L'articolo Il Partenariato Sociale: Una Guida Completa proviene da Giurdanella.it.
]]>Il partenariato sociale, disciplinato dall’articolo 201 del D.Lgs. 36/2023, è una forma di collaborazione tra privati e amministrazioni pubbliche per realizzare fini di interesse generale. Questo istituto crea un rapporto sinallagmatico tra la Pubblica Amministrazione e i privati, in cui quest’ultimi eseguono opere di interesse pubblico anziché pagare le obbligazioni tributarie,
L’istituto del partenariato sociale riflette il principio di sussidiarietà orizzontale, previsto dall’articolo 118, comma 4, della Costituzione. Questa norma non è programmatica (ossia non richiede necessariamente l’intervento del legislatore con legge ordinaria), ma ha una portata direttamente precettiva nei confronti delle amministrazioni.
Inoltre, il nuovo Codice degli Appalti si basa sul principio di fiducia nella legittimità e correttezza dell’azione delle amministrazioni pubbliche. A queste è delegata l’autonomia nella selezione dei criteri e requisiti per la conclusione dei contratti di partenariato sociale.
L’ordinamento italiano ha già sperimentato forme di sussidiarietà orizzontale. Ad esempio, l’articolo 24 del D.L. 12 settembre 2014 n. 133 (Sblocca Italia) ha introdotto il “baratto amministrativo”, poi integrato negli articoli 189 e 190 del Codice Appalti n. 50/2016. Questi istituti sono stati poi unificati nell’articolo 201 del D.Lgs. 36/2023, con l’obiettivo di razionalizzare e semplificare la materia del partenariato sociale.
L’articolo 201, comma 1, del D.Lgs. 36/2023, stabilisce che gli enti concedenti devono predisporre un atto generale che definisca i criteri e requisiti per concludere i contratti di partenariato. Preferenza è data a privati, singoli o associati, legati al contesto territoriale di riferimento. Il nuovo codice inserisce, tra i potenziali contraenti, anche le piccole e medie imprese (PMI), che godono di del favor legislativo.
I contratti di partenariato sociale possono riguardare:
Gestione e manutenzione di aree verdi urbane e immobili rurali destinati ad attività sociali e culturali.
Gestione, manutenzione e valorizzazione di piazze e strade, e interventi di decoro urbano.
Realizzazione di opere di interesse locale, basate su progetti presentati e finanziati dai privati.
In questo contesto, i privati eseguono le opere come datio in solutum per le imposte tributarie. L’ente territoriale compensa il proprio credito nei confronti del privato, evitando di pagare in denaro l’opera o il servizio. Questo strumento è particolarmente utile per gestire crisi finanziarie e rispettare i vincoli di spesa pubblica.
Il Codice del 2023 semplifica le procedure per la conclusione dei contratti di partenariato sociale, eliminando le dettagliate disposizioni contenute nei commi 2 e 3 dell’articolo 189 del Codice del 2016. Le amministrazioni possono ora definire ex ante i criteri e requisiti all’interno dell’atto generale, garantendo trasparenza e non discriminazione.
Il partenariato sociale rappresenta un’innovativa forma di collaborazione tra pubblico e privato, che permette di realizzare opere di interesse generale in modo efficiente e sostenibile. La nuova disciplina, introdotta dal D.Lgs. 36/2023, razionalizza e semplifica le procedure, favorendo una maggiore partecipazione dei privati, incluse le PMI, e garantendo trasparenza e correttezza nell’azione amministrativa.
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]]>L'articolo Imprese: credito d’imposta per ricerca e sviluppo proviene da Giurdanella.it.
]]>In allegato
Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico.
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]]>L'articolo PMI: in Gazzetta il Decreto con la nuova Sabatini proviene da Giurdanella.it.
