CODICE GIUSTIZIA CONTABILE vigente: 174/2016

(testo vigente, aggiornato ad oggi, tratto dalla banca dati Normattiva, gratuito e non ufficiale)


DECRETO LEGISLATIVO 26 agosto 2016, n. 174

Codice di giustizia contabile, adottato ai sensi dell'articolo 20 della legge 7 agosto 2015, n. 124. (16G00187)
 
 Vigente al: 21-2-2019  
 
 
 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
 
  Visti gli articoli 76, 87 e 117, secondo comma, lettera  l),  della
Costituzione; 
 
  Visto l'articolo 20 della legge 7  agosto  2015,  n.  124,  recante
«Deleghe  al   Governo   in   materia   di   riorganizzazione   delle
amministrazioni pubbliche»; 
 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 30 giugno 2016; 
 
  Acquisito il parere delle sezioni riunite della Corte dei conti  ai
sensi dell'articolo 1 del regio decreto-legge  9  febbraio  1939,  n.
273, convertito dalla legge 2 giugno 1939, n. 739; 
 
  Acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari; 
 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 10 agosto 2016; 
 
  Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri; 
 
                              E m a n a 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
        Approvazione del codice e delle disposizioni connesse 
 
 
  1.  E'  approvato  il  codice  della  giustizia  contabile  di  cui
all'allegato 1 al presente decreto. 
 
  2.  Sono  altresi'  approvate  le  norme  di  attuazione   di   cui
all'allegato 2 nonche' le norme transitorie e le abrogazioni  di  cui
all'allegato 3. 
                               Art. 2 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
 
  1. Il  presente  decreto  entra  in  vigore  il  trentesimo  giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta  Ufficiale
della Repubblica italiana. 
 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sara'  inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
 
    Dato a Roma, addi' 26 agosto 2016 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                                Renzi, Presidente del  Consiglio  dei
                                ministri 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

ALLEGATO 1 CODICE DELLA GIUSTIZIA CONTABILE PARTE I DISPOSIZIONI GENERALI TITOLO I PRINCIPI GENERALI E ORGANI DELLA GIURISDIZIONE CAPO I Principi generali

 
                                                           ALLEGATO 1 
 
                  CODICE DELLA GIUSTIZIA CONTABILE 
 
                               Art. 1 
 
               (Ambiti della giurisdizione contabile) 
 
 
  1. La Corte dei conti ha giurisdizione nei  giudizi  di  conto,  di
responsabilita' amministrativa per danno  all'erario  e  negli  altri
giudizi in materia di contabilita' pubblica. 
 
 
  2. Sono devoluti alla giurisdizione della Corte dei conti i giudizi
in materia pensionistica, i giudizi aventi per oggetto  l'irrogazione
di sanzioni pecuniarie e gli altri giudizi nelle materie  specificate
dalla legge. 
 
 
  3. La giurisdizione della Corte dei conti e' esercitata dai giudici
contabili secondo le norme del presente codice. 
 
 
                               Art. 2 
 
                     (Principio di effettivita') 
 
 
  1.  La  giurisdizione  contabile  assicura  una  tutela  piena   ed
effettiva  secondo  i  principi  della  Costituzione  e  del  diritto
europeo. 
 
 
                               Art. 3 
 
                    (Principio di concentrazione) 
 
 
  1. Nell'ambito  della  giurisdizione  contabile,  il  principio  di
effettivita' e' realizzato attraverso la  concentrazione  davanti  al
giudice contabile di ogni forma di tutela degli interessi pubblici  e
dei diritti soggettivi coinvolti, a garanzia della ragionevole durata
del processo contabile. 
 
 
                               Art. 4 
 
                          (Giusto processo) 
 
 
  1. Il processo contabile  attua  i  principi  della  parita'  delle
parti,  del  contraddittorio   e   del   giusto   processo   previsto
dall'articolo 111, primo comma, della Costituzione. 
 
 
  2. Il giudice contabile e le parti cooperano per  la  realizzazione
della ragionevole durata del processo. 
 
 
                               Art. 5 
 
          (Dovere di motivazione e sinteticita' degli atti) 
 
 
  1. Ogni provvedimento decisorio del giudice  e  ogni  provvedimento
del pubblico ministero sono motivati. 
 
 
  2. Il giudice, il pubblico ministero e le parti redigono  gli  atti
in maniera chiara e sintetica. 
 
 
                               Art. 6 
 
  (Digitalizzazione degli atti e informatizzazione delle attivita') 
 
 
  1. I giudizi dinanzi alla Corte dei conti sono svolti  mediante  le
tecnologie dell'informazione e della comunicazione. 
 
 
  2. Gli atti processuali, i registri, i provvedimenti  del  giudice,
dei suoi  ausiliari,  del  personale  degli  uffici  giudiziari,  dei
difensori, delle parti e dei  terzi  sono  previsti  quali  documenti
informatici e sono validi e rilevanti a tutti gli effetti  di  legge,
purche' sia garantita la riferibilita' soggettiva e l'integrita'  dei
contenuti,  in  conformita'  ai  principi   stabiliti   nel   decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82. 
 
 
  3. I decreti  di  cui  all'articolo  20-bis  del  decreto-legge  18
ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla  legge  17
dicembre 2012, n. 221 e successive  modificazioni,  che  stabiliscono
indicazioni  tecniche,  operative  e  temporali,   disciplinano,   in
particolare, le modalita' per la tenuta informatica dei registri, per
l'effettuazione delle comunicazioni e  notificazioni  mediante  posta
elettronica  certificata   o   altri   strumenti   di   comunicazione
telematica, le modalita' di autenticazione degli utenti e di  accesso
al fascicolo processuale informatico, nonche' le  specifiche  per  la
formazione, il deposito, lo scambio e l'estrazione di copia  di  atti
processuali  digitali,  con  garanzia  di  riferibilita'  soggettiva,
integrita' dei contenuti e riservatezza dei dati personali. 
 
 
  4. Il pubblico ministero contabile puo' effettuare, in  conformita'
ai  decreti  di  cui  al  comma  3,  le  notificazioni   degli   atti
direttamente  agli  indirizzi  di   posta   elettronica   certificata
contenuti in pubblici elenchi o registri. 
 
 
  5. Si applicano, ove non previsto diversamente, le disposizioni  di
legge e le regole tecniche relative al processo civile telematico. 
 
 
                               Art. 7 
 
                      (Disposizioni di rinvio) 
 
 
  1. Il processo contabile si svolge secondo  le  disposizioni  della
Parte II, Titolo III del presente codice che,  se  non  espressamente
derogate, si applicano anche alle impugnazioni e ai riti speciali. 
 
 
  2. Per quanto non disciplinato dal presente codice si applicano gli
articoli 99, 100, 101, 110 e 111 del codice di procedura civile e  le
altre disposizioni del medesimo  codice,  in  quanto  espressione  di
principi generali. 
 

CAPO II Organi

 
                               Art. 8 
 
               (Organi della giurisdizione contabile) 
 
 
  1.  La  giurisdizione  contabile  e'   esercitata   dalle   sezioni
giurisdizionali regionali, dalle sezioni di  appello,  dalle  sezioni
riunite in sede giurisdizionale e dalle sezioni riunite  in  speciale
composizione della Corte dei conti. 
 
 
                               Art. 9 
 
                 (sezioni giurisdizionali regionali) 
 
 
  1. Sono organi di giurisdizione contabile di primo grado le sezioni
giurisdizionali regionali, con sede nel  capoluogo  di  regione,  con
competenza   estesa   al   territorio   regionale.   Nella    regione
Trentino-Alto Adige sono organi di giurisdizione contabile  di  primo
grado la sezione giurisdizionale con sede  in  Trento  e  la  sezione
giurisdizionale  con  sede  in  Bolzano,  con  competenza  estesa  al
rispettivo territorio provinciale. 
 
 
  2.   Le   sezioni   giurisdizionali   regionali   e   le    sezioni
giurisdizionali di Trento e di Bolzano decidono con  l'intervento  di
tre  magistrati,  compreso  il  presidente.  In  caso  di  assenza  o
impedimento del presidente, il collegio e' presieduto dal  magistrato
con  maggiore  anzianita'  nel   ruolo.   In   materia   di   ricorsi
pensionistici e negli altri casi espressamente previsti, la Corte dei
conti,  in  primo  grado,  giudica   in   composizione   monocratica,
attraverso  un  magistrato  assegnato  alla  sezione  giurisdizionale
regionale competente per territorio, in funzione di giudice unico. 
 
 
  3. Le sezioni  giurisdizionali  di  Trento  e  di  Bolzano  restano
disciplinate  dallo  statuto  speciale  e  dalle  relative  norme  di
attuazione nel rispetto della normativa vigente in materia di  tutela
delle minoranze linguistiche. 
 
 
                               Art. 10 
 
                (Sezioni giurisdizionali di appello) 
 
 
  1. Sono organi di  giurisdizione  contabile  di  secondo  grado  le
sezioni giurisdizionali centrali di appello, con sede  in  Roma,  con
competenza   estesa   al   territorio   nazionale   e   la    sezione
giurisdizionale di appello per  la  Regione  siciliana,  con  sede  a
Palermo, con competenza estesa al territorio  regionale.  Le  sezioni
giurisdizionali  di  appello  decidono  con  l'intervento  di  cinque
magistrati compreso un presidente. Il collegio e'  presieduto  da  un
presidente o dal magistrato con maggiore anzianita' nel ruolo. 
 
 
  2. All'inizio di ogni anno, il Presidente della  Corte  dei  conti,
con proprio decreto, fissa i criteri di distribuzione dei giudizi tra
le sezioni  centrali  di  appello,  nel  rispetto  del  principio  di
rotazione. 
 
 
                               Art. 11 
 
                          (Sezioni riunite) 
 
 
  1. Le sezioni riunite  in  sede  giurisdizionale  della  Corte  dei
conti, quali articolazione  interna  della  medesima  Corte  in  sede
d'appello, sono l'organo che assicura l'uniforme interpretazione e la
corretta applicazione delle norme di contabilita'  pubblica  e  nelle
altre materie sottoposte alla giurisdizione contabile. 
 
 
  2. Esse sono presiedute dal Presidente della Corte dei conti  o  da
uno dei presidenti di sezione di coordinamento. Ad esse e'  assegnato
un numero di consiglieri determinato  all'inizio  di  ogni  anno  dal
Presidente della Corte dei conti, sentito il consiglio di presidenza. 
 
 
  3.  Le  sezioni  riunite  in  sede  giurisdizionale  decidono   sui
conflitti di competenza e sulle questioni di massima  deferiti  dalle
sezioni giurisdizionali d'appello, dal  Presidente  della  Corte  dei
conti, ovvero a richiesta del procuratore generale. 
 
 
  4. Le sezioni riunite in sede giurisdizionale decidono altresi' sui
regolamenti di competenza  avverso  le  ordinanze  che,  pronunciando
sulla competenza, non decidono il merito del  giudizio  e  avverso  i
provvedimenti che dichiarino la sospensione del processo. 
 
 
  5. Il collegio delle sezioni riunite  in  sede  giurisdizionale  e'
composto, oltre che dal presidente, da  sei  magistrati,  individuati
all'inizio di ogni anno preferibilmente tra quelli in servizio presso
le  sezioni  giurisdizionali  di  appello,  sulla  base  di   criteri
predeterminati, predisposti dal  Presidente  della  Corte  dei  conti
sentito il consiglio di presidenza e tenendo conto del  principio  di
rotazione. 
 
 
  6. Le sezioni  riunite  in  speciale  composizione,  nell'esercizio
della  propria  giurisdizione  esclusiva  in  tema  di   contabilita'
pubblica, decidono in unico grado sui giudizi: 
 
 
  a) in materia di piani di riequilibrio degli  enti  territoriali  e
ammissione  al  Fondo  di  rotazione  per  assicurare  la  stabilita'
finanziaria degli enti locali; 
 
 
  b) in  materia  di  ricognizione  delle  amministrazioni  pubbliche
operata dall'ISTAT; 
 
 
  c) in materia di certificazione dei costi  dell'accordo  di  lavoro
presso le fondazioni lirico-sinfoniche; 
 
 
  d) in materia di rendiconti  dei  gruppi  consiliari  dei  consigli
regionali; 
 
 
  e) nelle materie di contabilita' pubblica, nel caso di impugnazioni
conseguenti alle deliberazioni delle sezioni regionali di controllo; 
 
 
  f) nelle materie ulteriori, ad esse attribuite dalla legge. 
 
 
  7. Il collegio delle sezioni riunite in  speciale  composizione  e'
composto, oltre che dal presidente, da sei magistrati, in pari numero
tra i consiglieri componenti il collegio  delle  sezioni  riunite  in
sede giurisdizionale e in sede di controllo individuati,  sulla  base
di criteri predeterminati,  sentito  il  consiglio  di  presidenza  e
tenendo conto del principio di rotazione  con  decreto  presidenziale
all'inizio di ogni anno. 
 
 
                               Art. 12 
 
                  (Ufficio del pubblico ministero) 
 
 
  1.  Le  funzioni  del  pubblico  ministero  innanzi  alle   sezioni
giurisdizionali regionali sono esercitate dal procuratore regionale o
da altro magistrato assegnato all'ufficio. 
 
 
  2. Le funzioni di pubblico ministero innanzi alle sezioni riunite e
alle sezioni giurisdizionali d'appello della  Corte  dei  conti  sono
esercitate dal procuratore generale o da altro  magistrato  assegnato
all'ufficio. 
 
 
  3. Il procuratore  generale  coordina,  anche  dirimendo  eventuali
conflitti di competenza,  l'attivita'  dei  procuratori  regionali  e
questi ultimi quella dei magistrati assegnati ai loro uffici. 
 

CAPO III Giurisdizione

 
                               Art. 13 
 
               (Momento determinante la giurisdizione) 
 
 
  1. La giurisdizione si determina con riguardo alla legge vigente  e
allo stato di fatto esistente al  momento  della  proposizione  della
domanda,  e  non  hanno  rilevanza  rispetto  ad  essa  i  successivi
mutamenti della legge o dello stato medesimo. 
 
 
                               Art. 14 
 
    (Questioni riguardanti lo stato e la capacita' delle persone) 
 
 
  1. Sono riservate all'autorita' giudiziaria ordinaria le  questioni
pregiudiziali concernenti lo stato  e  la  capacita'  delle  persone,
salvo che si tratti della  capacita'  di  stare  in  giudizio,  e  la
risoluzione dell'incidente di falso. 
 
 
                               Art. 15 
 
                     (Difetto di giurisdizione) 
 
 
  1. Il difetto di giurisdizione e' rilevato  in  primo  grado  anche
d'ufficio. 
 
 
  2. Nei giudizi di impugnazione,  il  difetto  di  giurisdizione  e'
rilevato se dedotto  con  specifico  motivo  avverso  il  capo  della
pronuncia impugnata che, in modo implicito o esplicito,  ha  statuito
sulla giurisdizione. 
 
 
                               Art. 16 
 
                      (Regolamento preventivo) 
 
 
  1. Nel giudizio davanti alle sezioni giurisdizionali  regionali  e'
ammesso  il  ricorso  per  regolamento  preventivo  di  giurisdizione
previsto dall'articolo 41 del codice di procedura civile. Si  applica
il primo comma dell'articolo 367 dello stesso codice. 
 
 
  2.  Nel  giudizio  sospeso  possono  essere  chieste  dal  pubblico
ministero le misure cautelari di cui al Titolo II della Parte II. 
 
 
                               Art. 17 
 
 
              (Decisione su questioni di giurisdizione) 
 
 
  1. Il giudice contabile, quando declina la  propria  giurisdizione,
indica, se esistente, il giudice che ne e' fornito. 
 
 
  2. Quando la giurisdizione e' declinata dal  giudice  contabile  in
favore di altro giudice, o viceversa, ferme restando le preclusioni e
le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali  e
sostanziali della domanda se il  processo  e'  riassunto  innanzi  al
giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione,  entro
il termine perentorio di tre mesi dalla comunicazione  del  passaggio
in giudicato della sentenza. 
 
 
  3. Quando il giudizio  e'  tempestivamente  riproposto  davanti  al
giudice contabile, quest'ultimo, alla prima udienza,  puo'  sollevare
anche d'ufficio il conflitto di giurisdizione. 
 
 
  4. Se in una controversia introdotta davanti ad  altro  giudice  le
sezioni unite della Corte di cassazione, investite della questione di
giurisdizione, attribuiscono quest'ultima al giudice contabile, ferme
restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti  salvi
gli effetti processuali e sostanziali della domanda, se  il  giudizio
e' riproposto dalla parte che vi ha interesse nel termine di tre mesi
dalla pubblicazione della decisione delle sezioni unite. 
 
 
  5.  Nei  giudizi  riproposti,  il  giudice,   con   riguardo   alle
preclusioni e decadenze intervenute, puo' concedere la rimessione  in
termini per errore scusabile ove ne ricorrano i presupposti. 
 
 
  6. Nel giudizio riproposto davanti al giudice contabile,  le  prove
raccolte nel processo  davanti  al  giudice  privo  di  giurisdizione
possono essere valutate come argomenti di prova. 
 
 
  7. Le misure cautelari perdono la loro efficacia trenta giorni dopo
la  pubblicazione  del  provvedimento  che  dichiara  il  difetto  di
giurisdizione del  giudice  che  le  ha  emanate.  Le  parti  possono
riproporre le domande cautelari al giudice munito di giurisdizione. 
 
 
  8. Nei giudizi di responsabilita'  patrimoniale  amministrativa  di
danno, quando la giurisdizione e' declinata  dal  giudice  contabile,
ovvero quando le sezioni unite della Corte di  cassazione,  investite
della  questione  di  giurisdizione,  statuiscono   il   difetto   di
giurisdizione del giudice  contabile,  l'amministrazione  danneggiata
ripropone la causa dinanzi al giudice che e' munito di  giurisdizione
entro sei  mesi  dal  passaggio  in  giudicato  della  sentenza.  Nel
giudizio riproposto davanti al giudice munito  di  giurisdizione,  le
prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione
possono essere valutate come argomenti di prova. 

CAPO IV Competenza

 
                               Art. 18 
 
                      (Competenza territoriale) 
 
 
  1.  Sono  attribuiti   alla   sezione   giurisdizionale   regionale
territorialmente competente: 
 
 
  a) i giudizi di conto e di responsabilita' e i giudizi a istanza di
parte in materia di contabilita' pubblica riguardanti i  tesorieri  e
gli altri agenti contabili, gli amministratori, i  funzionari  e  gli
agenti della regione, delle citta' metropolitane, delle province, dei
comuni e degli altri enti locali nonche' degli enti regionali; 
 
 
  b) i giudizi di conto e di responsabilita' e i giudizi a istanza di
parte  riguardanti  gli  agenti  contabili,  gli  amministratori,   i
funzionari, gli impiegati e gli agenti di uffici e organi dello Stato
e di enti  pubblici  aventi  sede  o  uffici  nella  regione,  quando
l'attivita' di gestione di beni pubblici si  sia  svolta  nell'ambito
del territorio regionale, ovvero il fatto dannoso si  sia  verificato
nel territorio della regione; quando il danno e' conseguenza  di  una
pluralita' di condotte poste in essere in piu'  ambiti  regionali  la
sezione giurisdizionale competente si individua in ragione del  luogo
della condotta causalmente prevalente; 
 
 
  c) i giudizi sui ricorsi e sulle istanze in  materia  di  pensioni,
assegni o indennita' civili, militari e di guerra a carico  totale  o
parziale dello Stato o degli  enti  pubblici  previsti  dalla  legge,
quando il ricorrente, all'atto  della  presentazione  del  ricorso  o
dell'istanza, abbia  la  residenza  anagrafica  in  un  comune  della
regione; 
 
 
  d) altri giudizi interessanti la regione  in  materia  contabile  e
pensionistica, attribuiti dalla legge alla giurisdizione della  Corte
dei conti. 
 
 
  2.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  1,  lettere  a)  e  b)  e
all'articolo   19,   si   applicano   anche   ai   giudizi   relativi
all'applicazione di sanzioni pecuniarie. 
 
 
  3. La  competenza  territoriale  relativa  alle  istruttorie  e  ai
giudizi contabili di qualsiasi natura, nei quali un magistrato  della
Corte dei conti assume comunque la qualita' di parte, che a norma del
comma 1 sarebbe attribuita alla sezione  giurisdizionale  nell'ambito
della cui competenza territoriale il magistrato esercita  le  proprie
funzioni, o le esercitava al momento dei fatti o  della  domanda,  e'
attribuita alla sezione giurisdizionale che ha sede nel capoluogo  di
regione determinato in base  alla  tabella  A  allegata  al  presente
codice. 
 
 
  4. I procedimenti connessi a quelli  in  cui  un  magistrato  della
Corte dei conti assume la qualita' di parte in un giudizio  contabile
sono  di  competenza  della  sezione   giurisdizionale   territoriale
individuata a norma del comma 3. 
 
 
  5. Nei casi di cui al comma 1, lettere a) e b), in presenza di  una
pluralita' di condotte poste in essere in piu' ambiti  regionali,  il
criterio   della   individuazione   della   sezione   giurisdizionale
competente e' quello della condotta causalmente prevalente. 
 
 
                               Art. 19 
 
                       (Competenza funzionale) 
 
 
  1. Sono devoluti  alla  competenza  della  sezione  giurisdizionale
regionale del Lazio i giudizi di  responsabilita'  relativi  a  fatti
dannosi verificatisi all'estero. 
 
 
  2. Tutti i giudizi pensionistici relativi ai  residenti  all'estero
sono di competenza della sezione giurisdizionale regionale del Lazio. 
 
 
  3.  Restano  ferme  le  disposizioni  in  materia   di   competenza
territoriale delle sezioni giurisdizionali delle province autonome di
Trento e di Bolzano. 
 
 
                               Art. 20 
 
                     (Rilievo dell'incompetenza) 
 
 
  1. Il difetto di competenza, salvo  quanto  previsto  dall'articolo
151, comma 2, e' rilevato d'ufficio finche' la causa non  e'  decisa,
ovvero puo' essere eccepito dalla parte, entro il  termine  assegnato
per il deposito  della  comparsa  di  costituzione  e  risposta.  Nei
giudizi di impugnazione, esso e' rilevato se  dedotto  con  specifico
motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che  abbia  statuito
sulla competenza. 
 
 
  2. Il giudice decide sulla competenza  prima  di  provvedere  sulla
eventuale richiesta di misure cautelari. 
 
 
  3. Il giudice, se dichiara  la  propria  incompetenza,  indica  con
ordinanza il giudice ritenuto territorialmente competente. Quando  la
causa e' riassunta nei termini di cui  all'articolo  118  davanti  al
giudice  indicato,  questo,  se  ritiene  di  essere  a   sua   volta
incompetente, richiede d'ufficio il regolamento di competenza. 
 
 
  4. In pendenza del  regolamento  di  competenza,  la  richiesta  di
eventuali  misure  cautelari  si  propone  al  giudice   territoriale
indicato come competente nell'ordinanza di cui al comma 3, che decide
in ogni caso; si applica l'articolo 17, comma 7, con  riferimento  al
giudice dichiarato competente. 
 

CAPO V Astensione e ricusazione del giudice

 
                               Art. 21 
 
                            (Astensione) 
 
 
  1. Al giudice contabile e al pubblico  ministero  si  applicano  le
cause e le modalita' di  astensione  previste  dall'articolo  51  del
codice di procedura civile. L'astensione non ha  effetto  sugli  atti
anteriori. 
 
 
                               Art. 22 
 
                            (Ricusazione) 
 
 
  1. Al giudice  contabile  si  applicano  le  cause  di  ricusazione
previste dall'articolo 52 del codice di procedura civile. 
 
 
  2. La ricusazione si propone, almeno tre giorni prima dell'udienza,
con ricorso,  quando  sono  noti  i  magistrati  che  prendono  parte
all'udienza; in caso contrario puo' proporsi  oralmente  prima  della
discussione. 
 
 
  3. Il ricorso indica i motivi specifici e i mezzi di  prova  ed  e'
sottoscritto dalla parte o dal difensore. 
 
 
  4. La decisione e' pronunciata,  previa  sostituzione  del  giudice
ricusato che deve essere udito, con ordinanza non impugnabile,  entro
trenta  giorni  dalla  proposizione  del  ricorso,  assunte,   quando
occorre, le prove offerte. 
 
 
  5.  Il  giudice  chiamato  a  decidere  sulla  ricusazione  non  e'
ricusabile. 
 
 
  6. Sulla ricusazione decide il  presidente  della  sezione,  se  e'
ricusato il giudice monocratico; decide il collegio  se  e'  ricusato
uno dei componenti del collegio. 
 
 
  7. Il  giudice,  con  l'ordinanza  che  definisce  il  ricorso  per
ricusazione, provvede sulle spese e puo' condannare la parte che l'ha
proposta ad una sanzione pecuniaria non superiore a 250 euro. 
 
 
  8.  In  caso  di  manifesta  inammissibilita'  o  infondatezza,  la
sanzione pecuniaria e' stabilita tra un minimo di 500 e un massimo di
1.500 euro. 
 

CAPO VI Ausiliari del giudice

 
                               Art. 23 
 
                        (Consulente tecnico) 
 
 
  1. Il giudice puo' farsi assistere, per il  compimento  di  singoli
atti o per tutto il processo, quando e' necessario,  da  uno  o  piu'
consulenti. 
 
 
  2. Il consulente ha l'obbligo di prestare il proprio ufficio tranne
che il giudice riconosca l'esistenza di un giustificato impedimento. 
 
 
  3. L'incarico di consulenza puo' essere affidato  a  professionisti
iscritti negli albi di cui all'articolo  13  delle  disposizioni  per
l'attuazione del codice di procedura civile. Possono altresi'  essere
incaricati di  svolgere  consulenza  tecnica  gli  appartenenti  alle
strutture e agli organismi di pubbliche amministrazioni. Non  possono
essere nominati coloro che prestano attivita' in favore  delle  parti
del giudizio. 
 
 
  4.  Il  consulente,  all'esito  del  suo  incarico,  riferisce  per
iscritto in merito ai quesiti e alle questioni richiestegli ai  sensi
dell'articolo 97 e puo' essere chiamato a fornire anche  in  pubblica
udienza chiarimenti e osservazioni. Il  compenso  del  consulente  e'
stabilito  dal  giudice  che  l'ha  nominato   nel   rispetto   delle
disposizioni di cui all'articolo 27, comma 1. 
 
 
                               Art. 24 
 
              (Astensione e ricusazione del consulente) 
 
 
  1.  Si  applicano  al  consulente  le  cause  di  astensione  e  di
ricusazione previste dagli articoli 51 e 52 del codice  di  procedura
civile. Della ricusazione conosce il giudice che l'ha nominato. 
 
 
                               Art. 25 
 
                        (Commissario ad acta) 
 
 
  1. Per l'esecuzione delle decisioni in  materia  pensionistica,  in
caso di inadempimento dell'amministrazione, il giudice contabile puo'
nominare un commissario ad acta. 
 
 
                               Art. 26 
 
                              (Custode) 
 
 
  1. La conservazione e l'amministrazione dei beni  sequestrati  sono
affidate ad un custode, quando la legge non dispone diversamente.  Il
compenso del custode e' stabilito dal giudice che l'ha nominato,  nel
rispetto delle disposizioni di  cui  all'articolo  27,  comma  1.  Si
applicano gli articoli 66 e 67 del codice di procedura civile. 
 
 
                               Art. 27 
 
                       (Liquidazione compensi) 
 
 
  1. La disciplina della liquidazione dei compensi del  consulente  e
del custode nominati dal pubblico ministero e' regolata dall'articolo
63. 
 

TITOLO II PARTI E DIFENSORI CAPO I Parti e difensori

 
                               Art. 28 
 
                            (Patrocinio) 
 
 
  1. Nei giudizi davanti alla Corte  dei  conti  e'  obbligatorio  il
patrocinio di un avvocato, ove non diversamente previsto dalla legge. 
 
 
  2. Per i giudizi dinanzi alle sezioni di  appello  e  alle  sezioni
riunite  e'  obbligatorio  il  ministero  di  avvocato   ammesso   al
patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori. Nei  ricorsi,  negli
appelli e nelle comparse di risposta deve essere  fatta  elezione  di
domicilio nel luogo in cui ha sede il giudice adito, ovvero  indicato
un  indirizzo  di  posta  elettronica  certificata  presso  il  quale
effettuare  le  comunicazione  e  le  notificazioni;   in   mancanza,
l'elezione si presume fatta presso la segreteria del giudice adito. 
 
 
  3. L'avvocato puo' compiere e ricevere, nell'interesse della parte,
tutti gli atti  del  processo  che  dalla  legge  non  sono  ad  essa
espressamente riservati. 
 
 
  4. In ogni caso non puo' compiere atti che  importano  disposizione
del diritto controverso, se  non  ne  ha  ricevuto  espressamente  il
potere. 
 
 
  5. La procura puo' essere sempre revocata e l'avvocato puo'  sempre
rinunciarvi, ma la  revoca  e  la  rinuncia  non  hanno  effetto  nei
confronti dell'altra parte, finche' non sia avvenuta la  sostituzione
dell'avvocato. 
 
 
  6. La parte puo' farsi assistere da uno o piu' avvocati, e anche da
un consulente tecnico nei casi e con i modi  stabiliti  nel  presente
codice. 
 
 
  7. La parte o la persona che la rappresenta, quando ha la  qualita'
necessaria per esercitare l'ufficio di avvocato con procura presso il
giudice adito, puo' stare in giudizio senza  il  ministero  di  altro
difensore. 
 
 
                               Art. 29 
 
                         (Procura alle liti) 
 
 
  1. Per la procura alle liti si applicano  le  disposizioni  di  cui
agli articoli 83 e 182 del codice di procedura civile. 
 
 
                               Art. 30 
 
                        (Doveri delle parti) 
 
 
  1. Il pubblico ministero, le parti e  i  loro  difensori  hanno  il
dovere di comportarsi con lealta' e probita'. In caso di inosservanza
di  tale  dovere  il  presidente  della  sezione  ne  riferisce  alle
autorita' che esercitano il potere disciplinare su di essi. 
 
 
  2. Il pubblico ministero, le parti e i loro  difensori  non  devono
usare espressioni sconvenienti od offensive  negli  scritti  e  negli
interventi orali pronunciati davanti  al  giudice.  Si  applicano  le
disposizioni dell'articolo 89 del codice di procedura civile. 
 
 
                               Art. 31 
 
                (Regolazione delle spese processuali) 
 
 
  1. Il giudice, con la sentenza che chiude  il  processo  davanti  a
lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese  a  favore
dell'altra parte e ne liquida l'ammontare insieme con gli onorari  di
difesa. 
 
 
  2. Con la sentenza che esclude definitivamente  la  responsabilita'
amministrativa per accertata insussistenza del danno,  ovvero,  della
violazione di obblighi di servizio, del nesso di causalita', del dolo
o della colpa grave, il giudice non puo'  disporre  la  compensazione
delle spese del giudizio e liquida, a carico dell'amministrazione  di
appartenenza, l'ammontare degli onorari e dei diritti spettanti  alla
difesa. 
 
 
  3. Il giudice puo' compensare le spese tra le parti, parzialmente o
per intero, quando vi e' soccombenza reciproca  ovvero  nel  caso  di
assoluta  novita'  della  questione  trattata   o   mutamento   della
giurisprudenza  rispetto  alle  questioni  dirimenti,  ovvero  quando
definisce il giudizio decidendo soltanto  questioni  pregiudiziali  o
preliminari. 
 
 
  4.  Il  giudice,  quando  pronuncia  sulle  spese,  puo'   altresi'
condannare la parte soccombente al  pagamento  in  favore  dell'altra
parte, o se del  caso  dello  Stato,  di  una  somma  equitativamente
determinata, quando la decisione e' fondata su  ragioni  manifeste  o
orientamenti giurisprudenziali consolidati. 
 
 
  5. Le spese  della  sentenza  sono  liquidate  dal  funzionario  di
segreteria con nota in margine alla stessa. 
 
 
  6. Per quanto non espressamente disciplinato dai commi da 1 a 5, il
giudice nel regolare le spese applica gli articoli 92, 93, 94,  96  e
97 del codice di procedura civile. 
 

TITOLO III ATTI PROCESSUALI CAPO I Atti del processo

 
                               Art. 32 
 
                         (Liberta' di forme) 
 
 
  1. Gli atti del processo, per i quali la legge non  richiede  forme
determinate, possono essere  compiuti  nella  forma  piu'  idonea  al
raggiungimento del loro scopo. 
 
 
                               Art. 33 
 
         (Uso della lingua italiana. Nomina dell'interprete) 
 
 
  1. In tutto il processo e' prescritto l'uso della lingua  italiana,
fatta salva la tutela delle minoranze linguistiche. 
 
 
  2. Quando deve essere sentito chi non conosce la  lingua  italiana,
il giudice puo' nominare un interprete. Questi, prima  di  esercitare
le sue funzioni, presta giuramento davanti al  giudice  di  adempiere
fedelmente il suo ufficio. 
 
 
                               Art. 34 
 
                       (Nomina del traduttore) 
 
 
  1. Quando occorre procedere all'esame di  documenti  che  non  sono
scritti in lingua italiana, il giudice puo' nominare  un  traduttore,
il quale presta giuramento a norma dell'articolo 33, comma 2. 
 
