafia; 
    f) all'osservatorio dei contratti pubblici  relativi  ai  lavori,
servizi e forniture istituito presso l'Autorita' per la vigilanza sui
contratti  pubblici,  ai   fini   dell'inserimento   nel   casellario
informatico di cui all'articolo 7, comma 10, del decreto  legislativo
12 aprile 2006, n. 163, e nella Banca dati  nazionale  dei  contratti
pubblici di cui all'articolo 62-bis del decreto legislativo  7  marzo
2005, n. 82; 
    g) all'Autorita' garante della concorrenza e del mercato  per  le
finalita' previste dall'articolo 5-ter del decreto-legge  24  gennaio
2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012,
n. 27; 
    h) al Ministero delle infrastrutture e trasporti; 
    i) al Ministero dello sviluppo economico; 
    l) agli uffici delle Agenzie delle  entrate,  competenti  per  il
luogo dove ha sede  legale  l'impresa  nei  cui  confronti  e'  stato
richiesto il rilascio dell'informazione antimafia. 
 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (22) 
  La L. 27 dicembre 2017, n. 205 ha disposto  (con  l'art.  1,  comma
1142) che "Le disposizioni degli articoli  83,  comma  3-bis,  e  91,
comma 1-bis, del codice delle  leggi  antimafia  e  delle  misure  di
prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n.  159,
in materia di acquisizione della documentazione  e  dell'informazione
antimafia peri terreni agricoli, non  si  applicano  alle  erogazioni
relative alle domande di fruizione di fondi europei presentate  prima
del 19 novembre 2017.  Le  predette  disposizioni,  limitatamente  ai
terreni agricoli che usufruiscono di fondi europei  per  importi  non
superiori a 25.000 euro, non si applicano fino al 31 dicembre 2018". 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (25) 
  Il D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni  dalla
L. 1 dicembre 2018, n. 132, ha disposto (con l'art. 24, comma  1-bis)
che "Le disposizioni degli articoli 83,  comma  3-bis,  e  91,  comma
1-bis,  del  decreto  legislativo   6   settembre   2011,   n.   159,
limitatamente ai terreni agricoli che usufruiscono di  fondi  europei
per importi non superiori a 25.000 euro, non si applicano fino al  31
dicembre 2019". 
                               Art. 92 
 
 
             Termini per il rilascio delle informazioni 
 
  1.  Il  rilascio  dell'informazione  antimafia  e'   immediatamente
conseguente alla consultazione ((banca dati nazionale unica))  quando
non emerge, a carico dei soggetti  ivi  censiti,  la  sussistenza  di
cause di decadenza, di sospensione o di divieto di  cui  all'articolo
67 o di un tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84,
comma 4. In tali casi l'informazione  antimafia  liberatoria  attesta
che la stessa e' emessa utilizzando il collegamento alla banca dati. 
  ((2. Fermo restando quanto  previsto  dall'articolo  91,  comma  6,
quando dalla consultazione della banca dati nazionale unica emerge la
sussistenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui
all'articolo 67 o di un tentativo di  infiltrazione  mafiosa  di  cui
all'articolo 84, comma 4, il prefetto dispone le necessarie verifiche
e rilascia l'informazione antimafia interdittiva entro trenta  giorni
dalla data della consultazione. Quando le verifiche disposte siano di
particolare complessita', il  prefetto  ne  da'  comunicazione  senza
ritardo all'amministrazione interessata, e fornisce  le  informazioni
acquisite nei successivi quarantacinque giorni. Il  prefetto  procede
con le stesse modalita' quando  la  consultazione  della  banca  dati
nazionale  unica  e'  eseguita  per  un  soggetto  che  risulti   non
censito.)) 
  ((2-bis. L'informazione antimafia interdittiva  e'  comunicata  dal
prefetto,  entro  cinque  giorni  dalla  sua  adozione,  all'impresa,
societa' o associazione interessata, secondo  le  modalita'  previste
dall'articolo 79, comma 5-bis,  del  decreto  legislativo  12  aprile
2006,  n.  163.  Il  prefetto,  adottata   l'informazione   antimafia
interdittiva, verifica altresi' la sussistenza  dei  presupposti  per
l'applicazione delle misure di cui all'articolo  32,  comma  10,  del
decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e, in caso positivo,  ne  informa
tempestivamente    il     Presidente     dell'Autorita'     nazionale
anticorruzione.)) 
  ((3. Decorso il termine di cui al comma 2, primo  periodo,  ovvero,
nei casi di urgenza, immediatamente, i soggetti di  cui  all'articolo
83, commi  1  e  2,  procedono  anche  in  assenza  dell'informazione
antimafia. I contributi, i finanziamenti, le agevolazioni e le  altre
erogazioni di cui all'articolo 67 sono corrisposti  sotto  condizione
risolutiva e i soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, revocano
le autorizzazioni e le concessioni o recedono  dai  contratti,  fatto
salvo il pagamento del valore delle opere gia' eseguite e il rimborso
delle spese sostenute per  l'esecuzione  del  rimanente,  nei  limiti
delle utilita' conseguite.)) 
  4. La revoca e il recesso di cui al  comma  3  si  applicano  anche
quando gli elementi relativi a  tentativi  di  infiltrazione  mafiosa
siano accertati successivamente  alla  stipula  del  contratto,  alla
concessione dei lavori o all'autorizzazione del subcontratto. 
  ((5. Il versamento delle erogazioni di cui all'articolo  67,  comma
1, lettera g), puo' essere in ogni caso sospeso fino  alla  ricezione
da parte dei soggetti richiedenti di cui all'articolo 83, commi  1  e
2, dell'informazione antimafia liberatoria.)) 
                               Art. 93 
 
 
            Poteri di accesso e accertamento del prefetto 
 
  1.  Per   l'espletamento   delle   funzioni   volte   a   prevenire
infiltrazioni mafiose  nei  pubblici  appalti,  il  prefetto  dispone
accessi  ed  accertamenti  nei  cantieri  delle  imprese  interessate
all'esecuzione di lavori  pubblici,  avvalendosi,  a  tal  fine,  dei
gruppi interforze di cui all'articolo 5, comma  3,  del  decreto  del
Ministro  dell'interno  14  marzo  2003,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale n. 54 del 5 marzo 2004. 
  2.  Ai  fini  di  cui  al  comma   1   sono   imprese   interessate
all'esecuzione di lavori pubblici tutti i soggetti che intervengono a
qualunque titolo nel ciclo di  realizzazione  dell'opera,  anche  con
noli e forniture di beni  e  prestazioni  di  servizi,  ivi  compresi
quelli di natura intellettuale, qualunque sia l'importo dei  relativi
contratti o dei subcontratti. 
  3. Al termine degli accessi ed accertamenti disposti dal  prefetto,
il gruppo  interforze  redige,  entro  trenta  giorni,  la  relazione
contenente i dati  e  le  informazioni  acquisite  nello  svolgimento
dell'attivita' ispettiva, trasmettendola al prefetto che ha  disposto
l'accesso. 
  4. Il prefetto, acquisita la relazione di cui  al  comma  3,  fatta
salva l'ipotesi di cui al  comma  5,  valuta  se  dai  dati  raccolti
possano desumersi, in relazione all'impresa oggetto di accertamento e
nei  confronti  dei  soggetti  che  risultano  poter  determinare  in
qualsiasi  modo  le  scelte  o  gli  indirizzi  dell'impresa  stessa,
elementi  relativi  a  tentativi  di  infiltrazione  mafiosa  di  cui
all'articolo 84, comma 4 ed all'((articolo  91,  comma  6)).  In  tal
caso, il prefetto emette,  entro  quindici  giorni  dall'acquisizione
della relazione del gruppo interforze,  l'informazione  interdittiva,
previa eventuale  audizione  dell'interessato  secondo  le  modalita'
individuate dal successivo comma 7. 
  5. Qualora si tratti di impresa avente sede in altra provincia,  il
prefetto che ha disposto l'accesso trasmette senza ritardo  gli  atti
corredati dalla relativa documentazione al prefetto  competente,  che
provvede secondo le modalita' stabilite nel comma 4. 
  6. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2012, N. 218)). 
  7. Il prefetto competente al  rilascio  dell'informazione,  ove  lo
ritenga utile, sulla base della documentazione e  delle  informazioni
acquisite  invita,  in  sede  di  audizione  personale,  i   soggetti
interessati a produrre, anche allegando  elementi  documentali,  ogni
informazione ritenuta utile. 
  8.  All'audizione  di  cui  al  comma  7,  si   provvede   mediante
comunicazione   formale   da   inviarsi   al   responsabile    legale
dell'impresa,  contenente  l'indicazione  della  data  e  dell'ora  e
dell'Ufficio della prefettura ove dovra' essere sentito l'interessato
ovvero persona da lui delegata. 
  9.  Dell'audizione  viene  redatto  apposito  verbale  in   duplice
originale, di cui uno consegnato nelle mani dell'interessato. 
  10. I dati acquisiti nel corso degli accessi  di  cui  al  presente
articolo  devono  essere  inseriti  a  cura  della  Prefettura  della
provincia  in  cui  e'  stato  effettuato  l'accesso,   nel   sistema
informatico, costituito presso la Direzione investigativa  antimafia,
previsto dall'articolo 5, comma 4, del citato  decreto  del  Ministro
dell'interno in data 14 marzo 2003. 
  11. Al fine di rendere omogenea la raccolta  dei  dati  di  cui  al
precedente comma su  tutto  il  territorio  nazionale,  il  personale
incaricato di effettuare le attivita' di accesso e  accertamento  nei
cantieri si avvale di apposite schede informative  predisposte  dalla
Direzione  investigativa  antimafia  e  da  questa  rese  disponibili
attraverso il collegamento telematico di  interconnessione  esistente
con le Prefetture - Uffici Territoriali del Governo. 
                               Art. 94 
 
