Commento alla Legge Finanziaria 2008

Senato della Repubblica
Esposizione economico-finanziaria
Manovra di bilancio per il 2007-2010

Intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze
Tommaso Padoa-Schioppa
Roma, 3 ottobre 2007

“Quanto alla città e ai suoi dei, apriremo nell’assemblea una discussione del popolo, e vedremo insieme di rendere duraturo il bene che abbiamo raggiunto: e insieme
vedremo di trovare rimedi là dove occorrano, decidendo con rigore nel troncare ogni male” (Eschilo – Agamennone)

Signor Presidente, Onorevoli Senatori,
la manovra di bilancio che presento oggi al Senato, la seconda di questo Governo, si iscrive in un disegno politico delineato ora è un anno e da allora perseguito con coerenza e con tenacia. Se dovessi condensare in una sola frase il senso di tale disegno, direi che abbiamo voluto restituire all’azione di governo l’ampiezza di un progetto che partendo dall’oggi guardi lontano nel futuro.

Potrebbe sembrare un proposito scontato, ma un esame sereno convince che così non è. Per troppi anni è stato commesso l’errore di affrontare i problemi dell’oggi ipotecando le risorse del domani, per troppo tempo è sembrato che la saggezza e la bravura consistessero, come in un rodeo, nel restare in sella rinunciando a darsi una direzione. L’origine dell’immenso debito pubblico dell’Italia è tutta in questo errore di prospettiva. E così pure l’origine della fiacchezza della nostra crescita economica. Sappiamo bene che questo errore di prospettiva, questo gravissimo errore, ha radici non prossime, che risalgono indietro di oltre un quarto di secolo e affondano in atteggiamenti e costumi che pervadono l’intera società italiana, non solo il ceto politico. Per dare un domani all’Italia dobbiamo operare guardando lontano ma senza curarci del nostro domani.

La scorsa legislatura si aprì con promesse mirabolanti, ma si concluse con la scomparsa dell’avanzo primario, la risalita del debito, l’incoraggiamento aperto all’evasione fiscale, il sacrificio degli investimenti in infrastrutture a favore della spesa corrente, l’ingresso in una rischiosa procedura di infrazione delle regole europee; una procedura per noi particolarmente pericolosa proprio perché il debito – che per oltre la metà è in mano a investitori esteri – ci rende esposti sul mercato internazionale come nessun altro paese.

I. Dalla “manovra 2007” alla “manovra 2008”

1. Le vere anomalie della finanza pubblica italiana, alle quali anche questa manovra cerca di porre riparo, si riducono a due. La prima è il gigantesco debito pubblico, il più alto in Europa e il terzo al mondo in valore assoluto: 1.600 miliardi di euro che ci obbligano a reperire ogni anno circa 70 miliardi per il pagamento dei relativi interessi: 1.200 euro all’anno, in media, in testa a ogni italiano, compresi i neonati. Ogni anno iniziamo la gara europea con cinque punti di penalizzazione rispetto ad agguerritissimi concorrenti. Un debito dimezzato renderebbe disponibili 35 miliardi di euro l’anno per alleggerire le tasse e per investire. Saremmo oggi a metà strada verso quel traguardo, se la legislatura passata avesse continuato lo sforzo della precedente.

La seconda anomalia è l’ampiezza dell’evasione fiscale, anch’essa del tutto fuori linea rispetto alla media europea. Il divario ammonta a circa 5-6 punti di PIL, pari a 75-90 miliardi di euro ogni anno. Una riduzione, anche graduale e parziale, di questa montagna di danaro libererebbe i contribuenti onesti di un peso divenuto ormai insopportabile e consentirebbe, in pari tempo, di finanziare investimenti pubblici di cui il nostro paese ha un bisogno assoluto.

Che nessuno o quasi (le pochissime eccezioni confermano la regola) ponga questi semplici fatti, sempre e di nuovo, al centro delle sue analisi e dei suoi giudizi è veramente singolare; ma i fatti sono ostinati e la loro forza, alla fine, è irresistibile.

Rivendico al Governo Prodi di aver posto la questione del debito e la questione dell’evasione fiscale al centro dell’attenzione. E, grazie a questo continuo memento, rivendico il merito di aver fatto finalmente crescere la consapevolezza di quale peso una politica economica miope abbia posto sulle spalle innocenti di chi veniva dopo, quelle dei giovani di oggi e di domani. Consapevolezza che cresce molto faticosamente, a dire il vero, anche perché gli spacciatori di sogni e la cronaca effimera del rumore quotidiano offuscano la vista e ottundono l’udito. Eppure – lo constato in ogni mio incontro, nel camminare tra la gente – questa consapevolezza si fa strada.
Così come si fa strada la consapevolezza che è il cittadino in regola col fisco a pagare, nel senso letterale, se il suo vicino con l’auto di lusso, la terza o quarta casa e magari la barca di altura, dichiara redditi da collaboratore domestico o da vigile urbano.

Anche su questo il cammino da percorrere è ancora lungo, molto lungo. Anche qui si toccano atteggiamenti di costume che sono ardui da vincere.

Il ‘vivi e lascia vivere’ non è rispetto del prossimo; è una sconsolata rinuncia che corrode il tessuto sociale.

Al motto volgare degli artefici della dittatura italiana, Don Milani contrapponeva ‘il motto intraducibile degli americani migliori’: ‘I care, me ne importa’.

Dobbiamo saperlo: la zavorra di chi evade le tasse, o sfrutta rendite di posizione, o si serve delle istituzioni anziché servirle, rischia di mandare a fondo la barca.

2. In un anno i nostri conti sono usciti dalla zona di pericolo. Questa è la chiara verità, che nessuna campagna di comunicazione può cancellare. Il riconoscimento internazionale è stato amplissimo. In un anno, l’abbandono della pratica miope dei condoni e la serietà degli accertamenti fiscali ha determinato un cambio di rotta davvero forte. L’aumento del gettito è, certo, dovuto anche alla ripresa dell’economia; ma è in larga misura un primo importantissimo frutto della lotta all’evasione.

Sappiamo che la pressione fiscale è alta in Italia, anche se non più alta di quella di Paesi a noi vicini. Ma sono del tutto fuorvianti le campagne di propaganda e disinformazione che tendono a presentare il recupero dell’evasione come un aumento delle imposte. No: semplicemente, chi prima non pagava, oggi paga il dovuto. E oggi, con un anticipo che solo pochi mesi fa non avrei ritenuto possibile, la manovra finanziaria contiene le prime concrete ‘restituzioni’ ai contribuenti di risorse recuperate all’evasione. Mi è particolarmente gradito sottolineare che in questa operazione di recupero, vitale per l’economia e per l’etica sociale del nostro Paese, il personale dell’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza stanno dando prova di grande impegno e perizia tecnica.

Solo la poca stima di sé che affligge noi italiani ci impedisce di giudicare questi due risultati così come li giudicheremmo se riguardassero un altro paese: successi spettacolari. Grazie a questi due successi abbiamo potuto intraprendere – in misura ancora modesta, ma non irrilevante – l’alleggerimento fiscale per i contribuenti in regola, nonché riprendere gli investimenti nei trasporti per ferrovia, nelle strade, nella ricerca.

