L'articolo Decreto legge rifiuti 136/2013. Testo in Gazzetta proviene da Giurdanella.it.
]]>E’ stato inserito nel testo unico ambiente (decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152) un nuovo reato, la “Combustione illecita di rifiuti” (art. 256-bis), secondo cui – tra l’altro – chiunque appiccichi il fuoco a rifiuti abbandonati o depositi rifiuti in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da due a cinque anni.
Di seguito, il testo integrale, che passa in Parlamento per la conversione in legge.
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Decreto Legge 10 dicembre 2013 n. 136
Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e
industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate.
(G.U. del 10 dicembre 2013)
Il Presidente della Repubblica
Visti gli articoli 4, 9, 32, 41, 77 e 87 della Costituzione;
Considerata la estrema gravita’ sanitaria, ambientale, economica e
della legalita’ in cui versano alcune aree della regione Campania;
Considerato che la sicurezza della continuita’ del funzionamento
produttivo di stabilimenti di interesse strategico costituisce una
priorita’ di carattere nazionale, soprattutto in considerazione dei
prevalenti profili di protezione dell’ambiente e della salute e di
salvaguardia dei livelli occupazionali;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare
disposizioni per una piu’ incisiva repressione delle condotte di
illecita combustione dei rifiuti, per la mappatura dei terreni della
regione Campania destinati all’agricoltura e per una efficace
organizzazione e coordinamento degli interventi di bonifica in quelle
aree, nell’interesse della salute dei cittadini, dell’ambiente, delle
risorse e della produzione agroalimentare, nonche’ garantire la
continuita’ degli interventi di bonifica gia’ avviati;
Rilevato che le attivita’ di attuazione delle prescrizioni delle
a.i.a. rilasciate per lo stabilimento Ilva di Taranto, pur
tempestivamente avviate, hanno evidenziato profili di complessita’
che richiedono un immediato intervento di semplificazione e di
interpretazione autentica;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di intervenire con
disposizioni finalizzate a superare le sopra esposte criticita’;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 3 dicembre 2013;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del
Ministro dell’interno, del Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, del Ministro dello sviluppo economico e del
Ministro per la coesione territoriale;
Emana
il seguente decreto-legge :
Art. 1
Interventi urgenti per garantire la sicurezza agroalimentare in
Campania
1. Il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura,
l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale,
l’Istituto superiore di sanita’ e l’Agenzia regionale per la
protezione ambientale in Campania svolgono, secondo gli indirizzi
comuni e le priorita’ definite con direttiva dei Ministri delle
politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare e della salute, d’intesa con il
Presidente della Regione Campania, da adottare entro quindici giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le indagini
tecniche per la mappatura, anche mediante strumenti di
telerilevamento, dei terreni della Regione Campania destinati
all’agricoltura, al fine di accertare l’eventuale esistenza di
effetti contaminanti a causa di sversamenti e smaltimenti abusivi
anche mediante combustione.
2. Nello svolgimento delle attivita’ di rispettiva competenza, gli
enti di cui al comma 1 possono avvalersi del Nucleo operativo
ecologico dei Carabinieri, del Corpo forestale dello Stato, del
Comando Carabinieri politiche agricole e alimentari, dell’Ispettorato
centrale della tutela della qualita’ e della repressione frodi dei
prodotti alimentari, dell’Istituto superiore di sanita’, dell’Agenzia
per le erogazioni in agricoltura, dell’Agenzia per l’Italia digitale,
dell’Istituto geografico militare, di organismi scientifici pubblici
competenti in materia e anche delle strutture e degli organismi della
Regione Campania. Il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, il
Corpo forestale dello Stato, il Comando Carabinieri politiche
agricole e alimentari, il Comando carabinieri per la tutela della
salute assicurano, per le finalita’ di cui al presente articolo, agli
enti di cui al comma 1 l’accesso ai terreni in proprieta’, nel
possesso o comunque nella disponibilita’ di soggetti privati.
3. Le amministrazioni centrali e locali sono tenute a fornire agli
istituti e all’agenzia di cui al comma 1 i dati e gli elementi
conoscitivi nella loro disponibilita’.
4. I titolari di diritti reali di godimento o del possesso dei
terreni oggetto delle indagini di cui al presente articolo sono
obbligati a consentire l’accesso ai terreni stessi. Nel caso sia
comunque impossibile, per causa imputabile ai soggetti di cui al
primo periodo, l’accesso ai terreni, questi sono indicati tra i
terreni di cui al comma 6, primo periodo. Per tali terreni, la revoca
dell’indicazione puo’ essere disposta con decreto dei Ministri delle
politiche agricole, alimentari e forestali, dell’ambiente, della
tutela del territorio e del mare e della salute, solo dopo che sia
stato consentito l’accesso, se dalle risultanze delle indagini sia
dimostrata l’idoneita’ di tali fondi alla produzione agroalimentare.
Con decreti interministeriali dei Ministri delle politiche agricole,
alimentari e forestali, dell’ambiente, della tutela del territorio e
del mare e della salute puo’ essere disposta, su istanza dei soggetti
interessati, la revoca dell’indicazione tra i terreni di cui al comma
6, qualora sia dimostrato il venire meno dei presupposti per tale
indicazione.
5. Entro sessanta giorni dall’adozione della direttiva di cui al
comma 1, gli enti di cui al medesimo comma 1 presentano ai Ministri
delle politiche agricole, alimentari e forestali, dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare e della salute una relazione
con i risultati delle indagini svolte e delle metodologie usate,
contenente anche una proposta sui possibili interventi di bonifica
relativi ai terreni indicati come prioritari dalla medesima
direttiva. Entro i successivi novanta giorni, gli enti di cui al
comma 1 presentano un’analoga relazione relativa ai restanti terreni
oggetto dell’indagine.