 
               Effetti delle informazioni del prefetto 
 
  1.  Quando  emerge  la  sussistenza  di  cause  di  decadenza,   di
sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di un tentativo  di
infiltrazione  mafiosa,  di  cui  all'articolo   84,   comma   4   ed
all'((articolo 91, comma 6)), nelle societa' o imprese interessate, i
soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e  2  cui  sono  fornite  le
informazioni  antimafia,   non   possono   stipulare,   approvare   o
autorizzare i contratti o subcontratti, ne' autorizzare, rilasciare o
comunque consentire le concessioni e le erogazioni. 
  2. Qualora il  prefetto  non  rilasci  l'informazione  interdittiva
entro i termini previsti, ovvero nel caso di lavori  o  forniture  di
somma urgenza di cui all'articolo 92, comma 3 qualora la  sussistenza
di una causa di divieto indicata  nell'articolo  67  o  gli  elementi
relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84,
comma  4,  ed  all'((articolo  91,   comma   6)),   siano   accertati
successivamente  alla  stipula  del  contratto,  i  soggetti  di  cui
all'articolo 83, commi 1 e 2,  salvo  quanto  previsto  al  comma  3,
revocano le autorizzazioni e le concessioni o recedono dai  contratti
fatto salvo il pagamento del valore delle opere gia'  eseguite  e  il
rimborso delle spese sostenute per l'esecuzione  del  rimanente,  nei
limiti delle utilita' conseguite. 
  3. I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e  2,  non  procedono
alle revoche o ai recessi di cui al comma precedente nel caso in  cui
l'opera sia in corso di ultimazione ovvero, in caso di  fornitura  di
beni   e   servizi   ritenuta   essenziale   per   il   perseguimento
dell'interesse pubblico, qualora il soggetto che la fornisce non  sia
sostituibile in tempi rapidi. 
  4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3  si  applicano  anche  nel
caso in cui emergano elementi relativi a tentativi di infiltrazione. 
                               Art. 95 
 
 
             Disposizioni relative ai contratti pubblici 
 
  1. Se taluna  delle  situazioni  da  cui  emerge  un  tentativo  di
infiltrazione  mafiosa,  di  cui  all'articolo  84,   comma   4,   ed
all'((articolo 91, comma 6)), interessa un'impresa diversa da  quella
mandataria  che  partecipa  ad   un'associazione   o   raggruppamento
temporaneo di imprese, le cause di divieto o di  sospensione  di  cui
all'articolo  67  non  operano  nei  confronti  delle  altre  imprese
partecipanti quando la predetta impresa sia estromessa  o  sostituita
anteriormente alla stipulazione del contratto. La  sostituzione  puo'
essere effettuata  entro  trenta  giorni  dalla  comunicazione  delle
informazioni del prefetto  qualora  esse  pervengano  successivamente
alla stipulazione del contratto. 
  2. Le disposizioni del comma 1  si  applicano  anche  nel  caso  di
consorzi non obbligatori. 
  3. Il  prefetto  della  provincia  interessata  all'esecuzione  dei
contratti  di  cui  all'articolo  91,  comma   1,   lettera   a)   e'
tempestivamente   informato   dalla   stazione    appaltante    della
pubblicazione del bando di gara e svolge gli accertamenti preliminari
sulle imprese  locali  per  le  quali  il  rischio  di  tentativi  di
infiltrazione  mafiosa,  nel  caso  di  partecipazione,  e'  ritenuto
maggiore. L'accertamento di una delle situazioni  da  cui  emerge  un
tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'articolo 84, comma  4,
ed all'((articolo 91, comma 6)), comporta il  divieto  della  stipula
del contratto, nonche'  del  subappalto,  degli  altri  subcontratti,
delle cessioni o dei cottimi, comunque denominati,  indipendentemente
dal valore. 

Capo V Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia

                               Art. 96 
 
 
Istituzione della banca dati  nazionale  unica  della  documentazione
                              antimafia 
 
  1. Presso il Ministero dell'interno, Dipartimento per le  politiche
del  personale  dell'amministrazione  civile   e   per   le   risorse
strumentali e finanziarie e' istituita la banca dati nazionale  unica
della documentazione antimafia, ((di seguito denominata  «banca  dati
nazionale unica»)). 
  2. Al fine di verificare la  sussistenza  di  una  delle  cause  di
decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di un
tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84,  comma  4,
la ((banca dati nazionale unica)) e' collegata telematicamente con il
Centro elaborazione dati di cui all'articolo 8 della legge 1°  aprile
1981, n. 121. 
                               Art. 97 
 
         Consultazione della ((banca dati nazionale unica)) 
 
  1. Ai fini del rilascio della documentazione antimafia, la  ((banca
dati nazionale unica)) puo' essere consultata, secondo  le  modalita'
di cui al regolamento previsto dall'articolo 99, da: 
  a) i soggetti indicati dall'articolo 83, commi 1 e 2, del  presente
decreto; 
  b) le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; 
  c) gli ordini professionali. 
  c-bis) l'Autorita' per  la  vigilanza  sui  contratti  pubblici  di
lavori, servizi e forniture, per le  finalita'  di  cui  all'articolo
6-bis del codice di cui al decreto legislativo  12  aprile  2006,  n.
163. 
                               Art. 98 
 
 
           Contenuto della ((banca dati nazionale unica)) 
 
  1.  Nella  ((banca  dati  nazionale  unica))  sono   contenute   le
comunicazioni   e   le   informazioni   antimafia,   liberatorie   ed
interdittive. 
  2. La ((banca dati nazionale unica)), tramite  il  collegamento  al
sistema informatico  costituito  presso  la  Direzione  investigativa
antimafia di cui all'articolo 5, comma 4, del  decreto  del  Ministro
dell'interno in data 14 marzo 2003,  consente  la  consultazione  dei
dati acquisiti nel corso degli accessi  nei  cantieri  delle  imprese
interessate all'esecuzione di lavori pubblici disposti dal prefetto. 
  3. La ((banca dati nazionale unica)), tramite  il  collegamento  ad
altre banche dati, puo' contenere ulteriori  dati  anche  provenienti
dall'estero. 
                               Art. 99 
 
 
   Modalita' di funzionamento della ((banca dati nazionale unica)) 
 
  1. Con uno o piu' regolamenti ai sensi dell'articolo 17,  comma  3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400,  da  adottarsi,  entro  sei  mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del
Ministro dell'interno, di concerto  con  i  Ministri  della  pubblica
amministrazione e dell'innovazione, della giustizia,  dello  sviluppo
economico e delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il  Garante
per la protezione dei dati personali, sono disciplinate le modalita': 
    a) di funzionamento della ((banca dati nazionale unica)); 
    b) di autenticazione, autorizzazione  e  di  registrazione  degli
accessi e delle operazioni effettuate sulla  ((banca  dati  nazionale
unica)); 
    c) di accesso da parte del personale delle  Forze  di  polizia  e
dell'Amministrazione civile dell'interno; 
    d) di accesso da parte della Direzione nazionale antimafia per lo
svolgimento dei compiti previsti dall'articolo 371-bis del codice  di
procedura penale; 
    e) di consultazione da parte dei soggetti di cui all'articolo 97,
comma 1; 
    f) di  collegamento  con  il  Centro  Elaborazione  Dati  di  cui
all'articolo 96. 
  2. Il sistema informatico,  comunque,  garantisce  l'individuazione
del soggetto che  effettua  ciascuna  interrogazione  e  conserva  la
traccia di ciascun accesso. 
  2-bis. Fino all'attivazione della ((banca dati nazionale unica)), e
comunque non oltre dodici mesi  dalla  data  di  pubblicazione  nella
Gazzetta Ufficiale del primo dei regolamenti di cui  al  comma  1,  i
soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, acquisiscono  d'ufficio
tramite le prefetture la documentazione antimafia. A  tali  fini,  le
prefetture  utilizzano  il   collegamento   informatico   al   Centro
elaborazione dati di cui all'articolo 8 della legge 1°  aprile  1981,
n. 121, al fine di verificare la sussistenza di una  delle  cause  di
decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di un
tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84, comma 4, e
all'articolo 91,  comma  6,  nonche'  i  collegamenti  informatici  o
telematici, attivati in attuazione del decreto del  Presidente  della
Repubblica 3 giugno 1998, n. 252. In ogni caso, si osservano  per  il
rilascio  della  documentazione  antimafia  i  termini  di  cui  agli
articoli 88 e 92. 
  ((2-ter. Con uno dei regolamenti di cui al comma 1  possono  essere
disciplinate le modalita' con le quali la banca dati nazionale  unica
acquisisce,  attraverso  l'Anagrafe   nazionale   della   popolazione
residente di cui all'articolo 62  del  decreto  legislativo  7  marzo
2005, n. 82, i dati anagrafici dei soggetti di cui  all'articolo  85,
comma 3, e li raffronta con quelli del Centro  elaborazione  dati  di
cui all'articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121.)) 
                             Art. 99-bis 
(( (Mancato funzionamento della  banca  dati  nazionale  unica  della
                    documentazione antimafia) )). 
 
  ((1. Qualora la banca dati nazionale unica  non  sia  in  grado  di
funzionare  regolarmente  a   causa   di   eventi   eccezionali,   la
comunicazione antimafia e' sostituita dall'autocertificazione di  cui
all'articolo 89 e l'informazione antimafia e' rilasciata  secondo  le
modalita' previste dall'articolo 92, commi 2 e 3. Nel caso in cui  la
comunicazione  antimafia  e'  sostituita  dall'autocertificazione,  i
contributi, i finanziamenti, le agevolazioni e le altre erogazioni di
cui all'articolo 67 sono corrisposti sotto  condizione  risolutiva  e
previa presentazione di una garanzia fideiussoria di un importo  pari
al valore del contributo, finanziamento, agevolazione o erogazione. 
  2. Il Ministero dell'interno, Dipartimento  per  le  politiche  del
personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali  e
finanziarie,   pubblica   immediatamente   l'avviso    del    mancato
funzionamento della banca  dati  nazionale  unica  sul  proprio  sito
istituzionale, nonche' sui siti delle Prefetture. 
  3. Con le modalita' di cui  al  comma  2  viene  data  notizia  del
ripristino del funzionamento della banca  dati  nazionale  unica.  Il
periodo di mancato funzionamento della banca dati nazionale unica  e'
accertato con decreto del capo del predetto  Dipartimento  ovvero  di
altro dirigente appositamente delegato. Il decreto e' pubblicato  sul
sito  istituzionale  del   Ministero   dell'interno   nella   sezione
"Amministrazione trasparente".)) 