 
                               Art. 35 
 
             (Interrogazione della persona sorda o muta) 
 
 
  1. Se nel procedimento deve essere  sentita  una  persona  sorda  o
muta, le interrogazioni  e  le  risposte  possono  essere  fatte  per
iscritto. 
 
 
  2. Quando occorre, il giudice nomina un interprete, il quale presta
giuramento a norma dell'articolo 33, comma 2. 
 
 
                               Art. 36 
 
          (Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte) 
 
 
  1. Salvo  che  la  legge  disponga  altrimenti,  la  citazione,  il
ricorso, la comparsa, il controricorso  e  il  precetto  indicano  il
giudice adito, le parti, l'oggetto, le ragioni  della  domanda  e  le
conclusioni o l'istanza; l'originale e le copie da  notificare,  sono
sottoscritti dalla parte, se  essa  sta  in  giudizio  personalmente,
oppure  dal  difensore  che  indica  il  proprio  codice  fiscale   e
l'indirizzo di posta elettronica certificata. 
 
 
  2. La procura al difensore dell'attore puo'  essere  rilasciata  in
data posteriore alla notificazione dell'atto,  purche'  anteriormente
alla costituzione della parte rappresentata. 
 
 
  3. La disposizione del comma 2  non  si  applica  quando  la  legge
richiede che la citazione sia sottoscritta dal  difensore  munito  di
mandato speciale. 
 
 
                               Art. 37 
 
                  (Contenuto del processo verbale) 
 
 
  1. Il processo verbale deve contenere l'indicazione  delle  persone
intervenute e delle circostanze di luogo e di tempo nelle  quali  gli
atti  che  documenta  sono  compiuti;  deve  inoltre   contenere   la
descrizione delle attivita' svolte e delle rilevazioni fatte, nonche'
le dichiarazioni ricevute. 
 
 
  2. Il  processo  verbale  e'  sottoscritto  dal  segretario  e  dal
presidente. Se vi sono altri intervenuti, il  segretario,  quando  la
legge non dispone altrimenti, da' loro lettura del processo verbale. 
 

TITOLO IV DEI PROVVEDIMENTI CAPO I Dei provvedimenti

 
                               Art. 38 
 
                (Forma dei provvedimenti in generale) 
 
 
  1. La legge prescrive in quali casi il giudice pronuncia  sentenza,
ordinanza o decreto. 
 
 
  2. In mancanza di tali prescrizioni, i provvedimenti sono  dati  in
qualsiasi forma idonea al raggiungimento del loro scopo. 
 
 
  3.  Dei  provvedimenti  collegiali  puo',  se  uno  dei  componenti
l'organo collegiale lo richiede, essere compilato  sommario  processo
verbale, il quale deve contenere la menzione della  unanimita'  della
decisione o del dissenso, succintamente motivato, che uno o piu'  dei
componenti  del  collegio,  da   indicarsi   nominativamente,   abbia
eventualmente  espresso  su  ciascuna  delle  questioni  decise.   Il
verbale, redatto dal meno  anziano  dei  componenti  del  collegio  e
sottoscritto da tutti i componenti del collegio stesso, e' conservato
a cura  del  presidente  in  plico  sigillato  presso  la  segreteria
dell'ufficio. 
 
 
                               Art. 39 
 
                     (Contenuto della sentenza) 
 
 
  1. Le sentenze della Corte dei conti sono pronunciate "In nome  del
popolo italiano". 
 
 
  2. Esse, definitive o non definitive, devono contenere: 
 
 
  a) l'indicazione del giudice che ha pronunciato; 
 
 
  b) il nome e cognome delle parti e dei difensori quando nominati; 
 
 
  c) la concisa esposizione delle conclusioni del pubblico  ministero
e delle parti; 
 
 
  d) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della
decisione, anche con rinvio a precedenti cui si intende conformare; 
 
 
  e) il dispositivo; 
 
 
  f) la data della pronuncia; 
 
 
  g) la sottoscrizione del presidente del collegio e dell'estensore. 
 
 
  3. La decisione e' nulla se mancano  le  indicazioni  di  cui  alle
lettere e) e g),del comma 2, nonche' se mancano, e non risultano  dal
verbale di udienza, le indicazioni di cui alle lettere a), b), d)  ed
f) del comma 2 e l'indicazione  che  e'  stato  sentito  il  pubblico
ministero. 
 
 
  4.  Qualora,  dopo  la  pronuncia  della  sentenza,  si   verifichi
l'impossibilita' assoluta a firmarla da parte di alcuna delle persone
che debbono sottoscriverla, alla  firma  mancante  si  supplisce  con
dichiarazione apposta in calce alla sentenza, firmata dal  presidente
del collegio o, in mancanza di questi, dal  magistrato  con  maggiore
anzianita' nel ruolo. 
 
 
                               Art. 40 
 
          (Forma, contenuto e comunicazione dell'ordinanza) 
 
 
  1. L'ordinanza e' succintamente  motivata.  Se  e'  pronunciata  in
udienza, e' inserita nel processo verbale; se  e'  pronunciata  fuori
dell'udienza, e' scritta in  calce  al  processo  verbale  oppure  in
foglio separato, munito della data e della sottoscrizione del giudice
o, quando questo e' collegiale, del presidente. 
 
 
  2. Il segretario comunica alle parti l'ordinanza pronunciata  fuori
dell'udienza, salvo che la legge ne prescriva la notificazione. 
 
 
                               Art. 41 
 
                   (Forma e contenuto del decreto) 
 
 
  1. Il decreto e' pronunciato d'ufficio o su istanza, anche verbale,
della parte. 
 
 
  2. Se e' pronunciato su ricorso, il decreto e' scritto in calce  al
medesimo. 
 
 
  3. Quando l'istanza e' proposta verbalmente, se ne redige  processo
verbale e il decreto e' inserito nello stesso. 
 
 
  4. Il decreto non e' motivato, salvo che  per  quelli  a  carattere
decisorio o per i quali la motivazione sia  prescritta  espressamente
dalla legge; e' datato ed  e'  sottoscritto  dal  giudice  o,  quando
questo e' collegiale, dal presidente. 
 
 
                               Art. 42 
 
                   (Notificazioni e comunicazioni) 
 
 
  1. Le notificazioni e le  comunicazioni  degli  atti  del  processo
contabile, comprese quelle effettuate  nel  corso  del  procedimento,
sono disciplinate dal  codice  di  procedura  civile  e  dalle  leggi
speciali  concernenti  la  notificazione  degli  atti  giudiziari  in
materia  civile  e  contabile,  ove  non  previsto  diversamente  dal
presente codice. Il Presidente della  sezione  puo'  autorizzare,  su
motivata richiesta del pubblico ministero, la notifica a mezzo  delle
forza di polizia. 
 
 
                               Art. 43 
 
                       (Termini e preclusioni) 
 
 
  1. I termini per il compimento degli atti  del  processo  contabile
sono stabiliti dalla legge; possono  essere  stabiliti  dal  giudice,
anche  a  pena  di  decadenza,  soltanto  se  la  legge  lo  permette
espressamente. 
 
 
  2. I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne  che  la
legge stessa li dichiari espressamente perentori. 
 
 
  3.  I  termini  stabiliti  per  la  proposizione  di  gravami  sono
perentori; le decadenze  hanno  luogo  di  diritto  e  devono  essere
pronunciate d'ufficio. 
 
 
  4. Il giudice, prima della scadenza, puo' abbreviare,  o  prorogare
anche  d'ufficio,  il  termine  che  non  sia  stabilito  a  pena  di
decadenza. La proroga non puo' avere una durata superiore al  termine
originario. Non puo' essere consentita proroga ulteriore, se non  per
motivi particolarmente gravi e con provvedimento motivato. 
 
 
  5. I termini perentori non possono essere abbreviati  o  prorogati,
nemmeno in base ad accordo tra le parti. 
 
 
  6. La parte che dimostra di essere incorsa in decadenza  per  causa
ad essa non imputabile puo' chiedere al giudice di essere rimessa  in
termini; il giudice provvede ai sensi dell'articolo 93,  commi  11  e
12. 
 
 
  7.  Per  il  computo  dei  termini  si  applicano  le  disposizioni
dell'articolo 155 del codice di procedura civile. 
 
 
                               Art. 44 
 
                     (Rilevanza della nullita') 
 
 
  1. Non puo' essere pronunciata  la  nullita'  per  inosservanza  di
forme di alcun atto del processo, se la  nullita'  non  e'  comminata
dalla legge. 
 
 
  2.  Puo'  tuttavia  essere  pronunciata  quando  l'atto  manca  dei
requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo. 
 
 
  3. La nullita'  non  puo'  mai  essere  pronunciata  se  l'atto  ha
raggiunto lo scopo a cui e' destinato. 
 
 
                               Art. 45 
 
             (Rilevabilita' e sanatoria della nullita') 
 
 
  1. Non puo' pronunciarsi la nullita' senza istanza di parte  se  la
legge non dispone che sia pronunciata d'ufficio. 
 
 
  2. Soltanto la parte nel cui interesse e'  stabilito  un  requisito
puo' opporre la nullita' dell'atto  per  la  mancanza  del  requisito
stesso, ma  deve  farlo  nella  prima  istanza  o  difesa  successiva
all'atto o alla notizia di esso. 
 
 
  3. La nullita' non puo' essere opposta dalla parte che vi  ha  dato
causa, ne' da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente. 
 
 
                               Art. 46 
 
         (Nullita' derivante dalla costituzione del giudice) 
 
 
  1. La nullita' derivante da vizi  relativi  alla  costituzione  del
giudice o all'intervento del pubblico ministero e' insanabile e  deve
essere rilevata d'ufficio, salvo quanto previsto dall'articolo 49. 
 
 
                               Art. 47 
 
                     (Estensione della nullita') 
 
 
  1. La nullita' di un atto non importa quella degli atti precedenti,
ne' di quelli successivi che ne sono indipendenti. 
 
 
  2. La nullita' di una parte dell'atto non colpisce le  altre  parti
che ne sono indipendenti. 
 
 
  3. Se il  vizio  impedisce  un  determinato  effetto,  l'atto  puo'
tuttavia produrre gli altri effetti ai quali e' idoneo. 
 
 
                               Art. 48 
 
                   (Nullita' della notificazione) 
 
 
  1. La notificazione e' nulla se non sono osservate le  disposizioni
circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se  vi
e' incertezza assoluta sulla persona a cui e'  fatta  o  sulla  data,
salva l'applicazione degli articoli 44 e 45. 
 
 
                               Art. 49 
 
                      (Nullita' della sentenza) 
 
 
  1. La nullita' delle sentenze soggette ad appello puo' essere fatta
valere soltanto nei limiti e secondo  le  regole  proprie  di  questo
mezzo di impugnazione. 
 
 
  2. La disposizione di cui al comma  1  non  si  applica  quando  la
sentenza manca della sottoscrizione del giudice. 
 
 
                               Art. 50 
 
                     (Pronuncia sulla nullita') 
 
 
  1. Il giudice che pronuncia la nullita' deve disporre,  quando  sia
possibile, la  rinnovazione  degli  atti  ai  quali  la  nullita'  si
estende. 
 
 
  2. Se  la  nullita'  degli  atti  del  processo  e'  imputabile  al
segretario, all'ufficiale giudiziario o alle parti il giudice, con il
provvedimento  con  il  quale  la  pronuncia,  pone  le  spese  della
rinnovazione a carico della parte che ha dato luogo alla nullita'. 
 

PARTE II GIUDIZI DI RESPONSABILITÀ TITOLO I FASE PREPROCESSUALE CAPO I Denuncia di danno

 
                               Art. 51 
 
                     (Notizia di danno erariale) 
 
 
  1. Il pubblico ministero inizia l'attivita'  istruttoria,  ai  fini
dell'adozione delle determinazioni inerenti  l'esercizio  dell'azione
erariale, sulla base di specifica e concreta notizia di danno,  fatte
salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge. 
 
 
  2. La notizia di danno, comunque acquisita, e' specifica e concreta
quando consiste in informazioni circostanziate  e  non  riferibili  a
fatti ipotetici o indifferenziati. 
 
 
  3. Qualunque atto istruttorio o  processuale  posto  in  essere  in
violazione delle disposizioni di cui al presente articolo e' nullo  e
la relativa nullita' puo' essere fatta valere  in  ogni  momento,  da
chiunque  vi  abbia  interesse,  innanzi  alla   competente   sezione
giurisdizionale della Corte dei conti. 
 
 
  4. Se la nullita' di cui al comma 3 e'  fatta  valere  con  istanza
proposta prima della pendenza del giudizio,  la  sezione  decide,  in
camera di consiglio, entro il termine di trenta giorni  dal  deposito
dell'istanza e sentite le parti, con sentenza. 
 
 
  5. Diversamente, la sezione decide sull'eccezione di  nullita'  con
la sentenza che definisce il giudizio di primo grado. 
 
 
  6. La nullita'  per  violazione  delle  norme  sui  presupposti  di
proponibilita' dell'azione per danno all'immagine e' rilevabile anche
d'ufficio. 
 
 
  7. La sentenza irrevocabile di condanna pronunciata  nei  confronti
dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1,
comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche' degli
organismi e degli enti da esse controllati, per i delitti commessi  a
danno delle stesse, e' comunicata al competente procuratore regionale
della Corte dei conti affinche' promuova l'eventuale procedimento  di
responsabilita' per danno  erariale  nei  confronti  del  condannato.
Resta  salvo  quanto  disposto  dall'articolo  129  delle  norme   di
attuazione, di coordinamento e transitorie del  codice  di  procedura
penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. 
 
 
                               Art. 52 
 
       (Obbligo di denuncia di danno e onere di segnalazione) 
 
 
  1. Ferme restando le disposizioni delle singole leggi di settore in
materia di denuncia di danno erariale, i responsabili delle strutture
burocratiche di vertice delle amministrazioni,  comunque  denominate,
ovvero i dirigenti o responsabili di servizi, in relazione al settore
cui sono preposti, che nell'esercizio delle loro funzioni  vengono  a
conoscenza, direttamente o a  seguito  di  segnalazione  di  soggetti
dipendenti,  di  fatti  che  possono  dare  luogo  a  responsabilita'
erariali, devono presentarne tempestiva denuncia alla  procura  della
Corte dei  conti  territorialmente  competente.  Le  generalita'  del
pubblico dipendente denunziante sono tenute riservate. 
 
 
  2.  Gli  organi  di  controllo  e  di  revisione  delle   pubbliche
amministrazioni,  nonche'  i  dipendenti   incaricati   di   funzioni
ispettive, ciascuno secondo le singole leggi di settore, sono  tenuti
a fare  immediata  denuncia  di  danno  direttamente  al  procuratore
regionale competente, informandone i responsabili delle strutture  di
vertice delle amministrazioni interessate. 
 
 
  3. L'obbligo di denuncia riguarda anche i fatti dai quali, a  norma
di legge,  puo'  derivare  l'applicazione,  da  parte  delle  sezioni
giurisdizionali territoriali, di sanzioni pecuniarie. 
 
 
  4. I magistrati della Corte dei conti assegnati alle sezioni e agli
uffici di controllo segnalano alle  competenti  procure  regionali  i
fatti  dai  quali  possano  derivare  responsabilita'  erariali   che
emergano nell'esercizio delle loro funzioni. 
 
 
  5. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 129,  comma  3,  delle
norme di attuazione di coordinamento  e  transitorie  del  codice  di
procedura penale. 
 
 
  6.  Resta  fermo  l'obbligo   per   la   pubblica   amministrazione
denunciante di porre in  essere  tutte  le  iniziative  necessarie  a
evitare l'aggravamento del danno, intervenendo ove possibile  in  via
di autotutela o comunque adottando gli atti amministrativi  necessari
a  evitare  la  continuazione  dell'illecito  e  a  determinarne   la
cessazione. 
 
 
                               Art. 53 
 
                 (Contenuto della denuncia di danno) 
 
 
  1.  La  denuncia  di  danno  contiene  una  precisa  e  documentata
esposizione dei fatti e delle violazioni commesse,  l'indicazione  ed
eventualmente la quantificazione del danno, nonche',  ove  possibile,
l'individuazione dei presunti responsabili, l'indicazione delle  loro
generalita' e del loro domicilio. 
 
 
                               Art. 54 
 
               (Apertura del procedimento istruttorio) 
 
 
  1. Il  procuratore  regionale,  a  seguito  di  notizia  di  danno,
comunque acquisita, ove non ritenga di provvedere alla sua  immediata
archiviazione per difetto dei requisiti di specificita' e concretezza
o per manifesta infondatezza, dispone l'apertura di  un  procedimento
istruttorio ed assegna, secondo criteri oggettivi  e  predeterminati,
la trattazione del relativo fascicolo. 
 

CAPO II Attività istruttoria del pubblico ministero presso la Corte dei conti

 
                               Art. 55 
 
                       (Richieste istruttorie) 
 
 
  1.  Il  pubblico  ministero  compie  ogni   attivita'   utile   per
l'acquisizione degli  elementi  necessari  all'esercizio  dell'azione
erariale e svolge, altresi', accertamenti su fatti  e  circostanze  a
favore della persona individuata quale presunto responsabile. 
 
 
  2. Il pubblico ministero puo' richiedere documenti  e  informazioni
e, altresi', disporre: 
 
 
  a) l'esibizione di documenti; 
 
 
  b) audizioni personali; 
 
 
  c)  ispezioni  e   accertamenti   diretti   presso   le   pubbliche
amministrazioni e i terzi contraenti  o  beneficiari  di  provvidenze
finanziarie a carico dei bilanci pubblici; 
 
 
  d) il sequestro di documenti; 
 
 
  e) consulenze tecniche. 
 
 
                               Art. 56 
 
                        (Deleghe istruttorie) 
 
 
  1. Il pubblico ministero puo',  motivatamente,  svolgere  attivita'
istruttoria  direttamente,  ovvero  puo'  delegare  gli   adempimenti
istruttori alla Guardia di Finanza o ad altre Forze di polizia, anche
locale, agli uffici territoriali del Governo e, in casi eccezionali e
motivati,  salvo  quanto  disposto  dall'articolo  61,  comma  7,  ai
dirigenti  o  funzionari  di   qualsiasi   pubblica   amministrazione
individuati in base a criteri di professionalita' e  territorialita';
puo', altresi', avvalersi di consulenti tecnici. 
 
 
                               Art. 57 
 
                (Riservatezza della fase istruttoria) 
 
 
  1. Le attivita'  di  indagine  del  pubblico  ministero,  anche  se
delegate agli organi di cui all'articolo 56, comma 1, sono  riservate
fino alla notificazione dell'invito a dedurre. 
 
 
  2. Quando e' necessario per  la  prosecuzione  delle  indagini,  il
pubblico ministero puo' consentire, con decreto motivato, la  visione
di singoli atti o parti di essi. 
 
 
  3. Nei casi  di  cui  all'articolo  58,  comma  1,  anche  dopo  la
notificazione dell'invito a dedurre, il pubblico ministero  contabile
dispone il differimento della visione e dell'estrazione di  copia  di
singoli atti dell'indagine preliminare penale, fino  a  che  non  sia
rilasciato nulla osta  dal  pubblico  ministero  penale.  Durante  il
periodo di  differimento,  il  termine  per  la  presentazione  delle
deduzioni ai sensi dell'articolo 67 e' interrotto e inizia nuovamente
a decorrere dal perfezionarsi della notificazione dell'atto  con  cui
il pubblico ministero revoca il decreto di differimento.  Il  termine
non e' interrotto qualora il  pubblico  ministero  contabile  ritenga
inutilizzabili, ai fini dell'invito a dedurre, gli atti dell'indagine
preliminare  penale.  La  valutazione  di  inutilizzabilita'  non  e'
rivedibile, salvo che ne faccia richiesta la parte interessata. 
 
 
                               Art. 58 
 
               (Richieste di documenti e informazioni) 
 
 
  1. Il pubblico ministero puo' chiedere alla  autorita'  giudiziaria
l'invio degli atti e dei documenti da essa detenuti.  Gli  atti  e  i
documenti  restano  coperti  da  segreto  investigativo,  anche   nei
confronti dei  destinatari  di  richieste  istruttorie  del  pubblico
ministero contabile, salvo nulla osta del pubblico ministero penale. 
 
 
  2. Il pubblico ministero dispone, con decreto  motivato  contenente
anche i termini e le modalita'  di  trasmissione,  che  le  pubbliche
amministrazioni, gli enti  pubblici  ovvero  gli  enti  a  prevalente
partecipazione pubblica, nonche' i soggetti  con  essi  contraenti  o
beneficiari di provvidenze finanziarie a carico di bilanci  pubblici,
provvedono ad inviare atti e documenti da essi detenuti in  originale
o in copia  autentica,  nonche'  informazioni,  notizie  e  relazioni
documentate. 
 
 
                               Art. 59 
 
 
                      (Esibizione di documenti) 
 
 
  1. Il pubblico  ministero  puo',  con  decreto  motivato,  disporre
l'esibizione  di  atti   e   documenti   detenuti   dalle   pubbliche
amministrazioni e dai soggetti di cui all'articolo 58,  comma  2,  ai
fini della loro presa visione, dell'estrazione di copia  o  del  loro
eventuale sequestro. Si applicano gli articoli 256, 256-bis e 256-ter
del codice di procedura penale. 
 
 
  2. I soggetti di cui al comma 1  dell'articolo  56,  provvedono  ad
acquisire  gli  atti  e  la   documentazione   contestualmente   alla
notificazione del decreto d'esibizione al titolare  dell'ufficio  che
li detiene; in caso di giustificati motivi, la consegna  puo'  essere
differita, previa autorizzazione, anche orale, del pubblico ministero
contabile. 
 
 
  3. In caso di mancata esibizione, il  pubblico  ministero  dispone,
con decreto reclamabile ai sensi dell'articolo 62, il sequestro degli
atti non esibiti. 
 
 
  4. Gli atti  e  i  documenti  pubblicati  su  siti  Internet  delle
pubbliche amministrazioni sono acquisiti mediante accesso ai medesimi
siti. 
 
                               Art. 60 
 
                        (Audizioni personali) 
 
 
  1.  Il  pubblico  ministero  puo'  disporre  con  decreto  motivato
l'audizione di soggetti informati,  al  fine  di  acquisire  elementi
utili alla  ricostruzione  dei  fatti  e  alla  individuazione  delle
personali responsabilita'. 
 
 
  2. Il decreto e' notificato unitamente all'invito a presentarsi nel
luogo in cui sara' esperita l'audizione personale,  con  l'avvertenza
della facolta' di farsi assistere da  un  difensore  di  fiducia.  Si
applica l'articolo 249 del codice di procedura civile. 
 
 
  3. Le audizioni personali sono sempre verbalizzate  a  cura  di  un
funzionario della Corte dei conti o di un appartenente agli organi di
cui al comma 1 dell'articolo 56. 
 
 
  4. Il soggetto sottoposto ad audizione ha l'obbligo di  presentarsi
al pubblico ministero o all'organo delegato e di riferire sui fatti e
di rispondere alle domande che gli sono rivolte. Egli non puo' essere
obbligato a deporre su fatti dai  quali  potrebbe  emergere  una  sua
responsabilita'; in tal caso, deve essere avvertito  che  se  intende
rispondere ha  facolta'  di  essere  assistito  da  un  difensore  di
fiducia, la cui assenza impedisce la prosecuzione dell'audizione  che
e' rinviata a nuova data. 
 
 
  5. Ai soggetti che non aderiscono senza  giustificato  motivo  alla
convocazione  del  pubblico  ministero  e'  applicata  una   sanzione
pecuniaria inflitta dalla sezione su richiesta del pubblico ministero
non inferiore a 100 euro e non superiore a 1.000 euro. 
 
 
                               Art. 61 
 
                     (Ispezioni e accertamenti) 
 
 
  1. L'ispezione consiste nell'accesso, anche senza preavviso, a sedi
o uffici dei soggetti di cui all'articolo 58, comma 2, per  reperire,
prendere visione, estrarre copia di documenti e assumere informazioni
da soggetti a conoscenza dei fatti oggetto dell'indagine, nei  limiti
previsti dagli articoli 58, comma 1, e 59, allo scopo di  ricostruire
storicamente e documentalmente i fatti  oggetto  di  istruttoria.  Si
applica l'articolo 103 del codice di procedura penale. 
 
 
  2. Nel corso dell'ispezione possono essere disposti  esibizione  di
atti  e  documenti,  audizioni  personali,  rilievi   fotografici   e
accertamenti diretti. 
 
 
  3. L'accertamento diretto consiste nell'accesso a luoghi  specifici
o a cose individuate, al fine di  acquisire  elementi  informativi  e
fonti di prova utili alle indagini. 
 
 
  4. L'ispezione e l'accertamento diretto sono disposti  con  decreto
motivato;  copia  del  decreto  e'  consegnata  al  soggetto  che  ha
l'attuale disponibilita' del luogo o della cosa ispezionati. 
 
 
  5. Delle operazioni compiute e delle  risultanze  dell'ispezione  e
dell'accertamento viene redatto  processo  verbale  sottoscritto  dal
personale operante; copia del verbale e' rilasciata  al  soggetto  di
cui al comma 4. 
 
 
  6. Il pubblico ministero puo' altresi' delegare le attivita' di cui
ai commi 1, 2 e 3 ai soggetti di cui all'articolo 56, comma 1. 
 
 
  7. Per le ispezioni e  gli  accertamenti  delegati  a  dirigenti  o
funzionari regionali occorre la previa intesa con il presidente della
regione. 
 
 
                               Art. 62 
 
                       (Sequestro documentale) 
 
 
  1. Il pubblico ministero, con decreto motivato,  puo'  disporre  il
sequestro di atti o documenti necessari all'accertamento  dei  fatti,
anche su supporto informatico, nei limiti previsti dagli articoli 58,
comma 1, e 59, presso i soggetti di cui  all'articolo  58,  comma  2,
qualora vi sia pericolo per l'acquisizione  o  per  la  genuinita'  e
integrita' degli stessi. 
 
 
  2.  Copia  del  decreto  motivato  e'  consegnata  al  responsabile
dell'ufficio o al soggetto  che  ha  l'attuale  disponibilita'  della
documentazione oggetto di sequestro, se presenti. Alle operazioni  ha
facolta'  di  assistere,  ove  presente,  senza  diritto  di   essere
avvisato, il responsabile dell'area  legale  dei  soggetti  presso  i
quali si compie il sequestro, purche' prontamente reperibile. 
 
 
  3. Per lo svolgimento delle operazioni di cui al presente articolo,
il pubblico ministero si avvale della Guardia di Finanza,  ovvero  di
altre Forze di polizia, anche locale, che  ricercano  e  acquisiscono
immediatamente gli  atti  o  documenti  da  sequestrare,  e  redigono
processo verbale delle operazioni compiute. Copia del verbale e copia
dei documenti sequestrati sono consegnati ai soggetti di cui al comma
2, se presenti. Qualora, in ragione del volume degli  atti,  non  sia
possibile la contestuale consegna dei documenti  sequestrati,  questa
avviene  in  un  momento  successivo,  su  richiesta  della  pubblica
amministrazione. 
 
 
  4. In caso di delega, quando sono  oggetto  di  sequestro  lettere,
pieghi, pacchi, valori, telegrammi e altri oggetti di corrispondenza,
anche se inoltrati per via telematica, tali documenti  devono  essere
consegnati al pubblico ministero senza aprirli o  alterarli  e  senza
prendere altrimenti conoscenza del loro contenuto. 
 
 
  5.  I  documenti  sequestrati  sono  affidati  in   custodia   alla
segreteria della procura regionale, ovvero ad altro  soggetto  se  la
custodia  deve  avvenire  in  luogo  diverso  e  con   le   modalita'
determinate dal  pubblico  ministero.  All'atto  della  consegna,  il
custode e' avvertito dell'obbligo di conservare le cose e  tenerle  a
disposizione del pubblico  ministero,  nonche'  delle  pene  previste
dalla legge penale per chi trasgredisce ai doveri della custodia. 
 
 
  6. Cessate le esigenze sottese al provvedimento di sequestro, anche
su istanza dell'amministrazione interessata,  il  pubblico  ministero
dispone   il   dissequestro   della   documentazione,   restituendola
all'amministrazione. 
 
 
  7. Contro il decreto del pubblico ministero, chi ha interesse  puo'
proporre reclamo con ricorso alla sezione, nel termine perentorio  di
dieci giorni dalla consegna del decreto. 
 
 
  8. La sezione decide in camera di consiglio, entro dieci giorni dal
deposito del reclamo, con ordinanza non impugnabile; della camera  di
consiglio  e'  dato  avviso  alle  parti  almeno  tre  giorni  prima,
affinche' possano parteciparvi svolgendo difese orali. Quando  l'atto
o  il   documento   sequestrato   risulta   manifestamente   estraneo
all'oggetto dell'istruttoria, la  sezione  annulla,  in  tutto  o  in
parte, il decreto e dispone l'immediato  dissequestro  degli  atti  e
documenti. 
 
 
                               Art. 63 
 
                        (Consulenze tecniche) 
 
 
  1. Il pubblico ministero, quando deve procedere ad accertamenti per
cui sono necessarie specifiche competenze, puo' nominare e  avvalersi
di consulenti tecnici. 
 
 
  2. La nomina del consulente  tecnico  avviene  nel  rispetto  delle
disposizioni di cui all' articolo 73 delle norme  di  attuazione,  di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate
con il decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. 
 
 
  3. Con provvedimento del Segretario generale della Corte dei conti,
nella qualita' di responsabile del centro di spesa, sono  dettate  le
disposizioni di carattere generale per la liquidazione  dei  compensi
del consulente e del custode. 
 
 
                               Art. 64 
 
 
  (Procedimenti d'istruzione preventiva) 
 
 
  1. Qualora vi sia fondato  motivo  di  temere  che  venga  meno  la
possibilita' di fare assumere in giudizio uno dei mezzi di  prova,  o
in caso di eccezionale urgenza, il  giudice,  su  istanza  di  parte,
provvede all'assunzione preventiva del mezzo richiesto. 
 
 
  2. L'assunzione preventiva dei mezzi di  prova  non  pregiudica  le
questioni  relative  alla  loro  ammissibilita'  e   rilevanza,   ne'
impedisce la loro rinnovazione nel giudizio di merito. 
 
 
  3. I processi verbali delle prove non possono essere prodotti,  ne'
richiamati, ne' riprodotti in copia nel giudizio di merito, prima che
i mezzi di prova siano  stati  dichiarati  ammissibili  nel  giudizio
stesso. 
 
 
                               Art. 65 
 
       (Nullita' degli atti istruttori del pubblico ministero) 
 
 
  1. La omessa o apparente motivazione dei  provvedimenti  istruttori
del pubblico  ministero  ovvero  l'audizione  assunta  in  violazione
dell'articolo 60, comma 4, costituiscono causa di nullita'  dell'atto
istruttorio e delle operazioni conseguenti. 
 

CAPO III Conclusione della fase istruttoria

 
                               Art. 66 
 
               (Atti interruttivi della prescrizione) 
 
 
  1. Con l'invito a dedurre  ai  sensi  dell'articolo  67,  comma  8,
ovvero con formale atto  di  costituzione  in  mora  ai  sensi  degli
articoli 1219 e 2943 del codice civile, il  termine  quinquennale  di
prescrizione puo' essere interrotto per una sola volta. 
 
 
  2. A seguito dell'interruzione di cui al comma 1, al tempo  residuo
per raggiungere l'ordinario termine di prescrizione  quinquennale  si
aggiunge un periodo massimo di due anni; il  termine  complessivo  di
prescrizione non puo' comunque eccedere  i  sette  anni  dall'esordio
dello stesso. 
 
 
  3. Il termine di prescrizione e' sospeso per il periodo  di  durata
del processo. 
 
 
                               Art. 67 
 
                    (Invito a fornire deduzioni) 
 
 
  1. Prima di emettere l'atto di citazione in giudizio,  il  pubblico
ministero notifica al presunto  responsabile  un  atto  di  invito  a
dedurre, nel quale  sono  esplicitati  gli  elementi  essenziali  del
fatto, di ciascuna condotta contestata e del suo  contributo  causale
alla realizzazione del danno  contestato,  fissando  un  termine  non
inferiore a quarantacinque giorni, che  decorre  dal  perfezionamento
dell'ultima notificazione dell'invito, entro  il  quale  il  presunto
responsabile puo' esaminare tutte le fonti di prova indicate  a  base
della contestazione formulata e depositare le  proprie  deduzioni  ed
eventuali documenti. 
 
 
  2. Nello stesso termine il presunto responsabile,  con  istanza  da
formulare in calce alle deduzioni  di  cui  al  comma  1,  ovvero  in
separato atto, da depositare nella segreteria del pubblico ministero,
puo' chiedere di essere sentito personalmente; in tal  caso  l'omessa
audizione personale, determina l'inammissibilita' della citazione. 
 
 
  3. Il pubblico ministero fissa il luogo e il giorno  dell'audizione
che, ad istanza del presunto responsabile, per motivate e  comprovate
ragioni, puo' essere differito comunque entro il termine  di  cui  al
comma 1. 
 
 
  4. Le audizioni personali, alle quali il presunto  responsabile  ha
la  facolta'  di  farsi  assistere   dal   difensore,   sono   sempre
verbalizzate a cura di un funzionario della Corte dei conti o  da  un
appartenente agli organi di cui al comma 1, dell'articolo 56. 
 