6. Entro i quindici giorni successivi alla presentazione dei
risultati delle indagini rispettivamente di cui al primo e al secondo
periodo del comma 5, con distinti decreti interministeriali dei
Ministri delle politiche agricole, alimentari e forestali,
dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare e della salute
sono indicati i terreni della regione Campania che non possono essere
destinati alla produzione agroalimentare ma esclusivamente a colture
diverse. Con i decreti di cui al primo periodo possono essere
indicati anche i terreni da destinare solo a produzioni
agroalimentari determinate.
Art. 2
Azioni e interventi di monitoraggio e tutela nei territori della
regione Campania
1. Al fine di determinare gli indirizzi per l’individuazione o il
potenziamento di azioni e interventi di monitoraggio, tutela e
bonifica nei terreni della regione Campania indicati ai sensi
dell’articolo 1, comma 6, e’ istituito presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri un Comitato interministeriale, presieduto dal
Presidente del Consiglio dei ministri o da un Ministro da lui
delegato, composto dal Ministro per la coesione territoriale, dal
Ministro dell’interno, dal Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, dal Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, dal Ministro della salute, dal Ministro per i beni e le
attivita’ culturali e dal Presidente della regione Campania. Al
Comitato spetta altresi’ la supervisione delle attivita’ della
Commissione di cui al comma 2.
2. Sulla base degli indirizzi stabiliti dal Comitato
interministeriale di cui al comma 1, al fine di individuare o
potenziare azioni e interventi di monitoraggio e tutela nei terreni
della regione Campania, come indicati ai sensi dell’articolo 1, comma
6, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta
del Ministro per la coesione territoriale, entro trenta giorni
dall’adozione del primo decreto di cui al medesimo articolo 1, comma
6, e’ istituita una Commissione composta da un rappresentante della
Presidenza del Consiglio dei ministri che la presiede, e da un
rappresentante ciascuno del Ministro per la coesione territoriale,
del Ministero dell’interno, del Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, del Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare, del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, del Ministero della salute, del Ministero per i beni e le
attivita’ culturali e della regione Campania. Ai componenti della
Commissione non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi spese o
altri emolumenti comunque denominati.
3. La segreteria del Comitato di cui al comma 1 e il supporto
tecnico per la Commissione di cui al comma 2 sono assicurati dai
Dipartimenti di cui si avvale il Ministro per la coesione
territoriale, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi
oneri per la finanza pubblica.
4. La Commissione di cui al comma 2, entro sessanta giorni dalla
definizione degli indirizzi di cui al comma 1 e per il perseguimento
delle finalita’ ivi previste, avvalendosi della collaborazione degli
enti di cui all’articolo 1, comma 1, adotta e successivamente
coordina un programma straordinario e urgente di interventi
finalizzati alla tutela della salute, alla sicurezza, alla bonifica
dei siti nonche’ alla rivitalizzazione economica dei territori, nei
terreni della regione Campania indicati ai sensi dell’articolo 1,
comma 6. Il programma puo’ essere realizzato anche attraverso la
stipula di contratti istituzionali di sviluppo, di cui all’articolo 6
del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, ovvero attraverso la
nomina di un commissario straordinario ai sensi dell’articolo 11
della legge 23 agosto 1988, n. 400. La Commissione riferisce
periodicamente al Comitato interministeriale sulle attivita’ di cui
al presente comma.
5. Agli oneri derivanti dall’attuazione del programma straordinario
urgente di cui al comma 4, per il 2014 si provvede nel limite delle
risorse che si renderanno disponibili a seguito della
riprogrammazione delle linee di intervento del Piano di azione
coesione della Regione Campania, sulla base delle procedure di cui
all’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99. Le
risorse di cui al presente comma possono essere integrate con
eventuali ulteriori risorse, finalizzate allo scopo, nell’ambito dei
programmi dei fondi strutturali europei 2014-2020.
6. Agli oneri derivanti dalla effettuazione delle indagini di cui
all’articolo 1, comma 1, nel limite di 100.000 euro nel 2013 e di
2.900.000 euro nel 2014, si provvede con le risorse europee
disponibili nell’ambito del programma operativo regionale per la
Campania 2007-2013 finalizzate alla bonifica dei siti industriali e
di terreni contaminati.
Art. 3
Combustione illecita di rifiuti
1. Dopo l’articolo 256 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e’ inserito il seguente:
«Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). – 1. Salvo che il
fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque appicca il fuoco a
rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in
aree non autorizzate e’ punito con la reclusione da due a cinque
anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si
applica la pena della reclusione da tre a sei anni.
2. Le stesse pene si applicano a colui che tiene le condotte di cui
all’articolo 255, comma 1, in funzione della successiva combustione
illecita di rifiuti.
3. La pena e’ aumentata di un terzo se i delitti di cui al comma 1
siano commessi nell’ambito dell’attivita’ di un’impresa o comunque di
un’attivita’ organizzata.
4. La pena e’ aumentata se i fatti di cui al comma 1 sono commessi
in territori che, al momento della condotta e comunque nei cinque
anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di
stato di emergenza nel settore dei rifiuti ai sensi della legge 24
febbraio 1992, n. 225.
5. I mezzi di trasporto utilizzati per la commissione dei delitti
di cui al comma 1 sono confiscati ai sensi dell’articolo 259, comma
2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, salvo che il mezzo
appartenga a persona estranea al reato, la quale provi che l’uso del
bene e’ avvenuto a sua insaputa e in assenza di un proprio
comportamento negligente. Alla sentenza di condanna o alla sentenza
emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale
consegue la confisca dell’area sulla quale e’ commesso il reato, se
di proprieta’ dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi
gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi.
6. Si applicano le sanzioni di cui all’articolo 255 se le condotte
di cui al comma 1 hanno a oggetto i rifiuti di cui all’articolo 184,
comma 2, lettera e).».
2. Fermo restando quanto previsto dalle disposizioni vigenti, i
Prefetti delle province della regione Campania, nell’ambito delle
operazioni di sicurezza e di controllo del territorio
prioritariamente finalizzate alla prevenzione dei delitti di
criminalita’ organizzata e ambientale, sono autorizzati ad avvalersi,
nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili, di personale
militare delle Forze armate, posto a loro disposizione dalle
competenti autorita’ militari ai sensi dell’articolo 13 della legge
1° aprile 1981, n. 121.