Capo VI Disposizioni concernenti gli enti locali sciolti ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267

                              Art. 100 
 
Obbligo  di   acquisizione   della   documentazione   antimafia   nel
  quinquennio successivo allo scioglimento ai sensi dell'articolo 143
  del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 
  1. L'ente locale, sciolto ai sensi dell'articolo  143  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive  modificazioni,  deve
acquisire,   nei   cinque   anni   successivi   allo    scioglimento,
l'informazione   antimafia   precedentemente    alla    stipulazione,
all'approvazione  o  all'autorizzazione  di  qualsiasi  contratto   o
subcontratto,  ovvero  precedentemente  al  rilascio   di   qualsiasi
concessione o erogazione indicati nell'articolo 67  indipendentemente
dal valore economico degli stessi. 
                              Art. 101 
 
 
        Facolta' di avvalersi della Stazione unica appaltante 
 
  ((1. Salvo che la legge disponga diversamente, l'ente locale, i cui
organi sono stati sciolti ai  sensi  dell'articolo  143  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni,  puo'
deliberare di avvalersi, per un  periodo  determinato,  comunque  non
superiore alla durata in carica della commissione  straordinaria  per
la  gestione  dell'ente,  della  stazione  unica  appaltante  per  lo
svolgimento delle procedure di evidenza pubblica  di  competenza  del
medesimo ente locale.)) 
  2.  Gli  organi  eletti  in  seguito  allo  scioglimento   di   cui
all'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267  e
successive modificazioni, possono deliberare  di  avvalersi,  per  un
periodo determinato, comunque non superiore  alla  durata  in  carica
degli stessi organi elettivi, della stazione unica appaltante per  lo
svolgimento delle procedure di evidenza pubblica  di  competenza  del
medesimo ente locale. 

LIBRO III Attivita' informative ed investigative nella lotta contro la criminalita' organizzata. Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'organizzata. Titolo I ATTIVITA' INFORMATIVE ED INVESTIGATIVE NELLA LOTTA CONTRO LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA Capo I Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia

                              Art. 102 
 
 
                  Direzione distrettuale antimafia 
 
  1. Per la trattazione dei procedimenti relativi ai  reati  indicati
nell'articolo 51, comma 3-bis, del  codice  di  procedura  penale  il
procuratore della Repubblica presso il tribunale  del  capoluogo  del
distretto costituisce, nell'ambito del  suo  ufficio,  una  direzione
distrettuale antimafia designando i magistrati che devono farne parte
per la durata non inferiore a  due  anni.  Per  la  designazione,  il
procuratore distrettuale tiene conto delle  specifiche  attitudini  e
delle esperienze  professionali.  Della  direzione  distrettuale  non
possono fare parte magistrati in  tirocinio.  La  composizione  e  le
variazioni della direzione sono comunicate senza ritardo al Consiglio
superiore della magistratura. 
  2. Il procuratore  distrettuale  o  un  suo  delegato  e'  preposto
all'attivita'  della  direzione  e  cura,  in  particolare,   che   i
magistrati  addetti  ottemperino   all'obbligo   di   assicurare   la
completezza  e  la   tempestivita'   della   reciproca   informazione
sull'andamento delle indagini ed eseguano le direttive impartite  per
il coordinamento  delle  investigazioni  e  l'impiego  della  polizia
giudiziaria. 
  3. Salvi casi eccezionali, il procuratore distrettuale designa  per
l'esercizio delle funzioni di pubblico  ministero,  nei  procedimenti
riguardanti i reati  indicati  nell'articolo  51,  comma  3-bis,  del
codice di procedura penale, i magistrati addetti alla direzione. 
  4. Salvo che nell'ipotesi di  prima  costituzione  della  direzione
distrettuale antimafia la designazione dei magistrati avviene sentito
il procuratore nazionale antimafia. Delle eventuali variazioni  nella
composizione della direzione,  il  procuratore  distrettuale  informa
preventivamente il procuratore nazionale antimafia. 
                              Art. 103. 
         ((Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo)) 
 
  ((1.  Nell'ambito  della  procura  generale  presso  la  Corte   di
cassazione  e'  istituita  la   Direzione   nazionale   antimafia   e
antiterrorismo. 
  2. Alla Direzione sono preposti  un  magistrato,  con  funzioni  di
Procuratore nazionale, e due magistrati con funzioni  di  procuratore
aggiunto, nonche', quali sostituti, magistrati che abbiano conseguito
la terza valutazione di professionalita'. 
  3.   I   magistrati   della   Direzione   nazionale   antimafia   e
antiterrorismo sono scelti tra coloro che  hanno  svolto,  anche  non
continuativamente, funzioni di pubblico ministero  per  almeno  dieci
anni e che abbiano specifiche attitudini, capacita' organizzative  ed
esperienze  nella  trattazione  di   procedimenti   in   materia   di
criminalita' organizzata e terroristica. L'anzianita' nel ruolo  puo'
essere  valutata  solo  ove   risultino   equivalenti   i   requisiti
professionali. 
  4. Alla  nomina  del  procuratore  nazionale  si  provvede  con  la
procedura prevista dall'articolo 11,  terzo  comma,  della  legge  24
marzo 1958, n. 195. 
  5. Gli incarichi di procuratore nazionale e di procuratore aggiunto
hanno una durata di quattro anni e possono essere rinnovati una  sola
volta. 
  6. Al procuratore nazionale sono attribuite  le  funzioni  previste
dall'articolo 371-bis del codice di procedura penale.)) 
                              Art. 104 
 
Attribuzioni del procuratore generale presso la Corte  di  cassazione
      in relazione all'attivita' di coordinamento investigativo 
 
  1. Il procuratore generale presso la Corte di  cassazione  esercita
la   sorveglianza   sul   procuratore   nazionale    antimafia    ((e
antiterrorismo)) e sulla relativa Direzione nazionale. 
                              Art. 105 
 
 
Applicazione di magistrati del pubblico ministero in casi particolari 
 
  1. Per la trattazione dei procedimenti relativi ai delitti indicati
nell'articolo 51, comma 3-bis ((e comma  3-quater)),  del  codice  di
procedura   penale,   il   procuratore   nazionale   antimafia    ((e
antiterrorismo))  puo',  quando  si   tratta   di   procedimenti   di
particolare complessita' o che  richiedono  specifiche  esperienze  e
competenze  professionali,  applicare  temporaneamente  alle  procure
distrettuali  i  magistrati  appartenenti  alla  Direzione  nazionale
antimafia ((e antiterrorismo)) e quelli appartenenti  alle  direzioni
distrettuali antimafia ((oltre che quelli addetti presso  le  procure
distrettuali  alla  trattazione  di  procedimenti   in   materia   di
terrorismo anche internazionale))  nonche',  con  il  loro  consenso,
magistrati di altre procure  della  Repubblica  presso  i  tribunali.
L'applicazione e' disposta anche quando sussistono protratte  vacanze
di  organico,  inerzia  nella  conduzione  delle   indagini,   ovvero
specifiche  e  contingenti  esigenze  investigative  o   processuali.
L'applicazione e' disposta con decreto motivato. Il decreto e' emesso
sentiti i procuratori  generali  e  i  procuratori  della  Repubblica
interessati.  Quando  si  tratta   di   applicazioni   alla   procura
distrettuale avente sede nel capoluogo  del  medesimo  distretto,  il
decreto e'  emesso  dal  procuratore  generale  presso  la  corte  di
appello. In tal caso il provvedimento e'  comunicato  al  procuratore
nazionale antimafia ((e antiterrorismo)). 
  2. L'applicazione non puo' superare la durata di un anno. Nei  casi
di necessita' dell'ufficio al quale il magistrato e' applicato,  puo'
essere rinnovata per un periodo non superiore a un anno. 
  3. Il decreto di applicazione e'  immediatamente  esecutivo  ed  e'
trasmesso senza ritardo al Consiglio superiore della magistratura per
l'approvazione, nonche' al Ministro della giustizia. 
  4. Il capo dell'ufficio al quale il  magistrato  e'  applicato  non
puo' designare il medesimo per la trattazione di  affari  diversi  da
quelli indicati nel decreto di applicazione. 
                              Art. 106 
 
 
   Applicazione di magistrati in materia di misure di prevenzione 
 
  1. Il procuratore nazionale  antimafia  ((e  antiterrorismo))  puo'
disporre, nell'ambito dei poteri attribuitigli dall'articolo  371-bis
del codice di procedura penale e sentito  il  competente  procuratore
distrettuale, l'applicazione temporanea di magistrati della Direzione
nazionale antimafia ((e antiterrorismo))  alle  procure  distrettuali
per  la  trattazione   di   singoli   procedimenti   di   prevenzione
patrimoniale. Si applica, in quanto compatibile, l'articolo 105. 
  2. Se ne fa richiesta il procuratore distrettuale,  il  Procuratore
generale presso la Corte d'appello  puo',  per  giustificati  motivi,
disporre che le funzioni di pubblico  ministero  per  la  trattazione
delle  misure  di  prevenzione  siano  esercitate  da  un  magistrato
designato  dal  Procuratore  della  Repubblica  presso   il   giudice
competente. 