3. Oggi possiamo, quindi, presentare una manovra finanziaria molto diversa da quella precedente. Per la prima volta da molto tempo conseguiamo una riduzione del disavanzo senza dover effettuare una manovra correttiva. E disponiamo anche di risorse aggiuntive: i) per iniziare a ridurre le imposte, partendo, come è giusto, da quelle gravanti sulle categorie più deboli; ii) per garantire gli investimenti in infrastrutture e per lo sviluppo nei prossimi anni; iii) per attuare in toto il protocollo d’intesa su previdenza e lavoro siglato lo scorso luglio; iv) per onorare impegni internazionali di aiuto allo sviluppo. Presentiamo una manovra di restituzione fiscale, di semplificazione, di investimenti, di riqualificazione della spesa pubblica, di rafforzamento del sistema di protezione sociale. Manteniamo tutte le promesse fatte. Siamo in linea con il programma di legislatura e con le risoluzioni parlamentari sul DPEF.

Il Governo è consapevole della sua responsabilità di decisore ultimo; ma proprio questa consapevolezza sorregge la sua convinzione che le scelte condivise siano anche quelle che portano agli esiti migliori. La manovra di bilancio è frutto di una cooperazione con e tra le principali istituzioni e rappresentanze del Paese; risulta dal concorso di molte volontà, unite nella ricerca di soluzioni atte a realizzare l’interesse generale. Essa accoglie il risultato di accordi e intese con il sistema delle autonomie locali, con le parti sociali, con il mondo universitario; di incontri e discussioni con i rappresentanti di numerosissimi settori della nostra vita civile ed economica. È frutto dell’impegno con cui i livelli tecnici, amministrativi e politici dei diversi ministeri, si sono applicati a un rinnovamento nel metodo.
Ma la manovra è soprattutto il frutto dello sforzo compiuto dagli italiani; sono loro che hanno fatto uscire il paese dall’emergenza dei conti, dimostrando di accettare sempre più il basilare principio che tutti debbono assolvere al loro compito di contribuenti. Di tutto questo voglio qui ringraziarli.

II. La crescita

4. Prima di illustrare gli specifici interventi previsti dalla manovra di bilancio, debbo esporre l’argomento generale che li ispira.
Esso si riassume intorno a una questione centrale: il ritorno a una crescita economica prolungata e sostenibile, e quando dico ‘sostenibile’ intendo riferirmi a tre profili, cui corrispondono altrettante dimensioni: finanziaria, sociale, ambientale.

Tornare a crescere è indispensabile per dare una prospettiva ai giovani, per mantenere o raggiungere quei livelli di benessere, qualità della vita, sicurezza sociale, tutela dell’ambiente, influenza internazionale che corrispondono alla ambizione di un paese industriale avanzato. Senza una maggior crescita è arduo conseguire una migliore equità sociale, ricuperare le risorse sufficienti a intervenire in campi ancora poco curati, alleviare la povertà, l’emarginazione, l’incertezza in cui ci pongono la trasformazione del lavoro e la scomparsa delle frontiere.

La spinta per tornare a crescere il Paese deve farla scaturire al proprio interno, deve trarla da un desiderio di eccellenza; non gli verrà da sollecitazioni esterne, né di natura economica né di natura politica. Questo è particolarmente vero in un momento in cui sull’economia internazionale si addensano tensioni finanziarie di incerto esito. Per il governo dell’Italia – al quale concorrono Stato centrale e Autonomie territoriali – ciò vuol dire in primo luogo fare buon uso, miglior uso di quanto non si sia saputo fare fin qui, delle risorse che i contribuenti conferiscono affinché siano prodotti beni pubblici e servizi alla collettività. In linguaggio economico si dice che la produttività del settore pubblico deve aumentare strutturalmente. Il settore pubblico rappresenta quasi la metà dell’intera economia e fornisce a questa beni essenziali quali sicurezza, istruzione, legalità, infrastrutture, ricerca. È semplicemente da escludere che la crescita possa riprendere se il settore pubblico, in tutta la Penisola, non solo in parti di essa, non riesce ad assicurare, con costo inferiore a quello attuale, beni primari di qualità migliorata. Ottenerlo è difficile; difficile, ma possibile.

Lo spazio per crescere c’è. Basterebbe che ci allineassimo alla media europea in termini di aumento della produttività e di partecipazione alle forze di lavoro perché l’economia salisse a una crescita annua del 2,5-3 per cento. Il peso del debito si dimezzerebbe in meno di un decennio. Il minor carico di interessi, dell’ordine di 30 miliardi (trenta miliardi) di euro sarebbe disponibile per diminuire la pressione fiscale, per investimenti in infrastrutture e in ricerca, dei quali il paese ha assoluto bisogno, per alleviare diffuse condizioni di sofferenza sociale. La grande ingiustizia arrecata alle nuove generazioni sarebbe sanata. Ecco a che cosa serve la crescita. Ecco perché essa è indispensabile in una prospettiva che guardi al futuro e non all’immediato.

5. Per aiutare l’economia a crescere, il settore pubblico svolge un ruolo essenziale ma nello stesso tempo si trova oggi in una condizione molto difficile: anno dopo anno, esso ha accumulato debito e mancato di accrescere il capitale fisico e umano necessario per servire il Paese. Anzi, quel capitale lo ha consumato. Ci siamo caricati di un debito pesantissimo, ma quel debito non l’abbiamo utilizzato per investire. Di qui: mancanza di strade, che impedisce la mobilità in intere regioni; materiale ferroviario obsoleto e insufficiente; infrastrutture carenti; università prive di posti per giovani scienziati; uffici tecnici con dotazione di personale inadeguata nel numero e nella qualità.

Per un generale salto di qualità, occorre imperativamente investire. E per investire non possiamo né indebitarci né chiedere più soldi ai contribuenti: dobbiamo risparmiare, economizzare.

Riqualificare la spesa, aumentare strutturalmente efficienza e qualità ai servizi pubblici, è l’unica via percorribile per far fronte a questo apparente dilemma. E’ questo oggi l’imperativo urgente e ineludibile per lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni. Solo liberando risorse oggi male utilizzate per destinarle a usi migliori possiamo, nello stesso tempo, risparmiare e investire; solo così possiamo ridare slancio alla produttività dell’intera economia e ristabilire la fiducia tra cittadini e istituzioni.

III. Dentro la manovra 2008

6. Struttura, strumenti, procedure.

Per la prima volta lo Stato presenta il bilancio in una forma che rende comprensibile ai cittadini la destinazione delle risorse che essi gli affidano. La nuova classificazione si basa su 34 missioni, corrispondenti ad altrettanti macro-obiettivi, che a loro volta si articolano in circa 170 programmi, che sintetizzano il complesso delle attività svolte.

Mentre la vecchia classificazione era incentrata su chi gestisce le risorse, sulle amministrazioni, la nuova guarda a che cosa si fa con le risorse, individua le destinazioni, le funzioni. Il bilancio finalmente parla in lingua italiana, diventa leggibile per tutti. Abbiamo compiuto un passaggio che, ne siamo sicuri, può contribuire non poco a migliorare i termini del dibattito pubblico in Italia e che apre la strada ad altre importanti trasformazioni: aumentare la flessibilità di gestione delle risorse e chiamare le amministrazioni a rendere conto del proprio operato.

Anche la Legge finanziaria diventa più leggibile e snella. Anch’essa è articolata, per la gran parte, in missioni e programmi; per ogni singolo programma sono evidenziate le variazioni di risorse proposte rispetto a quelle già disponibili (vengono toccate 27 missioni su 34). Questa Legge finanziaria ha dimensioni contenute, sia nelle cifre, sia nelle norme: 11 miliardi in luogo dei 35 dell’anno scorso, 96 articoli in luogo dei 217 del 2007.

