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]]>Il decreto ministeriale del 4 luglio 2019 prevede due differenti meccanismi incentivanti in base alla potenza e alla tipologia di impianto di cui dispone l’operatore economico: il primo consiste nella raccolta dell’energia da parte del Gestore dei servizi energetici (società per azioni interamente partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze), il quale eroga la tariffa spettante al produttore; il secondo sistema consiste nell’erogazione a monte di un incentivo economico il cui valore corrisponde alla differenza tra la tariffa e il prezzo zonale orario (ossia il prezzo sul mercato elettrico che varia in base all’ora nella quale l’energia viene immessa in rete e alla zona di mercato in cui si trova l’impianto). Il decreto ministeriale del luglio 2019 stabilisce che allorquando la predetta differenza assuma valore negativo, il GSE proceda al conguaglio ovvero a richiedere all’operatore la differenza, con il risultato che quest’ultimo non solo non riceverà alcun incentivo, ma sarà tenuto a versare una somma di denaro al Gestore dei servizi energetici.
Mentre gli impianti con potenza inferiore a 250 kW possono scegliere tra i due sistemi incentivanti, quelli con una potenza uguale o superiore possono accedere al solo incentivo economico.
Il Consiglio di Stato ha rilevato tre ordini di ragioni che portano a dubitare circa la compatibilità comunitaria della disciplina sopra descritta:
Per questi motivi, il Consiglio di Stato ha deciso di rimettere la questione alla Corte di Giustizia europea da cui si attende nei prossimi mesi una risposta chiarificatrice.
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]]>Petrolio, carbone e gas naturale continueranno a fornire una porzione sostanziale di energia per l’Unione Europea ed il mondo per almeno tutto il ventunesimo secolo, tuttavia stiamo entrando in una fase in cui tutti gli Stati membri dell’Unione stanno facendo ogni sforzo per assicurarsi che le riserve rimanenti dei combustibili fossili siano utilizzate in modo più efficiente ed, a tal fine stanno sperimentando tecnologie di energia pulita per limitare le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.
Secondo l’economista Jeremy Rifkin, teorizzatore della terza rivoluzione industriale, l’intera economia sarà destinata ad una radicale trasformazione.
La nuova rivoluzione che porterà al passaggio dal cosiddetto ciclo fossile a quello solare, secondo Rifkin, poggia le sue basi su tre pilastri fondamentali che devono essere sviluppati ed integrati affinché il nuovo modello economico diventi concretamente operativo.
Il ricorso a forme rinnovabili di energia (solare, eolica, idroelettrica, geotermica, moto ondoso e biomasse) rappresenta il primo pilastro, dopodiché, e questo è il secondo pilastro, per massimizzare l’energia rinnovabile sarà necessario sviluppare metodi di accumulazione dell’energia stessa. A tale scopo l’idrogeno è il mezzo relativamente più efficiente e completamente disponibile per immagazzinare tutte le forme di energia rinnovabile. Infine, dovrà essere sviluppata una enorme e capillare rete, accessibile a tutti, per distribuire energia in maniera intelligente (c.d. Smart Grid).
Tutto ciò andrà integrato con la realizzazione di edifici che siano di per se produttori di energia, così come con la produzione di trasposti “sostenibili”.
L’idea teorizzata dall’economista statunitense può apparire di non facile realizzazione, tuttavia nella regione francese di Nord-Pas de Calais è stata concretamente realizzata.
In poco tempo. i lavori e gli incontri per l’elaborazione del Master Plan, presentato dallo stesso Rifkin, hanno portato alla proposta ed alla successiva realizzazione di un gran numero di progetti e di iniziative per la regione. Per realizzare questo Piano è stato persino creato un assessorato alla Terza rivoluzione industriale.
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