Capo II Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata e Direzione investigativa antimafia

                              Art. 107 
 
 
    Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata 
 
  1. Presso il  Ministero  dell'interno  e'  istituito  il  Consiglio
generale per la lotta alla criminalita' organizzata,  presieduto  dal
Ministro dell'interno quale responsabile dell'alta  direzione  e  del
coordinamento in materia di ordine e sicurezza pubblica. Il Consiglio
e' composto: 
  a) dal Capo della  polizia  -  Direttore  generale  della  pubblica
sicurezza; 
  b) dal Comandante generale dell'Arma dei carabinieri; 
  c) dal Comandante generale del Corpo della guardia di finanza; 
  d) dal Direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna; 
  e) dal Direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna; 
  f) dal Direttore della Direzione investigativa antimafia. 
  2. Il Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata
provvede, per lo specifico settore della criminalita' organizzata, a: 
  a) definire e adeguare gli indirizzi per le  linee  di  prevenzione
anticrimine  e  per  le  attivita'  investigative,  determinando   la
ripartizione dei compiti tra le forze di polizia per aree, settori di
attivita' e  tipologia  dei  fenomeni  criminali,  tenuto  conto  dei
servizi affidati ai relativi uffici e strutture, e in primo  luogo  a
quelli  a  carattere  interforze,  operanti  a  livello  centrale   e
territoriale; 
  b) individuare le risorse, i mezzi e le attrezzature occorrenti  al
funzionamento dei servizi e a fissarne i criteri per  razionalizzarne
l'impiego; 
  c) verificare periodicamente i risultati  conseguiti  in  relazione
agli obiettivi  strategici  delineati  e  alle  direttive  impartite,
proponendo,  ove  occorra,  l'adozione  dei  provvedimenti   atti   a
rimuovere carenze e disfunzioni  e  ad  accertare  responsabilita'  e
inadempienze; 
  d) concorrere a determinare le direttive per lo  svolgimento  delle
attivita' di coordinamento e di controllo da parte dei  prefetti  dei
capoluoghi di regione, nell'ambito dei poteri delegati agli stessi. 
  3. Il Consiglio generale emana apposite  direttive  da  attuarsi  a
cura degli uffici  e  servizi  appartenenti  alle  singole  forze  di
polizia, nonche' della Direzione investigativa antimafia. 
  4. All'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze
di polizia del Dipartimento della pubblica sicurezza sono  attribuite
le funzioni di assistenza tecnico-amministrativa e di segreteria  del
Consiglio. 
                              Art. 108 
 
 
                  Direzione investigativa antimafia 
 
  1.  E'  istituita,  nell'ambito  del  Dipartimento  della  pubblica
sicurezza, una Direzione  investigativa  antimafia  (D.I.A.)  con  il
compito di assicurare lo  svolgimento,  in  forma  coordinata,  delle
attivita' di investigazione preventiva  attinenti  alla  criminalita'
organizzata, nonche' di effettuare indagini  di  polizia  giudiziaria
relative esclusivamente a delitti di associazione di tipo  mafioso  o
comunque ricollegabili all'associazione medesima. 
  2. Formano oggetto delle  attivita'  di  investigazione  preventiva
della Direzione investigativa antimafia le connotazioni  strutturali,
le articolazioni e i collegamenti  interni  ed  internazionali  delle
organizzazioni criminali, gli obiettivi e le modalita'  operative  di
dette organizzazioni, nonche'  ogni  altra  forma  di  manifestazione
delittuosa alle stesse riconducibile ivi compreso il  fenomeno  delle
estorsioni. 
  3. La Direzione investigativa antimafia nell'assolvimento dei  suoi
compiti opera in stretto collegamento con gli uffici e  le  strutture
delle forze di polizia esistenti a livello centrale e periferico. 
  4. Tutti gli ufficiali ed agenti  di  polizia  giudiziaria  debbono
fornire ogni possibile cooperazione al personale investigativo  della
D.I.A. Gli ufficiali ed agenti di  polizia  giudiziaria  dei  servizi
centrali e interprovinciali di cui all'articolo 12 del  decreto-legge
13 maggio 1991, n. 152, convertito in legge 12 luglio 1991,  n.  203,
devono  costantemente  informare  il  personale  investigativo  della
D.I.A., incaricato di effettuare indagini  collegate,  di  tutti  gli
elementi informativi ed investigativi di cui siano venuti comunque in
possesso e sono tenuti a svolgere,  congiuntamente  con  il  predetto
personale,   gli   accertamenti   e   le   attivita'    investigative
eventualmente richiesti. Il predetto personale dei servizi centrali e
interprovinciali della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri  e
del Corpo della guardia di finanza, a decorrere dal 1° gennaio  1993,
e' assegnato alla D.I.A., nei  contingenti  e  con  i  criteri  e  le
modalita' determinati  con  decreto  del  Ministro  dell'interno,  di
concerto con i Ministri della difesa e delle finanze. 
  5.  Al  Direttore  della  Direzione  Investigativa   Antimafia   e'
attribuita la responsabilita' generale delle attivita'  svolte  dalla
D.I.A., delle quali riferisce periodicamente al Consiglio generale di
cui all'articolo 107, e  competono  i  provvedimenti  occorrenti  per
l'attuazione, da parte della D.I.A., delle direttive emanate a  norma
del medesimo articolo 107. 
  6. Alla D.I.A. e' preposto un  direttore  tecnico-operativo  scelto
fra funzionari appartenenti ai ruoli  della  Polizia  di  Stato,  con
qualifica non inferiore a dirigente superiore, e ufficiali  di  grado
non inferiore a generale di brigata dell'Arma dei carabinieri  e  del
Corpo della  guardia  di  finanza,  che  abbiano  maturato  specifica
esperienza nel settore della lotta alla criminalita' organizzata.  Il
direttore  della  D.I.A.  riferisce  al  Consiglio  generale  di  cui
all'articolo  107  sul  funzionamento  dei  servizi  posti  alle  sue
dipendenze e sui risultati conseguiti. 
  7. Con gli stessi criteri indicati al comma  6  e'  assegnato  alla
D.I.A. un vice direttore con funzioni vicarie. 
  8. La D.I.A. si avvale di personale  dei  ruoli  della  Polizia  di
Stato, dell'Arma  dei  carabinieri  e  del  Corpo  della  guardia  di
finanza, nonche' del Corpo  di  polizia  penitenziaria  e  del  Corpo
forestale dello Stato. Il personale dei ruoli del  Corpo  di  polizia
penitenziaria e del Corpo forestale  dello  Stato  opera  nell'ambito
delle articolazioni centrali ((e periferiche)) della  D.I.A.  per  le
esigenze di collegamento con le strutture di appartenenza,  anche  in
relazione a quanto previsto dal comma 3, nonche' per  l'attivita'  di
analisi sullo scambio delle  informazioni  di  interesse  all'interno
delle strutture carcerarie e di quelle connesse  al  contrasto  delle
attivita' organizzate per il traffico  illecito  di  rifiuti  e  agli
altri compiti di istituto. Con decreto del Ministro dell'interno,  di
concerto con i Ministri della  giustizia,  delle  politiche  agricole
alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze sono  definiti
i contingenti di personale del Corpo di polizia penitenziaria  e  del
Corpo forestale dello  Stato  che  opera  nell'ambito  della  D.I.A.,
nonche' le modalita' attuative di individuazione, di  assegnazione  e
di impiego del medesimo personale. 
  9. Il Ministro dell'interno, sentito il Consiglio generale  di  cui
all'articolo 107, determina  l'organizzazione  della  D.I.A.  secondo
moduli rispondenti alla diversificazione dei settori d'investigazione
e  alla  specificita'  degli  ordinamenti  delle  forze  di   polizia
interessate, fermo restando che  in  ogni  caso,  nella  prima  fase,
l'organizzazione e' articolata come segue: 
    a) reparto investigazioni preventive; 
    b) reparto investigazioni giudiziarie; 
    c) reparto relazioni internazionali ai fini investigativi. 
  10.  Alla  determinazione  del  numero  e  delle  competenze  delle
divisioni in cui si articolano  i  reparti  di  cui  al  comma  9  si
provvede con le  modalita'  e  procedure  indicate  nell'articolo  5,
settimo comma, della legge 1°  aprile  1981,  n.  121,  e  successive
modificazioni e integrazioni. Con le stesse modalita' e procedure  si
provvede alla preposizione ed assegnazione del personale ai reparti e
alle divisioni, secondo principi di competenza  tecnico-professionale
e con l'obiettivo di realizzare  nei  confronti  dei  titolari  degli
uffici  predetti  di  pari  livello  una   sostanziale   parita'   ed
equiordinazione di funzioni, anche mediante il  ricorso  al  criterio
della rotazione degli incarichi. 
                              Art. 109 
 
 
                       Relazione al Parlamento 
 
  1. Il Ministro dell'interno riferisce, ogni sei mesi, al Parlamento
sull'attivita' svolta e  sui  risultati  conseguiti  dalla  Direzione
investigativa antimafia e presenta, unitamente con  la  relazione  di
cui all'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, un  rapporto
annuale sul fenomeno della criminalita' organizzata. 

Titolo II L'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

                              Art. 110 
(L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni
      sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata). 
 