 
  5.  Il  procuratore  regionale  deposita  l'atto  di  citazione  in
giudizio, a pena di inammissibilita' dello stesso,  entro  centoventi
giorni  dalla  scadenza  del  termine  per  la  presentazione   delle
deduzioni da parte del presunto responsabile del danno, salvo  quanto
disposto dall'articolo 86. 
 
 
  6. Nel caso l'invito a dedurre sia stato emesso contestualmente nei
confronti di una pluralita' di soggetti, il termine di cui al comma 5
decorre dal  momento  del  perfezionamento  della  notificazione  per
l'ultimo invitato; in tutti gli altri casi, decorre autonomamente per
ciascun invitato dal momento del perfezionamento della  notificazione
nei suoi confronti. 
 
 
  7. Successivamente all'invito a dedurre, il pubblico ministero  non
puo' svolgere attivita' istruttorie, salva la necessita' di  compiere
accertamenti sugli ulteriori elementi di fatto emersi a seguito delle
controdeduzioni. 
 
 
  8. Nell'invito a dedurre, il pubblico ministero puo' costituire  in
mora il presunto responsabile, ai  sensi  e  per  gli  effetti  degli
articoli 1219 e 2943 del codice civile. 
 
 
  9. I termini di cui al presente articolo  sono  sospesi  dal  primo
agosto al trentuno agosto e riprendono a  decorrere  dalla  fine  del
periodo di sospensione.  Ove  il  decorso  abbia  inizio  durante  il
periodo di sospensione, l'inizio dello stesso e' differito alla  fine
di detto periodo. 
 
 
                               Art. 68 
 
                        (Istanza di proroga) 
 
 
  1. Il pubblico ministero, con istanza motivata, puo' chiedere  alla
sezione la concessione di  eventuali  proroghe  del  termine  di  cui
all'articolo 67, comma 5; l'istanza non puo'  essere  presentata  per
piu' di due volte. 
 
 
  2. Le proroghe sono autorizzate dal giudice all'uopo designato  dal
presidente della sezione,  nella  camera  di  consiglio  a  tal  fine
convocata. 
 
 
  3. La mancata  autorizzazione  obbliga  il  pubblico  ministero  ad
emettere l'atto di citazione ovvero a disporre l'archiviazione  entro
i successivi quarantacinque giorni. 
 
 
  4. Quando accoglie  l'istanza  di  proroga,  il  giudice  fissa  il
termine finale della proroga e quello di comunicazione dell'ordinanza
ai destinatari di invito a dedurre. 
 
 
  5. Avverso l'ordinanza che consente o nega la  proroga  e'  ammesso
reclamo alla sezione, nel termine perentorio di  dieci  giorni  dalla
comunicazione dell'ordinanza. 
 
 
  6. La sezione decide in  camera  di  consiglio  con  ordinanza  non
impugnabile; in caso  di  accoglimento  del  reclamo  presentato  dal
pubblico  ministero,  l'ordinanza  fissa  un  nuovo  termine  per  il
deposito dell'atto di citazione; in caso di accoglimento del  reclamo
presentato dal presunto responsabile, fissa un termine non  superiore
a quarantacinque giorni al pubblico ministero per emettere l'atto  di
citazione ovvero disporre l'archiviazione. 
 
 
                               Art. 69 
 
                           (Archiviazione) 
 
 
  1. Quando, anche a seguito di invito a dedurre, la notizia di danno
risulta infondata o non vi siano elementi sufficienti a sostenere  in
giudizio la contestazione di responsabilita', il  pubblico  ministero
dispone l'archiviazione del fascicolo istruttorio. 
 
 
  2. Il  pubblico  ministero  dispone  altresi'  l'archiviazione  per
assenza  di  colpa  grave  quando  l'azione  amministrativa   si   e'
conformata al parere reso dalla Corte dei conti in via consultiva, in
sede di controllo e in favore degli  enti  locali  nel  rispetto  dei
presupposti generali per il rilascio dei medesimi. 
 
 
  3. Il decreto di archiviazione, debitamente motivato, e' sottoposto
al visto del procuratore regionale. 
 
 
  4. Il decreto di archiviazione, vistato dal procuratore  regionale,
e' comunicato al destinatario dell'invito a dedurre. 
 
 
  5. Qualora il procuratore regionale non  condivida  le  motivazioni
dell'archiviazione,  formula  per  iscritto   le   proprie   motivate
osservazioni, comunicandole al pubblico  ministero  assegnatario  del
fascicolo. 
 
 
  6. Nel caso permanga il dissenso, il procuratore regionale avoca il
fascicolo  istruttorio,  adottando  personalmente  le  determinazioni
inerenti l'esercizio dell'azione erariale. 
 
 
                               Art. 70 
 
          (Riapertura del fascicolo istruttorio archiviato) 
 
 
  1. I fascicoli istruttori archiviati possono essere  riaperti,  con
decreto motivato del procuratore regionale,  se  sopravvengano  fatti
nuovi e diversi successivi al provvedimento di archiviazione. 
 

CAPO IV Attività preprocessuali di parte

 
                               Art. 71 
 
                 (Accesso al fascicolo istruttorio) 
 
 
  1. Il destinatario dell'invito a dedurre ha il diritto di visionare
e di  estrarre  copia  di  tutti  documenti  inseriti  nel  fascicolo
istruttorio depositato presso la segreteria della procura  regionale,
previa presentazione  di  domanda  scritta,  salva  la  tutela  della
riservatezza di cui all'articolo 52, comma 1. 
 
 
  2. La visione  dei  documenti  e'  consentita,  ove  possibile,  al
momento della presentazione della domanda. 
 
 
  3. Il destinatario dell'invito a dedurre ha il diritto di  accedere
ai documenti ritenuti  rilevanti  per  difendersi  e  detenuti  dalle
pubbliche amministrazioni, dagli enti sottoposti  alla  giurisdizione
della Corte dei  conti  e  dai  terzi  contraenti  o  beneficiari  di
provvidenze finanziarie a carico di bilanci pubblici. L'ente che  non
detiene i  documenti  richiesti  deve  indicare  il  diverso  ente  o
soggetto  che  li  detiene  e  comunque  deve  collaborare   con   il
destinatario dell'invito a dedurre al fine del loro reperimento. 
 
 
  4. In deroga alla disciplina  vigente,  nelle  ipotesi  di  cui  al
precedente comma tutti i  termini  dei  procedimenti  di  diritto  di
accesso ai documenti amministrativi e di diritto di  accesso  civico,
compresi quelli per l'opposizione dei controinteressati, sono ridotti
della meta'. 
 
 
  5. Fatti salvi i mezzi  di  tutela  previsti  dalla  disciplina  di
settore, in caso di provvedimento di diniego  all'accesso  o  decorsi
inutilmente i termini per l'adozione del provvedimento  espresso,  il
destinatario  dell'invito  a  dedurre  puo'  chiedere   al   pubblico
ministero che provveda ai sensi degli articoli 58 e 62, motivando  in
ordine alla rilevanza dei documenti specificamente individuati per la
sua difesa. Quando ne viene in possesso, il  pubblico  ministero  da'
immediata comunicazione al destinatario dell'invito a dedurre  che  i
documenti richiesti  sono  disponibili  presso  la  segreteria  della
procura regionale. Se il pubblico ministero non ritiene di accogliere
la richiesta e' tenuto a trasmetterla  entro  tre  giorni  e  dandone
comunicazione   al   richiedente   al   presidente   della    sezione
giurisdizionale  competente,  che  decide  entro  cinque  giorni.   A
decorrere dalla richiesta al pubblico ministero  il  termine  per  la
presentazione delle deduzioni e dei documenti e'  sospeso  fino  alla
comunicazione di disponibilita'  dei  documenti  o  del  decreto  del
presidente della sezione giurisdizionale. 
 
 
                               Art. 72 
 
                (Deduzioni scritte e documentazione) 
 
 
  1. Entro il  termine  perentorio  di  quarantacinque  giorni  o  il
maggior termine indicato  dal  pubblico  ministero,  il  destinatario
dell'invito a dedurre puo' presentare, anche senza l'assistenza di un
difensore, deduzioni scritte, corredate dai documenti e  dalle  fonti
di prova poste a base delle deduzioni, mediante  deposito  presso  la
segreteria della procura regionale. 
 
 
  2. Entro cinque giorni dalla notificazione dell'invito  a  dedurre,
il  destinatario  puo'  presentare  al  pubblico  ministero   istanza
motivata di proroga dei termini di  cui  al  comma  1.  L'istanza  di
proroga e' depositata presso la segreteria del pubblico ministero  ed
e' decisa entro tre giorni con decreto motivato; l'istanza  non  puo'
essere presentata per piu' di due volte. 
 
 
  3.  In  caso  di  accoglimento  della  richiesta  di  proroga,   il
procuratore regionale fissa un nuovo termine per  il  deposito  delle
deduzioni e dei documenti; in caso di diniego, fissa un  termine  non
inferiore a quello fissato nell'invito a dedurre. 
 
 
  4. Contro il decreto di diniego dell'istanza di proroga puo' essere
proposto reclamo motivato  entro  il  termine  perentorio  di  cinque
giorni dalla sua comunicazione. Il reclamo e' presentato alla sezione
giurisdizionale competente mediante deposito in segreteria, che  deve
darne  immediatamente  avviso  al  pubblico   ministero,   che   puo'
presentare memorie e documenti entro i cinque giorni successivi.  Nel
termine di quindici giorni dalla comunicazione, il  presidente  della
sezione o il giudice delegato decide con decreto che e' comunicato al
destinatario dell'invito a dedurre e al pubblico ministero. 
 
 
  5.  In  caso  di  accoglimento  della  richiesta  di  proroga,   il
presidente o il giudice  delegato  fissa  un  nuovo  termine  per  il
deposito delle deduzioni e dei documenti; in caso di  diniego,  fissa
un termine non inferiore a quaranta giorni. 
 

TITOLO II AZIONI A TUTELA DELLE RAGIONI DEL CREDITO ERARIALE CAPO I Azioni a tutela delle ragioni del credito erariale

 
                               Art. 73 
 
 (Mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale e altre azioni) 
 
 
  1. Il pubblico ministero, al  fine  di  realizzare  la  tutela  dei
crediti erariali, puo' esercitare tutte  le  azioni  a  tutela  delle
ragioni del creditore previste dalla procedura civile, ivi compresi i
mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale di  cui  al  libro
VI, Titolo III, Capo V, del codice civile. 
 
 
                               Art. 74 
 
             (Sequestro conservativo prima della causa) 
 
 
  1. Quando ricorrono le condizioni, anche contestualmente all'invito
a dedurre, il pubblico ministero puo' chiedere, al  presidente  della
sezione competente a conoscere del merito del giudizio, il  sequestro
conservativo di beni mobili e  immobili  del  presunto  responsabile,
comprese somme e cose allo stesso dovute, nei limiti di legge. 
 
 
  2.  Sulla  domanda  il  presidente  della  sezione  giurisdizionale
regionale provvede con decreto motivato e procede contestualmente a: 
 
 
  a) fissare l'udienza di comparizione delle parti innanzi al giudice
designato, entro un termine non superiore a quarantacinque giorni; 
 
 
  b) assegnare al procuratore regionale  un  termine  perentorio  non
superiore a trenta giorni per la notificazione della  domanda  e  del
decreto. 
 
 
  3. Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all'estero, i
termini di cui al comma 2 sono quadruplicati. 
 
 
  4. All'udienza di cui alla lettera a)  del  comma  2,  il  giudice,
omessa ogni formalita' non necessaria al contraddittorio e svolti gli
atti  di  istruzione  ritenuti   indispensabili   in   relazione   ai
presupposti e alle finalita' del sequestro, con ordinanza,  conferma,
modifica o revoca il decreto presidenziale. 
 
 
  5. Con l'ordinanza  di  accoglimento,  ove  la  domanda  sia  stata
proposta prima dell'inizio della causa di merito,  viene  fissato  un
termine non superiore a sessanta giorni per il  deposito,  presso  la
segreteria della  sezione  giurisdizionale  regionale,  dell'atto  di
citazione per il relativo giudizio  di  merito.  Il  termine  decorre
dalla data di comunicazione del provvedimento al pubblico ministero. 
 
 
                               Art. 75 
 
(Sequestro conservativo in corso di causa e durante la  pendenza  dei
                     termini per l'impugnazione) 
 
 
  1. Il sequestro conservativo puo' essere richiesto  contestualmente
all'atto di citazione,  ovvero,  in  corso  di  causa,  con  separato
ricorso, al presidente  della  sezione  che  decide  del  merito  del
giudizio; in pendenza dei termini per l'impugnazione, la  domanda  si
propone al presidente della sezione che ha pronunciato la sentenza. 
 
 
  2. Si applica l'articolo 74, commi 2, 3 e 4. 
 
 
  3. Salvo che sia stato proposto reclamo ai sensi dell'articolo  76,
nel corso del  giudizio  il  collegio  puo',  su  istanza  di  parte,
modificare o revocare con ordinanza il provvedimento cautelare, anche
se emesso anteriormente alla causa, se si verificano mutamenti  nelle
circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si  e'  acquisita
conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale  caso,
l'istante deve fornire la prova del momento in cui  ne  e'  venuto  a
conoscenza. 
 
 
                               Art. 76 
 
             (Reclamo contro i provvedimenti cautelari) 
 
 
  1. L'ordinanza  di  cui  agli  articoli  74,  comma  4,  e  75,  e'
reclamabile  nel   termine   perentorio   di   venti   giorni   dalla
comunicazione  della  stessa,  o  della  notificazione  se  anteriore
davanti al collegio. Il giudice designato ai sensi dell'articolo  74,
comma 2, lettera a),  non  fa  parte  del  collegio  che  decide  sul
reclamo. 
 
 
  2.  Le  circostanze  e  i  motivi  sopravvenuti  al  momento  della
proposizione del reclamo debbono essere proposti,  nel  rispetto  del
principio del contraddittorio, nel relativo procedimento. Il collegio
puo' sempre assumere informazioni e acquisire nuovi documenti. 
 
 
  3. Il collegio, convocate le  parti,  omessa  ogni  formalita'  non
necessaria  al  contraddittorio  e  svolti  gli  atti  di  istruzione
ritenuti indispensabili in relazione ai presupposti e alle  finalita'
del sequestro, decide in camera di consiglio non oltre  venti  giorni
dal deposito del ricorso, pronunciando ordinanza non impugnabile  con
la  quale  conferma,  modifica  o  revoca  l'ordinanza  del   giudice
designato. 
 
 
  4. Il reclamo non sospende il provvedimento tuttavia  il  collegio,
quando per motivi sopravvenuti il provvedimento arrechi grave  danno,
puo'  disporre  con  ordinanza   non   impugnabile   la   sospensione
dell'esecuzione o subordinarla alla prestazione di congrua cauzione. 
 
 
                               Art. 77 
 
                 (Sequestro conservativo in appello) 
 
 
  1. Quando vi sia il fondato timore che nelle more  della  decisione
di appello le garanzie patrimoniali  del  credito  vengano  meno,  il
pubblico ministero, contestualmente alla proposizione del gravame,  o
con separato atto, puo' chiedere alla sezione d'appello davanti  alla
quale pende il giudizio il sequestro conservativo dei beni  mobili  e
immobili, comprese somme e cose alla stessa  dovute,  nei  limiti  di
legge. 
 
 
  2. Sulla domanda decide il presidente o un suo delegato con decreto
reclamabile al collegio, secondo le modalita' previste  dall'articolo
76, comma 3. 
 
 
  3. Si applica l'articolo 76, comma 4. 
 
 
                               Art. 78 
 
                     (Inefficacia del sequestro) 
 
 
  1. Se il giudizio di merito non e' iniziato nel termine  perentorio
di cui all'articolo 74, comma 5, ovvero si  estingue  successivamente
al suo inizio, il provvedimento cautelare perde efficacia. 
 
 
  2. In entrambi i casi, il  presidente  della  sezione,  su  ricorso
della parte interessata, convocate le parti con decreto in  calce  al
ricorso, dichiara, se  non  c'e'  contestazione,  con  ordinanza  non
impugnabile, che il provvedimento e' divenuto  inefficace  e  da'  le
disposizioni necessarie per ripristinare la situazione precedente. In
caso di contestazione, il presidente della sezione deferisce  l'esame
della questione al collegio, che decide con ordinanza. 
 
 
  3. Il provvedimento  cautelare  perde  altresi'  efficacia  se  con
sentenza, anche non passata in giudicato, e'  dichiarato  inesistente
il diritto a cautela del quale era stato concesso, ovvero se  con  la
sentenza che definisce il  giudizio  e'  stata  respinta  la  domanda
risarcitoria riguardante la parte nei cui confronti e' stato eseguito
il sequestro conservativo. 
 
 
  4. I provvedimenti di cui  al  comma  3  sono  pronunciati  con  la
sentenza che definisce il giudizio o, in mancanza,  con  ordinanza  a
seguito di ricorso al giudice che ha emesso il provvedimento. 
 
 
                               Art. 79 
 
(Esecuzione del sequestro e gestione di beni sequestrati e nomina  di
                              custode) 
 
 
  1. Per l'attuazione, l'esecuzione del sequestro conservativo  e  la
gestione   dei   beni   sequestrati   si   applicano   gli   articoli
669-duodecies, 675, 678, 679, 684  e  685  del  codice  di  procedura
civile. 
 
 
                               Art. 80 
 
      (Conversione del sequestro conservativo in pignoramento) 
 
 
  1. Il sequestro conservativo si converte in pignoramento, ai  sensi
e per gli effetti dell'articolo 686 del codice di procedura civile. 
 
 
                               Art. 81 
 
          (Cauzione o fideiussione in luogo del sequestro) 
 
 
  1.  Nel  caso  in  cui  sia  stato  gia'  disposto   il   sequestro
conservativo, la parte puo' chiedere,  in  luogo  del  sequestro,  di
versare una cauzione  in  denaro,  ovvero  offrire  una  fideiussione
bancaria, per l'importo che e' stabilito, in camera di consiglio, dal
giudice designato o  dal  collegio,  in  misura  non  superiore  alla
richiesta risarcitoria formulata nell'invito a  dedurre  o  nell'atto
introduttivo del giudizio. 
 
 
  2. Se la richiesta e' accolta, viene fissato un termine  perentorio
all'istante per depositare idonea prova del contratto di fideiussione
stipulato in favore del Ministero dell'economia  e  delle  finanze  o
alla diversa amministrazione in favore della  quale  il  giudizio  e'
stato  promosso,  ovvero  dell'avvenuto  versamento  della   cauzione
effettuato in un apposito conto corrente  infruttifero  intestato  al
Ministero dell'economia e delle finanze, che provvede  al  successivo
versamento al bilancio dello Stato o alla diversa amministrazione  in
favore della quale il giudizio e' stato promosso. 
 
 
  3. L'efficacia del sequestro e' temporaneamente sospesa con decreto
del giudice designato dal momento del deposito dei documenti  di  cui
al comma 2. 
 
 
  4. Nel caso in cui la fideiussione non sia rinnovata alla scadenza,
torna ad essere efficace il provvedimento di sequestro. 
 
 
                               Art. 82 
 
                        (Ritenuta cautelare) 
 
 
  1. Qualora  l'amministrazione  o  l'ente  danneggiati  abbiano,  in
virtu' di sentenza definitiva di condanna passata  in  giudicato  per
responsabilita' erariale, ragione di credito verso aventi  diritto  a
somme dovute da altre amministrazioni o enti, possono  richiedere  la
sospensione del pagamento; questa deve essere eseguita in attesa  del
provvedimento definitivo. 
 
 
  2. Avverso il provvedimento di ritenuta e'  ammesso  ricorso  nelle
forme e nei termini previsti dalla Parte V. 
 

TITOLO III RITO ORDINARIO CAPO I Generalità

 
                               Art. 83 
 
            (Chiamata in giudizio su ordine del giudice) 
 
 
  1. E' vietata la chiamata in giudizio su ordine del giudice. 
 
 
  2. Quando il fatto dannoso costituisce  ipotesi  di  litisconsorzio
necessario sostanziale, tutte le parti nei cui confronti deve  essere
assunta la decisione devono essere convenute nello  stesso  processo.
Qualora alcune di esse non siano state convenute,  il  giudice  tiene
conto di tale circostanza ai fini della  determinazione  della  minor
somma da porre a carico  dei  condebitori  nei  confronti  dei  quali
pronuncia sentenza. 
 
 
  3. Soltanto qualora nel corso del  processo  emergano  fatti  nuovi
rispetto a quelli posti a base dell' atto introduttivo del  giudizio,
il giudice ordina la trasmissione degli atti  al  pubblico  ministero
per le valutazioni di competenza, senza sospendere  il  processo.  Il
pubblico ministero non  puo'  comunque  procedere  nei  confronti  di
soggetto gia' destinatario di formale provvedimento di archiviazione,
ovvero di soggetto per il quale, nel corso dell'attivita' istruttoria
precedente l'adozione  dell'invito  a  dedurre,  sia  stata  valutata
l'infondatezza  del  contributo  causale  della  condotta  al   fatto
dannoso, salvo che l'elemento nuovo segnalatogli consista in un fatto
sopravvenuto, ovvero preesistente, ma  dolosamente  occultato,  e  ne
sussistano motivate ragioni. 
 
 
  4. Nei casi di cui all'ultimo periodo  del  comma  3,  il  pubblico
ministero non puo' comunque disporre la citazione a giudizio, se  non
previa notifica dell'invito a dedurre di cui all'articolo 67. 
 
 
                               Art. 84 
 
                       (Riunione delle cause) 
 
 
  1. Quando piu' giudizi relativi alla stessa causa  pendono  davanti
ad una  stessa  sezione,  ovvero  nel  caso  di  cause  connesse  per
l'oggetto o per  il  titolo,  il  presidente,  anche  d'ufficio,  con
decreto ne puo' ordinare la trattazione nella medesima udienza. 
 
 
  2. Il collegio decide sulla riunione dei giudizi. 
 
 
                               Art. 85 
 
                  (Intervento di terzi in giudizio) 
 
 
  1. Chiunque intenda sostenere le  ragioni  del  pubblico  ministero
puo' intervenire in causa , quando vi ha un interesse  meritevole  di
tutela, con atto notificato alle parti e depositato nella  segreteria
della sezione. 
 

CAPO II Introduzione del giudizio

 
                               Art. 86 
 
                             (Citazione) 
 
 
  1.  Il  pubblico  ministero,  salvo  proroga  disposta   ai   sensi
dell'articolo   68,   deposita   nella   segreteria   della   sezione
giurisdizionale territorialmente competente l'atto  di  citazione  in
giudizio entro i termini di cui all'articolo 67, commi 5 e 6. 
 
 
  2. L'atto di citazione contiene: 
 
 
  a) l'indicazione della sezione territoriale davanti alla  quale  la
domanda e' proposta; 
 
 
  b) le generalita', il codice fiscale e la residenza o il  domicilio
o la dimora del convenuto; se convenuto e' una persona giuridica,  la
denominazione, con l'indicazione dell'organo o ufficio che ne  ha  la
rappresentanza in giudizio; 
 
 
  c) l'individuazione e la quantificazione del danno o  l'indicazione
dei criteri per la sua determinazione; 
 
 
  d) l'individuazione del soggetto cui andranno corrisposte le  somme
a titolo di risarcimento del danno erariale; 
 
 
  e) l'esposizione dei fatti, della qualita' nella quale  sono  stati
compiuti e degli elementi di diritto  costituenti  le  ragioni  della
domanda, con le relative conclusioni; 
 
 
  f) l'indicazione degli elementi di prova che supportano la  domanda
e l'elenco dei documenti offerti in comunicazione; 
 
 
  g) l'invito al convenuto a comparire all'udienza che verra' fissata
dal  presidente  della  sezione  e  a  costituirsi  nel  termine   da
quest'ultimo indicato, con l'avvertimento che la  costituzione  oltre
il suddetto termine implica le decadenze di cui all'articolo 90; 
 
 
  h) l'istanza al presidente della sezione di fissare la  data  della
prima udienza; 
 
 
  i) la data e la sottoscrizione del pubblico ministero. 
 
 
  3. La citazione e' nulla  se  e'  omessa  o  risulta  assolutamente
incerta l'identificazione del convenuto ai sensi della lettera b) del
comma 2 o la sottoscrizione del pubblico ministero. 
 
 
  4. Se il convenuto non si  costituisce  in  giudizio,  il  giudice,
rilevata la nullita' della citazione ai sensi del  comma  3,  dispone
d'ufficio  la  rinnovazione  della   citazione   entro   un   termine
perentorio.  Questa  sana  i  vizi  e  gli  effetti   sostanziali   e
processuali   della   domanda   si   producono   sin   dal    momento
dell'originario deposito, che determina la pendenza del processo. 
 
 
  5. Se la rinnovazione non viene  eseguita,  il  giudice  ordina  la
cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue. 
 
 
  6.  La  citazione  e'  altresi'  nulla  se  e'  omesso  o   risulta
assolutamente incerto il requisito stabilito dal comma 2, lettera c),
ovvero se manca l'esposizione dei fatti di cui al  comma  2,  lettera
e). 
 
 
  7. Il giudice, rilevata la nullita' ai sensi del comma 6, fissa  al
pubblico ministero un termine perentorio per rinnovare  la  citazione
o, se il convenuto  si  e'  costituito,  per  integrare  la  domanda.
Restano ferme  le  decadenze  maturate  e  salvi  i  diritti  quesiti
anteriormente alla rinnovazione o alla integrazione. 
 
 
  8. Nel caso di integrazione della domanda, il giudice  fissa  nuova
udienza e si applica l'articolo 90, commi 2 e 3. 
 
 
  9. La costituzione del convenuto sana  i  vizi  della  citazione  e
restano salvi gli effetti sostanziali  e  processuali  della  domanda
secondo quanto disposto al comma 4. 
 
 
  10.  Il  mancato  rispetto  del  termine  di  comparizione  di  cui
all'articolo 88, comma  3,  rilevato  d'ufficio  dal  giudice  se  il
convenuto  non  si  costituisce  in  giudizio,  ovvero  eccepito  dal
convenuto con la comparsa di costituzione, comporta la fissazione  di
una nuova udienza nel rispetto dei termini. 
 
 
                               Art. 87 
 
             (Rapporti tra invito a dedurre e citazione) 
 
 
  1.  La  citazione  e'  altresi'   nulla,   qualora   non   sussista
corrispondenza tra i fatti di cui all'articolo 86  comma  2,  lettera
e), e gli elementi essenziali del  fatto  esplicitati  nell'invito  a
dedurre,  tenuto  conto  degli  ulteriori  elementi   di   conoscenza
acquisiti a seguito delle controdeduzioni. 
 
 
                               Art. 88 
 
                      (Fissazione dell'udienza) 
 
 
  1. Il presidente della sezione, con decreto da emanarsi entro dieci
giorni  dal  deposito  dell'atto  di  citazione,  fissa  l'udienza  e
contestualmente assegna un termine non inferiore a venti giorni prima
della medesima per la costituzione del convenuto e per il deposito di
memorie e documenti, con l'avvertimento che la costituzione  oltre  i
suddetti termini implica le decadenze di cui all'articolo 90. 
 
 
  2. Con il medesimo  decreto,  il  presidente  assegna  al  pubblico
ministero un termine ordinatorio non inferiore a trenta giorni per la
notificazione dell'atto di citazione. 
 
 
  3. Tra il giorno della notificazione della citazione e quello della
udienza devono intercorrere termini  liberi  non  minori  di  novanta
giorni se il luogo della  notificazione  si  trova  in  Italia  e  di
centocinquanta giorni se si trova all'estero. 
 
 
  4. Con separato provvedimento  il  presidente  nomina  il  relatore
della causa almeno trenta giorni prima dell'udienza di merito. 
 
 
  5. Il decreto di fissazione dell'udienza di discussione, a cura del
pubblico ministero, unitamente all'atto di citazione introduttivo del
giudizio,  e'  notificato  al  presunto  responsabile  nel  domicilio
eventualmente eletto in fase  di  istruttoria  o,  in  assenza,  alla
residenza anagrafica. 
 
 
  6. La notificazione, ove  risulti  un  valido  indirizzo  di  posta
elettronica  certificata  del  presunto  responsabile,  puo'   essere
effettuata a mezzo PEC ai sensi dell'articolo 6. 
 
 
                               Art. 89 
 
       (Abbreviazione dei termini e istanza di accelerazione) 
 
 
  1. Il presidente, su motivata  istanza  di  parte  e  nei  casi  di
urgenza, con decreto  puo'  abbreviare  fino  alla  meta'  i  termini
previsti per la fissazione di udienza. Sono proporzionalmente ridotti
i termini per le difese. 
 
 
  2. Il decreto di abbreviazione, ove redatto in  calce  ad  autonoma
istanza, a cura della parte che lo ha richiesto  e'  notificato  alle
altre parti, anche a  mezzo  PEC.  Il  termine  abbreviato  inizia  a
decorrere dall'avvenuta notificazione del decreto. 
 
 
  3.  Il  convenuto  ha  diritto  di  depositare  presso  la  sezione
giurisdizionale giudicante, personalmente o a  mezzo  di  procuratore
speciale, istanza di accelerazione ai sensi dell'articolo 1-ter della
legge 24 marzo 2001, n. 89, almeno sei mesi prima che siano trascorsi
i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis, della stessa legge. 
 
 
                               Art. 90 
 
         (Costituzione del convenuto e comparsa di risposta) 
 
 
  1. Il  convenuto  deve  costituirsi  a  mezzo  del  procuratore,  o
personalmente nei casi consentiti dalla legge,  almeno  venti  giorni
prima dell'udienza fissata in calce all'atto di citazione,  o  almeno
dieci giorni prima nel caso  di  abbreviazione  di  termini  a  norma
dell'articolo 89, depositando in  cancelleria  il  proprio  fascicolo
contenente  comparsa  di  risposta,  con  la  copia  della  citazione
notificata,  la  procura  e  l'elenco  dei  documenti  che  offre  in
comunicazione. 
 
 
  2. Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre  tutte  le
sue difese prendendo posizione sui fatti  posti  a  fondamento  della
domanda, indicare le proprie generalita' e il codice fiscale, i mezzi
di prova di cui intende valersi, specificare i documenti che offre in
comunicazione e formulare le conclusioni. 
 
 
  3. A pena di decadenza, il convenuto  deve  proporre  le  eccezioni
processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio tra cui la
non  corrispondenza  tra  invito  a  dedurre  e  citazione   di   cui
all'articolo 87. 
 

CAPO III Trattazione

 
                               Art. 91 
 
                         (Udienza pubblica) 
 
 
  1. L'udienza di discussione della causa  e'  pubblica,  a  pena  di
nullita'. 
 
 
  2. Il presidente o il giudice monocratico puo' disporre che essa si
svolga a porte chiuse, se ricorrono ragioni di sicurezza dello Stato,
di ordine pubblico o di buon costume; esercita i  poteri  di  polizia
per il mantenimento dell'ordine e del decoro;  puo'  avvalersi  della
collaborazione del pubblico ministero e delle  forze  di  polizia  se
presenti,  per  fare  o  prescrivere  quanto  occorre  affinche'   la
trattazione avvenga in modo ordinato e proficuo. 
 
 
  3.   All'udienza,   verificata   d'ufficio   la   regolarita'   del
contraddittorio, anche ai sensi dell'articolo 29,  dell'articolo  86,
commi 4, 7 e 10 e dell'articolo 93, si fissa, se del caso, una  nuova
udienza. 
 
 
  4. All'udienza, il presidente o il giudice monocratico,  regola  la
discussione, determina i  punti  sui  quali  essa  deve  svolgersi  e
l'ordine degli interventi orali e  di  eventuali  repliche;  dichiara
chiusa la discussione quando la ritiene sufficiente. 
 
 
  5. Si applica l'articolo 101 del codice di procedura civile. 
 
 
  6.  Salvo  che  non  sia  diversamente  previsto,   nelle   udienze
interviene il pubblico ministero,  che  e'  sempre  udito  nelle  sue
conclusioni. 
 
 
  7. Dopo la relazione della  causa,  i  rappresentanti  delle  parti
presenti e il pubblico ministero, enunciano le rispettive conclusioni
svolgendone i motivi. 
 
 
  8. Assiste all'udienza il segretario del collegio,  che  redige  il
processo  verbale,  sul  medesimo   trascrivendo   le   dichiarazioni
espressamente richieste dal pubblico ministero e dalle altre parti. 
 
 
  9. Il processo verbale e' sottoscritto da chi presiede l'udienza  e
dal segretario. 
 
 
  10. Del verbale non si  da'  lettura,  salvo  espressa  e  motivata
istanza di parte. 
 
 
                               Art. 92 
 
                        (Rinvii dell'udienza) 
 
 
  1. L'udienza di discussione della causa ha luogo in un unico giorno
e,  se  necessario,  e'  aggiornata  ad  una  udienza  immediatamente
successiva. 
 
 
  2. Il presidente, di ufficio in caso di impedimento  organizzativo,
ovvero su motivata istanza di parte e sentito il pubblico  ministero,
puo' rinviarla ad altra data. 
 
 
  3. Il rinvio e' disposto con ordinanza a verbale o con decreto. 
 
 
  4. Se il rinvio e' disposto d'ufficio prima della data di  udienza,
di  esso  e'  data  comunque  preventiva  comunicazione  al  pubblico
ministero e alle parti, a cura della segreteria della sezione. 
 
