Mondo Archives - Giurdanella.it https://www.giurdanella.it/categoria/mondo/ Rivista di diritto amministrativo dal 1998 Fri, 11 Oct 2024 14:07:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 La riforma dell’ONU in tempi di guerra https://www.giurdanella.it/2024/10/la-riforma-dellonu-in-tempi-di-guerra/ Thu, 10 Oct 2024 12:39:14 +0000 https://www.giurdanella.it/?p=57233 Nata dalle ceneri della Seconda Guerra mondiale, l’Onu sembra ormai ben lontana dal ruolo che si era ripromessa di rivestire sul piano internazionale e, soprattutto, dagli obiettivi che erano stati individuati all’interno dello Statuto. In particolare, emerge dalla premessa del predetto Statuto l’impegno degli Stati firmatari “a salvare le future generazioni dal flagello della guerra […]

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Nata dalle ceneri della Seconda Guerra mondiale, l’Onu sembra ormai ben lontana dal ruolo che si era ripromessa di rivestire sul piano internazionale e, soprattutto, dagli obiettivi che erano stati individuati all’interno dello Statuto.

In particolare, emerge dalla premessa del predetto Statuto l’impegno degli Stati firmatari “a salvare le future generazioni dal flagello della guerra … a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e alle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà …”.

Era il 1945, e il mondo intero era appena uscito dalla seconda di due guerre mondiali che in circa di 30 anni avevano coinvolto quasi tutti i paesi del mondo.

L’ONU si proponeva come organizzazione internazionale di cooperazione e confronto multilaterale tra gli Stati firmatari per la risoluzione di problemi internazionali, la promozione dei diritti umani e la preservazione della pace.

Obiettivi complessi hanno richiesto la predisposizione di una composita struttura, munita di diversi organi interni quali l’Assemblea generale che riunisce tutti i rappresentanti degli Stati membri e si occupa di deliberare sulle questioni più importanti durante sessioni organizzate periodicamente; ciascuno Stato, all’interno dell’Assemblea Generale, dispone di un voto al fine dell’adozione delle risoluzioni finali.

Nessun membro può esser costretto a ottemperare al contenuto delle decisioni dell’Assemblea, le quali – dunque – hanno valore di mere raccomandazioni.

Abbiamo poi il Consiglio di Sicurezza, organo deputato all’adozione delle decisioni cruciali in materia di guerra e sicurezza internazionale; al suo interno siedono 5 membri permanenti (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito) e altri 10 membri temporanei che vengono eletti dall’Assemblea con mandato biennale.

La differenza più importante tra membri permanenti e temporanei consiste nel fatto che i primi dispongono di un potere di veto capace di paralizzare l’intero Consiglio di Sicurezza nell’iter di adozione delle sue risoluzioni.

La questione non è di poco conto, se si considera che il Consiglio di Sicurezza si occupa della materia forse più delicata e caratterizzante del ruolo dell’Onu sullo scenario internazionale.

In effetti, gli Stati muniti del potere di veto sono anche quelli protagonisti, nella maggior parte dei casi, dei maggiori conflitti a livello internazionale; la conseguenza, purtroppo, è che l’azione del Consiglio di Sicurezza e, dunque, dell’ONU, dipende e coincide con la volontà di alcuni Stati membri.

Sussiste, dunque, un problema di efficacia dell’Onu e degli strumenti (pochi) di cui dispone nell’intervenire nei conflitti che attualmente accendono infiammano lo scacchiere internazionale.

Stiamo parlando di quanto sta accadendo in Ucraina e in Medio Oriente.

In particolare, nell’ultimo anno il Consiglio di Sicurezza più volte si è trovato in procinto di adottare risoluzioni per ottenere un cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza, ma quasi sempre gli Stati Uniti hanno esercitato il loro diritto di veto a sostegno del diritto a difendersi di Israele, suo importante partner commerciale.

Lo stesso potrebbe dirsi con riguardo al conflitto russo-ucraino e al ruolo giocato dalla Russia all’interno del Consiglio di Sicurezza, il quale nell’ottobre del 2022 stava per adottare una risoluzione di condanna nei confronti del tentativo illegale di annessione dei territori ucraini da parte del Governo russo.