Contestualmente alla manovra di bilancio e alla Legge finanziaria, il Governo presenta oggi un decreto-legge che reca misure di restituzioni fiscale e di forte sostegno agli investimenti, con effetti sul 2007, ma strettamente legato alla logica complessiva della manovra.

Entro la metà di ottobre, poi, il Governo presenterà il primo collegato, recante le misure su lavoro e previdenza che recepiscono gli Accordi del 23 luglio 2007. Poiché la copertura di queste misure sta nella Legge finanziaria, è irrinunciabile per il Governo che le Camere, utilizzando le risorse dei Regolamenti vigenti, come spesso è stato sottolineato autorevolmente, garantiscano la deliberazione definitiva almeno di questo collegato entro il 31 dicembre 2007.

Infine, già entro il mese di ottobre saranno presentati alle Camere anche gli altri collegati, enunciati nella Nota di aggiornamento, che il Governo ritiene politicamente opportuno che vengano deliberati entro tempi predefiniti.

La procedura parlamentare sarà facilitata anche da una limitazione e dal raggruppamento degli emendamenti proposti dal Governo. Se la cornice regolamentare in vigore, con il concorso leale e trasparente della maggioranza e dell’opposizione, riuscirà ad assicurare il rispetto di questi termini temporali senza il ricorso alla fiducia, le Istituzioni della democrazia repubblicana avranno raccolto in modo adeguato il monito del Primo magistrato della Repubblica.

7. Finanziaria e bilancio dello Stato.

Anche quando ha le ampie dimensioni dell’anno scorso, la Legge finanziaria incide solo su una parte modesta – pochi punti percentuali – delle risorse che passano per i conti pubblici; è solo il mutamento marginale che si apporta ogni anno alle cifre del bilancio dello Stato centrale. È dunque ben poco giustificata l’attenzione spasmodica che si accentra intorno a essa; ed è anche fuorviante, perché porta a concentrare gli sforzi e il dibattito su aspetti spesso secondari. Distoglie dalla questione fondamentale che è come vengono impiegate le risorse a disposizione.

È da augurarsi che non sia lontano il momento in cui il disegno di legge di bilancio che entra in Parlamento il primo di ottobre non abbia bisogno di una Legge finanziaria che lo modifichi. Quel giorno indicherebbe che la legislazione relativa alle entrate e alle spese si è sviluppata ordinatamente e efficacemente nel corso dell’annata parlamentare, sicché la sessione di bilancio possa limitarsi a registrarne le implicazioni contabili, così come immaginavano i padri costituenti.

Ma nessuna famiglia, nessuna impresa, nessuna organizzazione, gestirebbero le proprie finanze dando sostanzialmente per intoccabili le scelte compiute fino a quel momento, come se il continuo mutamento dei bisogni, delle preferenze, delle tecnologie, delle conoscenze non richiedesse una continua revisione dell’intero bilancio. S’impone ormai una revisione progressiva delle modalità d’impiego dell’intero ammontare delle risorse di bilancio.

Il bilancio pubblico è il risultato di una stratificazione di leggi, pratiche amministrative, strutture organizzative, rapporti tra amministrazioni, società e organi di governo (centrale e locale), impegni con sindacati, imprese, rappresentanze di categorie. E’ per molti versi un dato acquisito, arduo da modificare. È per questo che non si può credere ai colpi di magia, alle soluzioni facili. Per ottenere risultati in termini finanziari e di qualità dei servizi ci vuole tempo, anche perché l’idea stessa di una revisione continua del bilancio in funzione dei risultati per il cittadino e l’impresa è lontana dagli atteggiamenti mentali e dai metodi di lavoro che prevalgono nel nostro Paese.

Occorre saperlo e dirlo con chiarezza: chi promette la colla a presa rapida, ricette immediate miracolose, se è in buona fede sta ingannando se stesso e il suo prossimo. La prova l’abbiamo fatta molto di recente.
Certo, occorre disciplina. Certo, occorre continuità di azione: la durata nel tempo per un Governo è un valore se si governa bene. Certo occorre partecipazione. Ma la mèta è possibile raggiungerla. E persino in tempi relativamente brevi.

IV. La stabilit

8. Con questa manovra di bilancio il riequilibrio dei conti prosegue. Il deficit si riduce dal 2,4 per cento del PIL nel 2007 al 2,2 per cento nel 2008. Il debito pubblico scende dal 105 al 103,5 per cento del PIL. Si arresta la crescita della spesa primaria rispetto al prodotto. Si ferma la pressione fiscale.
Per la prima volta dopo molti anni la proposta del Governo non ha bisogno di reperire nuove risorse per destinarle al rispetto dei conti e degli impegni europei. I mezzi ricavati dal recupero di imposte evase e dalla riduzione di spese permettono una prima riduzione del carico fiscale, il sostegno di coloro il cui reddito è tanto basso da non comportare obblighi d’imposta (i cosiddetti incapienti), l’investimento in capitale materiale e immateriale. Sono coperte le spese che nel DPEF del giugno scorso erano state indicate come dovute, anche se non ancora contabilizzate perché non recepite dalla legislazione vigente.

9. Il contenimento della spesa pubblica è un obiettivo costante di tanti governi. Che sia difficile da conseguire, lo sa perfettamente chiunque vi ci sia accinto; è invece facile predicarlo ogni giorno dalle tribune, alimentando l’illusione e rendendo così il compito ancor più arduo. Nella scorsa legislatura la spesa pubblica corrente primaria (al netto cioè degli interessi sul debito) è cresciuta oltre il 5 per cento all’anno, aumentando in rapporto al PIL di 2,5 punti percentuali in cinque anni. Quest’anno e il prossimo essa crescerà al di sotto del 4,5 per cento; si stabilizza la sua quota rispetto al PIL. Si tratta ancora di tassi di crescita troppo elevati; lo sforzo deve continuare ed essere moltiplicato. Si trattava tuttavia di fermare un treno in piena corsa; e abbiamo conseguito risultati di rilievo in molti settori. Basti un esempio: la spesa sanitaria cresceva di oltre il 7 per cento l’anno sino al 2006; nella media del 2007 e 2008 crescerà del 3,7 per cento, quasi la metà dei tassi precedenti, senza sacrificare la qualità delle terapie. Un risultato importante, non debitamente registrato dalla cronaca, del quale va dato merito alle Regioni e al Ministero della Salute.

Che limitare la spesa sia possibile lo dimostra un fatto incontestabile: vi sono Regioni, Comuni, Ospedali, vi sono Scuole, Università, Tribunali, vi sono comparti della pubblica amministrazione in cui le stesse funzioni, le stesse operazioni, vengono compiute con costi molto inferiori a quelli di altri; con minori unità di personale, con tempi più rapidi, con servizi migliori. Se così è – e le analisi raccolte nel ‘Libro Verde sulla spesa pubblica’ lo confermano senza possibilità di dubbio – non c’è ragione per cui non ci si debba allineare verso l’alto, eliminando le inefficienze che gravano sull’intero Paese e che tengono gonfia la spesa.

Occorre prendere a modello le realtà migliori presenti in Italia, premiando l’adeguamento a queste delle meno efficienti. E’ altamente positivo che questa linea di azione sia stata imboccata, in stretto collegamento con il sistema delle Autonomie locali, Regioni, Province, Comuni. Ma il cammino è appena iniziato.
Uno sforzo di riqualificazione della spesa ha interessato tutti i Ministeri. Con una sostanziale innovazione di metodo, la Direttiva varata dal Governo lo scorso luglio ha disposto che le eventuali richieste dei Ministeri per nuovi interventi o per il potenziamento di quelli in essere fossero corredate da precise indicazioni di priorità e di risparmi di spesa all’interno delle stesse amministrazioni. La revisione della spesa (spending review) avviata nei mesi scorsi per cinque Ministeri ha già dato un contributo al presente esercizio di riqualificazione e verrà approfondita e ampliata nei prossimi mesi.