 
  5. Il rinvio deliberato a verbale e' considerato  noto  alle  parti
presenti e a quelle che dovevano comparire. 
 
 
                               Art. 93 
 
                     (Contumacia del convenuto) 
 
 
  1. Se il convenuto non si  costituisce,  il  collegio  che  rileva,
anche d'ufficio, un vizio che importi la nullita' della notificazione
della citazione  fissa  al  pubblico  ministero,  con  ordinanza,  un
termine perentorio per rinnovarla e una nuova udienza. 
 
 
  2. Il pubblico ministero  notifica  copia  autentica  dell'atto  di
citazione unitamente all'ordinanza. 
 
 
  3. La rinnovazione impedisce ogni decadenza. 
 
 
  4. Se l'ordine di rinnovazione non e' eseguito, il  giudice  ordina
la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue. 
 
 
  5. Se il convenuto non si costituisce neppure  all'udienza  fissata
ai sensi del comma 1, il collegio ne dichiara la contumacia e ne  da'
espressamente atto nei provvedimenti successivi e nella sentenza  che
definisce il giudizio. 
 
 
  6. Le comparse  si  considerano  comunicate  al  contumace  con  il
deposito in segreteria della sezione e con  l'apposizione  del  visto
del segretario sull'originale. 
 
 
  7. Tutti gli  altri  atti  non  sono  soggetti  a  notificazione  o
comunicazione. 
 
 
  8. Le sentenze sono notificate alla parte personalmente. 
 
 
  9. La parte che e' stata  dichiarata  contumace  puo'  costituirsi,
fino all'udienza di discussione, mediante deposito di  una  comparsa,
della  procura  e  dei  documenti  che  offre  in  comunicazione   in
segreteria o mediante comparizione all'udienza. 
 
 
  10. In ogni caso il contumace che si costituisce puo' disconoscere,
a pena di decadenza nella  comparsa  di  costituzione,  le  scritture
contro di lui prodotte. 
 
 
  11. Il contumace che si costituisce puo' chiedere  al  collegio  di
essere ammesso a compiere attivita' che gli  sarebbero  precluse,  se
dimostra che la nullita' della citazione o  della  sua  notificazione
gli  ha  impedito  di  avere  conoscenza  del  processo  o   che   la
costituzione e' stata impedita da causa a lui non imputabile. 
 
 
  12. Il collegio, se ritiene verosimili i fatti  allegati,  ammette,
quando occorre, la prova dell'impedimento, e  quindi  provvede  sulla
rimessione in termini. 
 
 
  13. I provvedimenti previsti nel  comma  12  sono  pronunciati  con
ordinanza. 
 

CAPO IV Ammissione e assunzione di mezzi di prova

 
                               Art. 94 
 
                          (Mezzi di prova) 
 
 
  1. Fermo restando a carico delle parti l'onere di fornire le  prove
che siano nella loro  disponibilita'  concernenti  i  fatti  posti  a
fondamento  delle  domande  e  delle  eccezioni,  il  giudice   anche
d'ufficio puo' disporre consulenze tecniche,  nonche'  ordinare  alle
parti di produrre gli atti e i documenti che ritiene  necessari  alla
decisione. 
 
 
  2.   Il   giudice   puo'   richiedere   d'ufficio   alla   pubblica
amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e  documenti
che  siano  nella  disponibilita'  dell'amministrazione  stessa,  che
ritiene necessario acquisire al processo. 
 
 
  3. Il giudice  puo'  procedere  in  qualunque  stato  e  grado  del
processo all'interrogatorio non formale del convenuto, assistito  dal
difensore se costituito. 
 
 
  4. Il giudice puo' ammettere i mezzi di prova previsti  dal  codice
di  procedura  civile,  esclusi   l'interrogatorio   formale   e   il
giuramento. 
 
 
                               Art. 95 
 
             (Disponibilita' e valutazione della prova) 
 
 
  1. Nel decidere sulla causa il giudice pronuncia secondo diritto e,
quando la legge lo consente, secondo  equita'  e  pone  a  fondamento
della  decisione  le  prove  dedotte  dalle  parti  o  dal   pubblico
ministero, nonche' i  fatti  non  specificatamente  contestati  dalle
parti costituite. 
 
 
  2. Il giudice puo'  tuttavia,  senza  bisogno  di  prova,  porre  a
fondamento della decisione le nozioni di fatto  che  rientrano  nella
comune esperienza. 
 
 
  3. Il giudice valuta le prove secondo il suo prudente apprezzamento
e puo' desumere argomenti di prova  dal  comportamento  tenuto  dalle
parti nel corso del processo. 
 
 
  4. Il giudice, ai fini della valutazione dell'effettiva sussistenza
dell'elemento  soggettivo  della  responsabilita'  e  del  nesso   di
causalita', considera, ove prodotti in causa,  anche  i  pareri  resi
dalla Corte dei conti in via consultiva, in sede di  controllo  e  in
favore degli enti locali, nel rispetto dei presupposti  generali  per
il rilascio dei medesimi. 
 
 
                               Art. 96 
 
             (Istruttoria collegiale e giudice delegato) 
 
 
  1. All'udienza di discussione, il collegio provvede sulle richieste
istruttorie, disponendo l'immediata assunzione  dei  mezzi  di  prova
ritenuti ammissibili e rilevanti; i modi di assunzione sono  regolati
secondo il codice di procedura civile e le relative  disposizioni  di
attuazione. 
 
 
  2. Se non puo' assumerli nella stessa udienza, il collegio fissa il
termine entro il quale essi devono essere assunti  e  delega  per  la
loro esecuzione uno dei componenti il collegio il quale  procede  con
l'assistenza del segretario che redige i relativi verbali. 
 
 
  3. In caso di assunzione del mezzo istruttorio fuori dal territorio
della  regione,  il  collegio  delega  il  presidente  della  sezione
giurisdizionale regionale competente per territorio, con facolta'  di
subdelega ad altro giudice della sezione medesima. 
 
 
  4. Se il luogo ove si deve eseguire il mezzo istruttorio  e'  fuori
dal territorio della Repubblica, la richiesta viene fatta nelle forme
diplomatiche ai sensi dell'articolo 204 codice  di  procedura  civile
ovvero in quelle previste dalle convenzioni internazionali. 
 
 
                               Art. 97 
 
                   (Consulenza tecnica d'ufficio) 
 
 
  1. Con l'ordinanza con cui dispone la consulenza tecnica d'ufficio,
il collegio nomina il consulente con le modalita' di cui all'articolo
23, comma 3,  o  si  avvale  di  strutture  e  organismi  tecnici  di
amministrazioni pubbliche. 
 
 
  2. Con la medesima ordinanza, il collegio formula i quesiti e fissa
il termine entro cui il consulente incaricato deve comparire  dinanzi
al giudice, a tal fine delegato, per assumere l'incarico  e  prestare
giuramento ai sensi dell'articolo 193 del codice di procedura civile. 
 
 
  3. L'ordinanza e' comunicata al consulente tecnico e alle  parti  a
cura della segreteria. 
 
 
  4. Le eventuali istanze di astensione e ricusazione del  consulente
sono proposte, a pena di decadenza, entro il termine di cui al  comma
2. 
 
 
  5. Il collegio, con la stessa ordinanza di cui al comma 1,  assegna
termini successivi, prorogabili ai sensi dell'articolo 154 del codice
di procedura civile, per: 
 
 
  a) la corresponsione al consulente tecnico di un anticipo  sul  suo
compenso; 
 
 
  b) l'eventuale nomina, con dichiarazione ricevuta  dal  segretario,
di consulenti tecnici delle parti, i quali, oltre a  poter  assistere
alle operazioni del consulente  del  giudice  e  a  interloquire  con
questo, possono partecipare all'udienza e alla  camera  di  consiglio
ogni volta che e' presente il consulente del giudice per  chiarire  e
svolgere, con l'autorizzazione del presidente, le  loro  osservazioni
sui risultati delle indagini tecniche; 
 
 
  c) la trasmissione, ad opera del consulente tecnico  d'ufficio,  di
uno schema della propria relazione alle parti ovvero, se nominati, ai
loro consulenti tecnici; 
 
 
  d) la trasmissione al consulente tecnico d'ufficio delle  eventuali
osservazioni e conclusioni dei consulenti tecnici di parte; 
 
 
  e) il deposito in segreteria della  relazione  finale,  in  cui  il
consulente tecnico d'ufficio da' altresi' conto delle osservazioni  e
delle conclusioni dei consulenti di  parte  e  prende  specificamente
posizione su di esse. 
 
 
  6. Il compenso complessivamente spettante al  consulente  d'ufficio
e'  liquidato,  al  termine  delle  operazioni,  dal  presidente  con
decreto, ponendolo provvisoriamente a carico di una delle parti.  Con
la  sentenza  che  definisce   il   giudizio   il   collegio   regola
definitivamente il relativo onere. 
 
 
                               Art. 98 
 
                        (Prova per testimoni) 
 
 
  1. La  prova  testimoniale  e'  assunta  ai  sensi  del  codice  di
procedura civile e delle relative disposizioni di attuazione. 
 
 
  2. Durante l'escussione del teste, le parti,  per  il  tramite  del
presidente, possono formulare domande per ulteriormente chiarire  gli
articoli di prova. 
 
 
                               Art. 99 
 
      (Termini e modalita' di istruttoria in corso di giudizio) 
 
 
  1. Il giudice che procede all'assunzione dei mezzi di prova,  anche
se delegato, pronuncia  con  ordinanza  su  tutte  le  questioni  che
sorgono nel corso della stessa. 
 
 
  2. Su istanza di parte il giudice delegato fissa il giorno, l'ora e
il luogo dell'assunzione  con  ordinanza,  che  e'  comunicata  dalla
segreteria alle altre parti e al  pubblico  ministero  almeno  cinque
giorni prima dell'inizio delle operazioni. 
 
 
  3. Le parti  possono  assistere  personalmente  all'assunzione  dei
mezzi di prova. 
 
 
  4. Dell'assunzione dei mezzi di prova si  redige  processo  verbale
sotto la direzione del giudice. 
 
 
  5. Le dichiarazioni delle parti e dei testimoni sono  riportate  in
prima persona e sono lette al dichiarante. 
 
 
  6. Il giudice,  quando  lo  ritiene  opportuno,  nel  riportare  le
dichiarazioni descrive il contegno della parte e del testimone. 
 
 
  7. Decorso il termine prefisso per l'assunzione ovvero se la  parte
su istanza della quale deve iniziarsi o proseguirsi la prova  non  si
presenta, il giudice dichiara la parte istante decaduta  dal  diritto
di fare assumere la prova, salvo che l'altra parte  presente  non  ne
chieda l'assunzione. 
 
 
  8. La parte interessata  puo'  chiedere  al  giudice,  nell'udienza
successiva, la  revoca  dell'ordinanza  che  ha  pronunciato  la  sua
decadenza dal diritto di assumere la prova.  Il  giudice  dispone  la
revoca con ordinanza quando riconosce che la mancata comparizione  e'
stata cagionata da causa non imputabile alla stessa parte. 
 
 
  9. Il giudice dichiara chiusa l'assunzione quando sono  eseguiti  i
mezzi ammessi o quando, dichiarata la decadenza di cui  al  comma  8,
non vi sono altri mezzi da assumere. 
 
 
  10. Eseguita l'istruttoria, ad istanza della parte  piu'  diligente
il presidente fissa la nuova udienza per la discussione  della  causa
con decreto comunicato dalla segreteria alle parti. 
 
 
  11. I provvedimenti istruttori, che non  contengono  la  fissazione
dell'udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono
compiere gli atti processuali, possono essere integrati,  su  istanza
di parte o  d'ufficio,  entro  il  termine  perentorio  di  sei  mesi
dall'udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure  dalla
loro notificazione o comunicazione se prescritte. 
 
 
  12. L'integrazione e' disposta dal presidente con  decreto  che  e'
comunicato a tutte le parti a cura della segreteria della sezione. 
 

CAPO V Decisione della causa

 
                              Art. 100 
 
                      (Decisione del collegio) 
 
 
  1. Terminata l'udienza di discussione il  collegio  giudicante,  in
camera di consiglio, pronuncia la sentenza. 
 
 
  2. La sentenza e' depositata in segreteria  entro  sessanta  giorni
dalla conclusione della camera di  consiglio  nella  quale  e'  stata
deliberata. 
 
 
                              Art. 101 
 
                           (Deliberazione) 
 
 
  1. La decisione e' deliberata in segreto nella camera di consiglio.
Ad essa possono partecipare soltanto i giudici  che  hanno  assistito
alla discussione. 
 
 
  2.  Il  collegio,  sotto  la  direzione  del   presidente,   decide
gradatamente  le  questioni  pregiudiziali  proposte  dalle  parti  o
rilevabili d'ufficio e quindi il merito della causa. 
 
 
  3. Il collegio, nel deliberare  sul  merito,  decide  su  tutte  le
domande proposte e non oltre  i  limiti  di  esse  e  sulle  relative
eccezioni; non puo' pronunciare d'ufficio su  eccezioni  che  possono
essere proposte soltanto dalle parti. 
 
 
  4. La decisione e' presa a maggioranza dei voti. Il primo a  votare
e' il relatore, quindi l'altro  o  gli  altri  giudici  e  infine  il
presidente. 
 
 
  5. Quando su una questione si prospettano piu' soluzioni e  non  si
forma la maggioranza alla prima votazione,  il  presidente  mette  ai
voti due delle soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti  la
non esclusa e quella eventualmente restante, e cosi'  successivamente
finche' le soluzioni siano ridotte a  due,  sulle  quali  avviene  la
votazione definitiva. 
 
 
  6. Chiusa la votazione,  il  presidente  scrive  e  sottoscrive  il
dispositivo. La motivazione e' quindi stesa dal relatore, a meno  che
il  presidente  non  creda  di  stenderla  egli  stesso  o  affidarla
all'altro giudice. 
 
 
                              Art. 102 
 
               (Forma dei provvedimenti del collegio) 
 
 
  1. Il collegio pronuncia  ordinanza  quando  provvede  soltanto  su
questioni relative all'istruzione  della  causa,  senza  definire  il
giudizio. 
 
 
  2. I provvedimenti del collegio,  che  hanno  forma  di  ordinanza,
comunque succintamente motivati,  non  possono  mai  pregiudicare  la
decisione della causa; essi  sono  modificabili  e  revocabili  dallo
stesso collegio,  e  non  sono  soggetti  ai  mezzi  di  impugnazione
previsti per le sentenze. 
 
 
  3. L'ordinanza se pronunciata in udienza e' inserita  nel  processo
verbale e si intende per conosciuta dalle parti presenti e da  quelle
che  dovevano  comparirvi;  se  pronunciata  fuori  dell'udienza,  e'
comunicata alle  parti  costituite  a  cura  della  segreteria  della
sezione. 
 
 
  4.  Il  collegio  pronuncia,  altresi',  ordinanza  quando   decide
soltanto questioni di competenza. In tal caso, se  non  definisce  il
giudizio, impartisce con la stessa i  provvedimenti  per  l'ulteriore
istruzione della causa. 
 
 
  5. L'ordinanza che, decidendo  soltanto  questioni  di  competenza,
definisce il giudizio e' appellabile. 
 
 
  6. Il collegio pronuncia sentenza: 
 
 
  a)  quando  definisce   il   giudizio,   decidendo   questioni   di
giurisdizione; 
 
 
  b) quando definisce il giudizio decidendo  questioni  pregiudiziali
attinenti al processo o questioni preliminari di merito; 
 
 
  c) quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito; 
 
 
  d) quando, decidendo alcune delle questioni di cui alle lettere a),
b) e  c),  non  definisce  il  giudizio  e  impartisce  con  separata
ordinanza distinti provvedimenti  per  l'ulteriore  istruzione  della
causa. 
 
 
  7.  Le  ordinanze  del  collegio  sono  immediatamente   esecutive.
Tuttavia, quando sia stato  proposto  appello  immediato  contro  una
delle sentenze previste dalla lettera d) del comma 6, il collegio, su
istanza concorde delle parti, qualora  ritenga  che  i  provvedimenti
dell'ordinanza siano dipendenti da quelli  contenuti  nella  sentenza
impugnata,  puo'  disporre  con   ordinanza   non   impugnabile   che
l'esecuzione o la prosecuzione dell'ulteriore istruttoria sia sospesa
sino alla definizione del giudizio di appello. 
 
 
                              Art. 103 
 
           (Pubblicazione e comunicazione della sentenza) 
 
 
  1. La sentenza deve essere redatta non oltre il  quarantacinquesimo
giorno da quello della decisione della causa. 
 
 
  2. La sentenza e' resa pubblica mediante deposito nella  segreteria
del giudice che l'ha pronunciata. 
 
 
  3. Il segretario da' atto del deposito in calce alla sentenza e  vi
appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto
contenente il testo integrale della sentenza,  ne  da'  notizia  alle
parti che si sono costituite. La comunicazione non e'  idonea  a  far
decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'articolo 178. 
 

CAPO VI Incidenti nel processo

 
                              Art. 104 
 
                   (Incidenti formali in udienza) 
 
 
  1. Se una delle parti  propone  in  udienza  un  formale  incidente
processuale, questo viene risolto dal collegio con ordinanza. 
 
 
  2. Ove sia  stata  sospesa  l'udienza,  l'ordinanza  e'  letta  dal
presidente alla riapertura dell'udienza stessa. 
 
 
                              Art. 105 
 
                        (Incidente di falso) 
 
 
  1. Chi deduce in giudizio la falsita' di un documento deve  provare
che sia stata gia' proposta  la  querela  di  falso  o  domandare  la
prefissione di  un  termine  entro  cui  possa  proporla  innanzi  al
tribunale ordinario competente. 
 
 
  2. Qualora il giudizio possa essere  deciso  indipendentemente  dal
documento del quale e' dedotta la  falsita',  il  collegio  pronuncia
sulla controversia principale. 
 
 
  3. La prova dell'avvenuta proposizione della querela  di  falso  e'
depositata presso la segreteria della  sezione  entro  trenta  giorni
dalla scadenza del termine fissato ai sensi del comma 1. In mancanza,
il presidente fissa l'udienza di discussione. 
 
 
  4. Proposta la querela, il collegio sospende la decisione fino alla
definizione del giudizio di falso. 
 
 
  5. La sentenza che ha definito il giudizio di falso  e'  depositata
in copia autentica presso la segreteria della  sezione,  dalla  parte
che ha dedotto la falsita'. 
 
 
  6. Se la sentenza non e' depositata nel termine di  novanta  giorni
dal suo passaggio in giudicato,  il  presidente  fissa  l'udienza  di
discussione. 
 
 
                              Art. 106 
 
                     (Sospensione del giudizio) 
 
 
  1. Il giudice ordina la sospensione del processo quando  la  previa
definizione di altra controversia civile,  penale  o  amministrativa,
pendente davanti a se' o ad altro giudice, costituisca,  per  il  suo
carattere pregiudiziale, il necessario antecedente dal quale  dipenda
la decisione della causa pregiudicata  ed  il  cui  accertamento  sia
richiesto con efficacia di giudicato. 
 
 
  2.  La  sospensione  puo'  essere  altresi'  disposta,  su  istanza
concorde di tutte le parti e ove sussistano giustificati motivi,  per
una  sola  volta  e  per  un  periodo  non  superiore  a  tre   mesi.
L'ordinanza, in questo caso fissa l'udienza per la  prosecuzione  del
giudizio ed e' comunicata alle parti a cura  della  segreteria  della
sezione. 
 
 
  3. Avverso la sospensione disposta ai sensi del comma 1 e'  ammesso
il regolamento di competenza di cui all'articolo 119. 
 
 
                              Art. 107 
 
          (Prosecuzione o riassunzione di processo sospeso) 
 
 
  1. Salva l'ipotesi di regolamento di competenza proposto  ai  sensi
dell'articolo 119, se con il  provvedimento  di  sospensione  non  e'
stata fissata l'udienza in cui il processo deve proseguire, entro  il
termine perentorio di  tre  mesi  dalla  cessazione  della  causa  di
sospensione o dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce
la controversia di cui all'articolo 106, comma 1,  le  parti  debbono
chiedere  al  giudice,  che  provvede  con  decreto,  la   fissazione
d'udienza in prosecuzione. 
 
 
  2. Durante la sospensione non  possono  essere  compiuti  atti  del
procedimento. 
 
 
  3. E'  fatta  salva  l'autorizzazione  da  parte  del  giudice  del
compimento di atti urgenti e la proposizione di domande cautelari. 
 
 
  4. La sospensione del giudizio interrompe i  termini  in  corso,  i
quali ricominciano a decorrere dal giorno della nuova udienza fissata
nel provvedimento di sospensione o nel decreto di fissazione  udienza
di cui al comma 1. 
 
 
                              Art. 108 
 
                     (Interruzione del giudizio) 
 
 
  1. Se prima della costituzione o all'udienza, sopravviene la  morte
oppure la perdita della capacita' di stare in giudizio di  una  delle
parti o del  suo  rappresentante  legale  o  la  cessazione  di  tale
rappresentanza, il processo e' interrotto, salvo che coloro ai  quali
spetta  di  proseguirlo  si  costituiscano  volontariamente,   oppure
l'altra parte provveda a citarli in riassunzione. 
 
 
  2. Se alcuno degli eventi interruttivi di cui al comma 1 si  avvera
nei riguardi della parte che si e' costituita a mezzo di procuratore,
questi lo dichiara in udienza o lo notifica alle altre parti. 
 
 
  3. Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il processo e'
interrotto,  salvo  che  avvenga  la  costituzione  volontaria  o  la
riassunzione. 
 
 
  4.  Se  la  parte  e'  costituita  personalmente,  il  processo  e'
interrotto al momento dell'evento. 
 
 
  5. Se l'evento riguarda la parte dichiarata contumace, il  processo
e' interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo e' documentato
dall'altra   parte,   o   e'   notificato   ovvero   e'   certificato
dall'ufficiale giudiziario nella relazione di  notificazione  di  uno
dei provvedimenti di cui all'articolo 93, comma 5. 
 
 
  6. Nell'udienza di discussione, il pubblico  ministero  se  ritiene
non sussistere i presupposti per la riassunzione nei confronti  degli
eredi, ovvero di  successori  di  persona  giuridica,  puo'  chiedere
l'immediata declaratoria di estinzione  del  processo  nei  confronti
della parte colpita dall'evento interruttivo. 
 
 
  7. Se la parte e' costituita a mezzo di procuratore, il processo e'
interrotto dal giorno  della  morte,  radiazione  o  sospensione  del
procuratore stesso. In tal caso si applica la disposizione del  comma
1. Non sono  cause  d'interruzione  la  revoca  della  procura  o  la
rinuncia ad essa. 
 
 
  8. Se alcuno degli eventi interruttivi si avvera  o  e'  notificato
dopo la chiusura della discussione  davanti  al  collegio,  esso  non
produce effetto se non nel caso di nuova udienza di discussione. 
 
 
                              Art. 109 
 
        (Prosecuzione o riassunzione di processo interrotto) 
 
 
  1.  La  prosecuzione  del  giudizio  puo'  avvenire  all'udienza  o
mediante deposito in segreteria di una comparsa contenente  l'istanza
di fissazione d'udienza in prosecuzione. 
 
 
  2. Il giudice, con decreto  da  emanarsi  entro  dieci  giorni  dal
deposito  della   comparsa,   fissa   la   data   della   udienza   e
contestualmente assegna un termine per  la  notificazione  e  per  il
deposito di memorie e documenti. 
 
 
  3. La comparsa, unitamente al decreto di  fissazione  dell'udienza,
e' notificata alle altre parti a cura dell'istante. 
 
 
  4. Se non avviene la prosecuzione del processo a  norma  dei  commi
precedenti, l'altra parte puo' riassumere il processo ai sensi e  con
le modalita' di cui all'articolo 303 del codice di procedura civile. 
 
 
  5. In caso d'interruzione del processo si applicano le disposizioni
dei commi 2, 3 e 4 dell'articolo 107. 
 
 
  6. Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il  termine
perentorio di tre mesi dall'interruzione, altrimenti si estingue. 
 
 
                              Art. 110 
 
                  (Rinunzia agli atti del processo) 
 
 
  1. La rinunzia agli atti del processo puo' essere fatta dalle parti
in qualunque stato e grado della causa. 
 
 
  2. Il pubblico ministero  puo',  anche  mediante  dichiarazione  in
udienza, rinunziare motivatamente agli atti del processo. 
 
 
  3. La rinunzia produce i  suoi  effetti  solo  dopo  l'accettazione
fatta dalla controparte nelle debite forme. 
 
 
  4. L'accettazione non e' efficace se contiene riserve o condizioni. 
 
 
  5. Le dichiarazioni di accettazione sono fatte  dalle  parti  o  da
loro  procuratori  speciali,  verbalmente  all'udienza  o  con   atti
sottoscritti e notificati alle altre parti. 
 
 
  6. Il giudice, se  la  rinuncia  e  l'accettazione  sono  regolari,
dichiara l'estinzione del processo. 
 
 
  7. La declaratoria di estinzione  del  processo  non  da'  luogo  a
pronuncia sulle spese. 
 
 
                              Art. 111 
 
                      (Estinzione del processo) 
 
 
  1. Oltre che nei casi previsti dall'articolo 110, e  salvo  diverse
disposizioni di legge, il processo si estingue qualora le parti  alle
quali spetta di rinnovare la citazione, o di proseguire, riassumere o
integrare il giudizio, non vi abbiano  provveduto  entro  il  termine
perentorio stabilito dalla legge, o dal giudice che dalla  legge  sia
autorizzato a fissarlo. 
 
 
  2. Quando la legge autorizza  il  giudice  a  fissare  il  termine,
questo non puo' essere inferiore ad un mese ne' superiore a tre. 
 
 
  3. Il processo si estingue, altresi', se per un  anno  non  si  sia
presentata domanda di fissazione udienza o non  si  sia  fatto  alcun
altro atto di procedura. 
 
 
  4. L'estinzione opera di diritto ed e' dichiarata, anche d'ufficio,
con sentenza. 
 
 
  5. L'estinzione del processo non estingue l'azione. 
 
 
  6. L'estinzione rende inefficaci  gli  atti  compiuti,  ma  non  le
sentenze di merito pronunciate nel corso del processo e  le  pronunce
che regolano la competenza. 
 
 
  7. Dalle prove raccolte il giudice puo' desumere argomenti di prova
ai sensi dell'articolo 95, comma 3. 
 
 
  8. Le spese del giudizio estinto restano a carico delle  parti  che
le hanno sostenute. 
 

CAPO VII Correzione di errore materiale dei provvedimenti del giudice

 
                              Art. 112 
 
              (Casi di correzione di errori materiali) 
 
 
  1. Le  sentenze  e  le  ordinanze  non  revocabili  possono  essere
corrette, su ricorso  di  parte,  dallo  stesso  giudice  che  le  ha
pronunciate, qualora egli  sia  incorso  in  omissioni  o  in  errori
materiali o di calcolo. 
 
 
  2. L'ordinanza di correzione e' notificata alle altre parti a  cura
del  ricorrente.  A   seguito   della   notifica   la   sentenza   e'
ordinariamente impugnabile relativamente alle parti corrette. 
 
 
  3. Nel caso di sentenze che siano state impugnate  in  appello,  la
correzione puo' essere devoluta in gravame ed effettuata dal  giudice
dell'appello. 
 
 
                              Art. 113 
 
                    (Procedimento di correzione) 
 
 
  1. Il procedimento di correzione ha  natura  amministrativa  e  non
costituisce giudizio autonomo. 
 
 
  2. Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa  correzione,
il giudice provvede con decreto. 
 
 
  3. Se la correzione e' chiesta da una delle parti, il giudice,  con
decreto  da  notificarsi,  insieme  con  il  ricorso  e  a  cura  del
richiedente, al procuratore costituito delle altre parti oppure  alla
residenza  dichiarata  o  al  domicilio  eletto  nel  caso  di  parti
costituite  personalmente,  fissa  l'udienza  nella  quale  le  parti
debbono comparire davanti a lui. 
 
 
  4. Se la correzione di una sentenza e' chiesta dopo un  anno  dalla
pubblicazione, il ricorso e il decreto debbono essere notificati alle
altre parti personalmente. 
 
 
  5. Sull'istanza il giudice, all'esito  dell'udienza,  provvede  con
ordinanza, che e' annotata sull'originale del provvedimento. 
 

TITOLO IV GIUDIZI INNANZI LE SEZIONI RIUNITE CAPO I Questioni di massima e questioni di particolare importanza

 
                              Art. 114 
 
                    (Deferimento della questione) 
 
 
  1. Le  sezioni  giurisdizionali  d'appello  possono  deferire  alle
sezioni riunite in sede giurisdizionale la soluzione di questioni  di
massima, d'ufficio  o  anche  a  seguito  di  istanza  formulata  dal
procuratore  generale  o  da  ciascuna  delle  parti   del   giudizio
d'impugnazione. 
 
 
  2.  La  sezione,  con  l'ordinanza  di  deferimento,   dispone   la
rimessione del fascicolo  d'ufficio  alla  segreteria  delle  sezioni
riunite. 
 
 
  3. Il presidente della Corte dei conti e  il  procuratore  generale
possono deferire alle sezioni  riunite  in  sede  giurisdizionale  la
risoluzione di questioni di massima oppure di  questioni  di  diritto
che  abbiano  dato  luogo,  gia'  in  primo   grado,   ad   indirizzi
interpretativi o applicativi difformi. 
 
 
                              Art. 115 
 
                      (Fissazione dell'udienza) 
 
 
  1. L'udienza e' fissata con decreto presidenziale da emanarsi entro
dieci  giorni  dalla  comunicazione  dell'ordinanza  o  dal  deposito
dell'atto di deferimento alla segreteria delle sezioni riunite. 
 
 
  2.  Almeno  venti  giorni  prima  dell'udienza,   il   decreto   e'
comunicato,  a  cura  della  segreteria  delle  sezioni  riunite,  al
procuratore generale e alle parti costituite nella causa in relazione
alla quale la questione e' sollevata. 
 
 
  3. L'atto di deferimento del presidente della Corte  dei  conti  e'
comunicato, a cura della segreteria delle sezioni riunite, unitamente
al decreto di fissazione d'udienza, al procuratore  generale  e  agli
avvocati delle parti costituite. 
 
 
  4. L'atto di deferimento del procuratore generale e'  notificato  a
cura di quest'ultimo, unitamente al decreto di fissazione  d'udienza,
agli avvocati delle parti costituite. 
 
 
  5. Il procuratore generale e le parti hanno facolta' di  presentare
memorie non oltre cinque giorni prima dell'udienza. 
 
 
  6. L'atto di deferimento e' comunicato, altresi', al giudice  della
causa in relazione alla quale la questione e' sollevata;  il  giudice
sospende il giudizio e trasmette, su richiesta della segreteria delle
sezioni riunite, il fascicolo processuale. 
 
 
                              Art. 116 
 
      (Risoluzione della questione e prosecuzione della causa) 
 
 
  1. Le modalita' di  svolgimento  dell'udienza,  della  decisione  e
della deliberazione sono disciplinate dalle disposizioni previste per
l'appello, in quanto applicabili. 
 
 
  2. La sentenza che risolve la questione deferita e'  depositata  in
segreteria entro sessanta giorni dalla conclusione  della  camera  di
consiglio nella quale e' stata deliberata. 
 
 
  3. La segreteria comunica la sentenza  al  procuratore  generale  e
agli avvocati delle parti costituite, nonche' al giudice della  causa
in relazione alla quale la  questione  e'  sollevata  il  quale,  con
decreto da emanarsi entro  dieci  giorni  dalla  comunicazione  della
sentenza  delle  sezioni  riunite,  fissa  la  data  dell'udienza  di
discussione e contestualmente  assegna  alle  parti  un  termine  non
inferiore a venti giorni per il deposito di memorie e documenti. 
 
 
                              Art. 117 
 
     (Riproposizione di questione in caso di motivato dissenso) 
 
 
  1. La  sezione  giurisdizionale  di  appello  che  ritenga  di  non
condividere un principio di diritto di cui debba  fare  applicazione,
gia' enunciato dalle sezioni riunite, rimette a  queste  ultime,  con
ordinanza motivata, la decisione dell'impugnazione. 
 

CAPO II Regolamenti di competenza

 
                              Art. 118 
 
               (Conflitto di competenza territoriale) 
 
 
  1. Quando, in seguito alla ordinanza che dichiara  la  incompetenza
territoriale del giudice adito, la causa  e'  riassunta  nei  termini
fissati dal giudice nell'ordinanza medesima o, in mancanza, in quello
di tre  mesi  dalla  comunicazione,  davanti  al  giudice  dichiarato
competente, questi, se ritiene di essere a  sua  volta  incompetente,
richiede d'ufficio il regolamento di competenza dinanzi alla  sezioni
riunite. 
 
 
                              Art. 119 
 
   (Regolamento di competenza in caso di sospensione del processo) 
 
 
  1. Il pubblico ministero e le parti  costituite  in  giudizio,  nel
quale sia stata disposta ordinanza di  sospensione  del  processo  ai
sensi  dell'articolo  106,  possono  proporre  alle  sezioni  riunite
istanza di regolamento di competenza. 
 
 
  2. L'istanza si  propone  con  ricorso  sottoscritto  dal  pubblico
ministero ovvero dal difensore che assiste la parte o dalla parte  se
questa e' costituita personalmente. 
 
 
  3. Il giudice del processo sospeso puo' autorizzare  il  compimento
di atti che ritiene urgenti ed adottare misure cautelari. 
 