Ebbene, anche in quell’occasione, paradossalmente (ma anche prevedibilmente), la Russia si avvalse del suo diritto di veto paralizzando l’azione del Consiglio di Sicurezza.

Quali prospettive può avere l’Onu, dunque, se la volontà degli Stati membri prevale sui suoi obiettivi statutari?

Parrebbe che l’inefficienza dell’Onu sia dovuta alla sua stessa architettura che riconosce un maggior peso decisionale solo ad alcuni degli Stati membri.

Forse, sarebbe stato più coerente costruire le premesse giuridiche per una maggiore autonomia decisionale dell’Onu e, in particolar modo, del Consiglio di Sicurezza, eliminando il diritto di veto e omologando la posizione di tutti i suoi membri.

Lungi dal voler esaurire la riflessione su un tema così complesso in questa sede, immaginiamo di lanciare una provocazione all’ONU esortandola a riflettere sulla possibilità concreta di realizzare gli obiettivi che si è data nel 1945.

Nello statuto si legge della volontà degli Stati firmatari di preservare le generazioni future, esigenza quanto mai attuale ma che richiede una comunità internazionale coesa e disposta alla cooperazione per affrontare le sfide globali che non si esauriscono (purtroppo) negli scontri armati, ma che riguardano anche la questione, la quale ha ormai assunto i connotati di una vera e propria emergenza, del cambiamento climatico.

Problemi complessi richiedono soluzioni altrettanto complesse raggiungibili solo attraverso una comunità internazionale disposta alla cooperazione.

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L’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile https://www.giurdanella.it/2017/05/33845/ Fri, 19 May 2017 13:57:37 +0000 http://www.giurdanella.it/?p=33845 L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: il documento dell’ONU Nel settembre 2016, durante il Summit sullo Sviluppo Sostenibile, è stato stilato dai Capi di stato un documento dal titolo “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. Il documento determina gli impegni sullo sviluppo sostenibile che dovranno essere realizzati entro il 2030, individuando […]

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L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: il documento dell’ONU

Nel settembre 2016, durante il Summit sullo Sviluppo Sostenibile, è stato stilato dai Capi di stato un documento dal titolo “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

Il documento determina gli impegni sullo sviluppo sostenibile che dovranno essere realizzati entro il 2030, individuando 17 obiettivi globali (SDGs – Sustainable Development Goals) e 169 target.

Per ulteriori approfondimenti, CLICCA QUI

Fonte: Ministero dell’Ambiente

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Giornata internazionale Anticorruzione: il messaggio dell’ONU https://www.giurdanella.it/2013/12/giornata-internazionale-anticorruzione-il-messaggio-del-segretario-generale-onu/ Mon, 09 Dec 2013 14:52:46 +0000 http://www.giurdanella.it/?p=19197 Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale Anticorruzione. Anche quest’anno è stato pubblicato, per l’occasione, un messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la cui traduzione italiana è riportata di seguito (insieme alla versione originaria in lingua inglese). Per un approfondimento sul tema dell’anticorruzione si segnala il Seminario “Disciplina Anticorruzione: […]

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Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale Anticorruzione. Anche quest’anno è stato pubblicato, per l’occasione, un messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la cui traduzione italiana è riportata di seguito (insieme alla versione originaria in lingua inglese).

Per un approfondimento sul tema dell’anticorruzione si segnala il Seminario “Disciplina Anticorruzione: legislazione normativa e prassi applicativa” organizzato da Cesda srl.

Messaggio del Segretario Generale per il 2013
(9 dicembre 2013)

La corruzione reprime la crescita economica attraverso un aumento dei costi, e mina la gestione sostenibile dell’ambiente e delle risorse naturali . Essa viola i diritti fondamentali dell’uomo, aggrava la povertà e incrementa la disuguaglianza deviando i fondi dalla sanità, dall’istruzione e dagli altri servizi essenziali . Gli effetti dannosi della corruzione sono avvertiti da miliardi di persone in tutto il mondo . La corruzione è spinta e dà origine ad attività criminali, malfunzionamento delle istituzioni statali e amministrazione debole.