Abbiamo segni incoraggianti, seppure modesti, di come sia possibile liberare risorse per destinarle a nuovi bisogni e priorità. Revisione sistematica del bilancio, riesame delle priorità, analisi dell’efficacia delle politiche e dell’efficienza organizzativa devono divenire parte integrante del servizio che i pubblici uffici rendono al Paese. Non sono mere tecniche di gestione; sono, devono essere, l’atteggiamento mentale di chi sa di amministrare beni non suoi, risorse prodotte con fatica dagli italiani (tra questi gli stessi dipendenti pubblici) attraverso il loro lavoro.

La manovra di bilancio introduce misure di razionalizzazione della spesa per un risparmio complessivo di oltre 4,5 miliardi di euro, pari a quasi la metà delle risorse ricuperate per sostenere il complesso degli interventi previsti dalla manovra di bilancio.

Si rafforza anche il contenimento del pubblico impiego, prevedendo che il lavoro flessibile a tempo determinato sia limitato a esigenze stagionali e che non si possano stipulare contratti a tempo determinato con lo stesso lavoratore per più di due anni. Si contrastano la proliferazione del precariato e le richieste di successiva stabilizzazione; si cerca di limitare più efficacemente il turn over nella pubblica Amministrazione.

10. Una parola va detta anche sui cosiddetti costi e spese della politica. Io ritengo che gli sprechi quantitativamente maggiori non siano quelli della politica (moralmente i più gravi) bensì quelli del malo uso delle risorse pubbliche nei diversi comparti dell’amministrazione. E per malo uso non intendo la scarsa applicazione al lavoro, i cosiddetti fannulloni, che pure esistono a fianco di tanti impiegati e funzionari coscienziosi; intendo strutture inutilmente pesanti: troppe province, troppi uffici, troppi tribunali, lavori svolti magari con scrupolo ma con tecniche superate, o lavori non più necessari.

Ciò detto, sprechi e malversazioni nella politica indubbiamente ci sono: sono opera di una minoranza, stranamente tollerata dalla maggioranza dei politici onesti. I quali spesso, si consenta di dirlo a un osservatore che non è politico di professione, molto più spesso di quanto non si creda, sono impegnati nel compito al quale sono stati chiamati dagli elettori senza risparmio di forze e di passione civile. Sprechi e malversazioni, aggiungo, spesso osservati con pigra indulgenza – al momento del voto – dagli stessi cittadini elettori che se ne lamentano.

Una riduzione del personale parapolitico, dei consulenti, delle troppe commissioni di studio è possibile e ormai ineludibile. Il Governo vi si applica da un anno e la persegue anche in questa Legge finanziaria, con un complesso di misure che porteranno a una riduzione della spesa legata alla politica. Si interviene sulle rappresentanze politiche a livello locale, eliminando i consigli circoscrizionali in città con meno di 250 mila abitanti e riducendo il numero dei consiglieri comunali e provinciali. Vengono introdotti vincoli più stringenti per la definizione delle comunità montane, con immediata cessazione di quelle che non rientrano nella nuova definizione. Si opera infine una razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche, prevedendo la dismissione delle partecipazioni in società con oggetto estraneo all’attività dell’ente e la riduzione dei consigli di amministrazione delle società statali e locali. Vengono immediatamente soppressi tredici enti pubblici e altri ventinove vengono trasformati; nuovi enti possono essere istituiti solo con personale trasferito dall’amministrazione pubblica. Per le amministrazioni si riducono i costi di telefonia (prevedendo l’uso del VOIP) e di corrispondenza (prevedendo un maggior uso della posta elettronica). Nel complesso si tratta di un’azione vigorosa che porterà un risparmio per le casse delle pubbliche amministrazioni pari a circa un miliardo di euro a regime.

11. Ma c’è di più. Nel quadro del disegno di riforma costituzionale che inizierà il suo iter tra breve alla Camera, il Governo auspica e sostiene una forte riduzione del numero dei parlamentari sin dalla prossima legislatura, una riduzione di dimensione mai osata prima. Qui si misura l’impegno di sobrietà e di riforma, in risposta a una domanda che sale, ormai impetuosa, dal paese e che sarebbe pericoloso ignorare. E sulle spese correnti della politica il Governo continuerà a fare la sua parte. Mi limito a ricordare (perché su questo fatto invano cercheremmo grandi titoli o servizi: è una buona notizia, dunque non è una notizia) che il Governo ha deliberato e attuato da un anno la riduzione del 30 per cento del compenso ai Ministri. Ripeto: del 30 per cento.

V. L’efficienza

12. Sul terreno dell’efficienza – che in un mondo di risorse scarse è il requisito primo per poter crescere – il Governo, la politica economica debbono fare ciò che loro compete: nulla di più e nulla di meno. Investire nelle infrastrutture, togliere vincoli e bardature inutili e costose alla attività delle imprese, garantire la sicurezza sul territorio e condizioni fiscali allettanti per gli investitori italiani e stranieri. Non certo riproporre il modello superato dello Stato imprenditore di beni e servizi che assai meglio possono essere prodotti dal sistema delle imprese.

In relazione alle recenti vicende dei mercati finanziari e ai dati più recenti sull’economia italiana, la manovra di bilancio si fonda su stime di crescita prudenti: poco sotto il 2 per cento quest’anno, 1,5 l’anno prossimo. Sono ritmi ancora insufficienti, seppure ben superiori alla media del decennio. Quali siano la possibilità e i benefici di una crescita via via maggiore abbiamo già detto.

13. Sicurezza e legalità.

Per un Governo, sia esso centrale o locale, efficienza significa prima di tutto fornire in modo efficace e al minor costo possibile i beni pubblici primari, quelli che nessun singolo potrebbe produrre da sé: legalità, certezza del diritto, sicurezza, correttezza dei comportamenti pubblici. È mia convinzione che proprio qui stia il nostro punto debole e che proprio di questa debolezza si alimentino le piante pericolose della sfiducia, della riluttanza a investire in Italia, del degrado sociale, del distacco tra cittadini e politica. Per stimolare iniziative economiche che producano ricchezza, nessuna politica meridionalistica sarebbe più efficace del pieno ritorno di alcune regioni italiane alla legalità, a una giustizia certa e rapida, a un accettabile ordine pubblico. Per ottenerlo occorrono risorse, e il Governo è convinto che esse possano essere innanzi tutto tratte da un miglior uso di quelle già in dotazione alle pubbliche amministrazioni. In tale direzione si muovono i Dicasteri dell’Interno, della Difesa, della Giustizia, cercando di superare grandi rigidità, resistenze diffuse, pratiche amministrative invalse da tempo. Inoltre, la manovra di bilancio propone che siano destinate risorse aggiuntive nella misura di oltre 200 milioni di euro per il comparto della sicurezza, per il quale si prevede inoltre l’innesto di nuove forze organiche e operative sia con ricorso a nuove assunzioni (circa 4.500 unità) sia con il trasferimento di personale da altre amministrazioni (2-3 mila unità). Per la giustizia, è di particolare rilievo l’avvio di un programma straordinario di edilizia penitenziaria (con uno stanziamento di circa 70 milioni di euro nel prossimo triennio), volto a fronteggiare situazioni di emergenza in questo settore.