Art. 4
Modifiche al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271
1. All’articolo 129 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271,
dopo il comma 3-bis, e’ aggiunto il seguente:
«3-ter. Quando esercita l’azione penale per i reati previsti nel
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ovvero per i reati
previsti dal codice penale comportanti un pericolo o un pregiudizio
per l’ambiente, il pubblico ministero informa il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e la Regione
nel cui territorio i fatti si sono verificati. Qualora i reati di cui
al primo periodo arrechino un concreto pericolo alla tutela della
salute o alla sicurezza agroalimentare, il pubblico ministero informa
anche il Ministero della salute o il Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali. Il pubblico ministero,
nell’informazione, indica le norme di legge che si assumono violate
anche quando il soggetto sottoposto a indagine per i reati indicati
nel secondo periodo e’ stato arrestato o fermato ovvero si trova in
stato di custodia cautelare. Le sentenze e i provvedimenti definitori
di ciascun grado di giudizio sono trasmessi per estratto, a cura
della cancelleria del giudice che ha emesso i provvedimenti medesimi,
alle amministrazioni indicate nei primi due periodi del presente
comma».
Art. 5
Proroga dell’Unita’ Tecnica-Amministrativa di cui all’articolo 15
dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3920
del 28 gennaio 2011 e successive modificazioni e integrazioni.
1. Al fine di consentire il completamento delle attivita’
amministrative, contabili e legali conseguenti alle pregresse
gestioni commissariali e di amministrazione straordinaria nell’ambito
della gestione dei rifiuti nella regione Campania, l’Unita’
Tecnica-Amministrativa di cui all’articolo 15 dell’ordinanza del
Presidente del Consiglio dei ministri n. 3920 del 28 gennaio 2011, e
successive modificazioni e integrazioni, e’ prorogata fino al 31
dicembre 2015 e opera in seno alla Presidenza del Consiglio dei
ministri.
2. Nel limite organico di cui all’ordinanza richiamata nel comma 1,
il Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il Ministero
dell’economia e delle finanze, con decreto, disciplina la
composizione, le attribuzioni, il funzionamento, il trattamento
economico e le procedure operative dell’Unita’
Tecnica-Amministrativa, a valere sulle residue disponibilita’
presenti sulle contabilita’ speciali di cui all’articolo 4 del
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 dicembre
2012.
3. Gli enti locali della Regione Campania, ai fini del pagamento
dei debiti certi, liquidi ed esigibili per oneri di smaltimento dei
rifiuti maturati alla data del 31 dicembre 2009 nei confronti
dell’Unita’ Tecnica-Amministrativa, ovvero dei debiti fuori bilancio
nei confronti della stessa Unita’ Tecnica-Amministrativa che
presentavano i requisiti per il riconoscimento alla medesima data,
anche se riconosciuti in bilancio in data successiva, utilizzano per
l’anno 2014 la “Sezione per assicurare la liquidita’ per i pagamenti
dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali” di cui
all’articolo 1, comma 10, del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, con
le procedure e nei termini ivi previsti.
4. I versamenti contributivi relativi ai trattamenti economici del
personale assunto con contratto di lavoro a tempo determinato dal
commissario delegato ai sensi dell’articolo 1, comma 3,
dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 9 maggio
2012, n. 4022, e dell’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 2013, n.
43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71,
continuano ad essere effettuati all’INPS, secondo quanto previsto dai
contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali, applicati
alla societa’ ex concessionaria dei lavori per l’adeguamento,
realizzazione e gestione degli impianti di collettamento e
depurazione di Acerra, Marcianise, Napoli nord, Foce Regi Lagni e
Cuma.
5. In deroga al divieto di proroga o rinnovo di cui all’articolo 3,
comma 2, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con
modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, atteso il
sussistere di gravi condizioni di emergenza ambientale e ritenuta la
straordinaria necessita’ e urgenza di evitare il verificarsi di
soluzioni di continuita’ nella gestione delle medesime emergenze
ambientali, fino al 31 dicembre 2014 continuano a produrre effetti le
disposizioni, di cui all’articolo 11 dell’ordinanza del Presidente
del Consiglio dei ministri n. 3891 del 4 agosto 2010, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2010, e di cui
all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3554 del 5
dicembre 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 288 del 12
dicembre 2006, e successive modificazioni. Fino allo stesso termine
continuano a produrre effetti i provvedimenti rispettivamente
presupposti, conseguenti e connessi alle ordinanze di cui al presente
comma. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente comma si
provvede con le risorse gia’ previste per la copertura finanziaria
delle richiamate ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri.
Art. 6
Disposizioni in materia di commissari per il dissesto idrogeologico
1. All’articolo 17, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n.
195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n.
26, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo il primo periodo, e’ inserito il seguente:
«Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento della protezione civile, le
regioni o province autonome interessate, si pronunciano entro
quindici giorni dalla richiesta, decorsi i quali il decreto di nomina
puo’ comunque essere adottato.»;
b) al comma 1, dopo il quinto periodo, sono aggiunti i seguenti:
«Possono essere nominati commissari anche i presidenti o gli
assessori all’ambiente delle regioni interessate; in tal caso non si
applica l’articolo 20, comma 9, del decreto-legge 29 novembre 2008,
n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009,
n. 2. I commissari possono avvalersi, per le attivita’ di
progettazione degli interventi, per le procedure di affidamento dei
lavori, per le attivita’ di direzione lavori e collaudo, per ogni
altra attivita’ di carattere tecnico-amministrativo connessa a
progettazione, affidamento ed esecuzione dei lavori, ivi inclusi
servizi e forniture, degli uffici tecnici e amministrativi dei comuni
e delle regioni interessate dagli interventi, dei provveditorati
interregionali alle opere pubbliche, nonche’ dell’ANAS; al personale
degli enti di cui i Commissari si avvalgono non sono dovuti compensi,
salvo il rimborso delle spese.».
Art. 7
Modificazioni all’articolo 1 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.
