I termini dimezzati innanzi al giudice amministrativo

Il termine abbreviato di cui all’art. 23 bis della legge n. 1034 del 1971, introdotto dalla legge n. 205 del 2000, non si applica per la notifica del ricorso, ma trova applicazione per il computo del termine di deposito dello stesso.

Consiglio di Stato, V Sezione

Sentenza 18 marzo 2002 n. 1559

sul ricorso n. 5989 del 2001, proposto da Montuori Francesco, Di Noto Anna, Di Benedetto Angela, Mariotti Roberto, Nicolosi Patrizia, Tindara Orsina, Abbate Giuseppe e Di Mattei Giuseppe, rappresentati e difesi dall’avv. Michele Salazar, elettivamente domiciliati presso l’avv. Filippo Neri in Roma, Via dei Gracchi 130

Contro

il Comune di Melicucco, non costituitosi;

E nei confronti

di Pasciullesi Cristina, non costituitosi;

Per l’annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Reggio Calabria, del 4 aprile 2001, n. 277, resa tra le parti.

Visto il ricorso con i relativi allegati; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Vista l’ordinanza n. 3763/2201 con la quale è stata respinta la richiesta di sospensione della esecuzione della sentenza appellata;

Visti gli atti tutti della causa; Relatore alla pubblica udienza del 20.11.2001 il consigliere Marzio Branca, e udito l’avv. Salazar. Visto il dispositivo di decisione n. 561 del 21 novembre 2001; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO

Con la sentenza in epigrafe è stato dichiarato inammissibile il ricorso tendente all’annullamento del provvedimento del Comune di Melicucco recante l’esclusione dal concorso per l’incarico di progettazione del piano di recupero antisismico del centro storico.

La decisione è stata assunta sul rilievo che il ricorso, notificato il 6 febbraio 2000 è stato depositato il successivo 28 febbraio, e quindi oltre il termine abbreviato di cui all’art. 23 bis della legge n. 1034 del 1971, introdotto dalla legge n. 205 del 2000.

Avverso la sentenza è stato proposto l’appello in epigrafe per sostenerne l’erroneità e chiederne la riforma.

Si sostiene che la norma applicata dispone la riduzione dei termini per la proposizione del ricorso e che per proposizione debba intendersi tanto la notificazione quanto il deposito.

Si allega il dato testuale, che menzioni al plurale, i termini, e si nega l’insussistenza di ragioni di speditezza della procedura che impedirebbero l’interpretazione patrocinata.

Il Comune intimato non si è costituito.

Alla pubblica udienza del 20 novembre 2001 la causa veniva trattenuta in decisione.

DIRITTO

L’appellante lamenta che, erroneamente, a suo giudizio, la sentenza ha ravvisato l’inammissibilità del ricorso per mancato rispetto del termine di deposito del ricorso, e a tal fine sostiene che l’abbreviazione, disposta dall’art. 4 della legge n. 205 del 2000 per le materie indicate dalla stessa disposizione, facendo salvi i termini per la proposizione del ricorso, avrebbe salvaguardato per tale adempimento, come per la notificazione, il termine ordinario.

La tesi va disattesa.

E’ da tenere presente che la normativa in esame riproduce pressoché integralmente le disposizioni di cui all’art. 19 del d.l. 25 marzo 1997 n. 67, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 1997 n. 135, che stabiliva l’abbreviazione, per i ricorsi in materia di opere pubbliche, la riduzione di “tutti” i termini processuali.

La giurisprudenza amministrativa ha concordemente ritenuto che la disposizione si riferisse anche al termine per la notificazione del ricorso e al relativo deposito (Cons. St., Sez. IV, 31 maggio 1999, n. 935).

La norma ha superato il vaglio della Corte costituzionale, che, con la sentenza n. 427 del 1999, ha escluso la violazione dell’art. 3 Cost., in considerazione del rilievo costituzionale degli obiettivi di accelerazione nella definizione delle controversi in materia di opere pubbliche di pubblica utilità.

La ratio della decisione si attaglia indubbiamente anche alla corrispondente normativa di cui all’art. 4 della legge n. 205, e ne fornisce il criterio interpretativo.

Ne consegue che la innovazione, rispetto alla disciplina di cui al citato art. 19 comma 3, del d.l. n. 67/1997, consistente nell’esclusione della abbreviazione del termine per la proposizione del ricorso deve essere intesa in termini restrittivi, in coerenza con le esigenze di speditezza apprezzate dalla Corte costituzionale, come idonee a comprimere le garanzie processuali.

Va poi considerato, d’altra parte, che la notificazione e il deposito del ricorso rappresentano operazioni, oltre che nettamente distinte dalla legge processuale, anche intrinsecamente diverse quanto all’incidenza sulla effettività del diritto di difesa.

Se, infatti, appare ragionevole che per la notificazione sia stato ripristinato il termine ordinario in ragione delle obiettive difficoltà e dei tempi tecnici richiesti dalla percezione della lesione, dalla piena conoscenza del provvedimento, dalla scelta del difensore e relativo incarico, fino alla compiuta redazione del ricorso, non altrettanto può dirsi per il deposito, che si risolve in un adempimento materiale cui non si frappongono ostacoli di apprezzabile entità.

In altri termini, non vi è motivo che per il deposito non debbano riemergere quelle esigenze di speditezza che hanno giustificato la disciplina derogatoria.

L’argomento testuale, basato sull’uso del plurale nella disposizione in questione, non sembra alla stregua delle considerazioni suesposte, decisivo, tanto più che al comma 7 dello stesso articolo 4, con riguardo alla proposizione dell’appello, la norma si esprime al singolare.

Ritiene inoltre il Collegio che non ricorrano i presupposti per la concessione dell’errore scusabile, poiché, anche ammessa la legittimità del dubbio interpretativo, tutt’altro che infrequente, nulla avrebbe impedito di seguire la soluzione più prudente.

L’appello va quindi respinto, ma le spese possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, respinge l’appello in epigrafe.

(…)

(Claudio Varrone, Presidente; Marzio Branca, Estensore)

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