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]]>In particolare, lo schema di regolamento si occupa di disciplinare:
-la “Caratterizzazione e classificazione dei dati e dei servizi digitali della pubblica amministrazione” (capo II, artt. 3-5);
-i “Livelli minimi delle infrastrutture digitali per le pubbliche amministrazioni, delle infrastrutture dei servizi cloud per le pubbliche amministrazioni e caratteristiche dei servizi cloud per le pubbliche amministrazioni” (capo III, artt. 6-8);
-la “Migrazione dei dati e dei servizi digitali della pubblica amministrazione” (capo IV, artt. 9- 11); -l’“Adeguamento delle infrastrutture digitali per le pubbliche amministrazioni, delle infrastrutture dei servizi cloud per le pubbliche amministrazioni e qualificazione dei servizi cloud per le pubbliche amministrazioni” (capo V, artt. 12-21);
Uno dei temi cruciali della digitalizzazione degli apparati amministrativi è sicuramente quello del trattamento dei dati di cui la PA è in possesso e che attengono a informazioni sensibili o sensibilissime dei privati cittadini; per questo motivo lo schema di regolamento in analisi ha introdotto un nuovo articolo 22 dedicato specificamente alla disciplina del trattamento dei dati personali.
I gestori dei servizi cloud sono qualificati come responsabili del trattamento ai sensi dell’art. 28 GDPR, mentre le amministrazioni sono i titolari del trattamento secondo quanto stabilito dall’art. 24 GDPR.
Ciò significa che i gestori dei servizi cloud saranno tenuti ad adottare misure adeguate per garantire all’amministrazione un’informazione costante e aggiornata sullo stato del trattamento e su eventuali data breach (ossia sull’eventuale violazione dei dati), tenuto conto della mole e della delicatezza dei dati trattati; dal canto loro le pubbliche amministrazioni devono dotarsi di strumenti idonei al controllo delle attività di trattamento, anche nel caso in cui esse venissero svolte da sub responsabili.
Inoltre, in presenza di trasferimenti extra UE (SEE), i fornitori di servizi cloud quali responsabili del trattamento, saranno tenuti ad attenersi alle istruzioni delle PA in veste di titolari del trattamento, mettendo a disposizione ogni informazione necessaria per valutare l’effettività delle misure adottate.
Lo schema di regolamento sembra declinare la disciplina della tutela della privacy (contenuta nel GDPR) all’interno della più generale Strategia cloudche il Dipartimento per la trasformazione digitale e ACN hanno messo in campo, contenente tutti quegli indirizzi per il percorso di migrazione verso il cloud dei dati e servizi digitali della Pubblica Amministrazione, cercando di conciliare l’esigenza di digitalizzazione con quella di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
Come ogni grande sfida, anche la digitalizzazione dell’amministrazione pone qualche interrogativo circa l’efficienza (ma ancor di più) l’affidabilità di processi che coinvolgeranno sempre più operatori privati gestori di servizi cloud e capaci di mettere a disposizione delle PA quanti più servizi online; se da un lato lo schema di regolamento prevede già obblighi di informazione e costante aggiornamento, dall’altro lato, il rischio è che questo formalismo possa, in primis, appesantire i procedimenti amministrativi facendoli allontanare dal paradigma di efficacia, efficienza ed economicità, e, inoltre, finisca per non essere rispettato dai gestori dei servizi online.
Il parere del Garante della Privacy è fruibile qui.
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]]>La strategia cloud non rappresenta, dunque, solo l’adempimento delle indicazioni sia europee che statali, ma rappresenterebbe anche l’occasione per le pubbliche amministrazioni di avviare un processo di riorganizzazione interno e di efficientamento dell’erogazione dei servizi pubblici, in termini di qualità e sicurezza. Rispetto al tema della sicurezza, infatti, occorre sottolineare come uno degli obiettivi del Piano triennale è proprio quello di aumentare la resilienza delle pubbliche amministrazioni verso attacchi cyber, oggi sempre più probabili e capaci di mettere in serio pericolo i dati posseduti dalle amministrazioni.
Nell’ambito dell’attuazione normativa della Strategia Cloud Italia, l’articolo 33-septies del Decreto-Legge n.179/2021 ha prescritto il dovere delle amministrazioni centrali e locali di migrare i loro CED e i relativi sistemi informatici verso tre possibili destinazioni: verso il PSN, “verso altra infrastruttura già esistente in possesso dei requisiti fissati [dal successivo Regolamento Agid], o verso altra infrastruttura propria già esistente e in possesso dei requisiti fissati dal regolamento [Agid]”
è stata istituito il Polo Strategico Nazionale (PSN), l’infrastruttura promossa dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale che fornisce alle amministrazioni gli strumenti per realizzare il percorso di migrazione.
Secondo quanto previsto dal piano triennale, le pubbliche amministrazioni devono presentare i loro “progetti di migrazione” entro il 28 febbraio 2023, per poi occuparsi della migrazione vera e propria da completare entro il 30 giugno 2026.
Un altro strumento di supporto per gli enti pubblici è il sito cloud.italia.it dove è possibile rinvenire manuali guida per l’intero percorso di migrazione e articoli tecnici dedicati a specifici argomenti cui prestare particolare attenzione durante la fase di transizione.
L’utilizzo del paradigma cloud dovrebbe garantire un risparmio economico, ma allo stesso rende maggiormente complessa la gestione di tutti i servizi erogati dalle amministrazioni. Per tale ragione è fondamentale che l’ufficio del Responsabile alla transizione digitale si munisca di infrastrutture agevoli capaci di gestire in maniera integrata una pluralità di servizi e che garantiscano anche l’interoperabilità con altri enti.
In definitiva, il Piano Triennale per l’informatica nella P.A. pone due obiettivi fondamentali:
-le amministrazioni devono impegnarsi concretamente nel programma di transizione, occupandosi degli aspetti relativi alla sostenibilità economico-finanziaria del processo, verificando anche il peso specifico di questo processo sui propri capitoli di bilancio;
-le amministrazioni sono responsabili della gestione dei servizi cloud per tutto il loro ciclo di vita e dovendo, dunque, munirsi di competenze specialistiche all’interno delle strutture operative interne responsabili per la transizione digitale.
Avevamo già parlato del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione qui.
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]]>Sin dalla sua prima edizione, il piano ha rappresentato il documento di supporto e orientamento nel percorso di innovazione tecnologica e digitale di tutto l’apparato amministrativo e ha lo scopo di:
L’architettura del Piano Triennale per l’informatica si basa su principi che rappresentano le linee direttrici della strategia che il documento si propone di mettere in atto.
I principi guida che ci apprestiamo a esaminare emergono dal quadro normativo e sono da tenere presenti ad ogni livello decisionale e in ogni fase di implementazione, naturalmente declinandoli nello specifico della missione istituzionale di ogni ente pubblico.
rischio di lock-in nei propri servizi, prediligere l’utilizzo di software con codice aperto o di e-service e, nel caso di software sviluppato per loro conto, deve essere reso disponibile il codice sorgente, nonché promuovere l’amministrazione aperta e la condivisione di buone pratiche sia amministrative che tecnologiche;
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