1. All’articolo 1 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 7, il primo periodo e’ sostituito dai seguenti: «Il
piano di cui al comma 5 e’ approvato con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Al fine della
approvazione del piano, il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare acquisisce, sulla proposta del comitato di
esperti di cui al comma 5, ultimo periodo, il parere del commissario
straordinario e quello della regione competente, che sono resi entro
sette giorni dalla richiesta, decorsi i quali il piano puo’ essere
approvato anche senza i pareri richiesti. L’approvazione del piano
avviene entro quindici giorni dal ricevimento dei pareri e comunque
entro il 28 febbraio 2014. Il piano di cui al comma 6 e’ approvato
con decreto del Ministro dello sviluppo economico.»;
b) al comma 7, e’ aggiunto infine il seguente periodo: «Fatta
salva l’applicazione dell’articolo 12 del decreto-legge 31 agosto
2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre
2013, n. 125, il decreto di approvazione del piano di cui al comma 5
conclude i procedimenti di riesame previsti dall’autorizzazione
integrata ambientale, costituisce integrazione alla medesima
autorizzazione integrata ambientale, e i suoi contenuti possono
essere modificati con i procedimenti di cui agli articoli 29-octies e
29-nonies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni.»;
c) al comma 8, le parole: «Fino all’approvazione del piano
industriale di cui al comma 6» sono sostituite dalle seguenti: «Fino
all’adozione del decreto di approvazione del piano delle misure e
delle attivita’ di tutela ambientale e sanitaria di cui al comma 7»;
d) al comma 8, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La
progressiva adozione delle misure, prevista dal periodo precedente,
si interpreta nel senso che la stessa e’ rispettata qualora
sussistano tutte le seguenti condizioni: a) la qualita’ dell’aria
nella zona esterna allo stabilimento, per la parte riconducibile alle
sue emissioni, valutata sulla base dei parametri misurati dalle
apposite centraline di monitoraggio gestite dall’A.R.P.A. risulti
conforme alle prescrizioni delle vigenti disposizioni europee e
nazionali in materia, e comunque non abbia registrato un
peggioramento rispetto alla data di inizio della gestione
commissariale; b) alla data di approvazione del piano, siano stati
avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno il 70 per
cento del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle
autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non
applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e
prescrizioni. Il Commissario, entro trenta giorni dall’approvazione
del piano di cui al comma 5, trasmette all’Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale una relazione che indica
analiticamente i suddetti interventi.»;
e) al comma 9, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: « In
applicazione del generale principio di semplificazione
procedimentale, al fine dell’acquisizione delle autorizzazioni,
intese concerti, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati
degli enti locali, regionali, dei ministeri competenti, di tutti gli
altri enti comunque coinvolti, necessari per realizzare le opere e i
lavori previsti dall’autorizzazione integrata ambientale, dal piano
delle misure di risanamento ambientale e sanitario, dal piano
industriale di conformazione delle attivita’ produttive, il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, su proposta
del commissario straordinario, convoca una conferenza dei servizi ai
sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241,
che si deve pronunciare entro il termine di sessanta giorni dalla
convocazione. La conferenza di servizi si esprime dopo avere
acquisito, se dovuto, il parere della commissione tecnica di verifica
dell’impatto ambientale di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, che si esprime sulla valutazione di impatto
ambientale del progetto entro novanta giorni dalla sua presentazione,
o sulla verifica di assoggettabilita’ alla procedura medesima entro
quarantacinque giorni. I predetti termini sono comprensivi dei
quindici giorni garantiti al pubblico interessato al fine di
esprimere osservazioni sugli elaborati progettuali messi a
disposizione. Nei casi di attivazione delle procedure di VIA, il
termine di conclusione della conferenza di servizi e’ sospeso per un
massimo di novanta giorni. Decorso tale termine, i pareri non
espressi si intendono resi in senso favorevole. Solo nel caso di
motivata richiesta di approfondimento tecnico, tale termine puo’
essere prorogato una sola volta fino ad un massimo di trenta giorni.
La determinazione conclusiva della conferenza di servizi e’ adottata
con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare e costituisce variante ai piani territoriali ed
urbanistici, per la quale non e’ necessaria la valutazione ambientale
strategica. Nel caso di motivato dissenso delle autorita’ preposte
alla tutela ambientale, culturale o paesaggistica, il Consiglio dei
ministri si pronuncia sulla proposta, previa intesa con la regione o
provincia autonoma interessata, entro i venti giorni successivi
all’intesa. L’intesa si intende comunque acquisita decorsi trenta
giorni dalla relativa richiesta. Le cubature degli edifici di
copertura di materie prime, sottoprodotti, rifiuti e impianti,
previsti dall’autorizzazione integrata ambientale o da altre
prescrizioni ambientali, sono considerate “volumi tecnici”»;
f) dopo il comma 9, e’ aggiunto il seguente: «9-bis. Durante la
gestione commissariale, qualora vengano rispettate le prescrizioni
dei piani di cui ai commi 5 e 6, nonche’ le previsioni di cui al
comma 8, non si applicano, per atti o comportamenti imputabili alla
gestione commissariale, le sanzioni previste dall’articolo 1, comma
3, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231. Dette sanzioni,
ove riferite a atti o comportamenti imputabili alla gestione
precedente al commissariamento, non possono essere poste a carico
dell’impresa commissariata per tutta la durata del commissariamento e
sono irrogate al titolare dell’impresa o al socio di maggioranza che
abbiano posto in essere detti atti o comportamenti.»;
g) dopo il comma 11, e’ aggiunto il seguente:
«11-bis. Dopo l’approvazione del piano industriale, in relazione
agli investimenti ivi previsti per l’attuazione dell’autorizzazione
integrata ambientale e per l’adozione delle altre misure previste nel
piano delle misure e delle attivita’ di tutela ambientale e
sanitaria, il titolare dell’impresa o il socio di maggioranza e’
diffidato dal commissario straordinario a mettere a disposizione le
somme necessarie all’attuazione delle misure previste, nel termine di
trenta giorni dal ricevimento della diffida, mediante trasferimento
su un conto intestato all’azienda commissariata. Le somme messe a
disposizione dal titolare dell’impresa o dal socio di maggioranza
sono scomputate in sede di confisca delle somme sequestrate, anche ai
sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per reati
ambientali o connessi all’attuazione dell’autorizzazione integrata
ambientale. Ove il titolare dell’impresa o il socio di maggioranza
non metta a disposizione del commissario straordinario, in tutto o in
parte, le somme necessarie, secondo quanto previsto dal primo
periodo, al commissario straordinario sono trasferite, su sua
richiesta, le somme sottoposte a sequestro penale, nei limiti di
quanto costituisce oggetto di sequestro, anche in relazione a
procedimenti penali a carico del titolare dell’impresa o del socio di
maggioranza, diversi da quelli per reati ambientali o connessi
all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. In caso,
inoltre, nell’ipotesi di proscioglimento del titolare dell’impresa o
del socio di maggioranza da tali reati, le predette somme, per la
parte in cui sono impiegate per l’attuazione dell’autorizzazione
integrata ambientale e delle altre misure previste nel piano delle
misure e delle attivita’ di tutela ambientale e sanitaria, e salvo
conguaglio per la parte eccedente, non sono comunque ripetibili. In
caso di condanna del titolare dell’impresa o del socio di maggioranza
per detti reati resta fermo l’eventuale credito dello Stato e degli
altri eventuali soggetti offesi nella misura accertata dalla sentenza
di condanna. Alla data della cessazione del commissariamento, sulle
somme trasferite al commissario straordinario che derivano da
sequestri penali, ove non ancora spese o impegnate dal commissario
medesimo, rivive il vincolo di sequestro penale.».
