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]]>Il quesito, per la prima volta nella storia della democrazia italiana, è stato presentato da nove Consigli Regionali -in particolare Basilicata, Calabria, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Campania, Liguria e Piemonte, con capofila la Regione Abruzzo- “al fine di garantire l’accesso alla giustizia da parte di tutti i cittadini italiani” .
La possibilità che le Regioni diventino dirette promotrici del referendum abrogativo è direttamente previsto dal testo dell’art. 75 della Costituzione che recita:
“È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali“.
Dopo le proteste di avvocati e sindacati , lo sconforto dei dipendenti, i musi duri tra gli operatori di giustizia e il Ministro Cancellieri – che l’ha definita “una riforma epocale”- la Cassazione dice si alla consultazione popolare .
Adesso, la parola passa alla Consulta, per il vaglio di costituzionalità, dovendo valutare, in particolare, se l’ordinamento giudiziario potrebbe continuare a funzionare, in caso di abrogazione referendaria della riforma “taglia-tribunali”.
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]]>Debutta oggi la riforma della geografia giudiziaria che prevede nei fatti il dimezzamento degli uffici giudiziari.
Ben il 47% sarà tagliato, in particolare si tratta di: 30 tribunali ed altrettante procure, tutte le 220 sedi distaccate e 667 uffici del giudice di pace.
Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, in aula al Senato ha dichiarato che è stato già predisposto un primo intervento correttivo, con alcune norme organizzative e processuali che renderanno più fluida la fase di avvio della riforma, inoltre fin da subito verrà adottato anche un secondo decreto correttivo, per apportare alcune modifiche dell’assetto territoriale dei nuovi tribunali, recependo così alcune delle segnalazioni provenienti sia dall’aula del Senato che dai territori.
Si tratterà di un cambiamento che suscita molte resistenze. Ma per il Ministro si tratta di una riforma avviata già da tempo. Niente ipotesi di rinvio, neanche di breve durata, in quanto “produrrebbe con assoluta certezza il caos”. Il Ministro fa sapere che sono molti, infatti, i magistrati già trasferiti ad altre sedi, e molte le udienze calanderizzate presso le sedi accorpanti.
Nessuna speranza dunque per salvare i tribunalini. La riforma è già in atto.
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