14. Scuola.

In un mondo di competizione planetaria in cui la produzione di ricchezza è basata sulla conoscenza, l’efficienza si fonda sulla qualità del cosiddetto capitale umano: conoscere bene la propria e altre lingue, capire un testo, padroneggiare la matematica elementare, scrivere bene, soprattutto sapere imparare lungo tutto l’arco della vita, non solo nell’infanzia e nell’adolescenza. È urgente che il nostro sistema scolastico colmi il ritardo di cui soffre nel confronto internazionale. Una scuola di qualità inadeguata immiserisce la persona, frena la mobilità sociale e la produttività del Paese.

Ecco le considerazioni che hanno indotto i Ministri dell’Economia e dell’Istruzione a un impegno congiunto, che si è tradotto nel ‘Quaderno bianco sulla scuola’, presentato nei giorni scorsi. Tre sono le indicazioni operative del Quaderno: migliorare l’organizzazione del servizio e della rete scolastica; imprimere un salto di qualità al sistema nazionale di valutazione; valorizzare la figura dell’insegnante attraverso innovazioni nel reclutamento e nella formazione.
Dall’inizio del suo mandato, il Governo si è mosso con determinazione in più direzioni: interventi per una effettiva autonomia scolastica; ripristino di un sistema coerente di obiettivi di apprendimento; indicazioni sul curricolo per la scuola dell’infanzia e primaria; innalzamento dell’obbligo di istruzione; riordino del sistema di valutazione nazionale; soluzione graduale della storica questione del precariato scolastico con un piano triennale per l’immissione in ruolo di 150 mila docenti e 20 mila unità di altro personale.

Ora, con questa manovra di bilancio, si avvia la sperimentazione monitorata di un’azione congiunta fra Stato, Regioni, altri Enti locali e Istituti scolastici che, a livello di singoli territori, permetta una migliore allocazione delle risorse finanziarie. Sulla base di previsioni demografiche, e di una valutazione delle specificità territoriali, un organismo di coordinamento dei diversi livelli di governo definirà: obiettivi relativi al rapporto tra insegnanti e studenti e alla qualità del servizio; interventi, infrastrutturali, di riqualificazione, organizzativi, necessari per raggiungere quegli obiettivi; priorità per l’utilizzo delle risorse risparmiate. Dove l’intervento avrà successo, i risparmi realizzati potranno essere reinvestiti a favore dei servizi che si è scelto di potenziare (tempo pieno, accoglienza degli alunni stranieri, innalzamento dei livelli di apprendimento) ed eventualmente dell’incentivazione del personale. In prospettiva questa azione potrà assicurare una progressiva e mirata riallocazione delle risorse finanziarie che consenta fra l’altro di potenziare i processi formativi, ammodernare il patrimonio scolastico, diffondere la valutazione, introdurre progressi nella carriera del personale ben più rapidi e legati al merito.

15. Università.

Nelle scorse settimane, il Ministro dell’Università e della Ricerca, il Ministro dell’Economia e delle Finanze e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) hanno convenuto sulla necessità di elevare la qualità globale del sistema universitario, garantendone la stabilità finanziaria e definendo con chiarezza le reciproche responsabilità in un orizzonte pluriennale, che consenta a ciascuna parte di operare con minori incertezze.
La base è costituita dalle raccomandazioni formulate dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica (CTFP) che prevedono un aumento dei fondi per il sistema universitario, ma anche sanzioni per gli atenei che non abbiano rispettato i vincoli di spesa; l’adozione, da parte di tutti gli atenei, di una rigorosa programmazione delle nuove assunzioni, in modo da evitare squilibri; la distribuzione di una quota non irrilevante dei fondi con modalità riequilibranti e premianti, privilegiando nella distribuzione gli atenei sottofinanziati e quelli che hanno ottenuto i migliori risultati nella didattica e nella ricerca; l’aumento delle entrate studentesche, che verrebbe per la metà investito sul diritto allo studio; l’accrescimento della competizione tra atenei attraverso la mobilità degli studenti migliori, sostenuti da un nuovo programma nazionale di borse di studio.

Mi auguro che sia al più presto firmato un Patto per l’Università, quale tassello importante di una politica che leghi l’incremento delle risorse fornite dallo Stato per l’Università e per la ricerca scientifica a risultati e miglioramenti nell’organizzazione, nella didattica e nella ricerca, valutati secondo parametri seri e condivisi. E’ positivo che l’Università, attraverso i Rettori, abbia accolto questa condotta suscettibile di dare già nei prossimi anni frutti significativi.

16. Infrastrutture e Mezzogiorno.

Ammodernare e potenziare le infrastrutture del Paese, recuperare il Mezzogiorno alla economia produttiva sono presupposti fondamentali affinché il nostro sistema economico possa colmare il ritardo di competitività e di crescita rispetto ai principali Paesi europei. In questo campo è essenziale coniugare adeguati stanziamenti di risorse con qualità ed efficienza della spesa. Il Governo ha ottenuto risultati di rilievo su entrambi i fronti.

Con questa manovra di bilancio, il Governo conferma il proprio impegno a dotare il Paese di una rete di infrastrutture al passo coi tempi. Circa 2,5 miliardi di euro vengono destinati al capitolo ‘investimenti’, da realizzare nell’anno in corso. Di questi oltre 1 miliardo è destinato al Gruppo Ferrovie, per investimenti sulla rete convenzionale e per l’acquisto di nuovi treni destinati al trasporto locale, mentre 215 milioni sono stati stanziati a favore dell’ANAS per interventi sulla rete stradale. Circa 1 miliardo, infine, è destinato a interventi per la mobilità a Milano, Roma, Napoli e per il Mose di Venezia. Il resto è stato destinato a investimenti in materiale rotabile nella Regione Calabria, al potenziamento del trasporto marittimo passeggeri nello Stretto di Messina e a interventi di collegamento stradale nella Regione Friuli Venezia Giulia.

A ciò si aggiungono 7 miliardi di euro complessivamente previsti per investimenti in infrastrutture, anche grazie al rifinanziamento delle opere previste dalla Legge Obiettivo per il triennio 2008-2010, risorse che si aggiungono agli oltre 3 miliardi stanziati dalla precedente Finanziaria. Ricordo che la media annuale della precedente legislatura è stata di circa 1,8 miliardi di euro.
Nel complesso, si perviene a un importo complessivo destinato alle infrastrutture pari a quasi 35 miliardi di euro; una quota significativa è destinata al Mezzogiorno, per ricuperare la forte riduzione degli stanziamenti per opere pubbliche avvenuta nella scorsa legislatura e la vera e propria amputazione attuata dalla Finanziaria per il 2006.

L’effettiva allocazione di tutte queste risorse ai progetti inseriti nei principali programmi infrastrutturali è stata accompagnata da un’attenta verifica dello stato di maturazione degli interventi, dei cronoprogrammi di spesa, delle scoperture finanziarie, nonché della congruità e qualità delle principali voci di costo, tra cui ‘lavori’, ‘sicurezza’ e ‘manutenzione straordinaria’ che ha in Italia un peso superiore a quello di tutti gli altri Paesi della UE. Dalle verifiche sono emerse preoccupanti criticità. A novembre del 2006, solo il 40 per cento del costo totale dei progetti di Legge Obiettivo risultava coperto, mentre meno del 20 per cento degli interventi, sempre in termini di costo totale, era già in realizzazione; il tempo medio di attivazione dei contributi finanziari assegnati dal CIPE alle singole opere era superiore a 450 giorni.