]]>Le modifiche alla “Nuova Sabatini” prevedono che i contributi a favore delle PMI che acquistano beni strumentali possano essere concessi anche a fronte di finanziamenti erogati dalle banche e dalle società di leasing a valere su una provvista diversa dall’apposito plafond della CDP. Le banche e le società di leasing che si avvarranno di questa opportunità utilizzando la doppia provvista dovranno informare le aziende clienti che, a loro volta, potranno scegliere la tipologia di finanziamento che presenta le condizioni più favorevoli.
Il decreto del ministro Guidi riduce anche i tempi di concessione dei contributi e introduce elementi di semplificazione delle procedure.
Clicca qui per il testo del decreto in gazzetta
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]]>L'articolo PMI e Sicurezza sul lavoro: bando INAIL per la formazione proviene da Giurdanella.it.
]]>Con il bando INAIL mette a disposizione 14.589.896 euro per il finanziamento di una campagna nazionale di rafforzamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro nelle piccole, medie e micro imprese.
I fondi, trasferiti all’Istituto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sono frazionati in misura paritaria su sei diversi ambiti di intervento che spaziano dalla formazione finalizzata all’adozione di modelli organizzativi a quella sugli aspetti organizzativi-gestionali e tecnico-operativi nei lavori in appalto e negli ambienti confinati, alla valutazione e gestione dei rischi in ambiente di lavoro (con particolare riferimento alle differenze di genere).
I fondi saranno assegnati a progetti realizzati in almeno quattro regioni – una per ciascuna delle macroaree nord, centro, sud e isole – che prevedano il ricorso a docenti in possesso di una comprovata esperienza di insegnamento o professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
I soggetti destinatari della campagna di formazione sono i datori di lavoro, i lavoratori, compresi quelli stagionali, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls/Rlst) delle piccole, medie e micro imprese, e i piccoli imprenditori. I soggetti attuatori previsti dal bando sono le organizzazioni sindacali e datoriali, gli organismi paritetici, le università, il dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, gli ordini e collegi professionali per i propri iscritti, gli enti di patronato e i soggetti formatori accreditati.
I soggetti attuatori potranno presentare la domanda di finanziamento, su delega delle piccole, medie e micro imprese cui sono dedicati i progetti, entro le ore 13:00 del prossimo 19 aprile, insieme a tutta la documentazione e con le modalità indicate nel bando. Non sarà finanziato più di un progetto per ciascun soggetto attuatore, singolo o in aggregazione, in ognuno dei sei diversi ambiti di intervento.
Il finanziamento erogabile per ciascun progetto è compreso tra un minimo di 200mila e un massimo di 800mila euro, copre il totale dei costi ammissibili sostenuti per la sua realizzazione e rispetta condizioni e limitazioni della normativa comunitaria sugli aiuti “de minimis”. Ogni iniziativa di formazione dovrà essere realizzata entro il termine di 18 mesi dalla comunicazione di ammissione al finanziamento.
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]]>L'articolo PON: 102 milioni di euro per le PMI del Sud proviene da Giurdanella.it.
]]>Il programma conta un budget complessivo di 102,5 milioni di euro.
L’ambito territoriale del Programma è relativo ad otto Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia Abruzzo, Molise e Sardegna.
La dotazione finanziaria del Programma deriva da uno specifico conferimento del PON “Imprese e Competitività” 2014-2020, già approvato lo scorso 23 giugno e che si è provveduto a riprogrammare.
Alle risorse stanziate direttamente nell’ambito del programma si aggiungeranno ulteriori risorse – da disciplinare all’interno del previsto Accordo di finanziamento tra Autorità di Gestione e Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) – derivanti in parte da fonti di natura nazionale, per un importo analogo a quello previsto come contribuzione FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e in parte dal programma COSME (Programma Europeo per le PMI).
Il programma agirà attraverso operazioni di cartolarizzazione di portafogli di prestiti bancari esistenti, in maniera sinergica rispetto alla corrispondente azione svolta dal Fondo centrale di garanzia nel PON “Imprese e Competitività”, che fornisce garanzie alle banche e agli intermediari finanziari riferite sia a singole operazioni finanziarie, sia a portafogli di operazioni.