  ((1. L'Agenzia nazionale per l'amministrazione  e  la  destinazione
dei beni sequestrati e confiscati alla  criminalita'  organizzata  e'
posta sotto la vigilanza del Ministro dell'interno,  ha  personalita'
giuridica di diritto pubblico ed e' dotata di autonomia organizzativa
e contabile, ha la sede principale in Roma e fino a 4 sedi secondarie
istituite con le modalita' di cui all'articolo 112, nei limiti  delle
risorse ordinarie iscritte nel proprio bilancio.)) L'Agenzia dispone,
compatibilmente con le sue esigenze di funzionalita', che le  proprie
sedi siano stabilite all'interno di un immobile confiscato  ai  sensi
del presente decreto. 
  2. All'Agenzia sono attribuiti i seguenti compiti: 
    a) acquisizione, attraverso il proprio sistema  informativo,  dei
flussi informativi  necessari  per  l'esercizio  dei  propri  compiti
istituzionali: dati, documenti e informazioni oggetto  di  flusso  di
scambio, in modalita' bidirezionale, con il sistema  informativo  del
Ministero della giustizia, dell'autorita' giudiziaria, con le  banche
dati e i sistemi informativi delle prefetture-uffici territoriali del
Governo,  degli  enti  territoriali,  delle  societa'  Equitalia   ed
Equitalia Giustizia, delle agenzie fiscali e con  gli  amministratori
giudiziari, con le modalita' previste dagli articoli 1,  2  e  3  del
regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  15
dicembre  2011,  n.  233;  acquisizione,  in  particolare,  dei  dati
relativi  ai  beni  sequestrati  e   confiscati   alla   criminalita'
organizzata nel corso  dei  procedimenti  penali  e  di  prevenzione;
acquisizione delle informazioni relative allo stato dei  procedimenti
di sequestro e confisca; verifica dello stato dei beni  nei  medesimi
procedimenti, accertamento della consistenza,  della  destinazione  e
dell'utilizzo dei  beni;  programmazione  dell'assegnazione  e  della
destinazione dei beni confiscati; analisi dei dati acquisiti, nonche'
delle criticita' relative alla fase di assegnazione  e  destinazione.
Per l'attuazione della presente lettera e' autorizzata  la  spesa  di
850.000 euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020.  Al  relativo
onere si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni,
per i medesimi anni, dello stanziamento del fondo speciale  di  conto
capitale  iscritto,  ai  fini  del  bilancio   triennale   2017-2019,
nell'ambito  del  programma  "Fondi  di  riserva  e  speciali"  della
missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero
dell'economia  e  delle  finanze  per   l'anno   2017,   allo   scopo
parzialmente  utilizzando  l'accantonamento  relativo  al   Ministero
dell'interno.  Il  Ministro  dell'economia   e   delle   finanze   e'
autorizzato  ad  apportare,  con  propri   decreti,   le   occorrenti
variazioni di bilancio; 
    b)  ausilio  dell'autorita'  giudiziaria  nell'amministrazione  e
custodia  dei  beni  sequestrati  nel  corso  del   procedimento   di
prevenzione di cui al libro I,  titolo  III;  ausilio  finalizzato  a
rendere possibile,  sin  dalla  fase  del  sequestro,  l'assegnazione
provvisoria dei beni immobili e delle aziende per fini  istituzionali
o sociali agli enti, alle associazioni  e  alle  cooperative  di  cui
all'articolo 48, comma 3, ferma restando la valutazione  del  giudice
delegato sulla modalita' dell'assegnazione; 
    c)  ausilio  dell'autorita'  giudiziaria  nell'amministrazione  e
custodia dei beni sequestrati nel corso dei procedimenti penali per i
delitti di cui agli articoli 51, comma 3-bis, del codice di procedura
penale  e  12-sexies  del  decreto-legge  8  giugno  1992,  n.   306,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n.  356,  e
successive  modificazioni;  ausilio  svolto  al   fine   di   rendere
possibile, sin dalla fase del sequestro,  l'assegnazione  provvisoria
dei beni immobili e delle aziende per fini  istituzionali  o  sociali
agli enti, alle associazioni e alle cooperative di  cui  all'articolo
48, comma 3, del presente decreto, ferma restando la valutazione  del
giudice delegato sulla modalita' dell'assegnazione; 
    d) amministrazione e destinazione, ai sensi dell'articolo 38, dei
beni confiscati, dal provvedimento di confisca emesso dalla corte  di
appello, in esito del procedimento di prevenzione di cui al libro  I,
titolo III; 
    e) amministrazione, dal provvedimento di  confisca  emesso  dalla
corte di appello nonche' di sequestro o confisca emesso  dal  giudice
dell'esecuzione, e destinazione dei beni confiscati, per i delitti di
cui agli articoli 51, comma 3-bis, del codice di procedura  penale  e
12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n.  306,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge  7  agosto  1992,  n.  356,  e  successive
modificazioni,  nonche'  dei  beni  definitivamente  confiscati   dal
giudice dell'esecuzione; 
    f) adozione di iniziative e di  provvedimenti  necessari  per  la
tempestiva assegnazione e destinazione  dei  beni  confiscati,  anche
attraverso la nomina, ove necessario, di commissari ad acta. 
  3. L'Agenzia e' sottoposta al controllo della Corte  dei  conti  ai
sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e
successive modificazioni. 
                                                                 (20) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  1)
che "Le modifiche alle  disposizioni  sulla  competenza  dell'Agenzia
nazionale  per  l'amministrazione  e   la   destinazione   dei   beni
sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'  organizzata  non   si
applicano ai casi nei quali l'amministrazione  e'  stata  assunta  ai
sensi delle disposizioni del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
159, vigenti fino alla data  di  entrata  in  vigore  della  presente
legge". 
                              Art. 111 
                     (( (Organi dell'Agenzia).)) 
 
  ((1. Sono organi dell'Agenzia e restano in carica per quattro  anni
rinnovabili per una sola volta: 
    a) il Direttore; 
    b) il Consiglio direttivo; 
    c) il Collegio dei revisori; 
    d) il Comitato consultivo di indirizzo. 
  2. Il Direttore e' scelto  tra  figure  professionali  che  abbiano
maturato esperienza  professionale  specifica,  almeno  quinquennale,
nella  gestione  dei  beni  e  delle  aziende:  prefetti,   dirigenti
dell'Agenzia del demanio, magistrati che abbiano conseguito almeno la
quinta  valutazione  di   professionalita'   o   delle   magistrature
superiori.  Il  soggetto  scelto  e'  collocato  fuori  ruolo  o   in
aspettativa    secondo    l'ordinamento    dell'amministrazione    di
appartenenza.  All'atto  del  collocamento  fuori   ruolo   e'   reso
indisponibile un numero di  posti  equivalente  dal  punto  di  vista
finanziario. Il Direttore e'  nominato  con  decreto  del  Presidente
della Repubblica,  su  proposta  del  Ministro  dell'interno,  previa
deliberazione del Consiglio dei ministri. 
  3. Il Consiglio direttivo e' presieduto dal Direttore  dell'Agenzia
ed e' composto: 
    a) da un magistrato designato dal Ministro della giustizia; 
    b)  da  un  magistrato  designato   dal   Procuratore   nazionale
antimafia; 
    c) da un rappresentante del Ministero dell'interno designato  dal
Ministro dell'interno; 
    d) da due qualificati esperti in materia di gestioni aziendali  e
patrimoniali designati, di concerto, dal Ministro dell'interno e  dal
Ministro dell'economia e delle finanze; 
    e)  da  un  qualificato  esperto  in  materia  di   progetti   di
finanziamenti europei e  nazionali  designato  dalla  Presidenza  del
Consiglio dei ministri o dal Ministro delegato  per  la  politica  di
coesione. 
  4. I componenti del Consiglio direttivo,  designati  ai  sensi  del
comma 3, sono nominati con decreto del Ministro dell'interno. 
  5. Il Collegio dei revisori, costituito da tre componenti effettivi
e da due supplenti, e' nominato con decreto del Ministro dell'interno
fra gli iscritti nel Registro  dei  revisori  legali.  Un  componente
effettivo e un  componente  supplente  sono  designati  dal  Ministro
dell'economia e delle finanze. 
  6. Il Comitato consultivo di indirizzo e' presieduto dal  Direttore
dell'Agenzia ed e' composto: 
    a) da un qualificato esperto in materia di politica  di  coesione
territoriale,  designato  dal  Dipartimento  per  le   politiche   di
coesione; 
    b) da un rappresentante del Ministero dello  sviluppo  economico,
designato dal medesimo Ministro; 
    c)  da  un  rappresentante  del  Ministero  del  lavoro  e  delle
politiche sociali, designato dal medesimo Ministro; 
    d) da un responsabile dei fondi del Programma operativo nazionale
"sicurezza", designato dal Ministro dell'interno; 
    e)  da   un   rappresentante   del   Ministero   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, designato dal medesimo Ministro; 
    f) da un rappresentante delle regioni, designato dalla Conferenza
delle regioni e delle province autonome; 
    g) da un rappresentante dei comuni,  designato  dall'Associazione
nazionale dei comuni italiani (ANCI); 
    h) da un rappresentante delle  associazioni  che  possono  essere
destinatarie o assegnatarie dei beni sequestrati o confiscati, di cui
all'articolo 48, comma 3, lettera  c),  designato  dal  Ministro  del
lavoro  e  delle  politiche  sociali  sulla  base   di   criteri   di
trasparenza, rappresentativita' e rotazione  semestrale,  specificati
nel decreto di nomina; 
    i)   da   un   rappresentante   delle   associazioni    sindacali
comparativamente piu' rappresentative  a  livello  nazionale,  da  un
rappresentante  delle  cooperative  e  da  un  rappresentante   delle
associazioni  dei  datori  di  lavoro,  designati  dalle   rispettive
associazioni. 
  7.  Alle  riunioni  possono  essere  chiamati   a   partecipare   i
rappresentanti degli enti  territoriali  ove  i  beni  o  le  aziende
sequestrati e  confiscati  si  trovano.  I  componenti  del  Comitato
consultivo di  indirizzo,  designati  ai  sensi  del  comma  6,  sono
nominati con decreto del Ministro  dell'interno.  Ai  componenti  non
spetta alcun compenso, indennita', gettone di presenza,  rimborso  di
spese o emolumento comunque denominato. 
  8. I compensi degli organi sono stabiliti con decreto del  Ministro
dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze, e sono posti a carico  del  bilancio  dell'Agenzia.  Per  la
partecipazione alle sedute  degli  organi  non  spettano  gettoni  di
presenza o emolumenti a qualsiasi titolo dovuti)). 
                              Art. 112 
 
 
              (Attribuzioni degli organi dell'Agenzia). 
 