 
                              Art. 120 
 
            (Procedimento del regolamento di competenza) 
 
 
  1. L'ordinanza che propone d'ufficio il regolamento  di  competenza
territoriale dispone  la  rimessione  del  fascicolo  d'ufficio  alla
segreteria  delle  sezioni  riunite  ed  e'  comunicata  alle   parti
costituite che possono, nei venti giorni successivi, depositare nella
segreteria delle sezioni riunite memorie e documenti. 
 
 
  2. Il ricorso per regolamento di competenza concernente l'ordinanza
di sospensione del giudizio deve  essere  notificato,  a  cura  della
parte che lo propone, entro il termine perentorio  di  trenta  giorni
dalla comunicazione dell'ordinanza che ha sospeso il processo. 
 
 
  3. La parte che propone l'istanza, nei venti giorni successivi alla
notificazione,  che  nel  caso  di  pluralita'   di   parti   decorre
dall'ultima notificazione, provvede al deposito del ricorso. 
 
 
  4. La segreteria della sezione giurisdizionale davanti  alla  quale
pende il  processo  sospeso  trasmette  il  relativo  fascicolo  alla
segreteria delle sezioni riunite. 
 
 
  5. Il presidente, con decreto da emanarsi entro  dieci  giorni  dal
deposito, fissa la data dell'udienza di discussione e contestualmente
assegna alle parti un termine non inferiore a  venti  giorni  per  il
deposito di memorie e documenti. 
 
 
  6.  Il  decreto  di  fissazione  dell'udienza  di  discussione   e'
comunicato alle parti a cura della segreteria delle sezioni riunite. 
 
 
                              Art. 121 
 
             (Ordinanza di regolamento della competenza) 
 
 
  1. Le sezioni riunite pronunciano il regolamento di competenza  con
ordinanza. 
 
 
  2. L'ordinanza di regolamento e' pubblicata entro  sessanta  giorni
dalla conclusione della camera di  consiglio  nella  quale  e'  stata
deliberata ed e' comunicata alle parti a cura della segreteria  delle
sezioni riunite. 
 
 
                              Art. 122 
 
                     (Riassunzione della causa) 
 
 
  1. La causa che ha dato origine  a  regolamento  di  competenza  e'
riassunta, a cura della parte  piu'  diligente,  innanzi  al  giudice
dichiarato  territorialmente   competente   ovvero,   nel   caso   di
regolamento  che  abbia  pronunciato  su  ordinanza  di   sospensione
necessaria, innanzi al giudice del giudizio sospeso, entro il termine
perentorio  di  tre  mesi  dalla  comunicazione   dell'ordinanza   di
regolamento. 
 
 
  2. La mancata riassunzione  in  termini  comporta,  in  ogni  caso,
l'estinzione del processo. 
 

CAPO III Giudizi in unico grado

 
                              Art. 123 
 
                              (Ricorso) 
 
 
  1. I giudizi elencati nell'articolo 11, comma  6,  promuovibili  ad
istanza di parte, in unico grado e innanzi alle  sezioni  riunite  in
speciale composizione, sono introdotti mediante ricorso. 
 
 
  2. Il ricorso deve contenere: 
 
 
  a) gli elementi identificativi del ricorrente, del suo difensore  e
delle parti nei cui confronti il ricorso e' proposto; 
 
 
  b) l'indicazione dell'oggetto della domanda, ivi compreso l'atto  o
il  provvedimento  impugnato  e  la  data  della  sua  notificazione,
comunicazione o comunque della sua conoscenza; 
 
 
  c) l'esposizione sommaria dei fatti; 
 
 
  d) i motivi specifici su cui si fonda il ricorso; 
 
 
  e) l'indicazione dei provvedimenti chiesti al giudice; 
 
 
  f) la sottoscrizione del difensore, con indicazione  della  procura
speciale  rilasciata  dal  ricorrente  nelle   forme   previste   dal
rispettivo ordinamento. 
 
 
  3. I motivi proposti in violazione del comma 2,  lettera  d),  sono
inammissibili. 
 
 
                              Art. 124 
 
                     (Notificazione del ricorso) 
 
 
  1. Il ricorso avverso la deliberazione della sezione regionale  di'
controllo e' proposto,  a  pena  di  inammissibilita',  entro  trenta
giorni  dalla  conoscenza  legale  della  delibera  impugnata  ed  e'
notificato, nelle forme della citazione in ogni caso  al  procuratore
generale della Corte dei conti e, ai fini conoscitivi,  alla  sezione
del controllo che ha emesso la delibera impugnata nonche': 
 
 
  a) nei giudizi sui piani di riequilibrio: 
 
 
  1) alla Commissione per la finanza e gli organi degli  enti  locali
presso il Ministero dell'interno che sia intervenuta nel procedimento
conclusosi con la deliberazione  della  sezione  di  controllo  della
Corte dei conti oggetto del giudizio; 
 
 
  2) al prefetto territorialmente competente, nel caso in  cui  dalla
deliberazione  di  controllo  derivino  effetti  incidenti  su   atti
consequenziali di competenza delle prefetture; 
 
 
  b) nei giudizi  sui  rendiconti  consiliari,  ai  Presidenti  della
Giunta regionale e del Consiglio regionale; 
 
 
  c) in ogni caso, agli eventuali ulteriori controinteressati. 
 
 
  2. Gli altri  tipi  di  ricorso  sono  proponibili  finche'  l'atto
oggetto del giudizio produce effetti giuridici e  sussista  interesse
all'impugnativa. 
 
 
                              Art. 125 
 
                       (Deposito del ricorso) 
 
 
  1. Il ricorso, con la relativa documentazione e con la prova  delle
avvenute notificazioni, e' depositato nella segreteria delle  sezioni
riunite entro dieci giorni decorrenti  dall'ultima  notificazione,  a
pena di inammissibilita'. 
 
 
  2. E' fatta salva la facolta' della parte di effettuare il deposito
dell'atto, anche se non ancora pervenuto  al  destinatario,  sin  dal
momento in cui  la  notificazione  dell'atto  si  perfeziona  per  il
notificante. 
 
 
  3. La parte che si avvale della facolta'  di  cui  al  comma  2  e'
tenuta a depositare la documentazione comprovante la data in  cui  la
notificazione si  e'  perfezionata  anche  per  il  destinatario.  In
assenza di tale prova l'impugnazione e' inammissibile. 
 
 
                              Art. 126 
 
              (Fissazione dell'udienza di trattazione) 
 
 
  1. Il  presidente,  con  decreto  emesso  non  oltre  dieci  giorni
dall'avvenuto deposito del ricorso, fissa l'udienza  di  discussione,
dispone l'acquisizione a cura della segreteria delle sezioni  riunite
del fascicolo  d'ufficio  della  sezione  regionale  di  controllo  e
assegna alle parti il termine di dieci giorni prima dell'udienza  per
il deposito di memorie, atti e documenti. Il  decreto  e'  comunicato
alle parti a cura della segreteria delle sezioni riunite. 
 
 
  2. La segreteria delle sezioni riunite, contestualmente al  decreto
di fissazione dell'udienza, comunica all'ente che  ha  emesso  l'atto
impugnato e al procuratore generale copia digitalizzata del ricorso e
della  documentazione  allegata  e  richiede  alla  segreteria  della
sezione  regionale  di  controllo  la  trasmissione   del   fascicolo
d'ufficio. 
 
 
                              Art. 127 
 
                     (Costituzione delle parti) 
 
 
  1. Le parti  intimate  possono  costituirsi  mediante  comparsa  di
risposta, nonche' fare istanze e produrre documenti entro il  termine
di cui all'articolo 126, comma 1. 
 
 
  2. Il procuratore generale, quale  parte  necessaria  interveniente
nel giudizio, entro  lo  stesso  termine  di  cui  al  comma  1  puo'
presentare memorie conclusionali;  in  mancanza,  conclude  oralmente
all'udienza di discussione. 
 
 
                              Art. 128 
 
                             (Decisione) 
 
 
  1. Le  sezioni  riunite,  entro  trenta  giorni  dal  deposito  del
ricorso, decidono in camera di consiglio, al termine dell'udienza  di
discussione. 
 
 
  2. Ove, ai fini della decisione, si renda necessario un supplemento
istruttorio, le sezioni riunite adottano ordinanza e fissano, con  la
stessa,  la  parte  onerata,  il  termine  per  l'espletamento  degli
incombenti e la data di udienza in prosecuzione. 
 
 
  3.   Il   dispositivo   della   sentenza,   oppure   dell'ordinanza
istruttoria, e' letto al termine  della  camera  di  consiglio  e  si
considera reso noto alle parti costituite. 
 
 
  4. La sentenza che  definisce  il  giudizio,  regola  le  spese  di
giustizia e se del caso quelle di difesa  sostenute  dalle  parti  ai
sensi   dell'articolo   31.   La   sentenza   e'   pubblicata   entro
quarantacinque giorni dalla camera di consiglio nella quale e'  stata
deliberata. 
 
 
  5. La  segreteria  da'  comunicazione  dell'avvenuta  pubblicazione
della sentenza a tutte le parti legittimate al  giudizio  o  comunque
intervenute nello stesso. 
 
 
                              Art. 129 
 
                              (Rinvio) 
 
 
  1. Per quanto non diversamente disciplinato nel presente  Capo,  si
applicano  le  disposizioni  di  cui  alla  Parte  VI  relativa  alle
impugnazioni. 
 

TITOLO V RITI SPECIALI CAPO I Rito abbreviato

 
                              Art. 130 
 
               (Ambito di applicazione e procedimento) 
 
 
  1. In alternativa al rito ordinario, con funzione deflattiva  della
giurisdizione  di  responsabilita'  e   allo   scopo   di   garantire
l'incameramento certo e immediato di somme  risarcitorie  all'erario,
il convenuto in primo grado, acquisito il previo  e  concorde  parere
del pubblico ministero, puo' presentare, a pena  di  decadenza  nella
comparsa di risposta,  richiesta  di  rito  abbreviato  alla  sezione
giurisdizionale per la definizione alternativa del giudizio  mediante
il pagamento di una somma non superiore al 50 per cento della pretesa
risarcitoria azionata in citazione. 
 
 
  2. I soggetti nei cui confronti sia stata pronunciata  sentenza  di
condanna  possono  chiedere  alla  competente  sezione  di   appello,
acquisito il previo e concorde parere del pubblico ministero, che  il
procedimento venga definito mediante il pagamento di  una  somma  non
inferiore al 70 per cento del danno contestato in citazione. 
 
 
  3. La richiesta di rito abbreviato puo' essere formulata anche  per
la prima volta in appello, a pena  di  decadenza  contestualmente  al
gravame principale, incidentale o con la comparsa di  costituzione  e
risposta nel giudizio di appello proposto dal pubblico ministero. 
 
 
  4. La richiesta di rito abbreviato e'  comunque  inammissibile  nei
casi di doloso arricchimento del danneggiante. 
 
 
  5. Il presidente fissa l'udienza in camera di consiglio con decreto
che viene comunicato a cura della segreteria alle  parti  costituite.
Egualmente procede se il convenuto,  nell'atto  di  parte,  prospetta
come ingiustificato il dissenso  espresso  dalla  procura  competente
sulla richiesta di rito abbreviato presentata ai sensi dei commi 1  e
2, e tale prospettazione non appare manifestamente infondata. 
 
 
  6. Il collegio, con decreto in  camera  di  consiglio,  sentite  le
parti, delibera in merito alla richiesta, motivando  in  ordine  alla
congruita' della somma proposta,  in  ragione  della  gravita'  della
condotta tenuta dal convenuto e della entita' del danno.  In  appello
e' comunque escluso l'esercizio del potere riduttivo. 
 
 
  7. In caso di accoglimento della richiesta, il  collegio  determina
la somma dovuta e stabilisce un termine perentorio  non  superiore  a
trenta giorni per il versamento. Ove  non  gia'  fissata,  stabilisce
l'udienza in camera di  consiglio  nella  quale,  sentite  le  parti,
accerta  l'avvenuto  tempestivo  e  regolare  versamento,  in   unica
soluzione, della somma determinata. 
 
 
  8. Il collegio definisce  il  giudizio  con  sentenza,  provvedendo
sulle spese. 
 
 
  9. La sentenza pronunciata in primo grado non e' impugnabile. 
 
 
  10. In caso di non accoglimento della richiesta, ovvero in caso  di
omesso pagamento della  somma  fissata  ai  sensi  del  comma  7,  il
giudizio prosegue con il rito ordinario. 
 
 
  11. Quando si procede con  rito  ordinario  a  seguito  di  mancato
concorde parere del pubblico ministero e la sentenza che definisce il
giudizio condanna ad una somma pari o inferiore a quella proposta  ai
sensi dei commi 1 e 2, il collegio  ne  tiene  conto  nel  provvedere
sulle spese. 
 

CAPO II Rito monitorio

 
                              Art. 131 
 
                      (Ambito di applicazione) 
 
 
  1. Nei  giudizi  di  responsabilita'  amministrativa  e  di  conto,
qualora emergano fatti  dannosi  di  lieve  entita'  patrimonialmente
lesiva, ovvero addebiti d'importo non superiore  a  10.000  euro,  il
presidente della competente sezione giurisdizionale o un  consigliere
da lui delegato, sentito il pubblico ministero, puo' determinare  con
decreto la somma da pagare all'erario. 
 
 
  2. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su
proposta del Presidente della Corte dei conti il limite di  somma  di
cui al comma  1  e'  aggiornato  ogni  tre  anni  in  relazione  alla
variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi  al  consumo
per le famiglie degli operai e degli impiegati. 
 
 
                              Art. 132 
 
                           (Procedimento) 
 
 
  1. Il decreto di cui  all'articolo  131,  comma  1,  stabilisce  il
termine  per  l'accettazione  della  determinazione  presidenziale  e
l'udienza  di  discussione  del  giudizio,  nel   caso   di   mancata
accettazione. 
 
 
  2. Copia del decreto, a cura della segreteria, e'  comunicata  alle
parti, con invito a sottoscriverla, con firma  autenticata  anche  in
forma amministrativa, in segno di accettazione e a restituirla  entro
il termine assegnato che decorre dalla data di legale conoscenza  del
decreto. 
 
 
  3. In caso di accettazione, il presidente dispone la  cancellazione
della causa dal ruolo e traduce in ordinanza, avente forza di  titolo
esecutivo, la precedente determinazione.  Copia  in  forma  esecutiva
dell'ordinanza e' trasmessa all'amministrazione  interessata  a  cura
del pubblico ministero. 
 
 
  4. Quando vi sia esplicita dichiarazione di non accettazione o  sia
infruttuosamente decorso il termine  assegnato,  ovvero  in  caso  di
irreperibilita' della parte, il  giudizio  viene  discusso  nel  rito
ordinario all'udienza fissata. 
 
 
  5. Nei giudizi di responsabilita' amministrativa, nel caso di  piu'
convenuti e di responsabilita' ripartita, se  l'accettazione  non  e'
data da tutti, il giudizio prosegue soltanto nei  confronti  dei  non
accettanti. Qualora invece si tratti di responsabilita' solidale,  la
causa prosegue anche nei confronti degli  accettanti.  A  cura  della
segreteria questi saranno avvertiti della prosecuzione del giudizio. 
 

CAPO III Rito relativo a fattispecie di responsabilità sanzionatoria pecuniaria

 
                              Art. 133 
 
        (Giudizio per l'applicazione di sanzioni pecuniarie) 
 
 
  1. Ferma restando la responsabilita' di cui all' articolo  1  della
legge 14 gennaio 1994 n. 20, e successive  modificazioni,  quando  la
legge prevede che la Corte di conti  irroga,  ai  responsabili  della
violazione  di  specifiche  disposizioni  normative,   una   sanzione
pecuniaria, stabilita tra  un  minimo  ed  un  massimo  edittale,  il
pubblico  ministero  d'ufficio,  o  su   segnalazione   della   Corte
nell'esercizio delle sue attribuzioni  contenziose  o  di  controllo,
promuove il giudizio per l'applicazione della sanzione pecuniaria. 
 
 
  2. Il giudizio e' promosso  con  ricorso  al  giudice  monocratico,
previamente designato dal presidente  della  sezione  giurisdizionale
regionale, territorialmente competente. 
 
 
  3. Copia del ricorso e' notificata alla parte a cura  del  pubblico
ministero. 
 
 
  4. Il  pubblico  ministero  deposita  presso  la  segreteria  della
sezione il ricorso, unitamente ai documenti in esso richiamati, entro
dieci giorni dalla notificazione del medesimo. 
 
 
  5. La parte puo' costituirsi in  giudizio  depositando  il  proprio
fascicolo, contenente la comparsa di risposta, la copia  del  ricorso
notificato, la procura e i  documenti  che  offre  in  comunicazione,
entro trenta giorni dalla notificazione del ricorso. 
 
 
                              Art. 134 
 
                       (Decisione del ricorso) 
 
 
  1. Il  giudice  decide  con  decreto  motivato,  sentite  le  parti
presenti,  da  emettersi  entro  sessanta  giorni  dal  deposito  del
ricorso. 
 
 
  2. Quando  accoglie  il  ricorso,  il  giudice  emette  decreto  di
condanna al pagamento  della  sanzione.  Nella  determinazione  della
sanzione, si ha riguardo alla gravita' della violazione  e  all'opera
svolta  dall'agente  per  l'eliminazione,  o  l'attenuazione,   delle
conseguenze della  violazione.  Contestualmente  alla  determinazione
della sanzione, il giudice fissa  altresi'  una  sanzione  in  misura
ridotta, pari al trenta per cento, per il caso di pagamento immediato
della stessa, e assegna al responsabile un termine  non  inferiore  a
trenta giorni, per procedere al  versamento  della  somma,  indicando
l'amministrazione destinataria dei proventi. Con il medesimo decreto,
il giudice liquida le spese. 
 
 
  3. Avverso il decreto, puo' essere fatta opposizione al collegio, a
norma dell'articolo 135. 
 
 
  4. La decisione del giudice monocratico, se non opposta,  e  quella
dal collegio, sono esecutive e hanno forza di titolo esecutivo. 
 
 
                              Art. 135 
 
                            (Opposizione) 
 
 
  1. Le parti possono proporre opposizione al collegio,  con  ricorso
da   depositarsi   nella   segreteria   della   competente    sezione
giurisdizionale  regionale,  nel  termine  di  trenta  giorni   dalla
notificazione del decreto. 
 
 
  2. Il deposito del ricorso sospende l'esecuzione del decreto. 
 
 
  3. Il presidente, entro dieci giorni dal deposito, fissa  l'udienza
di discussione. Tra il giorno del deposito del ricorso e l'udienza di
discussione non devono decorrere piu' di quaranta giorni. 
 
 
  4. Entro dieci giorni dalla emanazione del  decreto  di  fissazione
dell'udienza quest'ultimo, unitamente al ricorso in opposizione, deve
essere notificato al resistente, a cura dell'opponente. 
 
 
  5.  Tra  la  data  di  notificazione  e  quella   dell'udienza   di
discussione deve intercorrere un termine non minore di venti giorni. 
 
 
                              Art. 136 
 
                             (Decisione) 
 
 
  1. Il collegio, sentite le parti presenti, e omessa ogni formalita'
non essenziale al contraddittorio,  procede  ad  eventuale  ulteriore
attivita' istruttoria, e definisce il giudizio con sentenza. 
 

PARTE III GIUDIZIO SUI CONTI TITOLO I GIUDIZIO SUI CONTI CAPO I Generalità

 
                              Art. 137 
 
                   (Ambito del giudizio di conto) 
 
 
  1. La Corte dei conti giudica  sui  conti  degli  agenti  contabili
dello Stato e delle altre pubbliche  amministrazioni  secondo  quanto
previsto a termini di legge. 
 
 
                              Art. 138 
 
                  (Anagrafe degli agenti contabili) 
 
 
  1.  Le  amministrazioni  comunicano  alla  sezione  giurisdizionale
territorialmente  competente  i  dati  identificativi   relativi   ai
soggetti nominati agenti  contabili  e  tenuti  alla  resa  di  conto
giudiziale. 
 
 
  2. Presso la Corte dei conti e'  istituita  e  tenuta  in  apposito
sistema informativo una anagrafe degli agenti contabili, nella  quale
confluiscono i dati costantemente comunicati dalle amministrazioni  e
le variazioni che intervengono con riferimento a ciascun agente  e  a
ciascuna gestione. 
 
 
  3. Ai fini del deposito dei conti e dei relativi atti e  documenti,
e' consentito l'utilizzo delle modalita' stabilite con i  decreti  di
cui all'articolo 6 comma 3. 
 
 
  4. I conti giudiziali e i relativi atti o documenti sono  trasmessi
alla Corte dei conti mediante tecnologie  dell'informazione  e  della
comunicazione. I relativi fascicoli cartacei possono essere formati a
cura  delle  segreterie  delle  sezioni  senza  addebito  di   spese,
esclusivamente nel caso di iscrizione a ruolo d'udienza. 
 
 
  5.  All'anagrafe  di  cui  al   comma   2   possono   accedere   le
amministrazioni interessate, le sezioni giurisdizionali e le  procure
territorialmente competenti, secondo  modalita'  stabilite  ai  sensi
dell'articolo 6, comma 3. 
 
 
                              Art. 139 
 
                      (Presentazione del conto) 
 
 
  1. Gli agenti che vi sono tenuti,  entro  il  termine  di  sessanta
giorni, salvo il diverso termine previsto dalla legge, dalla chiusura
dell'esercizio  finanziario,  o  comunque  dalla   cessazione   della
gestione,  presentano  il  conto  giudiziale  all'amministrazione  di
appartenenza. 
 
 
  2. L'amministrazione individua  un  responsabile  del  procedimento
che,  espletata  la  fase  di  verifica  o  controllo  amministrativo
previsti  dalla  vigente  normativa,  entro   trenta   giorni   dalla
approvazione, previa parificazione del conto, lo deposita, unitamente
alla relazione degli organi di controllo interno, presso  la  sezione
giurisdizionale territorialmente competente. 
 
 
  3. Le modalita' di presentazione dei conti possono essere  adeguate
con legge statale o regionale alle esigenze specifiche delle  singole
amministrazioni,  comunque  nel  rispetto  dei   principi   e   delle
disposizioni in tema di contabilita' generale  dello  Stato.  Restano
ferme  le  disposizioni  legislative  e  regolamentari  che,  per  le
rispettive  amministrazioni,  prevedono  ulteriori   adempimenti   in
materia. 
 
 
                              Art. 140 
 
                        (Deposito del conto) 
 
 
  1. Il conto, munito dell'attestazione di  parifica,  e'  depositato
nella segreteria della sezione  giurisdizionale  competente,  che  lo
trasmette al giudice designato quale relatore dal presidente. Di tale
deposito la competente procura regionale acquisisce notizia  mediante
accesso all'apposito sistema  informativo  relativo  ai  conti  degli
agenti contabili . I conti giudiziali dei contabili di gestioni della
stessa specie possono essere riuniti in uno o piu' conti  riassuntivi
a cura dell'amministrazione interessata. 
 
 
  2. Il conto,  idoneo  per  forma  e  contenuto  a  rappresentare  i
risultati della gestione contabile propria dell'agente,  puo'  essere
compilato e depositato anche mediante modalita' telematiche. 
 
 
  3. Il deposito del conto costituisce l'agente  dell'amministrazione
in giudizio. 
 
 
  4. La segreteria  della  sezione  verifica  annualmente,  anche  su
segnalazione degli organi di controllo di  ciascuna  amministrazione,
il tempestivo deposito del conto e, nei  casi  di  mancato  deposito,
tramite elenco anche riepilogativo, comunica l'omissione al  pubblico
ministero, ai fini della formulazione di istanza per resa di conto. 
 
 
  5. Gli allegati e la correlata documentazione giustificativa  della
gestione non sono trasmessi alla Corte dei conti unitamente al conto,
salvo che la Corte stessa lo richieda. La  documentazione  e'  tenuta
presso  gli  uffici   dell'amministrazione   a   disposizione   delle
competenti sezioni giurisdizionali territoriali nei limiti  di  tempo
necessari ai fini dell'estinzione del giudizio di conto. 
 

CAPO II Giudizio per la resa del conto

 
                              Art. 141 
 
                              (Ricorso) 
 
 
  1. Il pubblico ministero, di sua iniziativa o su richiesta che  gli
venga  fatta  dalla  Corte  dei  conti   nell'esercizio   delle   sue
attribuzioni contenziose  o  di  controllo,  o  su  segnalazione  dei
competenti   uffici   o   degli   organi   di    controllo    interno
dell'amministrazione interessata, promuove il giudizio  per  la  resa
del conto nei casi di: 
 
 
  a) cessazione dell'agente contabile dal proprio ufficio senza  aver
presentato il conto della sua gestione; 
 
 
  b) deficienze accertate dall'amministrazione in corso di gestione o
comunque prima della scadenza del termine di presentazione del  conto
; 
 
 
  c) ritardo a presentare i conti nei termini stabiliti per  legge  o
per regolamento e il conto non sia stato compilato d'ufficio. 
 
 
  d) omissione del  deposito  del  conto  rilevata  dalle  risultanze
dell'anagrafe di  cui  all'articolo  138  o  a  anche  a  seguito  di
comunicazione d'ufficio della segreteria della sezione. 
 
 
  2. Il giudizio per la resa del conto  si  propone  con  ricorso  al
giudice  monocratico,  designato  previamente  dal  presidente  della
sezione. 
 
 
  3. Il  ricorso  contiene  l'individuazione  dell'agente  contabile,
della natura della gestione e il relativo periodo,  l'amministrazione
interessata, gli elementi in fatto e  in  diritto  su  cui  si  fonda
l'obbligo di resa del conto, la  richiesta  di  applicazione  di  una
sanzione pecuniaria in caso di grave e ingiustificato omesso deposito
del conto entro il termine fissato nel decreto di cui al comma 4. 
 
 
  4. Il giudice monocratico decide in camera di consiglio con decreto
motivato entro trenta giorni dal deposito del  ricorso;  in  caso  di
accoglimento,  assegna  al  contabile  un  termine  perentorio,   non
inferiore a trenta giorni, decorrente  dalla  legale  conoscenza  del
decreto, per il deposito del conto. 
 
 
  5. Copia del ricorso e del decreto, a cura del pubblico  ministero,
e'    notificata    all'agente    contabile    per     il     tramite
dell'amministrazione da cui dipende. 
 
 
  6. Decorso inutilmente il  termine  fissato  per  il  deposito  del
conto, il giudice dispone con  decreto  immediatamente  esecutivo  la
compilazione d'ufficio del conto, a spese  dell'agente  contabile  e,
salvo  che  non  ravvisi  gravi  e  giustificati  motivi,   determina
l'importo della sanzione pecuniaria a  carico  di  quest'ultimo,  non
superiore alla meta' degli stipendi, aggi o  indennita'  al  medesimo
dovuti in relazione al periodo cui il  conto  si  riferisce,  ovvero,
qualora l'agente contabile non goda di stipendio, aggio o indennita',
non superiore a 1.000 euro. 
 
 
  7. Se risulta che l'agente contabile ha presentato  il  conto  alla
propria  amministrazione  e  quest'ultima  non  lo  ha  trasmesso   e
depositato presso la sezione giurisdizionale, il conto  e'  acquisito
d'ufficio dal giudice monocratico, che commina la sanzione pecuniaria
di cui al comma 6 al responsabile  del  procedimento  individuato  ai
sensi dell'articolo 139, comma 2. 
 
 
                              Art. 142 
 
                            (Opposizione) 
 
 
  1. Avverso il decreto del  giudice  monocratico  si  puo'  proporre
opposizione al collegio con ricorso da depositarsi  nella  segreteria
della sezione nel termine fissato per il deposito del conto. 
 
 
  2. Il deposito del ricorso sospende l'esecuzione del decreto. 
 
 
  3. Il presidente, entro dieci  giorni  dal  deposito  del  ricorso,
fissa l'udienza di discussione e assegna alle parti un termine per il
deposito di memorie e documenti. 
 
 
  4.  Tra  il  giorno  del  deposito  del  ricorso  e  l'udienza   di
discussione non devono decorrere piu' di quaranta giorni. 
 
 
  5. La segreteria della sezione comunica il  decreto  di  fissazione
dell'udienza all'opponente e,  unitamente  al  ricorso,  al  pubblico
ministero. 
 
 
                              Art. 143 
 
                              (Udienza) 
 
 
  1. All'udienza, il collegio sente le parti presenti e, omessa  ogni
formalita' non essenziale al contraddittorio, procede  nel  modo  che
ritiene piu' opportuno ad eventuale ulteriore attivita' istruttoria. 
 
 
                              Art. 144 
 
                             (Decisione) 
 
 
  1. Il giudizio per resa di  conto  e'  definito  con  sentenza  non
appellabile, immediatamente esecutiva. 
 
 
  2. La sentenza, a cura della segreteria della sezione e' comunicata
all'agente tenuto alla resa del conto, all'amministrazione da cui  lo
stesso dipende e al pubblico ministero. 
 

CAPO III Giudizio sul conto

 
                              Art. 145 
 
                      (Istruzione e relazione) 
 
 
  1.  Il  conto  depositato  presso  la  sezione  giurisdizionale  e'
tempestivamente assegnato, con  provvedimento  presidenziale,  ad  un
giudice designato previamente quale relatore. 
 
 
  2. Il presidente della sezione giurisdizionale con proprio  decreto
stabilisce  all'inizio  di  ciascun  anno,  sulla  base  di   criteri
oggettivi e predeterminati, le priorita' cui  i  magistrati  relatori
dovranno attenersi nella pianificazione dell'esame dei conti. 
 
 
  3. Il giudice relatore dopo  aver  accertato  la  parificazione  da
parte  dell'amministrazione,  procede  all'esame   del   conto,   dei
documenti ad esso allegati e degli altri atti  e  notizie  che  possa
avere comunque acquisito, anche  a  mezzo  di  strumenti  telematici,
attraverso apposita richiesta interlocutoria all'amministrazione o al
contabile, se del caso volta  alla  correzione  di  eventuali  errori
materiali, e all'effettuazione di ispezioni, accertamenti  diretti  e
nomine di consulenti tecnici, previa autorizzazione del  collegio  in
camera di consiglio. 
 
 
  4.  La  relazione  sul  conto  conclude  o  per  il  discarico  del
contabile, qualora il conto chiuda in pareggio e risulti regolare,  o
per la condanna del medesimo a pagare la somma di cui il relatore  lo
ritenga debitore, ovvero per la rettifica dei  resti  da  riprendersi
nel conto successivo, per  la  declaratoria  di  irregolarita'  della
gestione contabile, ovvero per gli altri provvedimenti  interlocutori
o definitivi che il relatore giudichi opportuni. 
 
 
                              Art. 146 
 
                       (Decreto di discarico) 
 
 
  1. Qualora il conto chiuda  in  pareggio  e  risulti  regolare,  il
giudice designato  deposita  la  relazione  nella  quale  propone  il
discarico del contabile. 
 
 
  2. Il presidente, ove non dissenta, ordina  la  trasmissione  della
relazione al pubblico ministero, che esprime il proprio avviso  entro
il termine perentorio di trenta giorni. 
 
 
  3. Se non e' espresso avviso contrario entro il termine di  cui  al
comma 2, l'approvazione del conto e' data dal presidente, con decreto
di discarico. 
 
 
  4. Il decreto puo' essere anche  collettivo  e  riferirsi  tanto  a
conti successivi resi dallo stesso agente, quanto a conti prodotti da
piu' contabili della stessa amministrazione  o  riguardanti  gestioni
contabili omogenee. 
 
 
  5. Il decreto di discarico, a cura della segreteria della  sezione,
e'    comunicato    all'agente    contabile    per     il     tramite
dell'amministrazione da cui esso dipende ed al pubblico ministero. 
 
 
                              Art. 147 
 
                   (Iscrizione a ruolo d'udienza) 
 
 
  1. Il giudice designato per l'esame del conto deposita la relazione
presso la segreteria della sezione. 
 
 
  2. Nei casi in cui non possa provvedersi a norma dell'articolo 146,
entro il termine di trenta giorni dal deposito  della  relazione,  il
presidente fissa, con  decreto,  l'udienza  per  la  discussione  del
giudizio ed assegna un termine per il deposito di memorie e documenti
e delle conclusioni del pubblico ministero. 
 
 
  3. E' sempre fissata l'udienza, oltre che a seguito di scadenza del
termine fissato dal magistrato  relatore  per  la  presentazione  dei
documenti essenziali per l'esame della gestione, per: 
 
 
  a) i conti compilati d'ufficio quando al termine della gestione non
siano stati depositati; 
 
 
  b) i conti relativi all'ultima  gestione  degli  agenti  contabili,
quando comprendano partite  attinenti  a  precedenti  gestioni  degli
stessi  agenti  e  non  occorra  procedere  alla  revocazione   delle
decisioni sui conti precedenti; 
 
 
  c)  i  deconti  compilati  nei   casi   di   deficienza   accertata
dall'amministrazione a carico del contabile e prodotti alla Corte dei
conti anteriormente al giudizio sul conto; 
 
 
  d)   i   conti   complementari,   compilati   per   responsabilita'
amministrativa a carico di contabili, i cui conti  siano  stati  gia'
decisi; 
 
 
  e) i conti speciali di quegli agenti e di quelle gestioni, per  cui
non sussista in via normale l'obbligo della resa periodica del conto. 
 