Art. 8
Autorizzazione degli interventi previsti dal piano delle misure
ambientali e sanitarie per l’Ilva di Taranto ricadenti in area SIN.
1. Al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, dopo l’articolo
2-quater, e’ aggiunto il seguente:
«Art. 2-quinquies (Autorizzazione degli interventi previsti dal
piano delle misure ambientali e sanitarie per l’Ilva di Taranto
ricadenti in area SIN). – 1. Nell’area dello stabilimento Ilva di
Taranto, limitatamente alle porzioni che all’esito della
caratterizzazione hanno evidenziato il rispetto delle concentrazioni
soglia di contaminazione (CSC) per le matrici suolo e sottosuolo, gli
interventi previsti dalle autorizzazioni integrate ambientali e dal
piano delle misure e delle attivita’ di tutela ambientale e sanitaria
avvengono nel rispetto dei commi che seguono.
2. Gli interventi di cui al comma 1 sono dichiarati indifferibili
ed urgenti, e devono essere realizzati nel rispetto dei seguenti
criteri e modalita’, al fine di non interferire con la successiva
bonifica delle acque sotterranee e delle altre matrici ambientali
contaminate:
a) ogni singolo intervento deve essere comunicato alla regione,
alla provincia, al comune territorialmente competenti e all’A.R.P.A.
Puglia almeno 10 giorni prima la data di inizio dei lavori,
unitamente al relativo cronoprogramma;
b) nell’esecuzione degli interventi, con particolare riferimento
all’attivita’ di scavo, devono essere adottate tutte le precauzioni e
gli accorgimenti idonei a prevenire e impedire un peggioramento della
qualita’ delle acque sotterranee;
c) prima di realizzare ogni singolo intervento deve essere
effettuato sul fondo scavo il campionamento del suolo superficiale
per una profondita’ dal piano di fondo scavo di 0-1 metri,con le
modalita’ previste al comma 3;
d) se nel corso delle attivita’ di scavo vengono rinvenuti
rifiuti, il commissario straordinario ne da’ comunicazione
all’A.R.P.A. Puglia, prima di procedere alla rimozione ed al fine di
effettuare le necessarie verifiche in contraddittorio prima della
prosecuzione dell’intervento;
e) se, all’esito degli accertamenti da effettuare ai sensi del
comma 3, il fondo scavo presenta valori superiori alle concentrazioni
soglia di contaminazione (CSC), il commissario straordinario ne da’
comunicazione all’A.R.P.A. Puglia e procede agli idonei interventi
garantendo il raggiungimento del rispetto delle CSC, prima di
procedere alla esecuzione degli interventi di cui al comma 1;
f) il suolo e il sottosuolo conformi alle CSC possono essere
riutilizzati in sito.
3. Il campionamento del suolo superficiale, di cui al comma 2,
lettera c), deve essere effettuato con le seguenti modalita’:
a) individuazione di celle uniformi per litologia di terreno;
b) prelievo di almeno due campioni per ogni cella litologica;
c) formazione di un unico campione composito per cella ottenuto
dalla miscelazione delle aliquote;
d) confronto della concentrazione misurata per il campione, che
deve riguardare i medesimi analiti gia’ ricercati in esecuzione del
piano di caratterizzazione, con i valori di concentrazione soglia di
contaminazione (CSC);
e) conservazione di un’aliquota di campione a disposizione
dell’A.R.P.A. Puglia.
4. Nelle aree non caratterizzate o che all’esito della
caratterizzazione hanno evidenziato valori per le matrici suolo o
sottosuolo superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione
(CSC), gli interventi di cui al comma 1 possono essere realizzati
solo previa verifica della compatibilita’ con i successivi o
contestuali interventi di messa in sicurezza e bonifica che
risulteranno necessari; tale verifica e’ effettuata da A.R.P.A.
Puglia e la relativa istruttoria con indicazione delle modalita’ di
esecuzione deve concludersi entro e non oltre trenta giorni dalla
presentazione del progetto dell’intervento. A tali fini il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare definisce con
A.R.P.A. Puglia entro trenta giorni, previo parere di I.S.P.R.A., un
apposito protocollo tecnico operativo.».