La cartolarizzazione di prestiti esistenti consentirà alle banche che aderiranno all’iniziativa di liberare capitale di vigilanza. Il capitale liberato sarà utilizzato dalle stesse banche per erogare nuovi finanziamenti a tasso agevolato alle PMI localizzate nelle Regioni del Mezzogiorno, per un ammontare complessivo di almeno 1,2 miliardi con un effetto moltiplicatore pari a 6 sulle risorse pubbliche dedicate all’iniziativa.
Al fine di massimizzare l’efficacia dell’iniziativa, è previsto che una quota consistente dei prestiti da cartolarizzare debba essere assistita dalla garanzia dei confidi. Tale previsione consentirà, a parità di risorse stanziate, una liberazione di capitale non solo in capo alle banche ma anche ai confidi, rendendo così disponibili importanti risorse per la concessione di nuove garanzie in favore delle PMI.
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]]>L'articolo Contratti Sviluppo: in arrivo 300 milioni per investimenti al Sud proviene da Giurdanella.it.
]]>E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2015 il Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 29 luglio 2015 con il quale sono stati assegnati allo strumento agevolativo dei Contratti di sviluppo – la cui gestione è affidata ad Invitalia – 300 milioni di risorse del Programma Operativo Nazionale Imprese e Competitività 2014-2020 FESR.
Con la nuova assegnazione le disponibilità complessivamente destinate ai Contratti di sviluppo raggiungono i 550 milioni e viene così assicurata adeguata risposta alle sollecitazioni del mondo imprenditoriale, che ha dimostrato notevole interesse allo strumento agevolativo.
Nel decreto viene anche previsto che l’attuale dotazione possa essere aumentata ed integrata in funzione delle concrete risultanze dell’intervento e dell’effettivo fabbisogno espresso dalle imprese.
2. Le risorse sono così ripartite:
a) euro 100.000.000,00 (cento milioni) a valere sull’Asse I – Innovazione;
b) euro 100.000.000,00 (cento milioni) a valere sull’Asse III – Competitività PMI;
c) euro 100.000.000,00 (cento milioni) a valere sull’Asse IV – Efficienza energetica;
Per ciascuno degli assi, l’attribuzione di risorse ai programmi di sviluppo è effettuata sulla base dei requisiti e dei criteri indicati nel Programma operativo nazionale Imprese e competitività 2014-2020 FESR, dei criteri di selezione approvati dal Comitato di sorveglianza e delle successive indicazioni fornite dall’Autorità di gestione del programma.
I programmi di sviluppo possono essere realizzati da una o più imprese, italiane o estere, anche mediante il ricorso al contratto di rete.
L’investimento minimo previsto per l’accesso è di 20 milioni di euro, ovvero 7,5 milioni di euro per i programmi riguardanti esclusivamente il settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.
Le agevolazioni potranno essere concesse, nel rispetto delle intensità massime previste dalla normativa comunitaria e degli eventuali limiti rivenienti dalle fonti finanziarie a disposizione, sotto forma di finanziamento agevolato, contributo in conto interessi, contributo in conto impianti e contributo alla spesa.
Le istanze dovranno essere presentate con le modalità e secondo i modelli indicati nell’apposita sezione del sito di Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.), soggetto gestore dello strumento agevolativo.
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]]>L'articolo Internazionalizzazione PMI: la guida dell’Ance proviene da Giurdanella.it.
]]>Gerardo Biancofiore, Presidente Gruppo PMI Internazionale, spiega i motivi per cui è stata realizzata la guida:
“Due sono le motivazioni principali. La prima, ormai ricorrente e ineludibile in quasi tutti i settori economici, è la globalizzazione, con i relativi effetti. Il fatturato estero delle imprese di costruzioni italiane, in meno di un decennio, si è più che triplicato. Nel nostro paese il dato acquisisce ancora maggiore rilevanza, a fronte della perdurante crisi del mercato interno, generale e non solo limitata al comparto. Per quanto riguarda le costruzioni, emergono dati ancora negativi riduzione nei primi 9 mesi 2014 del 6,9% (il dato precedente registrava una flessione del 7,2% nel periodo gennaio luglio 2014 rispetto allo stesso periodo 2013).