  1. Il Direttore dell'Agenzia ne assume  la  rappresentanza  legale,
puo' nominare uno o piu' delegati anche con poteri di rappresentanza,
convoca con frequenza periodica il Consiglio direttivo e il  Comitato
consultivo di  indirizzo  e  stabilisce  l'ordine  del  giorno  delle
sedute. Provvede altresi'  all'attuazione  degli  indirizzi  e  delle
linee guida di cui al comma 4, lettera d), e  presenta  al  Consiglio
direttivo il bilancio preventivo e il conto consuntivo. Il  Direttore
riferisce periodicamente ai Ministri dell'interno e della giustizia e
presenta una relazione semestrale sull'attivita' svolta dall'Agenzia,
fermo restando quanto previsto  dall'articolo  49,  comma  1,  ultimo
periodo. 
  2. L'Agenzia coadiuva l'autorita' giudiziaria nella  gestione  fino
al provvedimento di confisca emesso dalla corte di appello e adotta i
provvedimenti di destinazione dei beni confiscati per le  prioritarie
finalita' istituzionali e sociali, secondo le modalita' indicate  dal
libro I, titolo III, capo III. Nelle ipotesi previste dalle norme  in
materia di tutela ambientale e di sicurezza, ovvero  quando  il  bene
sia improduttivo, oggettivamente inutilizzabile,  non  destinabile  o
non alienabile, l'Agenzia,  con  delibera  del  Consiglio  direttivo,
adotta i provvedimenti di distruzione o di demolizione. 
  3. L'Agenzia, per le attivita' connesse all'amministrazione e  alla
destinazione dei beni sequestrati  e  confiscati  anche  in  via  non
definitiva, nonche' per il monitoraggio  sul  corretto  utilizzo  dei
beni assegnati, si avvale delle  prefetture-uffici  territoriali  del
Governo territorialmente competenti presso  le  quali  e'  istituito,
senza nuovi o maggiori oneri per la  finanza  pubblica,  un  apposito
nucleo di  supporto.  Con  decreto  del  Ministro  dell'interno  sono
definiti la composizione di ciascun nucleo di supporto ed il relativo
contingente  di  personale,  secondo  criteri  di   flessibilita'   e
modularita' che tengano conto anche della presenza significativa, nel
territorio di riferimento, di  beni  sequestrati  e  confiscati  alla
criminalita'  organizzata.  I  prefetti,  con  il  provvedimento   di
costituzione del nucleo di supporto, individuano, sulla base di linee
guida  adottate  dal  Consiglio  direttivo  dell'Agenzia,  le   altre
amministrazioni, gli enti e  le  associazioni  che  partecipano  alle
attivita' del nucleo con propri rappresentanti. 
  4. L'Agenzia, con delibera del Consiglio direttivo: 
    a) utilizza i flussi  acquisiti  attraverso  il  proprio  sistema
informativo  per  facilitare  le  collaborazioni  tra  amministratori
giudiziari e tra  coadiutori  e  favorire,  su  tutto  il  territorio
nazionale in modo particolare per le aziende,  l'instaurazione  e  la
prosecuzione di rapporti commerciali tra  le  imprese  sequestrate  o
confiscate; 
    b)  predispone  meccanismi  di  intervento  per  effettuare,  ove
l'amministratore  giudiziario  lo  richieda,  l'analisi  aziendale  e
verificare la possibilita' di prosecuzione o  ripresa  dell'attivita'
imprenditoriale  ovvero  avviare  procedure  di  liquidazione  o   di
ristrutturazione del debito; 
    c) stipula protocolli di intesa con le  strutture  interessate  e
con  le   associazioni   di   categoria   per   l'individuazione   di
professionalita'  necessarie  per  la  prosecuzione  o   la   ripresa
dell'attivita' d'impresa anche avvalendosi dei nuclei territoriali di
supporto  istituiti  presso  le  prefetture-uffici  territoriali  del
Governo; 
    ((c-bis) provvede all'istituzione,  in  relazione  a  particolari
esigenze, fino a un massimo di quattro sedi  secondarie,  in  regioni
ove sono presenti  in  quantita'  significativa  beni  sequestrati  e
confiscati alla criminalita' organizzata, nei limiti delle risorse di
cui all'articolo 110, comma 1;)) 
    d) previo parere motivato del Comitato consultivo  di  indirizzo,
emana le linee guida interne che  intende  seguire  sia  per  fornire
ausilio all'autorita' giudiziaria, sia per stabilire la  destinazione
dei beni confiscati; indica, in  relazione  ai  beni  aziendali,  gli
interventi necessari per salvaguardare  il  mantenimento  del  valore
patrimoniale e i  livelli  occupazionali  e,  in  relazione  ai  beni
immobili, gli interventi utili per incrementarne  la  redditivita'  e
per agevolare la loro eventuale devoluzione allo Stato liberi da pesi
e  oneri,  anche  prevedendo  un'assegnazione  provvisoria  ai  sensi
dell'articolo 110, comma 2, lettera b); 
    e) previo parere motivato del Comitato consultivo  di  indirizzo,
predispone protocolli operativi su base nazionale per concordare  con
l'Associazione bancaria  italiana  (ABI)  e  con  la  Banca  d'Italia
modalita' di rinegoziazione dei rapporti bancari gia' in  essere  con
le aziende sequestrate o confiscate; 
    f) richiede all'autorita' di vigilanza di cui  all'articolo  110,
comma  1,  l'autorizzazione  a  utilizzare  gli   immobili   di   cui
all'articolo 48, comma 3, lettera b); 
    g)  richiede  la  modifica  della  destinazione  d'uso  del  bene
confiscato, in funzione della valorizzazione dello stesso o  del  suo
utilizzo per finalita' istituzionali o sociali, anche in deroga  agli
strumenti urbanistici; 
    ((h) approva il bilancio preventivo e il conto consuntivo;)) 
    i) verifica l'utilizzo dei beni da parte dei privati e degli enti
pubblici,  conformemente  ai  provvedimenti  di  assegnazione  e   di
destinazione; verifica in modo continuo  e  sistematico,  avvalendosi
delle prefetture-uffici territoriali del Governo e,  ove  necessario,
delle Forze di polizia, la conformita'  dell'utilizzo  dei  beni,  da
parte  dei  privati  e  degli  enti  pubblici,  ai  provvedimenti  di
assegnazione e di destinazione. Il prefetto riferisce  semestralmente
all'Agenzia sugli esiti degli accertamenti effettuati; 
    l) revoca il provvedimento di  assegnazione  e  destinazione  nel
caso di mancato o difforme utilizzo del bene rispetto alle  finalita'
indicate nonche' negli altri casi stabiliti dalla legge; 
    m) previo parere motivato del Comitato consultivo  di  indirizzo,
sottoscrive convenzioni e protocolli con  pubbliche  amministrazioni,
regioni, enti locali, ordini professionali, enti e  associazioni  per
le finalita' del presente decreto; 
    n) adotta un regolamento di organizzazione interna. 
  5. Il Comitato consultivo di indirizzo: 
    a) esprime parere sugli atti di cui al comma 4,  lettere  d),  e)
((...)) ed m); 
    b)  puo'  presentare  proposte  e  fornire  elementi   per   fare
interagire gli amministratori giudiziari delle  aziende,  ovvero  per
accertare,  su  richiesta  dell'amministratore  giudiziario,   previa
autorizzazione del giudice delegato,  la  disponibilita'  degli  enti
territoriali,  delle  associazioni  e  delle   cooperative   di   cui
all'articolo 48, comma 3, lettera c), a prendere  in  carico  i  beni
immobili, che non facciano parte di compendio  aziendale,  sin  dalla
fase del sequestro; 
    c)  esprime  pareri  su  specifiche  questioni   riguardanti   la
destinazione e l'utilizzazione  dei  beni  sequestrati  o  confiscati
nonche' su ogni altra questione che  venga  sottoposta  ad  esso  dal
Consiglio direttivo,  dal  Direttore  dell'Agenzia  o  dall'autorita'
giudiziaria. 
  6. Il Collegio dei revisori svolge i compiti di cui all'articolo 20
del decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123. 
                                                                 (20) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  1)
che "Le modifiche alle  disposizioni  sulla  competenza  dell'Agenzia
nazionale  per  l'amministrazione  e   la   destinazione   dei   beni
sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'  organizzata  non   si
applicano ai casi nei quali l'amministrazione  e'  stata  assunta  ai
sensi delle disposizioni del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
159, vigenti fino alla data  di  entrata  in  vigore  della  presente
legge". 
                              Art. 113 
           (Organizzazione e funzionamento dell'Agenzia). 
 
  1. Con uno o piu' regolamenti, adottati ai sensi dell'articolo  17,
comma  1,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,   e   successive
modificazioni, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con
i Ministri della giustizia, dell'economia e delle finanze  e  per  la
semplificazione e la  pubblica  amministrazione,  sono  disciplinati,
entro il limite di spesa di cui all'articolo 118: 
    a)  l'organizzazione  e  la  dotazione  delle  risorse  umane   e
strumentali per il funzionamento dell'Agenzia, selezionando personale
con specifica competenza in materia di  gestione  delle  aziende,  di
accesso al credito bancario e ai finanziamenti europei; 
    b) la contabilita' finanziaria ed economico-patrimoniale relativa
alla gestione dell'Agenzia, assicurandone la separazione  finanziaria
e contabile dalle attivita' di amministrazione e  custodia  dei  beni
sequestrati e confiscati; 
    c) i flussi informativi necessari  per  l'esercizio  dei  compiti
attribuiti all'Agenzia nonche' le modalita' delle  comunicazioni,  da
effettuarsi  per  via  telematica,  tra   l'Agenzia   e   l'autorita'
giudiziaria. 
  2.  Ai  fini  dell'amministrazione  e  della  custodia   dei   beni
confiscati di cui all'articolo 110, comma 2,  lettere  d)  ed  e),  i
rapporti tra l'Agenzia e  l'Agenzia  del  demanio  sono  disciplinati
mediante apposita convenzione, anche onerosa, avente ad  oggetto,  in
particolare, la stima e la manutenzione dei  beni  custoditi  nonche'
l'avvalimento del personale dell'Agenzia del demanio. 
  ((3. Sulla base di apposite convenzioni, anche onerose,  l'Agenzia,
per l'assolvimento dei suoi compiti e delle attivita'  istituzionali,
puo' richiedere, nei limiti degli stanziamenti del proprio  bilancio,
la  collaborazione  di  amministrazioni  centrali  dello  Stato,  ivi
comprese societa' e associazioni in house ad  esse  riconducibili  di
cui puo' avvalersi con le medesime  modalita'  delle  amministrazioni
stesse, di Agenzie fiscali o di enti pubblici)). 
  4. Per le esigenze connesse alla vendita e alla liquidazione  delle
aziende e degli altri beni definitivamente confiscati, l'Agenzia puo'
conferire, nei limiti delle disponibilita' finanziarie  di  bilancio,
apposito incarico, anche a titolo oneroso,  a  societa'  a  totale  o
prevalente capitale pubblico. I rapporti tra l'Agenzia e la  societa'
incaricata sono disciplinati da un'apposita convenzione che definisce
le modalita' di svolgimento dell'attivita' affidata  e  ogni  aspetto
relativo alla rendicontazione e al controllo. 
  5. L'Agenzia e' inserita nella Tabella A  allegata  alla  legge  29
ottobre 1984, n. 720, e successive modificazioni. 
                                                                 (20) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  1)
che "Le modifiche alle  disposizioni  sulla  competenza  dell'Agenzia
nazionale  per  l'amministrazione  e   la   destinazione   dei   beni
sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'  organizzata  non   si
applicano ai casi nei quali l'amministrazione  e'  stata  assunta  ai
sensi delle disposizioni del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
159, vigenti fino alla data  di  entrata  in  vigore  della  presente
legge". 
                            Art. 113-bis 
         (Disposizioni in materia di organico dell'Agenzia). 
 