Art. 9
Misure per le imprese di interesse strategico nazionale in
amministrazione straordinaria
1. Dopo l’articolo 65 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n.
270, e’ inserito il seguente:
«Art. 65-bis. (Misure per la salvaguardia della continuita’
aziendale). – 1. In caso di reclamo previsto dall’articolo 65, comma
2, sono prorogati i termini di durata del programma di cui
all’articolo 54 ed ai commissari straordinari e’ attribuito il potere
di regolare convenzionalmente con l’acquirente dell’azienda o di rami
di azienda, sentito il comitato di sorveglianza e previa
autorizzazione ministeriale, modalita’ di gestione idonee a
consentire la salvaguardia della continuita’ aziendale e dei livelli
occupazionali nelle more del passaggio in giudicato del decreto che
definisce il giudizio.».
2. Le previsioni di cui al comma 1 si applicano anche alle
procedure di amministrazione straordinaria di cui al decreto-legge 23
dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18
febbraio 2004, n. 39.
Art. 10
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
L'articolo Decreto legge rifiuti 136/2013. Testo in Gazzetta proviene da Giurdanella.it.
]]>L'articolo Governo: decreto legge “terra dei fuochi”
Il Co… proviene da Giurdanella.it.
]]>Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi:
1) DECRETO LEGGE “TERRA DEI FUOCHI” (QUI IL TESTO)
2) RECEPIMENTO DI DIRETTIVE EUROPEE: 14 DECRETI LEGISLATIVI
3) DDL DI RATIFICA DI CONVENZIONI INTERNAZIONALI
4) NUOVO ISEE (VAI ALL’ARTICOLO)
Nello specifico:
1) DECRETO LEGGE “TERRA DEI FUOCHI” (qui il testo del DL 136/2013)
Si tratta di un decreto legge contenente un piano d’azione per l’emergenza della cosiddetta “terra dei fuochi” e altre emergenze ambientali e industriali. Il piano interviene a tutela dell’ambiente, della salute e della qualità delle coltivazioni. Si prevedono il monitoraggio e la classificazioni dei suoli, l’accertamento dello stato d’inquinamento dei terreni, la riforma dei reati ambientali, l’accelerazione e la semplificazione degli interventi necessari, oltreché risorse per le bonifiche indispensabili per territori a forte condizionamento criminale quale è quello della “terra dei fuochi”.
Il piano sarà attuato in stretto raccordo con la Regione Campania. Per questo motivo il suo presidente, Stefano Caldoro, ha partecipato ai lavori del Consiglio dei Ministri.
Il decreto legge stabilisce che possa essere utilizzato, su richiesta dei prefetti, personale messo a disposizione dalla Difesa. Di seguito i punti essenziali, nel riepilogo di Palazzo Chigi:
“a) Classificazione dei suoli coltivabili
Si propone di fare fronte al gravissimo allarme sociale (con pesanti ricadute economiche) provocato dalla diffusione di notizie sullo stato di contaminazione dei terreni agricoli campani e su eventuali pericoli per la salute umana di alcuni prodotti agroalimentari di quella regione.
Il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Istituto superiore di sanità e l’Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania (Arpa Campania) svolgono le indagini tecniche per la mappatura secondo gli indirizzi comuni e le priorità definiti con direttiva dei ministri delle Politiche agricole, dell’Ambiente e della Salute, d’intesa con il Presidente della Regione Campania che sarà emanata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
È urgente e fondamentale acquisire una fotografia ufficiale della situazione attraverso una mappatura delle aree che individui quelle interessate da fenomeni di inquinamento tali da rendere necessaria la limitazione della coltivazione. I risultati scientifici consentiranno di perimetrare definitivamente i terreni così da sfatare per sempre e una volta per tutte gli infondati timori che tutti i prodotti della Campania siano contaminati e che tutti i terreni destinati all’agroalimentare della regione siano pregiudicati da gravi fenomeni di inquinamento. Attraverso questo strumento normativo potranno inoltre essere coordinati e raccordati utilmente tutti i dati conoscitivi già a disposizione ma che necessitano di essere coordinati e unificati. I possessori dei terreni devono consentire l’accesso per le indagini scientifiche; altrimenti vengono inseriti nella lista “no food”.
b) Accelerazione e semplificazione per interventi e spesa pubblica per bonifiche
Viene costituito un Comitato Interministeriale e di una Commissione con il compito di individuare e potenziare azioni e interventi di monitoraggio e tutela da realizzarsi nell’area della regione Campania.
L’azione della Commissione ha lo scopo di semplificare e accelerare le procedure per l’attuazione degli interventi di bonifica dei territori. Sarà così possibile per la realizzazione degli stessi fare ricorso allo strumento giuridico del Contratto Istituzionale di sviluppo proprio al fine di accelerare e garantire la qualità della spesa pubblica. Si prevede inoltre la possibilità di finanziare il programma, oltre che con le disponibilità ordinarie, anche mediante l’utilizzo del Piano operativo regionale Campania 2007-2013 (fondi strutturali), del Piano di Azione e Coesione, nonché mediante misure che saranno adottate nella programmazione dei fondi europei e nazionali a valere sulla programmazione 2014-2020.
c) Introduzione del reato di combustione illecita di rifiuti
La norma ha l’obiettivo di introdurre sanzioni penali per contrastare chi appicca i roghi tossici, oggi sanzionabili solo con contravvenzioni.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni.
Se i delitti sono commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa, o comunque di un’attività organizzata, la pena é aumentata di un terzo.
La pena è aumentata se i fatti sono commessi in territori che, al momento della condotta e comunque nei cinque anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti (è il caso della Campania).
Se per la commissione dei delitti sono utilizzati mezzi di trasporto, si applica la confisca. Alla sentenza di condanna consegue la confisca dell’area sulla quale è commesso il reato, se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi.
La necessità dell’incriminazione scaturisce dall’inadeguatezza dell’attuale sistema sanzionatorio che inquadra l’illecita combustione dei rifiuti quali violazioni prive – nella sostanza e nella prassi applicativa – di rilevanza penale.