Il Governo ha reagito a questa situazione. Le risorse stanziate dalla Legge finanziaria 2007 sono già state allocate in questi primi nove mesi dell’anno alle opere di Legge Obiettivo o nell’ambito dei nuovi Contratti di programma RFI e ANAS. I fondi sono stati allocati a progetti definitivi o prossimi alla fase di aggiudicazione e dunque idonei a ‘spendere’ nei tempi previsti.

A distanza di poco più di un anno dall’inizio della legislatura siamo usciti dall’emergenza cantieri; abbiamo fatto pulizia nei conti dei grandi enti gestori di reti, approvato progetti attesi da anni nelle aree congestionate del Centro Nord (Bre.Be.Mi e Pedemontana), in ambito urbano (metropolitane di Roma, Milano, Napoli e altre) e sulle grandi direttrici di collegamento per il Sud (Salerno – Reggio Calabria, SS 106 Ionica).

Il tema Mezzogiorno e sviluppo esemplifica come l’azione di bilancio non trovi il proprio valore soltanto negli indispensabili finanziamenti, ma anche, e talvolta soprattutto, in un più efficace utilizzo delle risorse disponibili. Le nuove risorse connesse all’attuazione del Quadro strategico nazionale 2007-2013 (QSN), in cui vengono fatti confluire il fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) e i fondi europei, sono complessivamente molto significative in particolare per il Mezzogiorno, per cui ammontano a oltre 100 miliardi di euro. Si tratta di un’occasione importante, da non sprecare. Di grande rilevanza è anche la riconversione del sistema degli incentivi (Legge 488) verso meccanismi automatici a sostegno degli investimenti.

Allo sviluppo deve contribuire un’alleanza efficace tra risorse aggiuntive e ordinarie, tra spesa corrente e spesa in conto capitale. In questa direzione va menzionata l’importante risoluzione assunta dal CIPE nell’estate scorsa, che introduce meccanismi premiali per circa 3 miliardi di euro, a valere sulle risorse del FAS, per sostenere impegni precisi che, insieme con il Governo, le Regioni del Mezzogiorno hanno assunto riguardo traguardi espliciti di miglioramento dei ‘servizi’ resi ai cittadini nell’ambito della qualità dell’istruzione, della gestione dei rifiuti, della gestione delle risorse idriche, dei servizi di cura per l’infanzia e gli anziani.

17. Fiscalità:

semplificazione e riduzione dei costi. Alla intensificazione dei controlli deve corrispondere uno sforzo per rendere il sistema fiscale progressivamente più semplice e meno gravoso dal punto di vista degli adempimenti. E’ importante sottolineare che la semplificazione risponde a un’esigenza fortissima dei contribuenti, in particolare delle imprese. Su questa via la Finanziaria compie passi avanti davvero incisivi, propone misure di semplificazione di eccezionale rilievo, che non hanno precedenti in molti anni di storia del nostro sistema tributario.

La prima innovazione è la predisposizione di un regime speciale per i contribuenti cosiddetti marginali. Circa un milione di piccoli imprenditori, con basso giro di affari e senza dipendenti, potrà scegliere di aderire – se lo riterrà conveniente – a un sistema semplificato con cui assolvere gli obblighi fiscali con un solo prelievo ad aliquota fissa. A sostanziale parità di gettito complessivo per il fisco, il risparmio in termini di costo degli adempimenti e di tempo impiegato a tenere in regola la documentazione fiscale è enorme.

Non meno importanti sono le novità in tema di tassazione per le imprese. Adottando un sistema già sperimentato con successo in Germania, viene semplificata la determinazione della base imponibile, facendola sostanzialmente coincidere con il bilancio civilistico: mentre la base imponibile viene allargata, sono abbassate le aliquote di prelievo sia dell’Ires (dal 33 al 27,5 per cento) sia dell’Irap (dal 4,25 al 3,9 per cento). L’Irap diventa pienamente imposta regionale e viene eliminata dalla dichiarazione dei redditi Unico. Le due misure riducono in modo sostanziale gli oneri per la gestione amministrativa del settore produttivo.

18. Energia e ambiente.

Così come l’accumulo di un enorme debito, il depauperamento delle risorse naturali è un’altra caratteristica con cui si manifesta lo sguardo corto, l’incapacità ad allargare il respiro nelle scelte di politica economica. La sostenibilità ambientale, così come quella finanziaria, della nostra crescita deve essere al centro delle nostre preoccupazioni. Sul piano delle politiche ambientali, con la manovra si rafforzano gli interventi per combattere i cambiamenti climatici, per risparmiare energia e migliorare la qualità della vita degli italiani. Tra i maggiori interventi previsti ricordo: la conferma degli stanziamenti del fondo per Kyoto (600 milioni), la destinazione di oltre 150 milioni alla nascita di nuovi parchi urbani e di ben 530 milioni per combattere il dissesto idrogeologico del Paese; l’estensione degli sgravi fino al 55 per cento per le spese di ristrutturazione delle abitazioni secondo criteri di ecoefficienza (per ridurre le dispersioni termiche e per l’installazione di pannelli solari) al triennio 2008-2010.

VI. L’equit

19. Il risanamento non è certo l’unico fine dell’azione di governo; vorrei dire che, a rigore, non è nemmeno un fine in sé; è piuttsto una necessità, un mezzo, una condizione per rendere sostenibile la crescita. Chi rimprovera al Governo e a questa Finanziaria di non aver destinato l’intero extragettito al risanamento, non solo si contraddice (perché nelle stesse righe dice anche esattamente l’opposto, che cioè tutto doveva andare alla riduzione delle imposte), ma ignora anche che un Governo non può e non deve omettere il sostegno ai cittadini meno fortunati. Ovviamente nei limiti del possibile. L’economia è la scienza dell’impiego razionale di risorse limitate; è davvero curioso che questa sua caratteristica fondamentale sia così spesso dimenticata proprio dai miei colleghi economisti.
Sul terzo indirizzo dell’azione del Governo (terzo solo in ordine di elencazione non certo in ordine di merito), cioè l’equità, la manovra di bilancio – con i provvedimenti che l’hanno preceduta e con quelli che l’accompagnano nel ‘collegato’ – contiene una fitta serie di interventi su una pluralità di settori cruciali per la vita della nostra società.

20. Ricordo brevemente alcuni degli interventi che realizzano questa direttrice di fondo dell’azione del Governo:

– incapienti: per i soggetti con redditi inferiori al minimo imponibile, un bonus di nuova ideazione assicurerà un aiuto concreto, anche se limitato, in tempi brevi. Si tratta di una popolazione di oltre 10 milioni di persone; il bonus, pari a 150 euro per contribuente, è commisurato all’ampiezza dell’eventuale nucleo familiare e sarà perciò corrisposto anche per ciascuno dei familiari a carico;
– famiglie: si introduce il congedo di maternità e parentale nei casi di adozione e affidamento, effettuando una completa equiparazione a quanto previsto per i figli biologici; vengono estesi i benefici riconosciuti alle vittime del terrorismo alle vittime del crimine, nonché ai loro familiari superstiti; vengono incrementati i finanziamenti per i servizi socio-educativi per la prima infanzia;
– donne: prosegue la politica di contrasto della violenza alle donne, con un incremento significativo dei fondi destinati a questo scopo;
– giovani: si introduce uno sconto fiscale di circa 300 euro l’anno ai giovani fra i venti e i trenta anni che affittano casa e viene ampliato lo sconto per le locazioni degli studenti universitari;
– immigrazione: la politica dell’immigrazione, oggi condotta nel contesto europeo, ha non solo un profilo di equità (si pensi alle condizioni disumane di tante decine di migliaia di immigrati che pagano cifre esorbitanti per un posto letto usufruito magari a turno durante le 24 ore); costituisce anche una condizione per la crescita del nostro paese. È bene dire chiaramente che l’economia italiana (ma diciamo pure la società italiana) si troverebbe in grande difficoltà se non avesse l’apporto dell’immigrazione. Per le imprese, per i lavori meno qualificati che non trovano disponibilità da parte di una popolazione ormai mediamente benestante, per l’assistenza agli anziani e agli invalidi specie nelle città, la presenza di immigrati – non solo ansiosi di lavorare, ma anche altamente civili nei rapporti umani – è una vera benedizione.
Occorre garantire condizioni di eguaglianza e di equità a loro e ai loro figli, ovviamente nel rispetto della legalità; allo stesso modo occorre estirpare senza incertezze quelle intollerabili sacche di criminalità che piccoli ma potenti gruppi di provenienza straniera mettono in atto. A questo scopo viene incrementato (di 50 milioni) il fondo per l’inclusione sociale.