 
  4. Il decreto di fissazione dell'udienza, a cura della  segreteria,
e'    comunicato    all'agente    contabile    per     il     tramite
dell'amministrazione da cui dipende, e al pubblico ministero. 
 
 
                              Art. 148 
 
                      (Udienza di discussione) 
 
 
  1.   All'udienza   possono   comparire   l'agente    contabile    e
l'amministrazione interessata. Si applica l'articolo 91. 
 
 
  2. L'agente contabile, ove presente in udienza, puo'  essere  anche
ascoltato direttamente dal Collegio per fornire chiarimenti,  ma  non
puo' svolgere difese orali senza il patrocinio di un  legale  o,  nel
caso  di  comparizione  dell'amministrazione,   di   un   funzionario
appositamente delegato. 
 
 
  3. Nei giudizi di conto il pubblico ministero  esprime  il  proprio
avviso e rassegna le proprie conclusioni nell'interesse della legge e
dell'erario, secondo le norme della presente  Parte,  nonche'  adotta
ogni provvedimento di sua competenza, anche d'urgenza, a tutela delle
ragioni erariali. 
 
 
  4. Durante l'esame  giudiziale,  il  pubblico  ministero  non  puo'
disporre ulteriori accertamenti istruttori finalizzati a  riscontrare
la regolarita' del conto,  salvo  che  sussistano  gravi  ed  urgenti
motivi, di cui da'  pronta  e  motivata  comunicazione  alla  sezione
giurisdizionale. 
 
 
  5. Quando con la responsabilita' di colui  che  ha  reso  il  conto
giudiziale concorra la responsabilita' di altri funzionari non tenuti
a presentare il conto, si riunisce il giudizio di conto con quello di
responsabilita'. 
 
 
  6. Nel caso sussistano  speciali  circostanze,  si  puo'  procedere
contro i responsabili del danno anche prima del giudizio di conto. 
 
 
                              Art. 149 
 
                             (Decisione) 
 
 
  1.  Quando  pronuncia  sentenza  parziale  od  altro  provvedimento
interlocutorio, il collegio puo' trattenere il  giudizio  sul  conto,
oppure disporre la restituzione degli atti al giudice designato  come
relatore, affinche' prosegua l'istruttoria. 
 
 
  2. Quando il collegio riconosce che i conti  furono  saldati  o  si
bilanciano in favore dell'agente dell'amministrazione,  pronuncia  il
discarico del medesimo e la liberazione, ove occorra, della  cauzione
e la  cancellazione  delle  ipoteche.  Ove  non  si  sia  provveduto,
l'interessato ha facolta' di  richiedere  i  provvedimenti  del  caso
nell'ambito di separato giudizio ad istanza di parte. 
 
 
  3. Quando non pronuncia discarico, il collegio  liquida  il  debito
dell'agente e  dispone,  ove  occorra,  la  rettifica  dei  resti  da
riprendersi nel conto successivo. 
 
 
  4. In ipotesi  di  ammanco  o  di  perdita  accertata  il  collegio
pronuncia condanna alla restituzione  delle  somme  mancanti  e  alla
alienazione della cauzione versata dal contabile o comunque  prestata
anche da terzi, purche' citati o intervenuti in giudizio. 
 
 
  5. Quando l'alienazione non e' autorizzata  con  la  decisione  sul
conto il pubblico ministero promuove un giudizio  mediante  citazione
notificata agli interessati. Il giudizio segue le forme  dei  giudizi
ad istanza di parte. 
 
 
                              Art. 150 
 
                            (Estinzione) 
 
 
  1. Il giudizio sul  conto  si  estingue  decorsi  cinque  anni  dal
deposito del conto presso la segreteria della sezione senza  che  sia
stata depositata la relazione prevista dall'articolo 145, comma 4,  o
siano state elevate contestazioni a carico  del  contabile  da  parte
dell'amministrazione,  degli  organi  di  controllo  o  del  pubblico
ministero che chieda con contestuale istanza la fissazione d'udienza. 
 
 
  2.  L'estinzione  opera  di  diritto  e,  ove  sia  necessario,  e'
dichiarata anche d'ufficio. 
 
 
  3. La segreteria della sezione  da'  comunicazione  dell'estinzione
all'amministrazione  interessata  e  al  pubblico  ministero,   anche
cumulativa in caso di estinzione di plurimi giudizi. 
 
 
  4.  Il  conto  e  la  relativa  documentazione,  se  depositati  in
originale analogico, sono restituiti alla competente  amministrazione
che ne faccia espressa richiesta. 
 
 
  5.   L'estinzione   del   giudizio   non   estingue   l'azione   di
responsabilita'. 
 

PARTE IV GIUDIZI PENSIONISTICI TITOLO I GIUDIZI PENSIONISTICI CAPO I Generalità e fase introduttiva

 
                              Art. 151 
 
                        (Giudice competente) 
 
 
  1. In materia di ricorsi pensionistici civili, militari e di guerra
la sezione giurisdizionale regionale competente  per  territorio,  in
primo grado, giudica in  composizione  monocratica,  in  funzione  di
giudice unico. 
 
 
  2. Il  difetto  della  competenza  per  territorio,  come  definita
dall'articolo 18, comma 1, lettera c), non e' rilevabile d'ufficio ed
e'  eccepito  a  pena  di  decadenza  nella  comparsa   di   risposta
tempestivamente depositata. L'eccezione si ha per non proposta se non
contiene l'indicazione del giudice che la parte ritiene competente. 
 
 
                              Art. 152 
 
                        (Forma della domanda) 
 
 
  1. La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere: 
 
 
  a) l'indicazione del giudice; 
 
 
  b) gli elementi identificativi  del  ricorrente,  del  convenuto  e
delle parti nei cui confronti il ricorso e' proposto; 
 
 
  c) la determinazione dell'oggetto della domanda; 
 
 
  d) l'esposizione succinta  dei  fatti  e  la  specificazione  degli
elementi di diritto sui quali si fonda la domanda; 
 
 
  e) l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il  ricorrente
intende avvalersi e in particolare dei documenti che  si  offrono  in
comunicazione; 
 
 
  f) la formulazione delle conclusioni; 
 
 
  g) la sottoscrizione  del  ricorrente,  se  esso  sta  in  giudizio
personalmente, oppure del difensore, con indicazione, in questo caso,
della procura speciale. 
 
 
                              Art. 153 
 
                   (Inammissibilita' del ricorso) 
 
 
  1. I ricorsi sono inammissibili, oltre che nei casi di mancanza dei
requisiti di cui all'articolo 152, lettere a), b), c), d), f)  e  g),
quando: 
 
 
  a) si impugni soltanto la parte del provvedimento per la  quale  fu
fatta espressa riserva di ulteriore pronuncia; 
 
 
  b) si propongano domande sulle quali non si sia provveduto in  sede
amministrativa, ovvero per le quali non sia trascorso il  termine  di
legge dalla notificazione all'amministrazione di un formale  atto  di
diffida a provvedere; 
 
 
  c) si ricorra avverso  provvedimenti  che  definiscono  domande  di
aggravamento in  conformita'  a  giudizi  delle  commissioni  mediche
pensionistiche   di   guerra   accettati   dall'interessato,   ovvero
confermati dalla commissione  medica  superiore,  e  il  ricorso  non
risulti documentato da perizia medica o certificazione rilasciata  da
strutture  sanitarie  pubbliche  successivamente  alla   domanda   di
aggravamento o nei sei mesi antecedenti. 
 
 
                              Art. 154 
 
                       (Deposito del ricorso) 
 
 
  1.  Il  ricorso  e'  depositato  nella  segreteria  della   sezione
giurisdizionale territorialmente competente insieme con  i  documenti
in esso indicati. 
 
 
  2. Il ricorso in materia  di  pensioni  di  guerra  e  di  pensioni
privilegiate ordinarie puo' essere depositato mediante spedizione  di
plico raccomandato alla segreteria della  sezione.  In  questo  caso,
della data di  spedizione  fa  fede  il  bollo  dell'ufficio  postale
mittente  e,  qualora  questo  sia  illeggibile,  la  ricevuta  della
raccomandata. 
 
 
  3.  Effettuato   il   deposito   del   ricorso,   l'amministrazione
competente, entro  trenta  giorni  dalla  richiesta  dell'ufficio  di
segreteria, deve depositare i documenti in base  ai  quali  e'  stato
emesso  il  provvedimento  impugnato  e,   nei   casi   di   silenzio
dell'amministrazione, indicare i motivi del rifiuto a provvedere. 
 
 
  4. Il presidente procede, al momento del  deposito  del  ricorso  e
secondo criteri oggettivi e predeterminati, alla sua assegnazione  ad
uno dei giudici unici delle pensioni in servizio presso la sezione. 
 
 
                              Art. 155 
 
        (Fissazione dell'udienza e notificazione del ricorso) 
 
 
  1. Il giudice unico fissa ogni semestre il  proprio  calendario  di
udienze e, con proprio decreto, fissa  la  trattazione  dei  relativi
giudizi. 
 
 
  2.  Le  parti  hanno  diritto  di  depositare  presso  la   sezione
giurisdizionale giudicante, personalmente o a  mezzo  di  procuratore
speciale, istanza di accelerazione ai sensi dell'articolo 89. 
 
 
  3. Il giudice, entro dieci giorni dal deposito del  ricorso,  fissa
l'udienza  di  discussione  con  decreto,  che  viene  comunicato  al
ricorrente dalla segreteria della sezione. 
 
 
  4.  Tra  il  giorno  del  deposito  del  ricorso  e  l'udienza   di
discussione non intercorrono piu' di sessanta giorni. 
 
 
  5. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, e'
notificato al convenuto, a cura dell'attore, entro dieci giorni dalla
data di comunicazione del decreto. 
 
 
  6. Tra la data di notificazione al convenuto e quella  dell'udienza
di discussione deve intercorrere un  termine  non  minore  di  trenta
giorni. 
 
 
  7. Il termine di cui al comma 6 e'  elevato  a  quaranta  giorni  e
quello di cui al comma 4 e' elevato a ottanta giorni nel caso in  cui
la notificazione prevista dal comma 5 debba effettuarsi all'estero. 
 
 
  8. Se la parte contro la quale e' stato proposto il ricorso non  si
costituisce e il collegio rileva un vizio che importi nullita'  della
notificazione, fissa con decreto  una  nuova  udienza  e  un  termine
perentorio per rinnovare la notificazione. La rinnovazione  impedisce
ogni decadenza. 
 
 
  9. Se la parte contro la quale e' stato proposto il ricorso non  si
costituisce neppure all'udienza fissata  a  norma  del  comma  8,  il
giudice provvede a norma dell'articolo 93. 
 
 
  10.  Se  l'ordine  di  rinnovazione  della  notificazione  non   e'
eseguito, il collegio ordina la cancellazione della causa dal ruolo e
il processo si estingue a norma dell'articolo 111. 
 
 
                              Art. 156 
 
                    (Costituzione del convenuto) 
 
 
  1.  Il  convenuto  deve  costituirsi  almeno  dieci  giorni   prima
dell'udienza, dichiarando la  residenza  o  eleggendo  domicilio  nel
comune in cui ha sede il giudice adito. 
 
 
  2. La costituzione del convenuto si effettua mediante  deposito  in
cancelleria di una memoria difensiva, nella quale  sono  proposte,  a
pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito che non siano
rilevabili d'ufficio e le eventuali domande in via riconvenzionale. 
 
 
  3. Nella stessa memoria il convenuto deve  prendere  posizione,  in
maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione, circa i
fatti affermati dall'attore  a  fondamento  della  domanda,  proporre
tutte le sue difese in fatto e in diritto e indicare  specificamente,
a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali intende  avvalersi  e
in particolare i documenti, che deve contestualmente depositare. 
 
 
                              Art. 157 
 
            (Costituzione e difesa personali delle parti) 
 
 
  1. Il ricorso puo' essere proposto anche senza  patrocinio  legale,
ma il ricorrente non puo' svolgere oralmente, in udienza, le  proprie
difese. L'assistenza legale  puo'  essere  svolta  da  professionisti
iscritti all'albo degli avvocati. 
 
 
  2.  Qualora  il  ricorrente  non  sia  reperibile  nella  residenza
dichiarata o nel domicilio eletto e  non  abbia  indicato  un  valido
indirizzo di posta elettronica  certificata  le  notificazioni  e  le
comunicazioni nei suoi confronti sono  effettuate  mediante  deposito
nella segreteria della sezione. 
 
 
                              Art. 158 
 
              (Difesa delle pubbliche amministrazioni) 
 
 
  1. L'amministrazione puo' farsi rappresentare  in  giudizio  da  un
proprio dirigente o da un funzionario appositamente delegato. 
 
 
  2. Per le amministrazioni statali e equiparate si applica, anche in
grado di appello, la disposizione dell'articolo 417-bis del codice di
procedura civile. 
 
 
                              Art. 159 
 
                      (Domanda riconvenzionale) 
 
 
  1. Qualora il convenuto proponga domanda in via riconvenzionale, si
applica l'articolo 418 del codice di procedura civile. 
 
 
                              Art. 160 
 
                            (Intervento) 
 
 
  1. L'intervento di coloro i quali abbiano interesse  nella  domanda
proposta con il ricorso e' ammesso in ogni fase della causa. 
 
 
  2. Il giudice, quando ritenga che vi siano persone  interessate  ad
opporsi al ricorso, ordina che il giudizio  venga  integrato  con  il
loro intervento. 
 
 
  3. L'intervento si effettua  con  comparsa  notificata  alle  parti
avverse e depositata in segreteria. 
 

CAPO II Procedimento cautelare

 
                              Art. 161 
 
                  (Istanza provvedimenti cautelari) 
 
 
  1. Nel ricorso introduttivo del giudizio il  ricorrente,  allegando
un  pregiudizio  grave  e  irreparabile   derivante   dall'esecuzione
dell'atto impugnato durante il tempo necessario  a  giungere  ad  una
decisione, puo' chiederne la sospensione. 
 
 
  2. Il giudice fissa la data dell'udienza in camera di consiglio per
la discussione dell'istanza cautelare, che viene comunicata,  a  cura
della segreteria, con un preavviso di almeno dieci giorni alle parti,
le quali possono depositare in segreteria memorie e documenti sino al
quinto giorno precedente la data di udienza. 
 
 
  3.  Nell'udienza,  il  giudice,  sentite  le  parti,  omessa   ogni
formalita' non essenziale al contraddittorio, procede  nel  modo  che
ritiene piu' opportuno agli  atti  di  istruzione  indispensabili  in
relazione ai presupposti e ai fini  del  provvedimento  richiesto,  e
provvede con ordinanza emessa in camera di consiglio all'accoglimento
o al rigetto della domanda. 
 
 
  4. La domanda di revoca  o  modificazione  delle  misure  cautelari
concesse e la riproposizione della domanda  cautelare  respinta  sono
ammissibili solo se motivate  con  riferimento  a  nuove  ragioni  di
diritto o a fatti sopravvenuti. 
 
 
                              Art. 162 
 
                              (Reclamo) 
 
 
  1. Contro l'ordinanza con la quale e' stata concessa  o  negata  la
sospensione dell'atto e' ammesso reclamo da proporsi con  ricorso  al
collegio, da depositarsi nel termine perentorio  di  quindici  giorni
dalla  pronuncia  in  udienza  ovvero  dalla  comunicazione  o  dalla
notificazione, se anteriore. 
 
 
  2. Il presidente, entro dieci giorni dal deposito, fissa  l'udienza
di discussione  con  decreto  comunicato  alle  parti  a  cura  della
segreteria. 
 
 
  3.  Le  circostanze  e  i  motivi  sopravvenuti  al  momento  della
proposizione del reclamo debbono essere proposti,  nel  rispetto  del
principio del contraddittorio, nel relativo procedimento. Il collegio
puo' sempre assumere informazioni e acquisire nuovi documenti. 
 
 
  4. Non e' consentita la rimessione al primo giudice. 
 
 
  5. Il collegio, convocate le  parti,  pronuncia,  non  oltre  venti
giorni dal deposito del ricorso, ordinanza  non  impugnabile  con  la
quale conferma, modifica o revoca il provvedimento cautelare. 
 
 
                               Art.163 
 
              (Esecuzione dei provvedimenti cautelari) 
 
 
  1. L'esecuzione dell'ordinanza cautelare avviene sotto il controllo
del giudice  che  l'ha  emanata,  il  quale  ne  determina  anche  le
modalita' di attuazione e, ove sorgano difficolta'  o  contestazioni,
da' con ordinanza i provvedimenti opportuni, sentite le parti. 
 
 
  2.  Nel  caso  in  cui   l'amministrazione   non   abbia   prestato
ottemperanza alle misure cautelari concesse,  o  vi  abbia  adempiuto
solo parzialmente, la parte interessata puo', con istanza motivata  e
notificata  alle  altre  parti,  chiedere  al  giudice  le  opportune
disposizioni attuative. Il giudice adito esercita i  poteri  inerenti
al giudizio di ottemperanza al giudicato di cui agli articoli  217  e
218. 
 

CAPO III Trattazione della causa

 
                              Art. 164 
 
                      (Udienza di discussione) 
 
 
  1. Nell'udienza fissata per la discussione della causa  il  giudice
interroga liberamente le parti presenti, tenta la conciliazione della
lite e formula alle parti una proposta transattiva o conciliativa. La
mancata comparizione  personale  delle  parti,  o  il  rifiuto  della
proposta transattiva o conciliativa del giudice,  senza  giustificato
motivo, costituiscono comportamento valutabile dal  giudice  ai  fini
del giudizio. Le parti possono, se ricorrono gravi motivi, modificare
le domande, le eccezioni  e  le  conclusioni  gia'  formulate  previa
autorizzazione del giudice. 
 
 
  2. Le parti hanno facolta' di farsi rappresentare da un procuratore
generale o speciale, il quale deve  essere  a  conoscenza  dei  fatti
della causa. La procura deve essere conferita  con  atto  pubblico  o
scrittura privata autenticata e deve  attribuire  al  procuratore  il
potere  di  conciliare  o  transigere  la  controversia.  La  mancata
conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da  parte  del
procuratore e' valutata dal giudice ai fini della decisione. 
 
 
  3. Il verbale di conciliazione ha efficacia di titolo esecutivo. 
 
 
  4. Se la conciliazione non riesce e il  giudice  ritiene  la  causa
matura per la  decisione,  o  se  sorgono  questioni  attinenti  alla
giurisdizione o alla competenza  o  ad  altre  pregiudiziali  la  cui
decisione puo' definire il giudizio, il giudice invita le parti  alla
discussione e pronuncia sentenza, anche non definitiva, dando lettura
del dispositivo. 
 
 
  5. Nella stessa udienza ammette i  mezzi  di  prova  gia'  proposti
dalle parti e quelli che le parti non abbiano potuto proporre  prima,
se ritiene  che  siano  rilevanti,  disponendo,  con  ordinanza  resa
nell'udienza, per la loro immediata assunzione. 
 
 
  6. Qualora cio' non sia possibile, fissa altra udienza,  non  oltre
dieci giorni dalla prima, concedendo alle parti, ove ricorrano giusti
motivi, un termine perentorio non superiore  a  cinque  giorni  prima
dell'udienza di  rinvio  per  il  deposito  in  cancelleria  di  note
difensive. 
 
 
  7. Nel caso in cui vengano ammessi nuovi mezzi di  prova,  a  norma
del comma 5, la controparte puo' dedurre i  mezzi  di  prova  che  si
rendano necessari in relazione a quelli ammessi, con assegnazione  di
un termine perentorio di cinque giorni. Nell'udienza fissata a  norma
del comma 6 il giudice ammette, se rilevanti, i nuovi mezzi di  prova
dedotti dalla controparte e provvede alla loro assunzione. 
 
 
  8. L'assunzione delle  prove  deve  essere  esaurita  nella  stessa
udienza o, in caso di necessita', in udienza da  tenersi  nei  giorni
feriali immediatamente successivi. 
 
 
  9. Nei casi previsti dall'articolo 165, il giudice fissa una  nuova
udienza e dispone che, entro cinque giorni, siano notificati al terzo
il  provvedimento  nonche'  il  ricorso  introduttivo  e  l'atto   di
costituzione del convenuto, osservati i termini di  cui  all'articolo
155. Il termine massimo entro il quale deve tenersi la nuova  udienza
decorre dalla pronuncia del provvedimento di fissazione. 
 
 
  10. Il terzo chiamato si costituisce non meno di dieci giorni prima
dell'udienza  fissata,  depositando  la  propria  memoria   a   norma
dell'articolo 156. 
 
 
  11. A tutte le notificazioni e comunicazioni occorrenti provvede la
segreteria. 
 
 
  12. Le udienze di mero rinvio sono vietate. 
 
 
                              Art. 165 
 
                   (Poteri istruttori del giudice) 
 
 
  1. Il giudice indica alle parti, in ogni momento, le  irregolarita'
degli atti e dei documenti che possono essere  sanate  assegnando  un
termine per provvedervi, salvi gli eventuali diritti quesiti. 
 
 
  2. Il giudice puo' altresi' disporre d'ufficio in qualsiasi momento
l'ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti
dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio. Si  osserva
la disposizione del comma 6 dell'articolo 164. 
 
 
  3.  Il  giudice,  ove  lo  ritenga  necessario,  puo'  ordinare  la
comparizione, per interrogarle liberamente  sui  fatti  della  causa,
anche di quelle persone per le quali valga l'incapacita' o il divieto
di testimoniare previsti dal codice di procedura civile. 
 
 
                              Art. 166 
 
                        (Consulente tecnico) 
 
 
  1. Se la natura della controversia  lo  richiede,  il  giudice,  in
qualsiasi momento, nomina uno o  piu'  consulenti  tecnici  ai  sensi
dell'articolo 97. 
 
 
  2. Il consulente puo' essere autorizzato a riferire  verbalmente  e
in tal caso  le  sue  dichiarazioni  sono  integralmente  raccolte  a
verbale. 
 

CAPO IV Decisione

 
                              Art. 167 
 
                     (Pronuncia della sentenza) 
 
 
  1. Nell'udienza il giudice, esaurita la discussione orale  e  udite
le conclusioni delle parti, pronuncia sentenza con cui  definisce  il
giudizio, dando lettura del dispositivo  e  della  esposizione  delle
ragioni di fatto e di diritto della decisione. In caso di particolare
complessita' della controversia, il giudice fissa nel dispositivo  un
termine, non superiore a  sessanta  giorni,  per  il  deposito  della
sentenza. 
 
 
  2. Se il giudice lo ritiene necessario, su richiesta  delle  parti,
concede alle stesse un termine non superiore a dieci  giorni  per  il
deposito  di  note  difensive,   rinviando   la   causa   all'udienza
immediatamente successiva alla scadenza del termine suddetto, per  la
discussione e la pronuncia della sentenza. 
 
 
  3. Il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna  al  pagamento
di somme di denaro per crediti pensionistici,  determina,  oltre  gli
interessi nella misura legale, il maggior danno eventualmente  subito
dal ricorrente per la diminuzione di valore del suo  credito  secondo
le  vigenti  disposizioni,  condannando  al  pagamento  della   somma
relativa con decorrenza dal giorno della maturazione del diritto. 
 
 
  4. Nel caso in  cui  ravvisi  la  manifesta  fondatezza  ovvero  la
manifesta  irricevibilita',  inammissibilita',   improcedibilita'   o
infondatezza del ricorso, il giudice decide  con  sentenza  in  forma
semplificata. La motivazione della sentenza  puo'  consistere  in  un
sintetico riferimento  al  punto  di  fatto  o  di  diritto  ritenuto
risolutivo, ovvero, se del caso, ad un precedente conforme.  In  ogni
caso, il giudice provvede anche sulle spese di giudizio. 
 
 
  5. La decisione in forma  semplificata  e'  assunta,  nel  rispetto
della completezza del  contraddittorio,  nella  camera  di  consiglio
fissata per l'esame dell'istanza cautelare, ovvero fissata  ai  sensi
dell'articolo 155, comma 3. 
 
 
  6. La decisione in forma semplificata  e'  soggetta  alle  medesime
forme di impugnazione previste per le sentenze. 
 
 
                              Art. 168 
 
                      (Deposito della sentenza) 
 
 
  1. La sentenza e' depositata in cancelleria entro  quindici  giorni
dalla pronuncia, salvo quanto previsto dall'articolo 167, comma 1. La
segreteria ne da' immediata comunicazione alle parti. 
 
 
                              Art. 169 
 
                   (Esecutorieta' della sentenza) 
 
 
  1. Le sentenze che pronunciano condanna a favore del pensionato per
crediti  derivanti  dai  rapporti  di  cui  all'articolo   151   sono
provvisoriamente esecutive. 
 
 
  2.  All'esecuzione  si  puo'  procedere  con  la  sola  copia   del
dispositivo, in pendenza del termine per il deposito della sentenza. 
 
 
  3.  Il  giudice  di  appello  puo'  disporre,  con  ordinanza   non
impugnabile, che l'esecuzione sia sospesa quando dalla  stessa  possa
derivare all'altra parte gravissimo danno. La sospensione puo' essere
anche parziale. 
 
 
  4.   Le   sentenze    che    pronunciano    condanna    a    favore
dell'amministrazione sono provvisoriamente esecutive. 
 
 
  5.  Il  giudice  di  appello  puo'  disporre  con   ordinanza   non
impugnabile che l'esecuzione sia sospesa in tutto o in  parte  quando
ricorrono gravi motivi. 
 
 
  6. Se l'istanza per la sospensione  di  cui  ai  commi  3  e  5  e'
inammissibile o manifestamente infondata il  giudice,  con  ordinanza
non impugnabile, puo' condannare la parte che l'ha  proposta  ad  una
pena pecuniaria non inferiore a 250 euro e  non  superiore  a  10.000
euro. L'ordinanza e' revocabile con  la  sentenza  che  definisce  il
giudizio. 
 

CAPO V Appello

 
                              Art. 170 
 
                 (Appello in materia pensionistica) 
 
 
  1. Nei giudizi in materia di pensioni, l'appello e' consentito  per
i soli motivi di diritto. Costituiscono  questioni  di  fatto  quelle
relative alla dipendenza di infermita', lesioni o morte da  causa  di
servizio  o  di  guerra  e  quelle   relative   alla   classifica   o
all'aggravamento di infermita' o lesioni. 
 
 
  2. Negli appelli e nelle comparse di risposta e' fatta elezione  di
domicilio nel comune dove ha sede  la  sezione  d'appello  adita;  in
mancanza, si presume eletto  domicilio  presso  la  segreteria  della
sezione d'appello adita. 
 
 
  3. Il giudizio e' disciplinato dai Capi I e II della Parte  VI  del
presente codice. 
 
 
  4. Il giudice d'appello, quando annulla  la  sentenza  del  giudice
unico delle pensioni per omessa o apparente motivazione su  un  punto
dirimente della controversia costituente questione di fatto,  rimette
gli atti al primo giudice per il giudizio sul merito e  la  pronuncia
sulle spese del grado d'appello. 
 
 
                              Art. 171 
 
                (Ricorso nell'interesse della legge) 
 
 
  1. In materia pensionistica il pubblico ministero puo' ricorrere in
via principale innanzi alle sezioni giurisdizionali d'appello al fine
di tutelare l'interesse oggettivo alla realizzazione dell'ordinamento
giuridico, impedire la violazione della  legge  nell'applicazione  di
principi di diritto e ottenerne l'interpretazione uniforme. 
 

PARTE V ALTRI GIUDIZI AD ISTANZA DI PARTE TITOLO I ALTRI GIUDIZI AD ISTANZA DI PARTE CAPO I Disciplina degli altri giudizi ad istanza di parte

 
                              Art. 172 
 
                       (Tipologie di giudizio) 
 
 
  1. La Corte dei conti giudica: 
 
 
  a)    sui    ricorsi    contro    i    provvedimenti     definitivi
dell'amministrazione finanziaria, o ente impositore,  in  materia  di
rimborso di quote d'imposta inesigibili e di quote inesigibili  degli
altri proventi erariali; 
 
 
  b) sui ricorsi contro ritenute, a titolo cautelativo, su stipendi e
altri emolumenti di funzionari e agenti statali; 
 
 
  c) sui ricorsi per interpretazione del  titolo  giudiziale  di  cui
all'articolo 211; 
 
 
  d) su altri giudizi ad istanza di parte,  previsti  dalla  legge  e
comunque nelle materie di  contabilita'  pubblica,  nei  quali  siano
interessati anche persone o enti diversi dallo Stato. 
 
 
                              Art. 173 
 
                        (Forma della domanda) 
 
 
  1. Il ricorso, contenente le indicazioni  prescritte  dall'articolo
36, e' depositato, nel  termine  di  legge,  nella  segreteria  della
sezione  giurisdizionale  territorialmente  competente,  insieme   al
provvedimento. 
 
 
  2. Il presidente, entro dieci  giorni  dal  deposito  del  ricorso,
fissa l'udienza di discussione con decreto, che viene  comunicato  al
ricorrente dalla segreteria della sezione. Con separato provvedimento
il presidente nomina il relatore del giudizio  almeno  trenta  giorni
prima dell'udienza di merito. 
 
 
  3.  Tra  il  giorno  del  deposito  del  ricorso  e  l'udienza   di
discussione non devono decorrere piu' di sessanta giorni. 
 
 
                              Art. 174 
 
                   (Comunicazioni e notificazioni) 
 
 
  1. Il ricorso, unitamente al decreto  di  fissazione  dell'udienza,
deve essere notificato all'amministrazione,  o  all'ente  impositore,
che ha adottato l'atto impugnato, a cura del ricorrente, entro  dieci
giorni dalla comunicazione del decreto. 
 
 
  2. Tra la data di notificazione al convenuto e quella  dell'udienza
di discussione intercorre un termine non minore di trenta giorni. 
 
 
  3. Il termine di cui al comma 2 e'  elevato  a  quaranta  giorni  e
quello di cui all'articolo 173, comma 3, e' elevato a ottanta  giorni
nel  caso  in  cui  la  notificazione  prevista  dal  comma  1  debba
effettuarsi all'estero. 
 
 
  4. Se la parte contro la quale e' stato proposto il ricorso non  si
costituisce e il collegio rileva un vizio che importa nullita'  della
notificazione, lo stesso collegio fissa con decreto una nuova udienza
e  un  termine  perentorio  per  rinnovare   la   notificazione.   La
rinnovazione impedisce ogni decadenza. 
 
 
  5. Se la parte contro la quale e' stato proposto il ricorso non  si
costituisce neppure all'udienza fissata  a  norma  del  comma  4,  il
giudice provvede a norma dell'articolo 93. 
 
 
  6. Se l'ordine di rinnovazione della notificazione non e' eseguito,
il collegio ordina la  cancellazione  della  causa  dal  ruolo  e  il
processo si estingue a norma dell'articolo 111. 
 
 
                              Art. 175 
 
                 (Intervento del pubblico ministero) 
 
 
  1. Nei giudizi di cui all'articolo 172,  lettera  a),  il  pubblico
ministero, compiute le istruttorie che ravvisi necessarie, formula le
sue conclusioni e le deposita nella segreteria della  sezione  trenta
giorni prima dell'udienza fissata. 
 
 
  2. Le parti sono avvertite di tale deposito a cura della segreteria
mediante  comunicazione  al  domicilio  eletto   e   possono,   nella
segreteria stessa, prendere visione degli atti depositati e ritirarne
copia. 
 
 
  3. Nei giudizi di cui all'articolo  172,  lettera  b)  il  pubblico
ministero  conclude  unicamente  all'udienza;  nei  giudizi  di   cui
all'articolo 172, lettera c), quando lo Stato non abbia interesse  in
tali giudizi, il pubblico ministero conclude  solamente  all'udienza;
in caso diverso, il pubblico ministero formula le sue  conclusioni  e
le deposita in segreteria nei trenta giorni  antecedenti  all'udienza
fissata. 
 
 
                              Art. 176 
 
                              (Rinvio) 
 
 
  1. Per quanto non espressamente disciplinato nella presente  parte,
si  applicano  le  disposizioni  previste  per  il  rito   ordinario,
rispettivamente, nei giudizi di primo grado e di appello. 
 

PARTE VI IMPUGNAZIONI TITOLO I RIMEDI CONTRO LE DECISIONI CAPO I Rimedi contro le decisioni - disposizioni generali

 
                              Art. 177 
 
          (Mezzi di impugnazione e cosa giudicata formale) 
 
 
  1.  I  mezzi  di  impugnazione  delle  sentenze   sono   l'appello,
l'opposizione di terzo, la revocazione e il  ricorso  per  cassazione
per i soli motivi inerenti alla giurisdizione. 
 
 
  2. S'intende passata in giudicato  la  sentenza  che  non  e'  piu'
soggetta  ad  appello,  ne'  a  revocazione  per  i  motivi  di   cui
all'articolo 202, comma 1,  lettere  f)  e  g),  ne'  a  ricorso  per
cassazione. 
 
 
  3. Salvi i casi previsti dall'articolo 202, comma  1,  lettere  a),
b), c), d) ed e) , l'acquiescenza risultante da accettazione espressa
o  da  atti  incompatibili  con  la  volonta'  di   avvalersi   delle
impugnazioni esclude la proponibilita' di queste ultime. 
 