L’estero, insomma, nelle circostanze date, è una necessità, non una semplice opzione. Ma la proiezione verso i mercati d’oltre confine non può limitarsi alle imprese di maggiore dimensione e struttura. Deve coinvolgere appieno, e non da comparse e per iniziative episodiche, l’universo delle PMI.
È qui che si rinviene il secondo motivo che ha spinto l’Ance a produrre uno strumento di lavoro per chi intenda operare sui mercati internazionali. Buona parte dei ricavi esteri che hanno determinato la performance nazionale nel campo delle costruzioni è riconducibile a qualche decina di grandi aziende. La spinta verso il mercato globale ha,sì,accresciuto notevolmente il numero di chi si è affacciato al di là della dimensione nazionale, ma è rimasta in parte velleitaria.
Le missioni all’estero fanno registrare presenze corpose, dalle 50 alle 80 imprese. Il problema è che una quota tra un quarto e un terzo dei loro rappresentanti, alla prova dei fatti, manifesta una insufficiente consapevolezza di quali siano le attività da porre in essere, le relazioni da intrecciare, le verifiche normative, politiche, sociali, da effettuare per potere dare corso a un business nel paese esplorato.
È un problema culturale, originato da informazioni approssimative, spesso dovute alla modesta dimensione d’azienda. Si tratta di un ostacolo da rimuovere assolutamente. Se è vero che non si vive di solo export, ai nostri tempi senza export si muore!
C’è bisogno di maggiore comunicazione di quanto fanno le imprese italiane all’estero. L’Ance ha deciso di produrre un primo vademecum che tenga conto dei neofiti, che parta dall’abc. Ma non intendiamo fermarci qui. L’obiettivo è di continuare a realizzare libretti e opuscoli di supporto agli imprenditori edili che muovano in direzione dei mercati globali, approfondendo tematiche, tenendo conto di trend evolutivi, selezionando priorità tra i paesi di sbocco che facciano registrare le maggiori potenzialità, in termini di profitti e solidità delle operazioni realizzabili. Siamo consapevoli della crescente, forte domanda delle piccole imprese. Il Gruppo Pmi estero dell’Ance è in crescita, e, da indagini sul campo, risulta che altre 1200 Pmi siano interessate a farne parte. Sappiamo anche che, dalle reti, ai consorzi, alle altre modalità di collaborazione e cooperazione tra le imprese, è decisivo uno sforzo per superare limiti strutturali altrimenti invalicabili, se si intende cogliere opportunità concrete oltre i confini nazionali.
È peraltro notorio che, accanto alle dinamiche attivabili all’interno del mondo delle imprese, occorrono politiche di contesto.
La competizione internazionale richiede velocità, elasticità, flessibilità di azione. Il sistema Italia, per come si è configurato in decenni di immobilismo o di passi all’indietro, ha frenato, anziché accelerare, la crescita delle nostre imprese. Burocrazia, fisco, credito, continuano a rappresentare criticità tali da imporre riforme urgenti per ripristinare regole del gioco che ci mettano in condizioni di concorrere alla pari con i nostri competitor.
La politica, le istituzioni, in altri paesi sono al fianco di chi investe e produce, nel manifatturiero, nelle costruzioni, nei servizi. Da noi non è così, malgrado annunci e speranze di cambiamento. È necessario svoltare incisivamente e farlo in tempi rapidi. Come Ance, come Gruppo PMI estero, faremo la nostra parte per sensibilizzare le istituzioni, con richieste concrete e proposte puntuali”.
L'articolo Internazionalizzazione PMI: la guida dell’Ance proviene da Giurdanella.it.
]]>L'articolo Internazionalizzazione: al via le richieste per i voucher proviene da Giurdanella.it.
]]>Si tratta di contributi a fondo perduto in forma di voucher, finalizzati all’acquisizione di servizi che devono includere la messa a disposizione di una figura professionale specializzata nei processi di internazionalizzazione al fine di realizzare attività di studio, progettazione e gestione di processi e programmi su mercati esteri.