Una buona governance è fondamentale per lo sviluppo sostenibile ed è essenziale nella lotta alla criminalità organizzata . Ogni anello della catena dei “traffici” è vulnerabile alla corruzione, dalle tangenti versate ai funzionari corrotti da parte dei commercianti di armi e droghe, ai permessi fraudolenti e alle licenze utilizzati per facilitare il commercio illegale di risorse naturali.

La corruzione è diffusa anche nel mondo dello sport e degli affari, e nelle procedure di contrattazione pubblica. Negli ultimi dieci anni , il settore privato ha sempre più riconosciuto il suo ruolo nella lotta alla corruzione. Una “chiamata all’azione” lanciata dallo “United Nations Global Compact” e dai suoi partners sta mobilitando le imprese e i governi verso un impegno nella trasparenza degli appalti. Sono anche state elaborate delle linee guida per aiutare le imprese a combattere la corruzione nelle sponsorizzazioni sportive e nel settore dell’ospitalità.

L’ONU è fortemente impegnata ad adempiere ai propri obblighi. Operando in alcuni degli ambienti più instabili del mondo, l’ONU affronta rischi di corruzione poliedrici che possono minare i nostri sforzi per far progredire lo sviluppo, la pace e i diritti umani. Abbiamo sviluppato un solido sistema di controlli interni e di continuiamo a rimanere vigili e lavorare duramente per fornire un esempio di integrità.

La corruzione è un ostacolo al raggiungimento degli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio” e deve essere presa in considerazione nella definizione e nell’attuazione di un forte programma di sviluppo post-2015. La Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione, adottata 10 anni fa, è il quadro globale primario per prevenire e combattere la corruzione. La sua piena attuazione dipende in modo decisivo da una prevenzione efficace, dall’applicazione della legge , dalla cooperazione internazionale e da un recupero delle risorse.  In questa Giornata Internazionale Anti-Corruzione, esorto i Governi, il settore privato e la società civile a prendere una posizione comune contro questa complessa malattia sociale, politica ed economica che colpisce tutti i paesi. Per realizzare un futuro equo, inclusivo e più prospero per tutti, dobbiamo promuovere una cultura dell’integrità, della trasparenza, della responsabilità e del buon governo.

Ban Ki-moon


Secretary-General’s Message for 2013

Corruption suppresses economic growth by driving up costs, and undermines the sustainable management of the environment and natural resources. It breaches fundamental human rights, exacerbates poverty and increases inequality by diverting funds from health care, education and other essential services. The malignant effects of corruption are felt by billions of people everywhere. It is driven by and results in criminal activity, malfunctioning state institutions and weak governance.

Good governance is critical for sustainable development, and vital in combating organized crime. Every link in the trafficking chain is vulnerable to corruption, from the bribes paid to corrupt officials by dealers in arms and drugs to the fraudulent permits and licenses used to facilitate the illicit trade in natural resources.

Corruption is also rife in the world of sport and business, and in public procurement processes. In the last decade, the private sector has increasingly recognized its role in fighting corruption. A Call to Action launched by the United Nations Global Compact and partners is mobilizing businesses and Governments to engage in transparent procurement. Guidelines are also being developed to help business fight corruption in sport sponsorship and hospitality.

The UN is strongly committed to fulfilling its own obligations. Operating in some of the world’s most unstable environments, the UN faces multifaceted corruption risks that can undermine our efforts to advance development, peace and human rights. We have developed a robust system of internal controls and continue to remain vigilant and work hard to set an example of integrity.

Corruption is a barrier to achieving the Millennium Development Goals and needs to be taken into account in defining and implementing a robust post-2015 development agenda. The UN Convention against Corruption, adopted 10 years ago, is the paramount global framework for preventing and combating corruption. Full implementation depends crucially on effective prevention, law enforcement, international cooperation and asset recovery. On this International Anti-Corruption Day, I urge Governments, the private sector and civil society to take a collective stand against this complex social, political and economic disease that affects all countries. To achieve an equitable, inclusive and more prosperous future for all, we must foster a culture of integrity, transparency, accountability and good governance.