 
  4. L'impugnazione parziale importa acquiescenza  alle  parti  della
decisione non impugnate. 
 
 
                              Art. 178 
 
             (Termini per le impugnazioni e decorrenza) 
 
 
  1. Il termine per proporre l'appello, la revocazione, l'opposizione
di terzo  di  cui  all'articolo  200,  comma  2,  e  il  ricorso  per
cassazione e' di sessanta giorni. E'  anche  di  sessanta  giorni  il
termine per proporre la revocazione e l'opposizione di terzo  di  cui
al primo periodo contro la sentenza delle sezioni di appello. 
 
 
  2. I termini stabiliti al comma 1 sono perentori e decorrono  dalla
notificazione della sentenza, effettuata con le modalita' di cui agli
articoli 285 e 286 del codice di procedura civile, tranne per i  casi
previsti dall'articolo 200, comma 2, e 202, comma 1, lettere a),  b),
c), d) ed e), e comma 2, riguardo ai quali  il  termine  decorre  dal
giorno in cui sono  stati  scoperti  il  dolo  o  la  falsita'  o  la
collusione  o  e'  stato  recuperato  il  documento,  o  sono   stati
riconosciuti l'omissione o il doppio impiego  ovvero  e'  passata  in
giudicato la sentenza di cui all'articolo 202, comma 1, lettera g), o
il pubblico ministero ha  avuto  conoscenza  della  sentenza  di  cui
all'articolo 202, comma 2. 
 
 
  3. L'impugnazione  proposta  contro  una  parte  fa  decorrere  nei
confronti dello stesso impugnante i termini di cui  al  comma  1  per
proporla contro le altri parti. 
 
 
  4. In difetto della notificazione della sentenza,  l'appello  e  la
revocazione per i motivi di cui all'articolo 202, comma 1, lettere f)
e g), devono essere notificati, a pena di decadenza,  entro  un  anno
dalla pubblicazione della sentenza, eccetto il caso in cui  la  parte
contumace dimostra di non aver  avuto  conoscenza  del  processo  per
nullita' della  citazione  o  della  notificazione  di  essa,  o  per
nullita' degli atti di cui all'articolo 93. 
 
 
  5. Il ricorso per Cassazione deve essere notificato entro sei  mesi
dalla pubblicazione della sentenza. 
 
 
  6. Quando, durante la decorrenza dei termini di  cui  al  comma  1,
sopravviene alcuno degli eventi previsti nell'articolo 108, commi 1 e
7, si applica l'articolo 328 del codice di procedura civile. 
 
 
                              Art. 179 
 
             (Luogo di notificazione dell'impugnazione) 
 
 
  1. Quando nell'atto di  notificazione  della  sentenza  oggetto  di
impugnazione la  parte  ha  dichiarato  la  sua  residenza  o  eletto
domicilio,  l'impugnazione  e'   notificata   nel   luogo   indicato;
altrimenti si notifica, ai sensi  dell'articolo  170  del  codice  di
procedura civile, presso il procuratore costituito o nella  residenza
dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio. 
 
 
  2.  L'impugnazione  puo'  essere  notificata   nei   luoghi   sopra
menzionati collettivamente e impersonalmente agli eredi  della  parte
defunta dopo la notificazione della sentenza. 
 
 
  3. Quando manca la  dichiarazione  di  residenza  o  l'elezione  di
domicilio e, in ogni caso, dopo un  anno  dalla  pubblicazione  della
sentenza, l'impugnazione,  se  e'  ancora  ammessa  dalla  legge,  si
notifica personalmente a norma degli  articoli  137  e  seguenti  del
codice di procedura civile. 
 
 
                              Art. 180 
 
                (Deposito dell'atto di impugnazione) 
 
 
  1. Nei giudizi di appello, di revocazione e di opposizione di terzo
l'atto di impugnazione deve essere depositato  nella  segreteria  del
giudice adito, a pena di decadenza, entro trenta  giorni  dall'ultima
notificazione, unitamente ad una copia  della  sentenza  impugnata  e
alla prova delle eseguite notificazioni. 
 
 
  2. E' fatta salva la facolta' della parte di effettuare il deposito
dell'atto, anche se non ancora pervenuto  al  destinatario,  sin  dal
momento in cui  la  notificazione  dell'atto  si  perfeziona  per  il
notificante. 
 
 
  3. La parte che si avvale della facolta'  di  cui  al  comma  2  e'
tenuta a depositare la documentazione comprovante la data in  cui  la
notificazione si  e'  perfezionata  anche  per  il  destinatario.  In
assenza di tale prova l'impugnazione e' inammissibile. 
 
 
                              Art. 181 
 
                (Istanza di fissazione dell'udienza) 
 
 
  1. Salvo che l'istanza di  fissazione  dell'udienza  non  sia  gia'
formulata nell'atto di impugnazione, il presidente della sezione,  su
richiesta della parte piu' diligente, fissa con  proprio  decreto  il
giorno  dell'udienza  e  i  termini   entro   cui   provvedere   alla
notificazione del decreto  e  al  deposito  di  documenti  e  memorie
difensive. 
 
 
                              Art. 182 
 
       (Notificazione del decreto di fissazione dell'udienza) 
 
 
  1.  La  parte  che  abbia  ottenuto  il   decreto   di   fissazione
dell'udienza  deve  notificarlo  all'altra  parte  entro  il  termine
stabilito. 
 
 
  2. La notificazione si effettua nei luoghi  previsti  dall'articolo
179, comma 1 e  2,  ovvero  presso  il  procuratore  costituitosi  in
appello. 
 
 
  3. Se la parte contro la quale e' stata proposta l'impugnazione non
si costituisce e il collegio rileva un  vizio  che  importi  nullita'
della notificazione del decreto di fissazione dell'udienza, fissa  un
termine perentorio per rinnovarla. 
 
 
  4. La rinnovazione impedisce ogni decadenza. 
 
 
  5. Se la parte contro la quale e' stata proposta l'impugnazione non
si costituisce neppure all'udienza fissata a norma del comma 3  ,  il
giudice provvede a norma dell'articolo 88. 
 
 
  6. Se l'ordine di rinnovazione della notificazione del  decreto  di
fissazione dell'udienza  non  e'  eseguito,  il  collegio  ordina  la
cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma
dell'articolo 111. 
 
 
                              Art. 183 
 
          (Pluralita' di parti nel giudizio d'impugnazione) 
 
 
  1. Se la sentenza pronunciata tra piu' parti in causa  inscindibile
o in cause tra loro dipendenti non e' stata impugnata  nei  confronti
di tutte,  il  giudice  ordina  l'integrazione  del  contraddittorio,
fissando il termine entro cui l'integrazione  deve  essere  eseguita,
nonche' la successiva udienza di discussione. 
 
 
  2. L'impugnazione e'  dichiarata  improcedibile  se  nessuna  delle
parti  provvede  all'integrazione  del  contraddittorio  nel  termine
fissato dal giudice. 
 
 
  3.  Se  l'impugnazione  di  una  sentenza  pronunciata   in   cause
scindibili e' stata proposta soltanto da alcuna  delle  parti  o  nei
confronti di alcuna di esse, il giudice ne  ordina  la  notificazione
alle altre, in confronto delle quali l'impugnazione non e' preclusa o
esclusa, fissando il termine nel quale la notificazione  deve  essere
fatta e, se e' necessario, l'udienza di discussione. 
 
 
  4. Se  la  notificazione  ordinata  dal  giudice  non  avviene,  il
processo rimane sospeso  fino  a  che  non  sono  decorsi  i  termini
previsti nell'articolo 178. 
 
 
  5. Il giudice, se riconosce che l'impugnazione e'  inammissibile  o
improcedibile,   puo'   non   ordinare   la   notificazione,   quando
l'impugnazione di altre parti e' preclusa o esclusa. 
 
 
                              Art. 184 
 
             (Impugnazioni avverso la medesima sentenza) 
 
 
  1. Tutte le impugnazioni proposte separatamente  contro  la  stessa
sentenza devono essere riunite, anche d'ufficio, in un solo processo. 
 
 
  2. In caso di mancata riunione  di  piu'  impugnazioni  ritualmente
proposte contro  la  stessa  sentenza,  la  decisione  di  una  delle
impugnazioni non determina l'improcedibilita' delle altre. 
 
 
  3. Le parti alle quali sono state fatte le  notificazioni  previste
negli articoli 182 e 183 debbono proporre, a pena  di  decadenza,  le
loro impugnazioni in via incidentale nello stesso processo. 
 
 
  4. L'impugnazione incidentale puo' essere rivolta contro  qualsiasi
capo di sentenza e deve  essere  proposta  dalla  parte,  a  pena  di
decadenza, entro sessanta giorni dalla notificazione  della  sentenza
o, se anteriore, entro sessanta giorni dalla prima notificazione  nei
suoi confronti di altra impugnazione. 
 
 
  5. Le parti contro le quali e' stata proposta impugnazione e quelle
chiamate ad integrare il contraddittorio a  norma  dell'articolo  183
comma 1, possono proporre impugnazione incidentale anche  quando  per
esse e' decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla sentenza. 
 
 
  6. Con l'impugnazione tardiva possono essere impugnati  anche  capi
autonomi della sentenza; tuttavia, se  l'impugnazione  principale  e'
dichiarata  inammissibile,  l'impugnazione  incidentale  perde   ogni
efficacia. 
 
 
  7. L'impugnazione incidentale tardiva e' proposta dalla parte entro
sessanta giorni dalla  data  in  cui  si  e'  perfezionata  nei  suoi
confronti  la  notificazione  dell'impugnazione  incidentale  che  fa
sorgere l'interesse all'impugnazione  ed  e'  depositata,  unitamente
alla  prova  dell'avvenuta  notificazione,   nel   termine   di   cui
all'articolo 180, comma 1. 
 
 
                              Art. 185 
 
                            (Intervento) 
 
 
  1. Nel giudizio di impugnazione e' ammesso l'intervento  di  coloro
che potrebbero fare opposizione ai sensi dell'articolo 200. 
 
 
                              Art. 186 
 
     (Effetti della riforma o dell'annullamento della decisione) 
 
 
  1. La riforma o l'annullamento parziale della decisione ha  effetto
anche sulle parti della sentenza dipendenti dalla parte  riformata  o
annullata. 
 
 
  2. La riforma o  l'annullamento  della  decisione  estende  i  suoi
effetti ai  provvedimenti  e  agli  atti  dipendenti  dalla  sentenza
riformata o annullata. 
 
 
                              Art. 187 
 
            (Sospensione del procedimento d'impugnazione) 
 
 
  1. Quando l'autorita' di una sentenza e'  invocata  in  un  diverso
processo, questo puo' essere sospeso se tale sentenza e' impugnata. 
 
 
                              Art. 188 
 
      (Effetti dell'estinzione del procedimento d'impugnazione) 
 
 
  1. L'estinzione del procedimento di appello o di revocazione per  i
motivi di cui all'articolo 202, comma 1, lettere f) e g)  fa  passare
in  giudicato  la  sentenza  impugnata,  salvo  che  ne  siano  stati
modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento
estinto e ferma la disciplina dei limiti della trasmissibilita'  agli
eredi del debito risarcitorio. 
 

CAPO II Appello

 
                              Art. 189 
 
               (Legittimazione a proporre l'appello ) 
 
 
  1. L'appello e' proponibile dalle  parti  fra  le  quali  e'  stata
pronunciata   la   sentenza   di   primo   grado   e,   relativamente
all'impugnazione del pubblico ministero,  dal  procuratore  regionale
competente o dal procuratore generale. 
 
 
                              Art. 190 
 
                  (Forma e contenuto dell'appello) 
 
 
  1. L'appello si propone con  citazione  contenente  le  indicazioni
prescritte dall'articolo 86 e deve essere motivato. 
 
 
  2.   La   motivazione   dell'appello   deve   contenere,   a   pena
d'inammissibilita', la specificazione delle ragioni  in  fatto  e  in
diritto sulle quali si fonda il gravame con l'indicazione: 
 
 
  a) dei capi della  decisione  che  si  intende  appellare  e  delle
modifiche che vengono richieste alla ricostruzione dei fatti compiuta
dal giudice di primo grado; 
 
 
  b) delle circostanze da cui deriva  la  violazione  della  legge  e
della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. 
 
 
  3.  L'atto  di  appello  deve  contenere  l'istanza  di  fissazione
dell'udienza di cui all'articolo 181; esso va sottoscritto, a pena di
inammissibilita', da un avvocato ammesso  al  patrocinio  innanzi  la
Corte di cassazione. 
 
 
  4.  La  proposizione  dell'appello  sospende   l'esecuzione   della
sentenza impugnata salvo quanto  previsto  dall'articolo  169  per  i
giudizi pensionistici. 
 
 
  5. Il giudice d'appello, tuttavia, su istanza di parte,  quando  vi
siano ragioni fondate ed esplicitamente motivate, puo' disporre,  con
ordinanza  motivata,  sentite  le  parti,   che   la   sentenza   sia
provvisoriamente esecutiva. 
 
 
  6. L'istanza si propone con ricorso al presidente della sezione, il
quale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione  delle
parti in camera di consiglio. Copia del ricorso e  del  decreto  sono
notificate, a cura dell'istante, all'altra parte. 
 
 
                              Art. 191 
 
                      (Costituzione in appello) 
 
 
  1. La costituzione in appello avviene secondo le forme ed i termini
previsti per i procedimenti in primo grado. 
 
 
                              Art. 192 
 
                  (Riserva facoltativa di appello) 
 
 
  1. Contro le sentenze previste dall'articolo 102, comma 6,  lettera
d), l'appello puo' essere differito qualora la parte  soccombente  ne
faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per appellare. 
 
 
  2. Quando sia stata fatta la riserva di cui al comma  1,  l'appello
e' proposto unitamente a quello contro la sentenza che  definisce  il
giudizio o con quello che venga proposto, dalla  stessa  o  da  altra
parte,  contro  altra  sentenza  successiva  che  non  definisca   il
giudizio. 
 
 
  3. La riserva non puo' piu' farsi, e se gia' fatta rimane priva  di
effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti
sia proposto immediatamente appello. 
 
 
  4. Quando sia stato proposto appello  immediato  contro  una  delle
sentenze previste dall'articolo 102, comma 6, lettera d), il  giudice
d'appello non puo' disporre nuove prove riguardo alle domande e  alle
questioni, rispetto  alle  quali  il  giudice  di  primo  grado,  non
definendo il giudizio, abbia disposto, con ordinanza, la prosecuzione
dell'istruzione. 
 
 
                              Art. 193 
 
                    (Nuove domande ed eccezioni) 
 
 
  1. Nel giudizio  di  appello  non  possono  essere  proposte  nuove
domande, ne' nuove eccezioni non rilevabili d'ufficio e, se proposte,
sono dichiarate inammissibili d'ufficio. 
 
 
  2. Possono tuttavia essere chiesti gli interessi  e  gli  accessori
maturati dopo la sentenza  impugnata,  nonche'  il  risarcimento  dei
danni subiti dopo la sentenza stessa. 
 
 
                              Art. 194 
 
                   (Nuovi documenti e nuove prove) 
 
 
  1. Nel giudizio d'appello non sono ammessi nuovi mezzi di  prova  e
non possono essere prodotti  nuovi  documenti,  salvo  che  la  parte
dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo
grado per causa ad essa non imputabile. 
 
 
                              Art. 195 
 
     (Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte) 
 
 
  1. Le domande e le eccezioni non accolte nella  sentenza  di  primo
grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono
rinunciate. 
 
 
                              Art. 196 
 
                   (Improcedibilita' dell'appello) 
 
 
  1. Se l'appellante non compare all'udienza di discussione,  benche'
si sia anteriormente costituito, il collegio rinvia la causa  ad  una
successiva  udienza  della  quale  la  segreteria  da'  comunicazione
all'appellante. Se anche alla nuova udienza l'appellante non compare,
l'appello e' dichiarato improcedibile anche d'ufficio. 
 
 
                              Art. 197 
 
                      (Trattazione e decisione) 
 
 
  1. Per la trattazione e la decisione del  giudizio  in  appello  si
osservano le norme di cui al Titolo III  della  Parte  II  in  quanto
applicabili. 
 
 
  2. Il giudice d'appello,  se  dispone  l'assunzione  di  una  prova
oppure  la  rinnovazione  totale  o  parziale  dell'assunzione   gia'
avvenuta in primo grado o comunque da' disposizioni per effetto delle
quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede
a norma dell'articolo 99. 
 
 
                              Art. 198 
 
(Non  riproponibilita'  di   appello   dichiarato   improcedibile   o
                           inammissibile) 
 
 
  1. L'appello dichiarato  inammissibile  o  improcedibile  non  puo'
essere riproposto, anche se non e' decorso il termine  fissato  dalla
legge. 
 
 
                              Art. 199 
 
                      (Rinvio al primo giudice) 
 
 
  1. Il giudice di appello dispone il  rinvio  al  giudice  di  primo
grado: 
 
 
  a) quando  riforma  la  sentenza  di  primo  grado  dichiarando  la
giurisdizione della Corte dei conti negata dal primo giudice; 
 
 
  b)  quando  dichiara  nulla  la   notificazione   della   citazione
introduttiva oppure riconosce che nel giudizio di primo grado  doveva
essere integrato il contraddittorio o non  doveva  essere  estromessa
una parte ovvero dichiara la nullita' della sentenza di  primo  grado
per mancanza di sottoscrizione del giudice; 
 
 
  c) quando riforma una sentenza che ha pronunciato l'estinzione  del
processo per inattivita' delle parti. 
 
 
  2. In ogni caso, quando, senza conoscere del merito  del  giudizio,
il giudice di primo grado ha definito il processo decidendo  soltanto
altre questioni pregiudiziali o preliminari, su queste esclusivamente
si pronuncia il giudice di  appello.  In  caso  di  accoglimento  del
gravame  proposto,  rimette  gli  atti  al  primo  giudice   per   la
prosecuzione del giudizio sul merito e la pronuncia anche sulle spese
del grado d'appello. 
 
 
  3. Le parti devono riassumere il processo nel termine perentorio di
novanta  giorni  dalla   notificazione   o,   se   anteriore,   dalla
comunicazione della sentenza. 
 
 
  4. Se il giudice d'appello  dichiara  la  nullita'  di  altri  atti
compiuti  in  primo  grado,  ne  ordina,  in  quanto  possibile,   la
rinnovazione a norma dell'articolo 50. 
 

CAPO III Opposizione del terzo

 
                              Art. 200 
 
                        (Casi di opposizione) 
 
 
  1. Un terzo puo' fare opposizione contro  la  sentenza  passata  in
giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre  persone  quando
essa pregiudica i suoi diritti. 
 
 
  2. Gli aventi causa e i creditori di una delle parti  possono  fare
opposizione alla sentenza, quando la stessa e' l'effetto  di  dolo  o
collusione a loro danno. 
 
 
                              Art. 201 
 
                (Forma della domanda e procedimento) 
 
 
  1. L'opposizione si propone con ricorso allo stesso giudice che  ha
pronunciato la sentenza impugnata. 
 
 
  2.  Il  ricorso  deve  contenere,  oltre  agli  elementi   di   cui
all'articolo 86, anche l'indicazione della sentenza impugnata e,  nel
caso dell'articolo 200, comma 2, l'indicazione del giorno in  cui  il
terzo e' venuto a conoscenza del dolo o  della  collusione,  e  della
relativa prova. 
 
 
  3. Il ricorso deve essere depositato, entro  il  termine  stabilito
dall'articolo  178,  commi  1  e  2,  nella  segreteria  del  giudice
competente, insieme con la copia della sentenza impugnata. 
 
 
  4. Il giudice adito, con decreto da emanarsi entro dieci giorni dal
deposito del ricorso, fissa l'udienza e  contestualmente  assegna  un
termine non inferiore a venti giorni  prima  della  medesima  per  la
costituzione delle altre  parti  e  per  il  deposito  di  memorie  e
documenti. Con il medesimo decreto, assegna al ricorrente un  termine
non inferiore a trenta giorni per la notificazione. 
 
 
  5. Il ricorrente notifica alle altre parti il ricorso e il  decreto
presidenziale. 
 
 
  6. Le altre parti, entro trenta giorni  dal  perfezionamento  della
notificazione di cui al comma 5, si costituiscono  mediante  deposito
in cancelleria di una comparsa contenente le loro conclusioni. 
 
 
  7.  L'opposizione  non   sospende   l'esecuzione   della   sentenza
impugnata. Tuttavia,  su  istanza  di  parte  inserita  nell'atto  di
citazione  e  qualora  dall'esecuzione   possa   derivare   grave   e
irreparabile danno, il  giudice  dell'opposizione  puo'  disporre  in
camera di consiglio, sentite le parti, con ordinanza non  impugnabile
che la esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione. 
 
 
  8. Per il procedimento si applica il comma 6 dell'articolo 190. 
 
 
  9. Il giudice, se dichiara inammissibile o improcedibile la domanda
o la rigetta per infondatezza dei motivi, puo' condannare l'opponente
al pagamento di una pena pecuniaria equitativamente determinata. 
 

CAPO IV Revocazione

 
                              Art. 202 
 
                        (Casi di revocazione) 
 
 
  1. Le sentenze pronunciate in grado di appello  o  in  unico  grado
possono essere impugnate per revocazione quando: 
 
 
  a) sono l'effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra; 
 
 
  b) la sentenza e'  effetto  del  dolo  del  giudice  accertato  con
sentenza passata in giudicato; 
 
 
  c) si  e'  giudicato  in  base  a  prove  riconosciute  o  comunque
dichiarate false dopo la sentenza oppure  che  la  parte  soccombente
ignorava essere state riconosciute  o  dichiarate  tali  prima  della
sentenza; 
 
 
  d) dopo la sentenza siano stati  rinvenuti  uno  o  piu'  documenti
decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa
di forza maggiore o per fatto dell'avversario; 
 
 
  e) per l'esame di altri conti o per altro modo si sia  riconosciuta
omissione o doppio impiego ovvero errore di calcolo; 
 
 
  f) la sentenza e' l'effetto di un errore di fatto risultante  dagli
atti o documenti della causa ; l'errore di fatto  ricorre  quando  la
decisione e' fondata sulla supposizione di un fatto la cui verita' e'
incontrastabilmente esclusa, oppure quando e' supposta  l'inesistenza
di un fatto la  cui  verita'  e'  positivamente  stabilita,  e  tanto
nell'uno quanto nell'altro caso se il fatto non  costitui'  un  punto
controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare; 
 
 
  g) la sentenza e' contraria ad altra precedente avente tra le parti
autorita' di cosa giudicata purche' la stessa non  abbia  pronunciato
sulla relativa eccezione. 
 
 
  2. Il pubblico ministero puo', altresi', impugnare per  revocazione
la sentenza pronunciata senza che egli  sia  stato  sentito,  ovvero,
quando la sentenza e' l'effetto della collusione posta in opera dalle
parti per frodare la legge. 
 
 
  3. Le sentenze per le quali e' scaduto  il  termine  per  l'appello
possono essere impugnate per revocazione nei casi di cui al comma  1,
lettere a), b), c) e  d),  purche'  la  scoperta  del  dolo  o  della
falsita', o il recupero dei documenti o la pronuncia  della  sentenza
siano avvenuti dopo la scadenza del termine suddetto. 
 
 
  4. Se i fatti menzionati al comma 3 avvengono durante il corso  del
termine per  l'appello,  il  medesimo  termine  inizia  nuovamente  a
decorrere dal giorno dell'avvenimento. 
 
 
                              Art. 203 
 
               (Proposizione e termini per la domanda) 
 
 
  1. La domanda di revocazione si propone  con  ricorso  allo  stesso
giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. 
 
 
  2. Il ricorso, oltre agli elementi di  cui  all'articolo  86,  deve
contenere la precisa indicazione dei motivi richiesti dalla legge per
la sua ammissibilita' e deve essere depositato nella  segreteria  del
giudice competente, insieme con la copia della sentenza  impugnata  e
con i documenti sui quali il ricorso si fonda. 
 
 
  3.  Il  deposito  deve  essere  effettuato  nei  termini   di   cui
all'articolo 178, decorrenti dall'irrevocabilita'  nei  casi  di  cui
all'articolo 202, comma 1, lettere e), f) e g), e, negli altri  casi,
dalla scoperta del dolo,  della  falsita',  della  collusione  o  dal
rinvenimento dei documenti. 
 
 
  4. Il giudice adito, con decreto da emanarsi entro dieci giorni dal
deposito del ricorso, fissa l'udienza e  contestualmente  assegna  un
termine non inferiore a venti giorni  prima  della  medesima  per  la
costituzione delle altre  parti  e  per  il  deposito  di  memorie  e
documenti. Con il medesimo decreto, assegna al ricorrente un  termine
ordinatorio non inferiore a trenta giorni per la notificazione. 
 
 
  5. Il ricorrente notifica alle altre parti il ricorso e il  decreto
presidenziale. 
 
 
  6. Le altre parti, entro trenta giorni  dal  perfezionamento  della
notificazione di cui al comma 5, devono costituirsi mediante deposito
in cancelleria di una comparsa contenente le rispettive conclusioni. 
 
 
                              Art. 204 
 
                           (Procedimento) 
 
 
  1. La decisione sulla domanda di  revocazione  e'  pronunciata  dal
giudice adito che, in caso di composizione  collegiale,  puo'  essere
costituito  dagli  stessi  giudici   che   hanno   partecipato   alla
deliberazione della sentenza impugnata. 
 
 
  2.  Si  osservano,  per  il  resto,  le  norme  stabilite  per   il
procedimento davanti al giudice adito in revocazione, in  quanto  non
espressamente derogate da quelle del presente Capo. 
 
 
                              Art. 205 
 
 (Sospensione dell'esecuzione di sentenza impugnata per revocazione) 
 
 
  1. Il ricorso  per  revocazione  non  sospende  l'esecuzione  della
sentenza  impugnata.  Tuttavia,  su  istanza  di  parte   e   qualora
dall'esecuzione  possa  derivare  grave  e  irreparabile  danno,   il
collegio puo' disporre in camera di consiglio, sentite le parti,  con
ordinanza non impugnabile, che la esecuzione sia sospesa  o  che  sia
prestata congrua cauzione. 
 
 
  2. Per il procedimento si applica l'articolo 190, comma 6. 
 
 
                              Art. 206 
 
    (Impugnazione di sentenza emessa nel giudizio di revocazione) 
 
 
  1. Con la sentenza che pronuncia la revocazione il collegio  decide
il merito della causa e dispone la restituzione di quanto  sia  stato
eventualmente pagato in esecuzione della sentenza impugnata. 
 
 
  2. Non puo'  essere  impugnata  per  revocazione,  per  i  medesimi
motivi, la sentenza pronunciata in sede di giudizio di revocazione. 
 
 
  3. Contro la sentenza  pronunciata  in  sede  di  revocazione  sono
ammessi i mezzi di impugnazione ai quali era originariamente soggetta
la sentenza impugnata per revocazione. 
 

CAPO V Ricorso per cassazione

 
                              Art. 207 
 
                         (Motivi di ricorso) 
 
 
  1. Le decisioni della Corte dei conti in grado d'appello o in unico
grado, e quelle di cui all'articolo  144,  possono  essere  impugnate
innanzi alla Corte di cassazione, ai sensi  degli  articoli  362  del
codice di procedura civile e 111, ottavo comma,  della  Costituzione,
per i soli motivi inerenti alla giurisdizione. 
 
 
                              Art. 208 
 
               (Sospensione della sentenza impugnata) 
 
 
  1.  La  proposizione  del  ricorso  per  cassazione  non   sospende
l'esecutivita'  della  sentenza  impugnata,  salvo  quanto   disposto
dell'articolo 209. 
 
 
                              Art. 209 
 
         (Rapporti tra revocazione e ricorso per cassazione) 
 
 
  1. Quando avverso una decisione definitiva della Corte  dei  conti,
emessa in unico grado o in appello, sia stato  proposto  ricorso  per
cassazione  nel  termine  di  cui  all'articolo  327  del  codice  di
procedura civile, la parte che ha  proposto  domanda  di  revocazione
puo'  fare  istanza  di  sospensione  ai  sensi   dell'articolo   205
dimostrando di avere gia' depositato il ricorso per cassazione contro
la sentenza medesima. 
 
 
                              Art. 210 
 
                           (Riassunzione) 
 
 
  1. Quando la Corte di cassazione dichiara  la  giurisdizione  della
Corte dei conti, ciascuna delle parti puo' riassumere  la  causa  non
oltre tre mesi dalla comunicazione  della  sentenza  della  Corte  di
cassazione effettuata, ai  sensi  dell'articolo  133  del  codice  di
procedura civile, ovvero, per il pubblico ministero, dal  momento  in
cui ne ha avuto conoscenza. 
 
 
  2. Il  giudice  si  uniforma  a  quanto  statuito  dalla  Corte  di
cassazione sulla giurisdizione. 
 
 
  3. Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui al  comma
1 o si avvera successivamente a essa  una  causa  di  estinzione  del
giudizio, l'intero processo si estingue; la sentenza della  Corte  di
cassazione  conserva  il  suo  effetto  vincolante  anche  nel  nuovo
processo che sia instaurato con la riproposizione della domanda. 
 

PARTE VII INTERPRETAZIONE DEL TITOLO GIUDIZIALE ED ESECUZIONE TITOLO I INTERPRETAZIONE DEL TITOLO GIUDIZIALE ED ESECUZIONE CAPO I Interpretazione del titolo giudiziale

 
                              Art. 211 
 
         (Giudizio di interpretazione del titolo giudiziale) 
 
 
  1. Qualora  ai  fini  della  relativa  esecuzione  sorga  questione
sull'interpretazione di una  decisione  della  Corte  dei  conti,  le
parti, l'amministrazione o l'ente interessato possono  promuovere  il
giudizio d'interpretazione del titolo giudiziale. 
 
 
  2. L'atto introduttivo si propone davanti al giudice che ha  emesso
la decisone. Il  procedimento  e'  regolato  dalle  disposizioni  che
disciplinano il giudizio ad istanza di parte. 
 

CAPO II Esecuzione delle sentenze di condanna

 
                              Art. 212 
 
                         (Titolo esecutivo) 
 
 
  1. Le  decisioni  definitive  di  condanna,  l'ordinanza  esecutiva
emessa ai sensi dell'articolo 132, comma 3, e i provvedimenti  emessi
ai sensi dell'articolo 134, comma  4,  per  valere  come  titolo  per
l'esecuzione forzata, sono muniti della formula esecutiva. 
 
 
  2. La spedizione  in  forma  esecutiva  consiste  nell'intestazione
"Repubblica italiana - In nome della  legge"  e  nell'apposizione  da
parte del dirigente della segreteria della  sezione  giurisdizionale,
sull'originale o sulla copia, della seguente formula:  "Comandiamo  a
tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti  e  a  chiunque
spetti, di mettere a  esecuzione  il  presente  titolo,  al  pubblico
ministero di darvi assistenza, e a tutti gli  ufficiali  della  forza
pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti". 
 
 
  3. Non puo' spedirsi senza giusto motivo piu' di una copia in forma
esecutiva a favore dell'ufficio del pubblico ministero. 
 
 
  4.  Nel  caso  di   pluralita'   di   amministrazioni   interessate
all'esecuzione o di  esecuzione  nei  confronti  di  piu'  parti,  le
ulteriori copie, su motivata istanza  del  pubblico  ministero,  sono
chieste al presidente della sezione che ha pronunciato  la  decisione
da eseguire, che provvede con decreto. 
 
 
  5. Il dirigente della segreteria  della  sezione  che  contravviene
alle disposizioni del presente articolo  e'  condannato  a  una  pena
pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro, con decreto  del  presidente  della
sezione. 
 
 
                              Art. 213 
 
      (Potere di iniziativa e attivita' del pubblico ministero) 
 
 
  1. Il  pubblico  ministero  territorialmente  competente,  ottenuta
copia della sentenza munita  della  formula  esecutiva,  la  comunica
all'amministrazione o all'ente titolare del credito erariale. 
 
 
  2. Nel caso in cui il credito di cui alla sentenza di condanna  sia
assistito da misura cautelare di sequestro, dalla data  di  ricezione
della comunicazione effettuata  ai  sensi  del  comma  1  decorre  il
termine perentorio di sessanta giorni di cui all'articolo  156  delle
disposizioni  di  attuazione  del  codice  di  procedura  civile  per
procedere ad esecuzione su beni sequestrati. 
 
 
  3. L'amministrazione o l'ente notifica la sentenza con  la  formula
esecutiva al condannato personalmente, ai sensi degli articoli 137  e
seguenti del codice di procedura civile, al fine di dare  avvio  alla
esecuzione. 
 
 
  4. Il pubblico ministero esercita i poteri  di  cui  agli  articoli
214, 215 e 216. 
 
 
                              Art. 214 
 
 (Attivita' esecutiva dell'amministrazione o dell'ente danneggiato) 
 
 
  1. Alla riscossione dei crediti liquidati dalla  Corte  dei  conti,
con decisione esecutiva a carico dei responsabili per danno erariale,
provvede l'amministrazione o l'ente titolare del credito,  attraverso
l'ufficio designato con decreto del Ministro  competente  emanato  ai
sensi dell'articolo 17, comma 4- bis,  lettera  e),  della  legge  23
agosto 1988, n. 400,  o  con  provvedimento  dell'organo  di  governo
dell'amministrazione o dell'ente. 
 
 
  2. Il titolare dell'ufficio designato comunica  tempestivamente  al
procuratore  regionale  territorialmente  competente  l'inizio  della
procedura  di  riscossione  e  il  nominativo  del  responsabile  del
procedimento. 
 