  1. La dotazione organica dell'Agenzia e'  determinata  in  duecento
unita' complessive, ripartite tra le diverse qualifiche, dirigenziali
e no, secondo contingenti da definire con il regolamento adottato  ai
sensi dell'articolo 113, comma 1. 
  2. Alla  copertura  dell'incremento  della  dotazione  organica  di
centosettanta unita', di cui al comma 1, si provvede ((,  nel  limite
di  cento  unita'))  mediante  le  procedure  di  mobilita'  di   cui
all'articolo 30 del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  e
successive modificazioni. Il passaggio del  personale  all'Agenzia  a
seguito della procedura di mobilita' determina  la  soppressione  del
posto  in  organico  nell'amministrazione   di   provenienza   e   il
contestuale  trasferimento  delle  relative  risorse  finanziarie  al
bilancio dell'Agenzia e avviene senza maggiori  oneri  a  carico  del
bilancio medesimo. 
  ((2-bis. Per  la  copertura  delle  ulteriori  settanta  unita'  di
incremento della dotazione organica, il reclutamento avviene mediante
procedure  selettive  pubbliche,  in  conformita'  alla  legislazione
vigente  in  materia  di  accesso  agli  impieghi   nelle   pubbliche
amministrazioni.  Per   l'espletamento   delle   suddette   procedure
concorsuali,  il  Dipartimento  per  le   politiche   del   personale
dell'amministrazione  civile  e  per   le   risorse   strumentali   e
finanziarie del Ministero dell'interno collabora con  l'Agenzia.  Gli
oneri per lo svolgimento delle procedure concorsuali  sono  a  carico
dell'Agenzia.)) 
  3. Fino al completamento delle procedure di  cui  al  comma  2,  il
personale in servizio presso l'Agenzia continua a  prestare  servizio
in posizione di comando, distacco o fuori ruolo senza  necessita'  di
ulteriori   provvedimenti   da   parte   delle   amministrazioni   di
appartenenza. In presenza di professionalita' specifiche ed adeguate,
il personale  proveniente  dalle  amministrazioni  pubbliche  di  cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
165,  e  successive  modificazioni,  nonche'  dagli   enti   pubblici
economici, in servizio, alla data di entrata in vigore della presente
disposizione, presso l'Agenzia in posizione di  comando,  distacco  o
fuori ruolo e' inquadrato nei ruoli dell'Agenzia, previa  istanza  da
presentare  nei  sessanta  giorni  successivi  secondo  le  modalita'
stabilite con il regolamento di cui al comma 1.  Negli  inquadramenti
si  tiene  conto  prioritariamente  delle  istanze   presentate   dal
personale, in servizio alla data di entrata in vigore della  presente
disposizione,  che   ha   presentato   analoga   domanda   ai   sensi
dell'articolo 13, comma 2, del regolamento  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 15 dicembre 2011, n. 235, e dell'articolo
1, comma 191, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Il passaggio  del
personale all'Agenzia determina la soppressione del posto in organico
nell'amministrazione di appartenenza, con  conseguente  trasferimento
delle relative risorse finanziarie al bilancio dell'Agenzia medesima. 
  4. I nominativi del personale  di  cui  ai  commi  precedenti  sono
inseriti nel sito dell'Agenzia in base ai criteri di cui  al  decreto
legislativo 14 marzo 2013, n. 33. 
  ((4-bis.  Nell'ambito  della  contrattazione  collettiva  2019/2021
viene individuata  l'indennita'  di  amministrazione  spettante  agli
appartenenti  ai  ruoli  dell'Agenzia,  in  misura  pari   a   quella
corrisposta al personale  della  corrispondente  area  del  Ministero
della giustizia. 
  4-ter.  Oltre  al  personale  di  cui  al  comma  1,  l'Agenzia  e'
autorizzata ad avvalersi di una aliquota non superiore a  100  unita'
di   personale   non   dirigenziale   appartenente   alle   pubbliche
amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto
legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  nonche'  ad  enti   pubblici
economici. Nei limiti complessivi della stessa quota  l'Agenzia  puo'
avvalersi in posizione di comando di personale delle Forze di polizia
ad ordinamento civile e militare con qualifica non dirigenziale  fino
a un massimo  di  20  unita'.  Il  predetto  personale  e'  posto  in
posizione di comando, distacco o fuori ruolo  anche  in  deroga  alla
vigente normativa generale in materia di mobilita' temporanea  e  nel
rispetto di quanto previsto dall'articolo 17, comma 14,  della  legge
15  maggio  1997,  n.  127,  conservando  lo  stato  giuridico  e  il
trattamento economico  fisso,  continuativo  ed  accessorio,  secondo
quanto previsto  dai  rispettivi  ordinamenti,  con  oneri  a  carico
dell'amministrazione di appartenenza e successivo rimborso  da  parte
dell'Agenzia  all'amministrazione  di  appartenenza  dei  soli  oneri
relativi al trattamento accessorio.)) 
  5.  Il  Direttore  dell'Agenzia,  previa  delibera  del   Consiglio
direttivo,  puo'   stipulare,   nei   limiti   delle   disponibilita'
finanziarie esistenti e nel rispetto dell'articolo 7,  comma  6,  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni,
contratti a tempo determinato per il  conferimento  di  incarichi  di
particolare specializzazione  in  materia  di  gestioni  aziendali  e
patrimoniali. 
                            Art. 113-ter 
                     (( (Incarichi speciali).)) 
 
  ((1. In aggiunta al personale di cui all'articolo  113-bis,  presso
l'Agenzia e alle dirette dipendenze  funzionali  del  Direttore  puo'
operare, in presenza di professionalita' specifiche ed adeguate,  nel
limite delle risorse finanziarie disponibili a legislazione  vigente,
un contingente, fino al limite massimo di dieci unita', di  personale
con  qualifica   dirigenziale   o   equiparata,   appartenente   alle
amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n.165, e  successive  modificazioni,  alle
Forze di polizia di cui all'articolo 16 della legge 1º  aprile  1981,
n.121, nonche' ad enti pubblici economici. 
  2. Il personale di cui al comma 1, fatta eccezione per quello della
carriera prefettizia che puo' essere  collocato  fuori  ruolo,  viene
posto in posizione di comando o di  distacco  anche  in  deroga  alla
vigente normativa generale in materia di mobilita' e nel rispetto  di
quanto previsto dall'articolo 17, comma 14,  della  legge  15  maggio
1997, n.127. 
  3. Il personale di cui al comma 1 conserva lo stato giuridico e  il
trattamento  economico  fisso,  continuativo  e  accessorio,  secondo
quanto previsto  dai  rispettivi  ordinamenti,  con  oneri  a  carico
dell'amministrazione di appartenenza e successivo rimborso  da  parte
dell'Agenzia  all'amministrazione  di  appartenenza  dei  soli  oneri
relativi al trattamento accessorio.  Per  il  personale  appartenente
alle Forze di polizia di cui all'articolo 16 della  legge  1º  aprile
1981, n.121, si applica la disposizione di cui all'articolo 2,  comma
91, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)). 
                                                               ((20)) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 17 ottobre 2017, n. 161 ha disposto (con l'art. 36, comma  1)
che "Le modifiche alle  disposizioni  sulla  competenza  dell'Agenzia
nazionale  per  l'amministrazione  e   la   destinazione   dei   beni
sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'  organizzata  non   si
applicano ai casi nei quali l'amministrazione  e'  stata  assunta  ai
sensi delle disposizioni del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
159, vigenti fino alla data  di  entrata  in  vigore  della  presente
legge". 
                              Art. 114 
 
 
                           Foro esclusivo 
 
  1. Per tutte le controversie attribuite alla cognizione del giudice
amministrativo derivanti dall'applicazione del  presente  titolo,  la
competenza e'  determinata  ai  sensi  dell'articolo  135,  comma  1,
lettera p), del codice del processo amministrativo. 
  ((2. All'Agenzia si applica l'articolo  1  del  testo  unico  delle
leggi e delle norme  giuridiche  sulla  rappresentanza  e  difesa  in
giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura  dello  Stato
di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.)) 

LIBRO IV Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni transitorie e di coordinamento

                              Art. 115 
 
 
                    Modifiche all'articolo 23-bis 
                della legge 13 settembre 1982, n. 646 
 
  1. All'articolo 23-bis, comma 1, della legge 13 settembre 1982,  n.
646, le parole: «territorialmente competente» sono  sostituite  dalle
seguenti: «presso il tribunale del capoluogo del distretto ove dimora
la persona». 
                              Art. 116 
 
 
                    Disposizioni di coordinamento 
 
  1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i richiami
alle disposizioni contenute nella legge 27 dicembre  1956,  n.  1423,
ovunque  presenti,  si   intendono   riferiti   alle   corrispondenti
disposizioni contenute nel presente decreto. 
  2. Dalla data di cui al  comma  1,  i  richiami  alle  disposizioni
contenute nella legge 31 maggio 1965, n. 575,  ovunque  presenti,  si
intendono riferiti alle  corrispondenti  disposizioni  contenute  nel
presente decreto. 
  3. Dalla data di cui al  comma  1,  i  richiami  alle  disposizioni
contenute negli articoli 1, 3 e 5 del decreto-legge 29 ottobre  1991,
n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre  1991,
n. 410, ovunque presenti, si intendono riferiti  alle  corrispondenti
disposizioni contenute nel presente decreto. 
  4. Dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del libro II,
capi I, II, III e IV, i richiami agli articoli ((...)) 4 e 5-bis  del
decreto legislativo  8  agosto  1994,  n.  490  nonche'  quelli  alle
disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica  3
giugno 1998, n. 252 e nel decreto del Presidente della  Repubblica  2
agosto 2010, n. 150, ovunque presenti,  si  intendono  riferiti  alle
corrispondenti disposizioni contenute nel presente decreto. 
                              Art. 117 
                       Disciplina transitoria 
 
