La Naming Authority esce di scena

La Naming Authority, l’organismo che dal 1994 fino ad oggi stabiliva le procedure ed il regolamento in base al quale viene effettuata la registrazione dei nomi a dominio sotto il ccTLD it, esce di scena.

Lo IIT del CNR, l’ente pubblico che svolge le funzioni operative di Registration Authority per l’Italia, nel riscrivere le condizioni generali del nuovo contratto per la registrazione dei domini .it, ha eliminato l’impegno, a carico dell’utente, a riconoscere e rispettare le norme decise dalla N.A., sostituendolo con un impegno a rispettare le norme stabilite da un “comitato tecnico” nominato al suo interno dalla stessa RA.

Il nuovo contratto deve essere firmato dai provider/mantainer entro il 15 gennaio 2003.

La Naming Authority, non essendo più contemplata nei contratti di registrazione, perde così il proprio ruolo di gestione e orientamento. L’Autorità, in questi anni, non solo aveva definito le regole di naming, ma aveva anche gestito con successo gli innumerevoli cambiamenti del web italiano (ad es., la registrazione dei domini a pagamento, l’istituzione dei maintainer, l’eliminazione del limite di un dominio per ogni intestatario), che ha vissuto uno dei suoi momenti più delicati con il boom dell’e-business e, in particolare, con l’improvvisa diffusione dell’uso dei marchi commerciali come nomi a dominio.

La soppressione della Naming Authority avviene, peraltro, inaspettatamente, in un momento in cui era già in fase avanzata un processo di rinnovazione del sistema di gestione del ccTLD.it. Il Governo, infatti, decise nell’autunno del 2001 di chiamare a confronto presso il Ministero delle Comunicazioni la N.A. e la R.A., per costruire insieme un nuovo quadro legislativo per la gestione del dominio .it. Questo confronto, svolto presso il cosiddetto “Tavolo dei domini” stava proprio per giungere ad una proposta articolata di ristrutturazione del sistema, che sarebbe stato affidato ad un nuovo organismo super partes.

Numerosi i cori di protesta di esperti ed operatori del settore.

Si sono immediatamente schierati contro tale mossa i provider aderenti ad Assoprovider, che accusano duramente quello che definiscono un colpo di mano. “In questi giorni – si legge in una nota di Assoprovider – è in atto un gravissimo ed inaccettabile tentativo ad opera del direttore della Registration Authority di esautorare la Naming Authority dal suo compito istituzionale, avocando a se il potere di farsi le regole oltre che applicarle”.

Fanno da contraltare le dichiarazioni di Register.it, una delle più grosse società italiane impegnata nel business della registrazione dei domini internet, secondo cui la divisione dei compiti tra Naming e Registration Authority portava la “difficile attribuzione di responsabilità” e “un complessivo rallentamento nelle procedure”. Con l’accorpamento di tutte le funzioni all’interno della R.A. saranno, invece, garantite una maggiore trasparenza per gli utenti, ed “intransigenza nei confronti degli operatori che non rispettano gli adempimenti previsti dal nuovo contratto”.

Il senatore dei Verdi, Fiorello Cortiana, già noto per le sue iniziative a supporto dell’open source nella P.A., afferma, preoccupato, nella sua lettera aperta, che “nessun maintainer oserà rifiutarsi di firmare il contratto e quindi, di fatto, dovrà accettare questo vero e proprio golpe”, in quanto “chi non rinnoverà il contratto si vedrà mettere i domini dei propri clienti nello stato di no-provider”. Cortiana, inoltre, auspica che venga comunque mantenuto in capo alla R.A. l’obbligo al pareggio di bilancio, per garantire “per tutti un prezzo molto basso dei domini, e che tutti i soldi che eccedono vengano esclusivamente investiti nel progresso della rete finanziando progetti rigorosamente aderenti alla filosofia open source”. La Registration Authority, ad oggi, opera autonomamente, ed il suo ricavato annuale ammonta a circa 4.000.000 di euro.

Anche gli utenti della rete si sono mossi contro l’iniziativa della R.A., creando un sito proprio che contiene una petizione liberamente sottoscrivibile. Si contesta anche il “Tavolo dei domini” governativo, con una proposta alternativa. “Entrambe le proposte – si legge nel documento – vanno nella direzione di nazionalizzare la rete italiana portandola sotto un maggiore controllo del Governo e degli interessi economici più forti, ed escludendo o rendendo marginali nel processo di amministrazione tecnica della rete le componenti indipendenti, quali i consumatori finali, i professionisti del settore, i piccoli operatori, con effetti negativi nel lungo termine sulla concorrenza di mercato e sulla libertà di espressione in rete”.

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