Le risorse stanziate dal Mise, ai sensi del DM 15 maggio 2015, al fine di sostenere le PMI e le reti di imprese nella loro strategia di accesso e consolidamento nei mercati internazionali, ammontano a 10 milioni.
I beneficiari sono le micro, piccole e medie imprese (PMI) costituite in forma di società di capitali, anche in forma cooperativa, e le Reti di imprese tra PMI, che abbiano conseguito un fatturato minimo di 500mila euro in almeno uno degli esercizi dell’ultimo triennio. Tale vincolo non sussiste nel caso di Start-up iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, di cui art. 25 comma 8 L.179/2012).
Il contributo consiste in un singolo voucher di 10mila euro per l’inserimento in azienda di un temporary export manager per almeno sei mesi. Per avere accesso al voucher l’impresa deve intervenire con un cofinanziamento che, per il primo bando è di almeno 3mila euro (il costo complessivo sostenuto dall’impresa per il servizio deve essere, pertanto di almeno 13mila euro).
L’azienda deve rivolgersi ad una Società fornitrice dei servizi scegliendola tra quelle inserite nell’apposito elenco presso il Ministero (clicca qui per l’elenco).
Le istanze di accesso finalizzate e firmate digitalmente dovranno essere presentate esclusivamente online a partire dalle ore 10.00 del 22 settembre 2015 e fino al termine ultimo delle ore 17.00 del 2 ottobre 2015.
Per inviare la richiesta è necessario che le imprese siano registrate sul sito del Ministero, nell’apposita sezione “Voucher per l’internazionalizzazione” (www.mise.gov.it).
Il decreto fornisce alle imprese interessate ulteriori indicazioni e precisazioni in ordine ai criteri ed alle modalità di accesso allo strumento e di erogazione delle agevolazioni.
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]]>L'articolo Consiglio europeo: ecco il piano di attuazione di Horizon 2020 proviene da Giurdanella.it.
]]>Al fine di agevolare la partecipazione delle PMI a Horizon 2020 sarà messo in atto uno strumento riservato a tutti i tipi di PMI innovative intenzionate a svilupparsi, crescere e internazionalizzarsi. Tale strumento sarò disponibile per tutti i tipi di innovazione, compresa quella non tecnologica, sociale e di servizio e non tecnologica, posto che ciascuna attività abbia un chiaro valore aggiunto europeo.
L’obiettivo, chiarisce il Consiglio, sarà “contribuire a colmare le lacune del finanziamento nelle fasi iniziali di ricerca e innovazione ad alto rischio, stimolare innovazioni rivoluzionarie e incrementare la commercializzazione da parte del settore privato dei risultati della ricerca”.
Le imprese potranno istituire delle collaborazioni in funzione delle loro esigenze, anche per subappaltare lavori di ricerca e di sviluppo.
I progetti, tuttavia, dovranno presentare un chiaro interesse e vantaggio potenziale per le PMI e una chiara dimensione europea.
Lo strumento per le PMI sarà gestito nell’ambito di un unico sistema di gestione centralizzato, caratterizzato da un regime amministrativo snello e con un unico punto di contatto.
Esso fornirà un sostegno semplificato e per fasi. Le tre fasi copriranno l’intero ciclo di innovazione.
La transizione da una fase all’altra avverrà senza interruzioni purché il progetto delle PMI giustifichi il proseguimento del finanziamento nella fase successiva. Non v’è alcun obbligo per i richiedenti di coprire sequenzialmente tutte le tre fasi. Nel contempo ogni fase sarà aperta a tutte le PMI:
— Fase 1: valutazione della concezione e della fattibilità:
Le PMI beneficeranno di finanziamenti per esaminare la fattibilità scientifica o tecnica e il potenziale commerciale di una idea nuova (proof of concept) al fine di sviluppare un progetto di innovazione. In caso di esito positivo di tale valutazione, ai fini della quale è importante il collegamento tra tema del progetto ed esigenze potenziali dell’utente/ acquirente, il finanziamento proseguirà anche nella o nelle fasi successive.
