libera professione per gli infermieri

In occasione del recente Congresso Nazionale (19-21 settembre) della Federazione IPASVI (Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia), il Ministro della Salute Girolamo Sirchia, valorizzando il ruolo dell’infermiere ed il suo contributo a livello culturale ed umano, ha lanciato la proposta del regime libero-professionale anche per questi operatori socio-sanitari.

Oggi per diventare infermiere sono necessari tre anni di Università, perché, oltre alla passione, occorrono una formazione culturale specifica e una grande responsabilità.

Questi i presupposti per un salto di qualità, per dare maggiore input alla carriera, che si prospetta certamente “più stimolante (anche da un punto di vista economico), creativa e meno burocratizzata”.

Ne trarrebbero vantaggio non solo i dipendenti, ma anche gli stessi malati; pensiamo agli anziani, ai cronici, ai disabili non ospedalizzati, che necessitano di assistenza domiciliare; chi meglio dell’infermiere potrebbe garantire una continuità di cura su una diagnosi costante nel tempo?

Il Ministro ha sollevato anche il problema della crisi di questa categoria e del ricorso inevitabile, da parte delle strutture sanitarie, a personale infermieristico extra-comunitario, che si accontenta di contratti a tempo determinato. Sirchia è intenzionato, invece a rilanciare i nostri infermieri, sostenuto anche dai buoni propositi dell’IPASVI, che intende formare un nuovo operatore socio-sanitario, più competente e preparato, da inserire nella realtà sanitaria ed extra-sanitaria.

(21 settembre 2002)

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