  1. Le disposizioni contenute  nel  libro  I  non  si  applicano  ai
procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore  del  presente
decreto, sia gia' stata  formulata  proposta  di  applicazione  della
misura di prevenzione. In tali  casi,  continuano  ad  applicarsi  le
norme previgenti. 
  2. COMMA SOPPRESSO DALLA L. 24 DICEMBRE 2012, N. 228. 
  3.  Al  fine   di   garantire   il   potenziamento   dell'attivita'
istituzionale e lo sviluppo organizzativo delle strutture, l'Agenzia,
previa autorizzazione del Ministro dell'interno, di concerto  con  il
Ministro dell'economia e delle finanze  e  con  il  Ministro  per  la
pubblica amministrazione e  l'innovazione,  si  avvale  di  personale
proveniente dalle pubbliche amministrazioni, dalle Agenzie,  compresa
l'Agenzia  del  demanio,  e  dagli   enti   territoriali,   assegnato
all'Agenzia medesima anche in posizione di comando o di distacco, ove
consentito dai rispettivi ordinamenti, ovvero  stipula  contratti  di
lavoro a tempo determinato, anche ricorrendo alle modalita' di cui al
decreto legislativo 10 settembre  2003,  n.  276.  Tali  rapporti  di
lavoro sono instaurati  in  deroga  alle  disposizioni  dell'articolo
113-bis,  commi  1,   2   e   3,   nonche'   nei   limiti   stabiliti
dall'autorizzazione di cui al primo  periodo  del  presente  comma  e
delle risorse assegnate all'Agenzia ai sensi del  terzo  periodo  del
presente comma, e non possono avere durata superiore al  31  dicembre
2012. Per tali fini, all'Agenzia sono assegnati 2 milioni di euro per
l'anno 2011 e 4 milioni di euro per l'anno 2012. 
  4. A decorrere dalla nomina di cui all'articolo 111, comma 2, cessa
l'attivita' del  Commissario  straordinario  per  la  gestione  e  la
destinazione  dei  beni  confiscati  ad  organizzazioni  criminali  e
vengono  contestualmente  trasferite  le  funzioni   e   le   risorse
strumentali e finanziarie gia' attribuite  allo  stesso  Commissario,
nonche', nell'ambito del contingente indicato al comma 1, lettera a),
le risorse umane, che restano nella medesima posizione gia'  occupata
presso il Commissario.  L'Agenzia  subentra  nelle  convenzioni,  nei
protocolli  e  nei  contratti   di   collaborazione   stipulati   dal
Commissario straordinario. L'Agenzia, nei limiti  degli  stanziamenti
di cui all'articolo  118,  comma  1,  puo'  avvalersi  di  esperti  e
collaboratori esterni. 
  5. Fino alla data di entrata  in  vigore  del  regolamento  ovvero,
quando  piu'   di   uno,   dell'ultimo   dei   regolamenti   previsti
dall'articolo 113, ai procedimenti di cui all'articolo 110, comma  2,
continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti  anteriormente  alla
data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto.  Le   predette
disposizioni si applicano anche ai procedimenti, di cui  al  medesimo
articolo 110, comma 2, lettere b) e c), pendenti alla stessa data. 
  6. Al fine di programmare l'assegnazione e la destinazione dei beni
oggetto dei procedimenti di cui  al  comma  5,  il  giudice  delegato
ovvero il giudice che procede comunica tempestivamente all'Agenzia  i
dati relativi ai detti procedimenti e  impartisce  all'amministratore
giudiziario  le  disposizioni  necessarie.  L'Agenzia  puo'  avanzare
proposte al giudice per la migliore utilizzazione del  bene  ai  fini
della sua successiva destinazione. 
  7. Qualora gli enti territoriali in cui ricadono i beni confiscati,
alla data di  entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del
presente  decreto,  abbiano  gia'   presentato   una   manifestazione
d'interesse al prefetto per le  finalita'  di  cui  all'articolo  48,
comma  3,  lettera  c),  l'Agenzia  procede  alla  definizione  e  al
compimento del trasferimento di tali beni  immobili  a  favore  degli
stessi enti  richiedenti.  Qualora  non  sia  rilevata  possibile  la
cessione dell'intera azienda  e  gli  enti  territoriali  manifestino
interesse all'assegnazione dei soli beni immobili dell'azienda  e  ne
facciano richiesta, l'Agenzia  puo'  procedere,  valutati  i  profili
occupazionali,   alla   liquidazione    della    stessa    prevedendo
l'estromissione  dei  beni  immobili  a  favore  degli  stessi   enti
richiedenti. Le spese necessarie alla liquidazione dei beni aziendali
residui rispetto all'estromissione dei beni immobili  assegnati  agli
enti territoriali sono poste a carico degli stessi enti  richiedenti.
Qualora dalla  liquidazione  derivi  un  attivo,  questo  e'  versato
direttamente allo Stato. 
  8. L'Agenzia puo', altresi', disporre, con delibera  del  Consiglio
direttivo, l'estromissione  di  singoli  beni  immobili  dall'azienda
confiscata non in liquidazione e il loro trasferimento al  patrimonio
degli enti territoriali che ne facciano richiesta, qualora si  tratti
di  beni  che  gli  enti  territoriali  medesimi  gia'  utilizzano  a
qualsiasi  titolo  per  finalita'  istituzionali.  La  delibera   del
Consiglio direttivo e' adottata fatti salvi i diritti  dei  creditori
dell'azienda confiscata. 
  ((8-bis. L'Agenzia dispone altresi', ai sensi del  comma  8  e  nei
limiti di cui all'articolo 48,  comma  8-bis,  l'estromissione  e  il
trasferimento dei beni immobili aziendali,  in  via  prioritaria,  al
patrimonio degli  enti  territoriali  che  abbiano  sottoscritto  con
l'Agenzia o  con  pubbliche  amministrazioni  protocolli  di  intesa,
accordi di programma  ovvero  analoghi  atti  idonei  a  disporre  il
trasferimento della  proprieta'  degli  stessi  beni,  con  efficacia
decorrente dalla data indicata nei medesimi atti)). 
                              Art. 118 
                      Disposizioni finanziarie 
 
  1. Alla copertura degli  oneri  derivanti  dall'istituzione  e  dal
funzionamento dell'Agenzia, ivi compresi quelli relativi  alle  spese
di personale di cui all'articolo 117, commi 2 e 4, pari a 3,4 milioni
di euro per l'anno 2010 , pari a 4,2 milioni di  euro  per  gli  anni
2011 e 2012 e pari a 5,472 milioni  di  euro  a  decorrere  dall'anno
2013, si provvede, quanto a 3,25 milioni di euro per l'anno 2010 e  4
milioni di euro, a decorrere dall'anno 2011  mediante  corrispondente
riduzione dello stanziamento del fondo  speciale  di  parte  corrente
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012,  nell'ambito  del
programma «Fondi di riserva e  speciali»  della  missione  «Fondi  da
ripartire» dello stato di previsione del  Ministero  dell'economia  e
delle finanze per l'anno 2010, allo  scopo  parzialmente  utilizzando
l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno, nonche' quanto a
150 mila euro per l'anno 2010 e 200 mila euro a  decorrere  dall'anno
2011, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di  spesa
di  cui  al  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  303,   come
determinata dalla Tabella C della legge  23  dicembre  2009,  n.  191
nonche' per ulteriori 1,272 milioni di  euro  a  decorrere  dall'anno
2013 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione  di  spesa
recata dall'articolo 3, comma 151, della legge 24 dicembre  2003,  n.
350. 
  2.  Agli   oneri   derivanti   dal   potenziamento   dell'attivita'
istituzionale e dallo sviluppo organizzativo delle strutture ai sensi
dell'articolo 117, comma 3, pari a 2 milioni di euro per l'anno  2011
e a  4  milioni  di  euro  per  l'anno  2012,  si  provvede  mediante
corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui
all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.  307,
relativa al Fondo per interventi strutturali di  politica  economica.
Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  e'   autorizzato   ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
  3. All'attuazione delle disposizioni del titolo  III,  capo  V,  si
provvede nei  limiti  delle  risorse  gia'  destinate  allo  scopo  a
legislazione  vigente  nello  stato  di  previsione   del   Ministero
dell'interno. 
  ((3-bis. Al fine di assicurare la piena ed  efficace  realizzazione
dei compiti affidati all'Agenzia le disposizioni di cui  all'articolo
6, commi 7, 8, 9, 12 e 13 e 14, del decreto-legge 31 maggio 2010,  n.
78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
122, di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2012,
n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto  2012,  n.
135, nonche' di cui all'articolo 2, commi da 618 a 623,  della  legge
24 dicembre 2007, n. 244,  non  trovano  applicazione  nei  confronti
dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e  la  destinazione  dei
beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata  fino  al
terzo  esercizio   finanziario   successivo   all'adeguamento   della
dotazione organica di cui all'articolo 113-bis, comma 1. Allo scadere
della deroga di cui al presente comma, entro 90 giorni,  con  decreto
del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze su proposta dell'Agenzia vengono  stabiliti  i  criteri
specifici per l'applicazione delle norme derogate  sulla  base  delle
spese sostenute nel triennio.)) 
                              Art. 119 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
  ((1. Le disposizioni del libro II, capi I, II, III e IV, entrano in
vigore decorsi due mesi dalla data di  pubblicazione  nella  Gazzetta
Ufficiale del primo decreto legislativo  contenente  le  disposizioni
integrative e correttive adottate ai sensi degli articoli 1, comma 5,
e 2, comma 4, della legge 13 agosto 2010, n. 136.)) 
                              Art. 120 
 
 
                             Abrogazioni 
 
  1. Sono abrogate le seguenti disposizioni: 
    a) legge 27 dicembre 1956, n. 1423; 
    b) legge 31 maggio 1965, n. 575; 
    c) decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito  in  legge  31
marzo 2010, n. 50; 
    d) articoli da 18 a 24 della legge 22 maggio 1975, n. 152; 
    e) articolo 16 della legge 13 settembre 1982, n. 646; 
    f) articoli da 2 ad 11, 13 e 15 della legge  3  agosto  1988,  n.
327; 
    g) articolo 7-ter della legge 13 dicembre 1989, n. 401; 
    h) articolo 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55; 
    i) articoli 1, 3 e 5 del decreto-legge 29 ottobre 1991,  n.  345,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410; 
    l) articoli 70-bis, 76-bis, 76-ter, 110-bis e 110-ter  del  regio
decreto 30 gennaio 1941, n. 12. 
  ((2. A decorrere dalla data di cui all'articolo 119, comma 1,  sono
abrogate le seguenti disposizioni: 
    a) decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490; 
    b) decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252; 
    c) decreto del Presidente della  Repubblica  2  agosto  2010,  n.
150.)) 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
 
    Dato a Roma, addi' 6 settembre 2011 
 
                             NAPOLITANO 
    

                                Berlusconi, Presidente del  Consiglio
                                dei Ministri

                                Palma, Ministro della giustizia

                                Maroni, Ministro dell'interno

                                Tremonti,  Ministro  dell'economia  e
                                delle finanze

                                Brunetta, Ministro  per  la  pubblica
                                amministrazione e l'innovazione

    
Visto, il Guardasigilli: Palma