 
  3. L'amministrazione o l'ente  titolare  del  credito  erariale,  a
seguito della  comunicazione  del  titolo  giudiziale  esecutivo,  ha
l'obbligo di avviare immediatamente l'azione di recupero del credito,
secondo le modalita' di cui al  comma  5  ed  effettuando  la  scelta
attuativa ritenuta piu' proficua in ragione dell'entita' del credito,
della situazione patrimoniale del debitore e di ogni altro elemento o
circostanza a tale fine rilevante. 
 
 
  4. Resta ferma ogni ipotesi di responsabilita' per danno  erariale,
disciplinare, dirigenziale e penale configurabile  in  ragione  della
mancata attuazione del recupero. 
 
 
  5. La riscossione del credito erariale e' effettuata: 
 
 
  a) mediante recupero in via amministrativa; 
 
 
  b) mediante esecuzione forzata di cui al Libro III  del  codice  di
procedura civile; 
 
 
  c)  mediante  iscrizione  a  ruolo   ai   sensi   della   normativa
concernente, rispettivamente, la riscossione dei crediti dello  Stato
e degli enti locali e territoriali. 
 
 
  6. Il pubblico ministero, titolare  del  potere  di  esercitare  la
vigilanza sulle attivita' volte al  recupero  del  credito  erariale,
puo' indirizzare  all'amministrazione  o  ente  esecutante,  anche  a
richiesta,  apposite  istruzioni  circa  il  tempestivo  e   corretto
svolgimento  dell'azione  di  recupero  in  sede   amministrativa   o
giurisdizionale. 
 
 
  7.  Le  amministrazioni  statali  o   ad   esse   equiparate,   per
l'esecuzione delle sentenze  di  condanna,  si  avvalgono,  in  luogo
dell'attivita' di indirizzo prevista dal comma 6, della consulenza e,
per le  esecuzioni  dinanzi  al  giudice  ordinario,  del  patrocinio
dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi del regio  decreto  30  ottobre
1933, n. 1611, e delle altre leggi speciali in materia. 
 
 
  8. Decorsi tre mesi dalla chiusura dell'esercizio di  ciascun  anno
finanziario, il responsabile del procedimento trasmette  al  pubblico
ministero territorialmente competente un prospetto  informativo  che,
in relazione alle decisioni di condanna pronunciate dalla  Corte  dei
conti, indica analiticamente le partite riscosse  e  le  disposizioni
prese per quelle che restano da riscuotere, distintamente tra  quelle
per le quali e' in corso il recupero in  via  amministrativa,  quelle
per le quali sia stata avviata  procedura  di  esecuzione  forzata  e
quelle iscritte a ruolo di riscossione. Al prospetto informativo sono
allegati i documenti giustificativi dell'attivita' svolta. 
 
 
                              Art. 215 
 
        (Recupero del credito erariale in via amministrativa) 
 
 
  1. Il recupero in via amministrativa del credito erariale derivante
da condanna e' effettuato mediante ritenuta,  nei  limiti  consentiti
dalla normativa in vigore, su  tutte  le  somme  a  qualsiasi  titolo
dovute all'agente pubblico in base al rapporto di lavoro, di  impiego
o di servizio, compresi il trattamento di fine rapporto e  quello  di
quiescenza, comunque denominati. 
 
 
  2. Il recupero e' effettuato su tempestiva  richiesta  dell'ufficio
che ha in carico il credito, alla quale l'ufficio o l'ente  erogatore
da' esecuzione immediata. 
 
 
  3.  Nell'ambito  della  procedura   amministrativa   di   recupero,
l'ufficio  che  ha  in  carico  il  credito  erariale  puo'  chiedere
l'iscrizione di ipoteca sui beni del debitore per un importo  pari  a
quello liquidato nella decisione della Corte dei conti, nonche'  alle
spese di iscrizione di ipoteca e  con  l'espressa  indicazione  della
misura degli interessi legali, ai sensi dell'articolo  2855,  secondo
comma, del codice civile. 
 
 
  4. Il debitore puo' chiedere di procedere al versamento diretto  in
Tesoreria delle somme da lui  dovute,  con  imputazione  all'apposita
voce  di  entrata  del  bilancio   indicata   dall'ufficio   di   cui
all'articolo 214, comma 1. 
 
 
  5. A richiesta del debitore, il pagamento  o  il  recupero  possono
essere effettuati a mezzo di un piano di rateizzazione. Il  piano  di
rateizzazione  e'   determinato   dall'ufficio   designato   di   cui
all'articolo 214, comma 1, tenuto conto dell'ammontare del credito  e
delle  condizioni  economiche  e  patrimoniali  del  debitore  ed  e'
sottoposto  alla   previa   approvazione   del   pubblico   ministero
territorialmente competente. 
 
 
  6. Il mancato versamento  di  cinque  rate  anche  non  consecutive
determina la decadenza dal beneficio della rateizzazione. 
 
 
                              Art. 216 
 
          (Esecuzione forzata innanzi al giudice ordinario) 
 
 
  1. Nel caso in cui l'amministrazione o l'ente titolare del  credito
erariale proceda al recupero mediante l'esecuzione forzata innanzi al
giudice ordinario ai sensi del Libro  III  del  codice  di  procedura
civile, il  pubblico  ministero  contabile,  svolti,  se  necessario,
accertamenti patrimoniali finalizzati a verificare le  condizioni  di
solvibilita'  del  debitore   e   la   proficuita'   dell'esecuzione,
nell'ambito  dell'esercizio  dei   poteri   di   vigilanza   di   cui
all'articolo  214,  comma  6,  e  fermo  restando   quanto   previsto
dall'articolo 214, comma 7, a richiesta dell'amministrazione  o  ente
esecutante  puo'  fornire  istruzioni  finalizzate  al  tempestivo  e
regolare svolgimento delle attivita' esperibili  innanzi  al  giudice
dell'esecuzione. 
 
 
  2. L'amministrazione o ente che esercita l'azione  tiene  informato
il  pubblico  ministero  dell'andamento  della  procedura  esecutiva,
sottoponendo alla  sua  valutazione  le  problematiche  eventualmente
insorgenti al riguardo. 
 
 
  3.  Il  credito  erariale  e'  assistito  da  privilegio  ai  sensi
dell'articolo  2750  del  codice  civile.  Ai  fini  del   grado   di
preferenza, il  privilegio  per  il  credito  erariale  derivante  da
condanna della Corte dei conti sui beni mobili e  sui  beni  immobili
segue, nell'ordine, quelli per i crediti  indicati,  rispettivamente,
negli articoli 2778 e 2780 del codice civile. 
 

CAPO III Giudizio di ottemperanza

 
                              Art. 217 
 
                     (Giudice dell'ottemperanza) 
 
 
  1. Il ricorso per ottenere l'esecuzione in materia pensionistica  e
nei giudizi ad istanza di parte si propone al giudice che  ha  emesso
la sentenza di cui e' chiesta l'ottemperanza. 
 
 
  2. Il giudice unico esercita  i  poteri  inerenti  al  giudizio  di
ottemperanza per l'esecuzione delle  sentenze  emesse  dalle  sezioni
giurisdizionali regionali e non sospese dalle sezioni giurisdizionali
d'appello,  nonche'  per  le  sentenze  confermate  in  appello   con
motivazione che abbia lo stesso contenuto dispositivo e  conformativo
delle sentenze di primo grado. 
 
 
  3. Negli altri casi, per l'esecuzione delle sentenze  emesse  dalle
sezioni giurisdizionali d'appello provvedono queste ultime. 
 
 
                              Art. 218 
 
                           (Procedimento) 
 
 
  1. L'azione si propone, previa diffida, con ricorso notificato alla
pubblica amministrazione e  a  tutte  le  altre  parti  del  giudizio
definito dalla sentenza della cui ottemperanza si tratta. 
 
 
  2. Unitamente al  ricorso  e'  depositata  in  copia  autentica  la
sentenza di cui si chiede l'ottemperanza, con l'eventuale  prova  del
suo passaggio in giudicato. 
 
 
  3. Il giudice decide con sentenza in forma semplificata. 
 
 
  4. Il giudice, in caso di accoglimento del ricorso: 
 
 
  a) ordina l'ottemperanza, prescrivendo le relative modalita'; 
 
 
  b) nel caso di ottemperanza di sentenze non passate  in  giudicato,
determina le modalita' esecutive, considerando  inefficaci  gli  atti
emessi in violazione o elusione e provvede  di  conseguenza,  tenendo
conto degli effetti che ne derivano; 
 
 
  c) nomina, ove occorra, un commissario ad acta; 
 
 
  d) salvo che cio' sia manifestamente iniquo, e  se  non  sussistono
altre ragioni ostative, fissa, su richiesta di  parte,  la  somma  di
denaro dovuta dal  resistente  per  ogni  violazione  o  inosservanza
successiva, ovvero per ogni ritardo  nell'esecuzione  del  giudicato;
tale statuizione costituisce titolo esecutivo. 
 
 
  5. Se e' chiesta l'esecuzione di un'ordinanza, il giudice  provvede
con ordinanza. 
 
 
  6. Il giudice conosce di tutte  le  questioni  relative  all'esatta
ottemperanza, ivi comprese quelle inerenti agli atti del commissario. 
 
 
  7. Il giudice fornisce chiarimenti  in  ordine  alle  modalita'  di
ottemperanza, anche su richiesta del commissario. 
 
 
  8.   I   provvedimenti   giurisdizionali   adottati   dal   giudice
dell'ottemperanza sono  impugnabili  secondo  quanto  previsto  dalla
Parte VI del presente codice. 
 

PARTE VIII DISPOSIZIONI FINALI TITOLO I DISPOSIZIONI FINALI CAPO I Norma finanziaria

 
                              Art. 219 
 
                         (Norma finanziaria) 
 
 
  1. Le  amministrazioni  competenti  provvedono  all'attuazione  del
presente  codice  nell'ambito  delle  risorse  umane,  strumentali  e
finanziarie disponibili a legislazione  vigente  e,  comunque,  senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
 
 
                                                              TABELLE 
 
                                                            Tabella A 
                              (articolo 18, comma 3, dell'Allegato 1) 
 
 
  Spostamenti di competenza per  le  istruttorie  ed  i  procedimenti
contabili nei quali un magistrato assume la qualita' di parte. 
 
    

---------------------------------------------------------
 Dalla sezione di                   | Alla sezione di
------------------------------------|--------------------
1.                    Roma          | Perugia
------------------------------------|--------------------
2.                    Perugia       | Firenze
------------------------------------|--------------------
3.                    Firenze       | Genova
------------------------------------|--------------------
4.                    Aosta         | Torino
------------------------------------|--------------------
5.                    Genova        | Torino
------------------------------------|--------------------
6.                    Torino        | Milano
------------------------------------|--------------------
7.                    Milano        | Venezia
------------------------------------|--------------------
8.                    Venezia       | Trento
------------------------------------|--------------------
9.                    Trento        | Trieste
------------------------------------|--------------------
10.                   Trieste       | Bolzano
------------------------------------|--------------------
11.                   Bolzano       | Bologna
------------------------------------|--------------------
12.                   Bologna       | Ancona
------------------------------------|--------------------
13.                   Ancona        | L'Aquila
------------------------------------|--------------------
14.                   L'Aquila      | Campobasso
------------------------------------|--------------------
15.                   Campobasso    | Bari
------------------------------------|--------------------
16.                   Bari          | Potenza
------------------------------------|--------------------
17.                   Potenza       | Catanzaro
------------------------------------|--------------------
18.                   Cagliari      | Roma
------------------------------------|--------------------
19.                   Palermo       | Catanzaro
------------------------------------|--------------------
20.                   Catanzaro     | Napoli
------------------------------------|--------------------
21.                   Napoli        | Roma
---------------------------------------------------------

    
 
 

ALLEGATO 2 NORME DI ATTUAZIONE DEL CODICE DELLA GIUSTIZIA CONTABILE TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI CAPO I DELLE ATTIVITÀ DEL PUBBLICO MINISTERO IN GIUDIZIO

                                                           ALLEGATO 2 
 
 
      NORME DI ATTUAZIONE DEL CODICE DELLA GIUSTIZIA CONTABILE 
 
                               Art. 1 
 
               (Richiesta di comunicazione degli atti) 
 
 
  1. In ogni stato e grado del processo il  pubblico  ministero  puo'
richiedere al giudice la comunicazione degli atti per l'esercizio dei
poteri a lui attributi dalla legge. 
 

CAPO II DEGLI AUSILIARI DEL GIUDICE SEZIONE I Dei consulenti tecnici del giudice

 
                               Art. 2 
 
                   (Distribuzione degli incarichi) 
 
 
  1. Tutti i giudici della sezione giurisdizionale regionale  debbono
affidare normalmente le funzioni di consulente tecnico agli  iscritti
nell'albo dei tribunali aventi sede nella regione. 
 
 
  2. Il giudice che conferisce un incarico a un  consulente  iscritto
in albo di tribunale con sede  in  altra  regione  o  a  persona  non
iscritta in alcun albo deve sentire il  presidente  della  sezione  e
indicare nel provvedimento i motivi della scelta. 
 
 
  3. Le funzioni di  consulente  presso  le  sezioni  giurisdizionali
d'appello sono normalmente affidate  agli  iscritti  negli  albi  dei
tribunali del distretto. Se l'incarico e' conferito  ad  iscritti  in
altri albi o a persone  non  iscritte  in  alcun  albo,  deve  essere
sentito il  presidente  della  sezione  d'appello  e  debbono  essere
indicati nel provvedimento i motivi della scelta. 
 
 
                               Art. 3 
 
           (Vigilanza sulla distribuzione degli incarichi) 
 
 
  1. Il presidente della sezione vigila affinche',  senza  danno  per
l'amministrazione della  giustizia,  gli  incarichi  siano  equamente
distribuiti tra gli iscritti nell'albo in modo tale che a nessuno dei
consulenti iscritti possano  essere  conferiti  incarichi  in  misura
superiore  al  10  per  cento  di  quelli  affidati  dall'ufficio,  e
garantisce che sia assicurata l'adeguata trasparenza del conferimento
degli incarichi anche a mezzo di strumenti informatici. 
 
 
  2. Per l'attuazione di tale vigilanza il presidente fa  tenere  dal
segretario un registro in  cui  debbono  essere  annotati  tutti  gli
incarichi che i consulenti iscritti ricevono e i  compensi  liquidati
da ciascun giudice. 
 
 
  3. Questi deve dare notizia degli incarichi  dati  e  dei  compensi
liquidati al presidente del tribunale presso il quale  il  consulente
e' iscritto. 
 
 
  4. Il presidente della sezione giurisdizionale di appello  esercita
la vigilanza prevista nel comma  1  per  gli  incarichi  che  vengono
affidati dalla sezione d'appello. 
 

SEZIONE II Dei registri di segreteria

 
                               Art. 4 
 
                      (Registri di segreteria) 
 
 
  1.  Con  decreti  del  Presidente  della  Corte  dei  conti,  e  in
attuazione dell'articolo 6 del codice della  giustizia  contabile  di
cui all'Allegato 1 (di seguito codice), sono stabiliti i registri che
devono  essere  tenuti,  a  cura  delle  segreterie   delle   sezioni
giurisdizionali, presso gli uffici giudiziari della Corte dei conti. 
 
 
  2. Ai registri  di  segreteria  ed  agli  atti  del  segretario  si
applicano, in quanto compatibili, le  norme  delle  disposizioni  del
Capo III delle disposizioni di attuazione  del  codice  di  procedura
civile. 
 

SEZIONE III Degli atti dell'ufficiale giudiziario

 
                               Art. 5 
 
          (Delle notificazioni dell'ufficiale giudiziario) 
 
 
  1. Alle notificazioni di cui all'articolo 42  del  codice  compiute
dall'ufficiale giudiziario si applicano le  norme  del  Capo  IV  del
Titolo II delle disposizioni di attuazione del  codice  di  procedura
civile. 
 

TITOLO II DEI FASCICOLI DI PARTE E D'UFFICIO CAPO I DEPOSITO DEL FASCICOLO DI PARTE E FORMAZIONE DEL FASCICOLO D'UFFICIO

 
                               Art. 6 
 
                 (Potere delle parti sui fascicoli) 
 
 
  1. Le parti o i loro difensori muniti di procura possono  esaminare
gli atti e i documenti inseriti nel fascicolo d'ufficio e  in  quelli
delle altre parti e farsene  rilasciare  copia  dalla  segreteria,  a
proprie spese ed osservate le leggi sul bollo. 
 

TITOLO III DELLA FORMAZIONE DEI COLLEGI GIUDICANTI E DELLE UDIENZE CAPO I DELLA FORMAZIONE DEI COLLEGI GIUDICANTI

 
                               Art. 7 
 
  (Determinazione dei giorni d'udienza e composizione dei collegi) 
 
 
  1. All'inizio di ciascun  anno  giudiziario,  il  presidente  della
sezione stabilisce i giorni della  settimana  e  le  ore  in  cui  la
sezione tiene le udienze di discussione. 
 
 
  2. Il decreto del presidente resta affisso per tutto l'anno  presso
ciascuna sala di udienza. 
 
 
  3.  All'inizio  di  ogni  trimestre  il  presidente  della  sezione
determina con decreto la composizione  del  collegio  giudicante  per
ogni udienza di discussione. 
 
 
  4. Se all'udienza sono  presenti  giudici  in  numero  superiore  a
quello stabilito, il collegio, per ciascun giudizio, e'  formato  dal
presidente, dal relatore e dal giudice piu' anziano per i collegi  di
primo grado e dai giudici piu' anziani,  fino  al  numero  di  cinque
componenti, per i collegi d'appello. 
 

CAPO II DELLE UDIENZE

 
                               Art. 8 
 
          (Ordine di discussione e svolgimento delle cause) 
 
 
  1. L'ordine di discussione delle  cause  per  ciascuna  udienza  e'
fissato dal presidente ed e' affisso il giorno  precedente  l'udienza
alla porta della sala a questa destinata. 
 
 
  2. Le cause sono chiamate dal segretario d'udienza,  salvo  che  il
presidente disponga altrimenti per ragioni di opportunita'. 
 
 
  3. I difensori illustrano sinteticamente  davanti  al  collegio  le
loro conclusioni e le ragioni che le sostengono. 
 
 
  4. Essi chiedono al presidente la facolta'  di  parlare  e  debbono
dirigere la parola soltanto al collegio. In relazione  al  grado  del
giudizio, l'attore ha la parola per primo. 
 
 
  5. Il presidente puo' consentire una sola replica. Non sono ammesse
note d'udienza dopo la discussione. 
 
 
                               Art. 9 
 
                      (Calendario del processo) 
 
 
  1. Il giudice, quando provvede sulle richieste istruttorie, sentite
le  parti  e  tenuto  conto  della  natura,  dell'urgenza   e   della
complessita' della  causa,  fissa  il  calendario  del  processo  con
l'indicazione  delle  udienze  successive  e  degli  incombenti   che
verranno espletati. I termini fissati nel calendario  possono  essere
prorogati,  anche   d'ufficio,   quando   sussistono   gravi   motivi
sopravvenuti. La proroga deve  essere  richiesta  dalle  parti  prima
della scadenza dei termini. 
 
 
                               Art. 10 
 
                     (Rinvio della discussione) 
 
 
  1. Il collegio puo' rinviare la discussione  della  causa  per  non
piu' di una volta soltanto  per  grave  impedimento  di  uno  o  piu'
componenti del collegio o delle parti e per non piu' di sei mesi. 
 

CAPO III DELL'ISTRUZIONE IN CORSO DI GIUDIZIO

 
                               Art. 11 
 
                     (Produzione dei documenti) 
 
 
  1. I documenti offerti in comunicazione delle parti, unitamente  al
relativo  elenco,  sono  prodotti  mediante  deposito  in  segreteria
all'atto della costituzione. Il presidente della sezione,  per  gravi
ragioni,  sentite  le  parti,  puo'  autorizzare  la  produzione   di
documenti anche all'udienza; in questo caso dei documenti prodotti si
fa menzione nel verbale. 
 
 
                               Art. 12 
 
                       (Istanza di esibizione) 
 
 
  1. L'istanza di esibizione  di  un  documento  o  di  una  cosa  in
possesso di una parte o di  un  terzo  deve  contenere  la  specifica
indicazione del documento o  della  cosa  e,  quando  e'  necessario,
l'offerta della prova che la parte o il terzo li possiede. 
 
 
                               Art. 13 
 
            (Notificazione dell'ordinanza di esibizione) 
 
 
  1. Il giudice, nell'ordinanza con la quale dispone l'esibizione  di
un documento o di una cosa in possesso di una parte contumace o di un
terzo, fissa il  termine  entro  il  quale  l'ordinanza  deve  essere
notificata e indica la parte che deve provvedere alla notificazione. 
 
 
                               Art. 14 
 
            (Informazioni della pubblica amministrazione) 
 
 
  1.  La  nota  contenente   le   informazioni,   che   la   pubblica
amministrazione  fornisce  su   richiesta   del   giudice   a   norma
dell'articolo 94, comma 2, del  Codice,  e'  inserita  nel  fascicolo
d'ufficio. 
 
 
                               Art. 15 
 
                  (Divieto di private informazioni) 
 
 
  1. Il giudice non puo' ricevere private  informazioni  sulle  cause
pendenti davanti a se', ne' puo' ricevere memorie se  non  per  mezzo
della segreteria. 
 
 
                               Art. 16 
 
                     (Produzione delle memorie) 
 
 
  1. Le memorie sono inserite nel fascicolo d'ufficio, ferma restando
la valutazione del collegio sulla loro ammissibilita'. Restano  salve
le disposizioni relative all'utilizzazione di strumenti informatici e
telematici. 
 

CAPO IV DELLA DECISIONE

 
                               Art. 17 
 
                    (Motivazione della sentenza) 
 
 
  1. La motivazione della sentenza di cui all'articolo 39 del  codice
consiste nella concisa esposizione dei fatti decisivi e dei  principi
di diritto su cui  la  decisione  e'  fondata,  anche  con  esclusivo
riferimento a precedenti conformi ovvero mediante rinvio a  contenuti
specifici degli scritti difensivi o di altri atti di causa. 
 
 
  2. In ogni  caso  deve  essere  omessa  ogni  citazione  di  autori
giuridici. 
 
 
  3. La scelta dell'estensore della sentenza  prevista  nell'articolo
101, comma 6, del codice e' fatta dal presidente tra i componenti  il
collegio che hanno espresso voto conforme alla decisione. 
 
 
                               Art. 18 
 
                     (Redazione della sentenza) 
 
 
  1. L'estensore consegna la minuta della sentenza da lui redatta  al
presidente della sezione. Il presidente, dopo le eventuali correzione
e integrazioni, la sottoscrive insieme all'estensore e la consegna al
segretario che ne cura la pubblicazione. 
 
 
                               Art. 19 
 
 (Forma dell'istanza per integrazione dei provvedimenti istruttori) 
 
 
  1. L'istanza per l'integrazione di un provvedimento  istruttorio  a
norma dell'articolo 99, comma 11, del codice  e'  fatta  con  ricorso
diretto al giudice che procede o,  in  mancanza,  al  presidente  del
collegio. 
 
 
                               Art. 20 
 
                           (Riassunzione) 
 
 
  1.  L'atto  di  riassunzione  e'  depositato   entro   il   termine
trimestrale previsto dall'articolo 109, comma  6,  del  codice  nella
segreteria della sezione presso la quale pende il processo. 
 
 
  2.  La  notifica  dell'atto  di  riassunzione  e  del  decreto   di
fissazione dell'udienza puo' avvenire anche successivamente,  purche'
entro  il  termine  eventualmente  fissato  dal  giudice  ovvero,  in
mancanza di esso, rispettando i termini per la comparizione. 
 
 
  3. L'atto di riassunzione e il decreto di  fissazione  dell'udienza
sono notificati ai sensi dell'articolo 42 del codice  ed  alle  parti
non costituite devono essere notificati personalmente. 
 

CAPO V DEL PROCESSO PENSIONISTICO

 
                               Art. 21 
 
      (Disposizioni particolari per il processo pensionistico) 
 
 
  1. Al processo pensionistico non si applica  l'articolo  149  delle
disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. 
 
 
  2. Ai fini del calcolo di cui all'articolo 429, ultimo  comma,  del
codice di procedura civile, il giudice applica l'indice dei prezzi al
consumo per le famiglie di operai ed impiegati. 
 

CAPO VI DEL PROCEDIMENTO IN APPELLO

 
                               Art. 22 
 
                (Determinazione dei giorni d'udienza) 
 
 
  1. Il decreto del presidente della sezione d'appello che stabilisce
i giorni della settimana e l'orario delle camere di consiglio e delle
udienze di discussione  e'  affisso  presso  le  sale  di  udienza  e
rimanervi durante il periodo cui si riferisce. 
 
 
  2. Al principio di  ogni  trimestre  il  presidente  della  sezione
d'appello  determina  con  decreto  la  composizione   del   collegio
giudicante per ogni udienza di  discussione  e  il  relativo  decreto
rimane affisso presso le sale  di  udienza  della  sezione  d'appello
durante il periodo al quale si riferisce. 
 
 
                               Art. 23 
 
                  (Deliberazione dei provvedimenti) 
 
 
  1. Nel deliberare i provvedimenti la sezione d'appello  applica  le
disposizioni dell'articolo 101 del codice. 
 
 
  2. Il relatore vota per  primo,  quindi  votano  i  consiglieri  in
ordine inverso di anzianita' e per ultimo il presidente. 
 
 
  3. La scelta dell'estensore della sentenza e' fatta dal  presidente
tra i componenti il collegio che hanno espresso  voto  conforme  alla
decisione. 
 

CAPO VII DELL'ESECUZIONE

 
                               Art. 24 
 
       (Procedimento per indebito rilascio di copie esecutive) 
 
 
  1.  Il  capo   dell'ufficio   giudiziario   competente,   a   norma
dell'articolo 476 del codice di procedura civile, a  conoscere  delle
contravvenzioni per rilascio indebito di copie  in  forma  esecutiva,
contesta all'incolpato l'addebito, a mezzo di atto notificato a  cura
del cancelliere, e lo invita a presentare per iscritto le sue  difese
nel termine di cinque giorni. Negli uffici  in  cui  vi  e'  un  solo
cancelliere  l'atto  contenente  l'addebito  e'  comunicato   a   lui
direttamente dal capo dell'ufficio. 
 
 
  2. Il decreto di condanna di cui all'articolo 476 ultimo comma  del
codice di  procedura  civile  costituisce  titolo  esecutive  per  la
riscossione della pena pecuniaria a cura del cancelliere. 
 
 
                               Art. 25 
 
                          (Norma di rinvio) 
 
 
  1.  Per  quanto   non   espressamente   previsto   dalle   presenti
disposizioni di attuazione del codice si applicano,  se  compatibili,
le disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. 
 

ALLEGATO 3 NORME TRANSITORIE E ABROGAZIONI

 
                                                           ALLEGATO 3 
 
                   NORME TRANSITORIE E ABROGAZIONI 
 
                               Art. 1 
 
             (Ultrattivita' della disciplina previgente) 
 
  1. Per i termini processuali, anche se  sospesi  o  interrotti,  di
giudizi che siano in corso alla data di entrata in vigore del  codice
della giustizia contabile di cui all'Allegato 1 (di seguito  codice),
continuano a trovare applicazione le norme previgenti. 
 
 
                               Art. 2 
 
                     (Disposizioni particolari) 
 
  1. Le disposizioni di cui alla Parte II, Titolo I, Capi I, II e III
del codice, che disciplinano l'istruttoria del pubblico ministero, si
applicano alle istruttorie in corso alla data di  entrata  in  vigore
del codice, fatti salvi gli atti  gia'  compiuti  secondo  il  regime
previgente. Le disposizioni di cui alla Parte II, Titoli II, III,  IV
e V si applicano anche ai giudizi in corso. 
 
  2. Le disposizioni di cui all'articolo 66 del codice  si  applicano
ai fatti commessi e alle omissioni avvenute a decorrere dalla data di
entrata in vigore del codice. 
 
  3. Le disposizioni di cui alla Parte III del codice si applicano ai
conti giudiziali da presentare presso l'amministrazione di competenza
a decorrere dalla data di entrata in vigore del codice. 
 
  4. Le disposizioni della Parte VI  del  codice,  che  disciplina  i
procedimenti di impugnazione, si applicano ai giudizi instaurati  con
atto di cui sia stata richiesta la notificazione  a  decorrere  dalla
data di entrata in vigore del codice. 
 
  5. Ai fini dell'impugnazione, ai giudizi avverso le sentenze per le
quali stia decorrendo il termine  per  l'impugnazione  alla  data  di
entrata in vigore del codice, si applicano gli articoli  193,  194  e
199 del codice. 
 
  6. Le disposizioni di cui agli articoli 212, 213, 214,  215  e  216
del  codice,  che  disciplinano  l'esecuzione  della   sentenza,   si
applicano relativamente alle sentenze pubblicate  a  decorrere  dalla
data di entrata in vigore del codice. 
 
 
                               Art. 3 
 
        (Disposizioni particolari per giudizi pensionistici) 
 
  1.  Le  disposizioni  di  cui  alla  Parte  IV  del   codice,   che
disciplinano il  giudizio  pensionistico,  si  applicano  ai  giudizi
instaurati in primo grado con ricorso depositato  a  decorrere  dalla
data di entrata in vigore del codice. 
 
  2. Le disposizioni di cui all'articolo 170 del codice, sull'appello
in materia pensionistica, si applicano ai giudizi instaurati con atto
di cui sia stata richiesta la notificazione a decorrere dalla data di
entrata in vigore del codice. 
 
  3. Ai fini dell'impugnazione, ai giudizi avverso le sentenze per le
quali stia decorrendo il termine  per  l'impugnazione  alla  data  di
entrata in vigore del codice, si applicano gli articoli 170, comma 4,
193 e 194 del medesimo codice. 
 
  4. Per i giudizi in materia pensionistica pendenti, in primo  grado
ed in appello, alla data di entrata in vigore del codice,  le  parti,
entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla stessa  data,
presentano una nuova istanza di fissazione di  udienza,  sottoscritta
dalla parte, relativamente ai ricorsi pendenti da oltre cinque anni e
per i quali non e' stata ancora fissata l'udienza di discussione.  In
difetto, il ricorso e' dichiarato perento con decreto del presidente.
Il  decreto  e'  depositato  in  segreteria,  che  ne   da'   formale
comunicazione alle parti costituite. 
 
  5. Nel termine di  sessanta  giorni  dalla  comunicazione  ciascuna
delle parti costituite puo' proporre  opposizione  al  collegio,  con
atto notificato a  tutte  le  altre  parti  e  depositato  presso  la
segreteria del giudice adito entro dieci giorni dall'ultima notifica.
Nei trenta giorni successivi il collegio decide sulla opposizione  in
camera di consiglio, sentite le parti che ne facciano richiesta,  con
ordinanza che, in caso di accoglimento della opposizione, dispone  la
reiscrizione del ricorso nel ruolo ordinario. Nel caso di rigetto, le
spese sono poste a carico  dell'opponente  e  vengono  liquidate  dal
collegio  nella  stessa  ordinanza,  esclusa   la   possibilita'   di
compensazione  anche   parziale.   L'ordinanza   e'   depositata   in
segreteria, che ne da' comunicazione alle parti  costituite.  Avverso
l'ordinanza che decide sulla opposizione puo' essere proposto ricorso
in  appello.  Il  giudizio  di  appello  procede  secondo  le  regole
ordinarie, ridotti alla meta' tutti i termini processuali. 
 
  6. Se, nel termine di centottanta giorni  dalla  comunicazione  del
decreto di cui al comma 4, la parte deposita  un  atto,  sottoscritto
personalmente e dal difensore e notificato alle altre parti,  in  cui
dichiara di avere ancora interesse alla trattazione della  causa,  il
presidente revoca il decreto e dispone ai sensi degli  articoli  155,
comma 4, e 181 del codice. 
 
 
                               Art. 4 
 
                            (Abrogazioni) 
 
  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del codice,  sono  o
restano abrogati, in particolare: 
 
  a) il regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038; 
 
  b) gli articoli da 67 a 97 del regio decreto  12  luglio  1934,  n.
1214; 
 
  c) l'articolo 20 del decreto del  Presidente  della  Repubblica  10
gennaio 1957, n. 3; 
 
  d) gli articoli 5 e 6 del decreto-legge 15 novembre 1993,  n.  453,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19; 
 
  e) l'articolo 1, comma 1-septies, della legge 14 gennaio  1994,  n.
20, limitatamente alle parole "di cui all'articolo 5,  comma  2,  del
decreto-legge   15   novembre   1993,   n.   453,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n.  19"  e  l'articolo  2
della medesima legge 14 gennaio 1994, n. 20; 
 
  f) gli articoli 1, 2, 3, 6 e 7 del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 24 giugno 1998, n. 260; 
 
  g) l'articolo 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97; 
 
  h) l'articolo 17, comma 30-ter, primo periodo, del decreto-legge  1
luglio 2009, n. 78, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  3
agosto 2009, n. 102; 
 
  i)  l'articolo  43  del  decreto-legge  24  giugno  2014,  n.   90,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. 
 
  2. Quando disposizioni vigenti richiamano disposizioni abrogate dal
comma 1, il riferimento agli istituti previsti da  queste  ultime  si
intende operato ai corrispondenti istituti disciplinati nel  presente
codice.