Anche interventi apparentemente di altra natura sono in realtà misure di equità. Basti pensare alla condizione dei milioni di pendolari che giornalmente si recano sul luogo di lavoro e troppo spesso soffrono di vero e acuto disagio, per l’affollamento e il degrado del materiale rotabile, per le condizioni della rete dei trasporti e per le carenze gravi della rete stradale e autostradale in molte regioni d’Italia quanto ai collegamenti con le città. Gli investimenti per infrastrutture (ferrovie, strade, metropolitane, altri mezzi pubblici urbani) non potevano attendere oltre e sono stati fortemente aumentati.

21. La questione casa.

Alla questione della casa il Governo dedica, in questa manovra di bilancio, un insieme organico di misure che non ha precedenti da molte legislature: dall’ICI agli affitti, dalle abitazioni destinate ai ceti sociali meno favoriti ai giovani che ancora vivono nella famiglia di origine.

I giustificati lamenti di tanti per le difficili condizioni abitative in cui, nelle città, versa chi dispone solo di redditi bassi trovano argomento nella liberalizzazione del mercato degli affitti, che nelle grandi città ha reso i prezzi inabbordabili per i meno abbienti e per i giovani, in particolare per le giovani coppie. Sarebbe del tutto errato riproporre un istituto come l’equo canone, che è corresponsabile della difficile situazione di oggi. Ma è urgente la ripresa di una politica per la casa, che incoraggi e premi forme adeguate di edilizia popolare. È quanto il Governo ha iniziato a fare con la costituzione, tramite il Demanio, di una società a totale o parziale partecipazione pubblica, per l’acquisizione, la ristrutturazione o la realizzazione di immobili a uso abitativo. Sono messi a disposizione per questo scopo 150 milioni già a partire dall’anno in corso. L’intenzione è di rendere disponibili non meno di 8 mila appartamenti l’anno, per i prossimi dieci anni, a canoni sostenibili, soprattutto nei Comuni soggetti a fenomeni di disagio abitativo.

A partire dal 2008 si attua una riduzione permanente del prelievo ICI sulle prime case, a vantaggio dei proprietari che le abitano. Si attuano corrispondenti agevolazioni fiscali per chi abita in affitto. Per le prime case la riduzione fiscale avviene attraverso l’aumento della detrazione ICI per i proprietari, con reddito annuo non superiore ai 50 mila euro. Per gli inquilini, lo sgravio sulla spesa per l’abitazione (pari a 300 o 150 euro l’anno a seconda del reddito complessivo) avviene attraverso riduzioni dell’IRPEF, e vengono corrisposte somme analoghe agli affittuari incapienti.

Si tratta nel complesso di un intervento di restituzione fiscale molto sostanzioso, pari a circa 2 miliardi di euro a regime.

22. Previdenza.

Accanto a questa dimensione volta a ridurre ingiustizie per così dire orizzontali, vi è una seconda dimensione dell’equità, consistente nel contrastare iniquità intergenerazionali, quelle che gravano sulle spalle di chi eredita le scelte del passato. I giovani di oggi dovrebbero, in assenza di adeguati interventi, fare fronte domani al peso schiacciante degli interessi del debito pubblico; avrebbero diritto, dopo una vita di lavoro, a pensioni molto inferiori a quelle usufruite da chi oggi va a riposo. Una situazione non tollerabile per un paese civile. La Finanziaria 2008 opera con determinazione in questo campo.

Ecco perché la prospettiva di un graduale aumento dell’età pensionabile, in presenza di un allungamento della speranza di vita che è tra gli aspetti più straordinari della nostra epoca, è mantenuta aperta con il recente accordo sulla previdenza, che ha d’altra parte giustamente graduato questo aumento, superando il brusco e iniquo passaggio, in una sola notte, dai 57 ai 60 anni per il pensionamento. Ecco perché questa Finanziaria, e i decreti che l’hanno preceduta e che l’accompagnano, ha scelto di sovvenire alla precarietà dei rapporti di lavoro, così da coprire gli intervalli tra un’occupazione e la successiva, in un’epoca nella quale la flessibilità del posto di lavoro è senza alcun dubbio destinata a rimanere molto alta.

La manovra comprende le norme che danno attuazione al Protocollo su previdenza, lavoro e competitività, firmato lo scorso luglio. Le risorse complessivamente destinate a questo fine sono sostanziose: oltre 5 miliardi di euro per il periodo 2008-2010, che si aggiungono ai 900 milioni di euro per il 2007 e 1,5 miliardi a decorrere dal 2008, stanziati all’inizio di luglio.

In campo previdenziale, il processo di riforma iniziato nei primi anni novanta viene finalmente portato a un punto che dà certezza ai lavoratori, migliora l’equità – tra ed entro le generazioni – delle nostre regole previdenziali e assicura la sostenibilità finanziaria.

La normativa proposta rende più graduali e flessibili i canali per il pensionamento, accresce l’età pensionabile in maniera compatibile con le esigenze di pianificazione di lavoratori e imprese e con le differenze imposte dalle caratteristiche di particolari tipologie di lavoro. Nel contempo aumenta la capacità del nostro sistema pensionistico di rispondere ai cambiamenti in atto nella demografia, rendendo l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione – utili per il calcolo delle pensioni determinate con il metodo contributivo – automatico e più frequente.

Si favorisce, inoltre, l’accumulazione di una adeguata copertura pensionistica per i giovani, con la valorizzazione ai fini pensionistici del percorso universitario, la facilitazione del cumulo di periodi assicurativi non consecutivi e maturati in gestioni diverse, l’aumento della contribuzione figurativa a copertura di periodi di disoccupazione, l’aumento delle aliquote contributive a carico del lavoro parasubordinato.

23. Lavoro.

In tema di lavoro, lo sforzo si è applicato ad accrescere l’efficacia della disciplina del mercato, a incoraggiare una partecipazione sempre più ampia alle forze di lavoro e a offrire tutele adeguate contro il rischio di percorsi lavorativi frammentati.

Il Governo propone di riformare il sistema di sostegno alla disoccupazione, aumentando la durata e la copertura dell’indennità ordinaria e di quella a requisiti ridotti; di agire sulla probabilità di inserimento stabile nel mercato del lavoro delle coorti più giovani, delle donne e degli ultra-cinquantenni, attraverso il supporto a iniziative individuali di inserimento che sostengano i redditi dei lavoratori parasubordinati per i periodi di interruzione; di potenziare i servizi per l’impiego, collegando e coordinando l’erogazione delle prestazioni di disoccupazione a percorsi di formazione e di inserimento lavorativo, razionalizzando gli incentivi, aumentando la convenienza di formule contrattuali stabili, contrastando il lavoro nero e tutelando la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Attenzione viene riservata all’agricoltura, mirando anche in questo settore a un’occupazione più stabile, più professionale e più sicura e a un sistema di ammortizzatori sociali che incentivi l’emersione. Risorse vengono destinate a incoraggiare la diffusione di formule retributive che siano fortemente collegate ai guadagni di produttività e che amplino lo spazio della contrattazione di secondo livello.