Le incriminazioni si aggiungono a quelle di cui agli articoli 255 e 256 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, (abbandono di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata) e mirano a colpire (anche attraverso la confisca obbligatoria del mezzo utilizzato per la commissione del reato) il preoccupante fenomeno dei roghi di rifiuti, al quale conseguono immediati danni all’ambiente ed alla salute umana, con la dispersione in atmosfera dei residui della combustione, incluso il rischio di ricadute al suolo di diossine.
d) Informazioni sui terreni contaminati
Viene esteso l’obbligo informativo previsto dall’art. 129 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale a fattispecie di reato in cui i fatti comportino delle conseguenze pregiudizievoli sull’ambiente, sulla salute e sulla qualità dei prodotti agroalimentari al fine di favorire un corretto raccordo tra l’Autorità giudiziaria e le amministrazioni competenti ad adottare i provvedimenti eventualmente ritenuti opportuni e necessari. In sostanza, se durante un’inchiesta si viene a sapere di un interramento di veleni, di uno sversamento illegale, i magistrati informeranno direttamente le istituzioni centrali e locali di quello che accade in modo tale da provvedere immediatamente all’adozione delle iniziative di competenza (per esempio l’inibizione della distribuzione oppure le bonifiche).
e) Risanamenti ambientali e Ilva
Attesa l’importanza di far luogo al piano di risanamento ambientale (Aia), si prevede che lo stesso vada ulteriormente finanziato attingendo alle risorse finanziarie personali del proprietario dell’impresa commissariata. Si prevede inoltre che in caso di inadempimento possano essere utilizzate somme di quel soggetto che siano sottoposte a sequestro penale per reati anche diversi da quelli di tipo ambientale.
Si prevedono inoltre particolari norme di semplificazione e accelerazione procedimentale per la realizzazione degli interventi necessari all’attuazione dell’Aia.
2) RECEPIMENTO DI DIRETTIVE EUROPEE: 14 DECRETI LEGISLATIVI
Il Governo ha poi approvato quattordici schemi di decreti legislativi, sui quali verranno acquisiti i pareri prescritti, per il recepimento delle seguenti direttive europee:
La direttiva 2011/36, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime;
Scopo del provvedimento è realizzare un rafforzamento del nostro sistema normativo, sotto il profilo preventivo e repressivo, ma soprattutto di protezione della vittima, in relazione ad un fenomeno criminale in continua allarmante espansione e fonte pertanto di elevati profitti per le organizzazioni operanti a livello transnazionale.
La direttiva 2010/64, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali.
Il provvedimento rende effettivo questo fondamentale diritto, in linea con le disposizioni sovranazionali contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le nuove norme incidono profondamente sul ruolo attribuito all’interprete e al traduttore nel processo penale, affiancando all’inquadramento tradizionale pubblicistico che li qualifica esclusivamente come periti in ausilio dell’autorità giudiziaria, un approccio che li intende anche come tecnici della difesa a tutela dei diritti fondamentali della persona accusata;
La direttiva 2010/75 relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), con il fine di aumentare il livello di protezione ambientale e di semplificare la legislazione vigente in materia di emissioni, alleggerendola di oneri e procedure;
La direttiva 2011/24, concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera e 2012/25, che prevede misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro.
Con l’intervento proposto si conferisce al tema della mobilità sanitaria internazionale un impulso senza precedenti, attraverso la eliminazione degli ostacoli che impediscono ai pazienti di curarsi in altri Paesi UE. Sarà consentito pertanto recarsi in un altro Stato membro al fine di riceverne cure ed ottenere al proprio rientro il relativo rimborso. Il rimborso avverrà alle condizioni e nei limiti stabiliti dalla legislazione dello Stato di appartenenza dell’assistito. I costi relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera saranno rimborsati o direttamente pagati dallo Stato membro di affiliazione in misura corrispondente ai costi che il sistema avrebbe coperto se tale assistenza sanitaria fosse stata prestata nello Stato membro di affiliazione, senza che tale copertura superi il costo effettivo dell’assistenza sanitaria ricevuta. Inoltre il medesimo intervento, attraverso il recepimento della direttiva 2012/52/UE, è diretto ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in altro Stato membro. Si prevede che le prescrizioni mediche rilasciate nel territorio nazionale per essere utilizzate in un altro Stato membro, dovranno contenere precisi dati, con specifiche caratteristiche e contenuti;
La direttiva 2011/61, sui gestori di fondi di investimento alternativi; la direttiva definisce le norme in materia di autorizzazione, funzionamento e trasparenza dei gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA) che gestiscono e/o commercializzano fondi di investimento alternativi (FIA) nell’Unione;
La direttiva 2011/62, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, al fine di impedire l’ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale.
Il provvedimento a tutela della salute umana disciplina, tra l’altro, la vendita on-line dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica, e rafforza, attraverso il sistema nazionale antifalsificazione, l’efficace tutela dalla contraffazione dei medicinali. Attraverso tale sistema, in collaborazione con i Carabinieri per la tutela della salute (NAS), si potrà impedire l’immissione in commercio e la circolazione sul territorio nazionale di medicinali falsificati, potenzialmente pericolosi per la salute dei pazienti;
La direttiva 2011/65, sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, con l’obiettivo di contribuire alla tutela della salute umana e dell’ambiente anche attraverso recupero e smaltimento ecologicamente corretti dei rifiuti di tali apparecchiature;
La direttiva 2011/70/EURATOM, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, con l’obiettivo di definire la classificazione nazionale dei rifiuti radioattivi nel contesto degli standard internazionali e verificare le misure di sicurezza per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi;
La direttiva 2011/83 sui diritti dei consumatori.
