OpenAI risponde alle accuse del New York Times: “l’atto di citazione è privo di fondamento”

Secondo OpenAI, l'addestramento dell'IA attraverso contenuti pubblicamente disponibili su internet rientra pacificamente nel "fair-use"

In un articolo pubblicato sul proprio blog, OpenAI ha preso posizione rispetto alle accuse mossegli di recente dal New York Times, definendo l’atto di citazione “privo di fondamento”.

La causa intentata dalla testata giornalistica americana – dichiara OpenAI – rappresenta anzi “un’opportunità per chiarire la nostra attività, il nostro intento, e come sviluppiamo la nostra tecnologia”.

Nel proprio post, l’azienda sviluppatrice di ChatGPT afferma che l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale attraverso l’uso di risorse pubblicamente disponibili su internet rientra pacificamente nel concetto di “fair-use” delle opere dell’ingegno.

Tale principio, secondo OpenAI, sarebbe ormai consolidato nell’ordinamento giuridico statunitense, in virtù di precedenti risalenti e ampiamente accettati. Esso, inoltre, risulterebbe “equo per gli autori, necessario per gli innovatori, e fondamentale per la competitività degli Stati Uniti”.

Peraltro, sottolinea OpenAI, in altri ordinamenti giuridici, come quello dell’Unione Europea, Giappone, Singapore e Israele, esistono già leggi che espressamente consentono di addestrare l’IA mediante contenuti coperti da copyright.

OpenAI chiarisce inoltre di aver implementato un semplice strumento di opt-out per gli editori che vogliano impedire l’accesso al proprio sito da parte di ChatGPT, e che il Times ha fatto ricorso all’opt-out già dall’agosto del 2023.

Relativamente al fenomeno descritto come “rigurgito”, in base al quale ChatGPT talvolta risulta in grado di generare come output interi articoli del quotidiano, OpenAI evidenzia che si tratta per lo più di articoli piuttosto vecchi, proliferati in rete su diversi siti di terze parti. In ogni caso, OpenAI ammette che si tratta di un raro bug cui talvolta incorre ChatGPT, e che la società si sta impegnando per ridurlo a zero.

La società informatica accusa infine il New York Times di aver manipolato ChatGPT, forzandolo a “rigurgitare” i propri articoli, attraverso l’impiego di “prompt” intenzionalmente diretti a tale scopo. O, addirittura, di aver fatto “cherry-picking” di esempi di rigurgito dopo molteplici tentativi.