Tutti questi interventi seguono e aggiungono parti importanti al processo di riforma iniziato lo scorso anno, con la riduzione dei differenziali contributivi tra dipendenti e autonomi, tra tempo indeterminato e determinato; con le misure per stabilizzare il lavoro dei precari; con gli interventi volti a intaccare il lavoro irregolare e migliorare il livello di sicurezza sul lavoro.

Riteniamo di aver conseguito risultati importanti in questo primo scorcio di legislatura: ma rimaniamo anche convinti che per rendere completo, davvero equo, equilibrato il sistema di protezione sociale italiano, che è ancora insufficiente per molti aspetti, i passi da compiere siano ancora molti. Contiamo di compierli.

24. Salute.

In campo sanitario prosegue, sulla scia degli importanti successi ottenuti con il Patto per la salute, l’azione del Governo volta a migliorare sia la qualità sia l’efficienza dei servizi offerti. Innanzitutto, il fondo sanitario nazionale disporrà di maggiori risorse (circa 3,5 miliardi in più rispetto all’anno in corso) per assicurare i livelli essenziali di assistenza. Viene raddoppiato (da 200 a 400 milioni) il fondo per la non autosufficienza per garantire servizi adeguati alle persone più disagiate. Prosegue l’azione vigorosa di investimento nell’edilizia sanitaria (circa 3 miliardi in più rispetto al 2007 e 6 rispetto al 2006) per l’ammodernamento delle strutture sanitarie, la costruzione di nuovi ospedali, il rinnovo delle tecnologie mediche, la messa in sicurezza delle strutture e la realizzazione di residenze sanitarie per gli anziani. Di grande rilevanza sono poi i finanziamenti per favorire la rapida esecuzione della vaccinazione contro il cancro all’utero, che sarà garantita gratuitamente ogni anno a circa 250 mila ragazze.

Sul piano del controllo della spesa, viene introdotta la possibilità di commissariamento delle regioni ad elevato disavanzo sanitario che non rispettino gli obblighi concordati nei piani di rientro. Vengono inoltre ridefiniti i tetti per la spesa farmaceutica con la determinazione di un nuovo limite di spesa unico per la farmaceutica territoriale, introdotti meccanismi premiali per le regioni virtuose, adottate norme per favorire la maggiore diffusione di farmaci innovativi e sicuri, calmierare i prezzi di quelli a brevetto scaduto ed evitare la prescrizione di quelli non autorizzati e non garantiti da adeguate sperimentazioni.

25. Cooperazione allo sviluppo.

In un mondo che si va unificando, in cui il volto sofferente del nostro prossimo è quello di un africano o di un asiatico che entra nelle nostre case attraverso la televisione, equità e solidarietà sono comandamenti da osservare innanzi tutto su scala planetaria.

Sempre più attuale appare la previsione formulata nel 1795 da Emanuele Kant:

‘la violazione di un diritto in un punto qualsiasi della terra sarà avvertita come riguardante ciascun uomo’.

Da noi vi è – per fortuna – soprattutto povertà relativa; la povertà assoluta prevale in altri continenti. L’Italia, paese ormai prospero nel contesto mondiale, da anni pratica con beneficio anche per il suo sistema produttivo – la cooperazione allo sviluppo del Sud del mondo. Ma nella passata legislatura, nonostante gli impegni sottoscritti, aveva arrestato la sua azione. Questa è oggi ripresa a sostegno dei paesi poveri, in particolare nel campo della prevenzione, dei vaccini, della lotta contro le malattie: la manovra che viene oggi presentata destina a questo fine 500 milioni aggiuntivi nel 2007 e 440 nei tre anni successivi. Il Governo è fiero di assolvere questo vero dovere etico e politico e spera di incrementare ulteriormente il contributo, nel rispetto di un uso particolarmente attento e oculato delle risorse pubbliche a ciò destinate, quale purtroppo non sempre si è avuto negli anni passati.

VII. Conclusioni

Signor Presidente, Onorevoli Senatori,
non si devono confondere solidarietà sociale e livello di benessere: troviamo equità anche in comunità umane che languono nella povertà assoluta; osserviamo profonde ingiustizie sociali anche in società opulente. Ma nel nostro mondo industriale e postindustriale di divisione del lavoro e di specializzazione produttiva gli istituti della solidarietà sociale, che operano essi stessi come strutture organizzate quasi in forma di impresa, si disseccano se non c’è produzione di nuova ricchezza.

Sul terreno della politica economica, il Governo di questa legislatura ha perciò posto la ripresa della crescita economica al centro della sua strategia. Ha mirato, sì, al risanamento dei conti, ma contemporaneamente anche al recupero di efficienza e di produttività e al sostegno delle categorie più povere della popolazione e delle situazioni più disagiate all’interno del paese, a cominciare dal Mezzogiorno. Risanamento, sviluppo, equità: tre obiettivi, tre valori, che si condizionano reciprocamente.
Senza i conti a posto non c’era e non c’è speranza di crescita durevole dell’economia, né nel pubblico né nel privato. Senza crescita non ci sono risorse sufficienti a sovvenire ai bisogni di chi è in difficoltà. Senza investimenti che accrescano il capitale materiale e immateriale dell’Italia – infrastrutture, ricerca, ambiente, sicurezza – non si ritorna alla crescita. In questa concezione si iscrive la politica di bilancio che abbiamo intrapreso nel giugno del 2006 e che stiamo continuando con coerenza e determinazione.

Di questa manovra 2008 si sono già lette valutazioni diverse; una delle più curiose è quella di chi la dichiara una legge elettoralistica. Di solito questa qualifica vuol dire: largo alle spese, senza guardare all’equilibrio dei conti, per avere più voti. L’esatto contrario di quanto stiamo facendo: conti in ordine, investimenti per la crescita. Se però si vuol dire con questo che la Finanziaria risponde alle richieste dei cittadini e dunque è suscettibile di creare consensi, allora sì, mi sta bene l’etichetta che fa riferimento all’elettorato.

A questa manovra di bilancio hanno cooperato intensamente le diverse anime della coalizione che governa l’Italia, ciascuna portatrice di esigenze reali, fondate, giustificate, vorrei dire sacrosante, perché tutte radicate in valori, legittimi interessi e attese di cittadini italiani. Fare la sintesi di diverse esigenze costituisce l’essenza stessa del governare; una sintesi che non può mai essere mera sommatoria di richieste, che deve cercare una risposta coerente all’interesse generale, interesse che pure esiste, anche se parla con voce tanto, troppo flebile. Non è certo facile, ma questo e non altro è il compito della politica.

Se un anno fa mi avessero vaticinato una manovra di bilancio come quella che oggi propongo al Parlamento, non so se lo avrei creduto possibile. Se il Governo potrà continuare a svolgere il programma iniziato in questi primi due anni di legislatura, il Paese avrà davvero migliorato il suo volto. Confido che questo sarà riconosciuto. Il consenso verrà.

Voglio ripeterlo: i fatti sono ostinati e la loro forza alla fine è irresistibile.

Roma, 3 ottobre 2007

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