Con la previsione di maggiori informazioni precontrattuali per i consumatori in tutti i tipi di contratto di consumo e in particolare nei contratti a distanza e negoziati al di fuori dei locali commerciali, il provvedimento intende consentire a ciascun consumatore di operare una scelta consapevole quando procede ad un acquisto e ai professionisti di poter operare in maniera più trasparente e funzionale sia nel mercato interno che in quello transfrontaliero. La normativa di recepimento della direttiva realizzerà la completa armonizzazione delle informazioni e il diritto di recesso nei contratti a distanza e nei contratti negoziati fuori dai locali commerciali, contribuirà a garantire un migliore funzionamento del mercato interno tra imprese e consumatori generando notevoli risparmi (in termini di oneri amministrativi) per le imprese che desiderano vendere a livello transfrontaliero con le stesse modalità di vendita nazionali, con le stesse condizioni contrattuali standard e gli stessi materiali informativi. Il provvedimento, infine, favorirà le vendite on line, caratterizzate da un elevato potenziale di crescita;
La direttiva 2011/85, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio negli Stati membri; il provvedimento disciplina disposizioni, procedure e norme che riguardano la conduzione delle politiche di bilancio dell’amministrazione pubblica, nonché regole che disciplinano le relazioni in materia di bilancio tra le autorità pubbliche e dispositivi di monitoraggio che mirano a rafforzare la trasparenza;
La direttiva 2011/89, sulla vigilanza supplementare sulle imprese finanziarie appartenenti ad un conglomerato finanziario, un intervento normativo reso necessario dall’esigenza economico-sociale di garantire la stabilità finanziaria del mercato interno attraverso il potenziamento della vigilanza supplementare sui conglomerati, soprattutto sotto il profilo dell’adeguatezza patrimoniale degli stessi nonché della gestione dei rischi di gruppo;
La direttiva 2011/98, relativa alla procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro;
La direttiva 2012/12, concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all’alimentazione umana, per una maggiore garanzia di consumatori ed operatori, secondo le attese del mercato, nonché per la più chiara regolazione della materia;
La direttiva 2012/26, in materia di farmacovigilanza, per il corretto funzionamento del mercato del settore, una maggiore trasparenza ed efficienza del sistema nei casi in cui siano stati individuati problemi di sicurezza, una più dettagliata individuazione degli obblighi del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio, particolarmente per quanto riguarda i motivi per i quali ritiene di dover interrompere temporaneamente o definitivamente la commercializzazione di un medicinale nel territorio nazionale.
3) DDL DI RATIFICA DI CONVENZIONI INTERNAZIONALI
Sono stati approvati quattro disegni di legge per la ratifica e l’esecuzione dei seguenti Atti internazionali:
Accordo fra l’Italia e San Marino in materia di collaborazione finanziaria, fatto a San Marino il 26 novembre 2009;
Accordo di collaborazione strategica tra l’Italia e il Montenegro, fatto a Roma il 6 febbraio 2010;
Protocollo aggiuntivo e Scambio di lettere recanti modifiche alla Convenzione fra Italia e Lussemburgo intesa ad evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio ed a prevenire la frode e l’evasione fiscale, con Protocollo, del 3 giugno 1981, fatti a Lussemburgo il 21 giugno 2012 (co-proponente il Ministro per gli affari europei);
Accordo fra l’Italia e il Sud Africa in materia di cooperazione di polizia, fatto a Cape Town il 17 aprile 2012 (co-proponente il Ministro dell’interno)”.
4) NUOVO INDICATORE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA EQUIVALENTE (ISEE): VAI ALL’ARTICOLO
L'articolo Governo: decreto legge “terra dei fuochi”
Il Co… proviene da Giurdanella.it.
]]>L'articolo Deposito materiali-rifiuti radioattivi: le Regioni non possono sottrarsi proviene da Giurdanella.it.
]]>Tanto premesso, la Corte ha specificamente negato che la Regione disponga di poteri in campo ambientale alla stregua del titolo di competenza rappresentato dalla «protezione civile», in presenza della competenza statale di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. (sentenze n. 62 del 2005, punto 4 del Considerato in diritto, e n. 278 del 2010, punto 12 del Considerato in diritto). Nel medesimo contesto ha escluso la competenza concorrente della Regione in materia di «salute pubblica», affermando che i poteri regionali «non possono consentire, sia pure in nome di una protezione più rigorosa della salute degli abitanti della Regione medesima, interventi preclusivi suscettibili, come nella specie, di pregiudicare, insieme ad altri interessi di rilievo nazionale, il medesimo interesse della salute in un ambito territoriale più ampio, come avverrebbe in caso di impossibilità o difficoltà a provvedere correttamente allo smaltimento di rifiuti radioattivi»
In quest’ultima pronuncia è stato infatti affermato, con particolare riferimento a rifiuti pericolosi come quelli radioattivi, che il problema dello smaltimento – e, più in generale, del loro deposito e di quello di materiali nucleari, considerate le analoghe esigenze di cautela che pongono – non può essere risolto, alla luce della rilevanza nazionale degli interessi in gioco, sulla base di un criterio di “autosufficienza” delle singole Regioni (principi conformi si rinvengono nelle sentenze n. 281 del 2000, n. 505 del 2002 e n. 247 del 2006), poiché occorre tener conto quantomeno della necessità di trovare siti particolarmente idonei per conformazione del terreno e possibilità di collocamento in sicurezza.
Infine, quanto al «governo del territorio», l’incidenza della potenziale installazione dei depositi sul territorio regionale determina effettivamente l’intreccio dell’intervento statale con detta materia di concorrente competenza regionale; ciò comporta, tuttavia, il semplice coinvolgimento, attraverso opportune forme di collaborazione, della Regione interessata.
Peraltro, il doveroso coinvolgimento regionale e la previsione dell’intesa nella norma qui impugnata non sono elementi sufficienti ad impedire l’invasione della competenza statale realizzata da parte della disposizione in esame, atteso che le idonee modalità di collaborazione devono essere individuate e disciplinate dal legislatore cui spetta la competenza in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., ossia dal legislatore statale, il cui operato, ove si riveli lesivo dell’autonomia regionale, potrà soltanto essere sottoposto dalla Regione interessata al vaglio di costituzionalità della Corte”.
E’ quanto ha affermato la Corte Costituzionale nella sentenza numero 54 del 9 marzo 2012.
L'articolo Deposito materiali-rifiuti radioattivi: le Regioni non possono sottrarsi proviene da Giurdanella.it.
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