Ban Ki-moon

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L’ONU riconosce ufficialmente lo Stato Palestinese https://www.giurdanella.it/2002/03/lonu-riconosce-ufficialmente-lo-stato-palestinese/ Fri, 15 Mar 2002 00:00:00 +0000 Il 12 marzo 2002, con 14 voti su 15, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione, la S/RES/1937 (2002), con la quale ha finalmente riconosciuto che “due Stati, Israele e Palestina vivono fianco a fianco all’interno di confini sicuri e riconosciuti”. La risoluzione è stata proposta dagli Stati Uniti che, peraltro, […]

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Il 12 marzo 2002, con 14 voti su 15, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione, la S/RES/1937 (2002), con la quale ha finalmente riconosciuto che “due Stati, Israele e Palestina vivono fianco a fianco all’interno di confini sicuri e riconosciuti”.

La risoluzione è stata proposta dagli Stati Uniti che, peraltro, si erano già dichiarati favorevoli nella loro politica estera ad uno stato palestinese. L’ambasciatore Usa all’ONU ha precisato che si è trattato di una “iniziativa per catturare un consenso largo su quello che dovrà essere il processo di pace in Medio Oriente”.

Anche Yehuda Lancry, l’ambasciatore israeliano all’ONU, ha definito la risoluzione “bilanciata, una novità, un fatto raro e da sottolineare”.

Il Consiglio di sicurezza si è, inoltre complimentato per il contributo del principe ereditario saudita Abdallah Abdel Aziz, per la sua proposta, che prevede il riconoscimento completo dello Stato israeliano da parte dei Paesi arabi in cambio del ritiro dai territori occupati.

La Siria, l’unico membro del Consiglio di Sicurezza che si è astenuto, ha dichiarato, nella persona di Wehbe, il suo ambasciatore presso le Nazioni Unite, che la distruzione commessa dalle forze di occupazione israeliane deve essere assolutamente condannata; pertanto è da considerare un fallimento parlare di accordi di sicurezza in tale situazione di crisi, specialmente di fronte ai massacri quotidiani commessi da Israele. “The resolution treated the killer and the victim equally”: la risoluzione, ha affermato l’ambasciatore Siriano, ha trattato l’assassino e la vittima allo stesso modo.

La risoluzione ha certamente un grande valore simbolico ma, afferma il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, “rappresenta anche un mattone nella costruzione della pace”.

Dello stesso avviso è il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: “oggi la speranza che l’autorevole proposta saudita possa avere un seguito con una risposta di pace univoca e chiara viene con la risoluzione approvata stanotte dall’ONU che chiede la cessazione della violenza, il negoziato, il reciproco riconoscimento, la coesistenza di due Stati, Israele e Palestina”.

A sinistra il testo originale della Risoluzione del Security Council (in PDF).

Qui di seguito la traduzione in italiano:

——–

IL CONSIGLIO DI SICUREZZA

RICORDANDO tutte le sue precedenti risoluzioni, in particolare la 242 (1967) e la 338 (1973),

AFFERMANDO una visione della regione dove due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di confini sicuri e riconosciuti,

ESPRIMENDO la sua grave preoccupazione per il continuare di tragici e violenti eventi in corso dal settembre 2000, specialmente i recenti attacchi e il crescente numero di vittime,

SOTTOLINEANDO la necessità per tutti gli interessati di assicurare l’incolumità dei civili,

SOTTOLINEANDO inoltre la necessità di rispettare le norme universalmente riconosciute del diritto internazionale umanitario,

ACCOGLIENDO E INCORAGGIANDO gli sforzi diplomatici degli emissari speciali degli Stati Uniti, della Federazione di Russia, dell’Unione europea e del coordinatore speciale delle Nazioni Unite e di altri, per giungere a una pace globale, giusta e duratura nel Medio Oriente,

ACCOGLIENDO il contributo del principe ereditario saudita Abdullah,

1 – CHIEDE l’immediata cessazione di tutti gli atti di violenza, inclusi tutte gli atti di terrorismo, di provocazione, di incitamento e di distruzione;

2 – ESORTA le parti israeliana e palestinese e i loro leader a cooperare nella realizzazione del piano di lavoro Tenet e delle raccomandazioni del Rapporto Mitchell con l’obiettivo di riprendere i negoziati su un regolamento politico;

3 – ESPRIME sostegno agli sforzi del segretario generale e di altri nell’assistere le parti a fermare la violenza e riprendere il processo di pace;

4 – DECIDE di continuare a occuparsi stabilmente della questione.

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