L’ex militante ha diritto alla riservatezza

Il Garante per la Privacy ha esaminato il caso di una ex militante
che si è riconosciuta in una foto utilizzata per i manifesti elettorali di
un partito e ha ordinato la rimozione dei manifesti.

La donna si era rivolta
all’Autorità, con ricorso presentato in via d’urgenza, per lamentare
appunto l’uso illecito di una sua immagine fotografica da parte di un partito
politico.

La foto risale
a circa 18 anni fa e la ritrae, ancora oggi perfettamente riconoscibile, mentre
partecipa ad una manifestazione pubblica.

Secondo la donna l’associazione della
sua immagine con la campagna pubblicitaria del partito l’avrebbe esposta ad
un giudizio pubblico lesivo della sua identità personale attribuendole
una fede politica che non ha (o quantomeno non ha più).

Il Garante ha accolto
la richiesta della donna e ha ordinato al partito di rimuovere immediatamente
i manifesti.

L’Autorità ha chiarito che, pur non
essendo necessario il consenso della persona fotografata, quando la riproduzione è collegata
a avvenimenti di interesse pubblico o che si svolgono in pubblico, il trattamento
dei dati per essere lecito deve comunque svolgersi nel rispetto dei diritti
e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento alla riservatezza
e all’identità personale.

In particolare, "l’uso della foto che ritrae l’interessata
nel corso di una manifestazione di parecchi anni fa, associata, oggi, alla
campagna di tesseramento di un partito, ingenera invece una rappresentazione
della personalità della donna differente rispetto a quella concreta
ed effettiva che si è formata nel corso degli anni trascorsi dal momento
in cui l’immagine è stata ripresa. Per poter utilizzare la foto nel
modo in cui è stata impiegata, cioè per il tesseramento, sarebbe
stata dunque necessaria un’esplicita autorizzazione dell’interessata. Il divieto
di usare la foto si estende anche ad eventuali, future pubblicazioni dell’immagine
su siti web, pubblicazioni a stampa, o materiale
propagandistico"