— Fase 2: R&S, dimostrazione, prima applicazione commerciale:
Prestando debita attenzione al concetto di “buono per l’innovazione”, la ricerca e lo sviluppo beneficeranno di un sostegno incentrato in particolare sulle attività di dimostrazione (prove, prototipi, studi di ampliamento di scala, progetti pilota di processi, prodotti e servizi innovativi, convalida, verifica delle prestazioni ecc.) e la prima applicazione commerciale, incoraggiando la partecipazione degli utenti finali o dei potenziali clienti. I “buoni per l’innovazione” promuoveranno la partecipazione dei giovani imprenditori.
— Fase 3: commercializzazione:
Questa fase non prevede finanziamenti diretti diversi dalle attività di sostegno, ma mira a facilitare l’accesso al capitale privato e ad ambienti propizi all’innovazione. Sono previsti collegamenti con gli strumenti finanziari ad esempio accordando alle PMI che hanno superato le fasi 1 e/o 2 priorità nell’ambito di una dotazione finanziaria riservata.
Le PMI beneficeranno inoltre di misure di sostegno come messa in rete, formazione, tutorato e consulenza. Inoltre questa fase può comportare misure di incentivazione degli appalti precommerciali e degli appalti per soluzioni innovative.
Per promuovere e accompagnare i provvedimenti destinati alle PMI di Orizzonte 2020, il Consiglio ha altresì previsto l’istituzione di un gruppo specifico di parti interessate e di esperti in materia di ricerca e innovazione nelle PMI.
L'articolo Consiglio europeo: ecco il piano di attuazione di Horizon 2020 proviene da Giurdanella.it.
]]>L'articolo Governi UE: via libera alla riforma degli appalti proviene da Giurdanella.it.
]]>Nello specifico il via libera arriva dal Coreper, ovvero il Comitato dei rappresentanti permanenti, composto da un gruppo di ambasciatori degli Stati membri presso l’Unione Europea e responsabile della preparazione dei lavori del Consiglio dell’Unione Europea.
La riforma degli appalti pubblici rappresenta una delle prime priorità del Mercato Unico “Single market act” varato nella primavera del 2011 e finalizzato al rilancio della crescita, dell’ innovazione e dell’occupazione.
La riforma dei lavori pubblici che ha lo scopo di aprire i mercati nazionali alle imprese europee, consiste in tre direttive che regoleranno i diversi settori in materia di appalti. Due delle tre proposte andranno a sostituire le vigenti direttive sugli appalti pubblici nei settori ordinari (direttiva 2004/18/CE) e nei settori speciali («utilities») (direttiva 2004/17/CE); la terza disciplina il settore delle concessioni, ad oggi solo parzialmente regolamentato a livello europeo.
La riforma è incentrata su una forte semplificazione burocratica, ma anche sulla trasparenza e sull’accesso delle Pmi agli appalti, rimuovendo quelle barriere che ne impediscono di fatto la partecipazione alle gare. Tra le proposte più interessanti, sicuramente la suddivisione dei lavori in lotti più piccoli.
Nel campo della semplificazione, la riforma promuove l’utilizzo dell’appalto elettronico e riduce gli obblighi di documentazione per le piccole e medie imprese, grazie all’introduzione di un documento standard.
Si cercherà inoltre di migliorare l’approvigionamento di beni, opere e servizi, includendo nel mondo degli appalti la protezione ambientale e l’innovazione.
Le direttive inoltre promuovono l’obbligo di un continuo monitoraggio e rapporto sull’attività degli appalti pubblici.
Una riforma che guarda al futuro, finalizzata a creare una grande cornice europea ed ad espandere gli appalti in tutta Europa. Una riforma che piomba in un momento economico di grande crisi per molti stati europei e che potrebbe portare una boccata d’ossigeno alla vecchia Europa.
Articolo pubblicato su LeggiOggi il 1 agosto 2013
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